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Juve, la sosta porta un giocatore "in più". Milan: il caso-Montolivo e il "nuovo cinese". Napoli: ecco il sostituto di Milik! Inter: su Wanda Nara, Maradona e... un nuovo arrivo

11.10.2016 07.15 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 90655 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Mi trovo in America da qualche giorno. Ho approfittato della pausa per la nazionale. In America ci sono gli americani. Vorrei brevemente parlarvi di loro, del loro essere. La ritengo una cosa quasi seria, ma se comprensibilmente non ve ne frega nulla saltate tranquillamente tutto il lungo orpello iniziale.

Gli americani comandano il mondo. Sono i primi. Se succede qualcosa, decidono gli americani.
Gli americani - mi scuso con quelli all'ascolto, ma davvero non riesco a mentire - sono dei bambacioni. Mica tutti, per carità, ma molti sì.
Scrivo in pieno deserto, mentre da Las Vegas mi dirigo verso San Diego. Sono andato a Las Vegas perché volevo vedere un posto nuovo e perché tutti dicono "Las Vegas va vista almeno una volta!". Appena sono arrivato ho puntato dieci dollari sul rosso. È uscito il nero.
A Las Vegas tutti mangiano. Come noi, ma in porzioni molto più abbondanti. C'è un posto dove ti pesano all'ingresso. Se pesi più di 150 kg (ma loro le chiamano libbre) ti danno da mangiare gratis. A te e alla tua famiglia. Si chiama "Heart Attack" (attacco di cuore) e dentro ti servono camerieri vestiti da dottore o infermiera. Cioè, ti stanno dicendo apertamente che tutto quello che mangi fa malissimo, ti finisce dritto nelle arterie e presto ti porterà al camposanto. Nonostante tutto a loro piace molto.
All'ingresso c'è una roulette con un croupier vestito da primario della mutua: ho giocato dieci dollari sul nero. È uscito il rosso.
>>> Prendete la Coca-cola. Da noi bevi una lattina e vai in iperglicemia. Loro per non fare la figura degli stronzi ne bevono almeno un litro e mezzo cadauno. Se la finisci te la riempiono "aggratis". Loro lo chiamano "refill", che è un po' come quando da noi mettono all'ingrasso le anatre prima di squartarle per far sì che il paté risulti molto saporito.
Gli hamburger vanno per la maggiore. Ma non sono come i nostri: fetta di pane-formaggio-insalatina-carne-pomodoro-fetta di pane. Nei loro ci trovi molte più cose: patatine, tre tipi di salse, una salsa di salse, cetriolo che sgrassa, una mucca, salsa di carne, altra carne, due fiches da cinque dollari. Le ho giocate sul rosso: è uscito il nero.
Molti americani hanno panze enormi. Ma non come quelle dei nostri zii grassi, molto di più. Tipo che i nostri zii, probabilmente, se li sono mangiati. Ho provato a inzigare uno che camminava per strada brandendo una bibita color rosso-rubino: "Mi scusi, lei ha una pancia importante, non teme per la sua salute?". E lui: "Are you Italian fucking bastard?". E io: "Sì". E lui: "Viva bunga bunga!". È evidentemente rimasto indietro.
Sono tornato in albergo. Ogni albergo ha il suo casinò. Ci sono i giochini anche al cesso. Tipo le roulette elettroniche. Ho puntato dieci dollari sul rosso. È uscito lo zero.
In America se vai a ballare non è come da noi, sono tutti iper-eccitati, vogliono farti credere che non c'è nulla di più bello che stare con loro-in-quel-posto-in-quel-preciso-momento. La particolarità dei posti dove vai a ballare è che il biglietto di media costa come un fine settimana a Gabicce Mare. L'altra cosa particolare è che devi stare attento a dove cammini. Se cammini troppo vicino a qualunque essere femminile, lei si sente in dovere di girarsi di spalle e di shakerarti il culo all'altezza del piffero. Non si sa perché, ma lo fanno. È una specie di atto di cortesia come la nostra stretta di mano, solo fatta col culo. Lo chiamano "twerking". Spaventato dalla twerkata di una cicciona dell'Oklahoma, sono scappato nella zona bar. Nella zona bar ci sono le macchinette. Ho puntato dieci dollari sul nero: è uscito il doppio zero (in America c'è anche lo 00, tipo la farina).
Ora, dovete sapere che io non mi vesto particolarmente bene, ma gli americani si vestono peggio: pantaloni bracaloni, scarpe simil eleganti a forma di piccole bare, polo bislunghe, camicie di rara bruttezza, colori sgargianti e mal abbinati tipo il rosso cremisi e il marrone "tempesta intestinale". Un tizio con i calzini color cremisi mi ha ispirato mentre ero nella hall: dieci dollari sul rosso. È uscito il marrone.
Gli americani, infine, hanno altre due caratteristiche che mi hanno stranito: sono sempre "contentoni", se la ridono della grossa, sanno di essere quelli che comandano il mondo e te lo fanno pesare. Un tale dopo, l'ennesima puntata andata male, ha notato la mia incazzatura e mi fa: "Are you Italian? Ahahaha". E io: "Cazzo ridi?". E lui: "Italian Renzi stai sereno!". Non ho avuto la forza di replicare.
L'ultima questione riguarda la faccenda "mance". In America ci sono le tips, le mance. Ma non come da noi che se ti sei trovato bene e vuoi fare il figo dai volentieri la cinque euro al cameriere, qui glieli devi dare per forza, c'è proprio la percentuale. E che cazzo di mancia è? Cioè, o me lo dici chiaramente ("Guarda che c'è scritto "mancia facoltativa", ma in realtà è obbligatoria, minchione") altrimenti penso che sia facoltativa.
Per dire, sono andato a mangiare l'hamburger di Gordon Ramsey. La particolarità dell'hamburger di Gordon Ramsey è che è pieno di salse e mucche come gli altri ma si chiama "di Gordon Ramsey" e quindi costa 25 dollari. Ho chiesto il conto e come gesto di ribellione non ho lasciato la mancia. Non ho capito bene, ma la cameriera deve aver detto qualcosa come "italiano-mandolino-spaghetti-mamma-non-vinci-un-cazzo-alla-roulette". Me ne sono fregato e appena fuori ho puntato i dollari della mancia sul rosso, solo che sono arrivato "lungo" e la croupier ha esclamato "no more bet!", che tradotto significa "troppo tardi, niente puntata, cazzi tuoi". È uscito il rosso. Allora li ho puntati sul nero: è uscito ancora il rosso. Sfruttando il calcolo delle probabilità ne ho messi altri dieci sul nero. Non vi dirò cosa è uscito, sappiate solo che la cameriera di Gordon Ramsey è spuntata dall'hamburgeria e ha utilizzato un termine che ho infine scoperto essere internazionale: "Suka". Me ne sono andato.
Tornando in camera ho pensato che forse un caffè mi avrebbe tirato su di morale. Mi sono fermato al "Cafe Italia, vero espresso italiano della mamma". Gli dico: "Un espresso della mamma". E il tizio: "Small, regular, giant or mastodontic?". E io: "No no! Small! Il più small che avete, altrimenti che cazzo di espresso è?". È arrivato con la tazza del caffelatte, il caffè sapeva di acqua filtrata negli hamburger di Gordon Ramsey, volevo protestare ma ho letto negli occhi del cameriere il dispiacere di chi "aveva capito che non aveva capito". Ho pensato: gli lascio la mancia. Conto: 7.99 dollari. Ho preteso anche il centesimo di resto.
Uscendo, visibilmente incazzato, ho giocato gli ultimi dieci dollari sul rosso. Un americano mi fa: "Non si arrabbi man, del resto se tutto questo baraccone sta in piedi è perché ci sono quelli come lei che pensano di poter fregare il sistema". È uscito il nero.
Rientrando in camera ho pensato che gli americani saranno pure bambacioni, ma anche io non scherzo affatto.

Capirete amici che di calcio non c'è molto da raccontare. Abbiamo visto la nazionale: Pellè che non dà la mano "alla Fantozzi", Buffon che fa la cappellata e tutti a sentenziare "è finito" (lo dicono inutilmente da 6/7 anni a guardar bene...). Poi abbiamo seguito anche la criticatissima Macedonia-Italia. E tutti a dire "che vergogna, che pochezza". Ci sta, contro Pandev e soci era giusto pretendere di più e invece ci ritroviamo col vivere non più una "pausa per la nazionale", ma una "nazionale in pausa". Non in "menopausa", però. E il punto è tutto lì: la squadra azzurra non è affatto fenomenale, ma andiamoci piano prima di sputar fango addosso a Ventura, da poco in sella, da pochissimo uscito dal "binario Conte" per dare la sua identità agli azzurri. Il cammino verso il mondiale non è affatto semplice, la squadra non è niente di ché, ma ha una sua dignità e giocatori se non proprio fenomenali, comunque interessanti. Al momento prendiamoci i punti, per le condanne (e per il bene della nazionale) aspettiamo ancora un po'.

Ma sono anche i giorni di Milik che si fa male e lascia il Napoli nei guai. C'è chi pensa che senza il polacco per Sarri non ci sarà speranza, che Osvaldo o Klose (il secondo è "caldo") sono un obbligo più che una necessità. Personalmente non sono d'accordo: al Napoli serve "numericamente" un attaccante, ma un bomber in casa ce l'ha già e si chiama Gabbiadini. Ora, probabilmente il ragazzo non avrà il marchio dell'illuminato "alla Higuain", ma utilizzato con continuità rischia di fare la sua porca figura oltre che un buon numero di gol. Con il Pipita altrove, la "nuova" forza del Napoli non è "il singolo" (per quanto forte), ma il suo insieme costituito da tante pedine una completare all'altra.

Qui Inter. Diciamo la verità, in questi giorni di "bassa" pallonara c'è talmente poco da dire che ci attacchiamo a tutto. Prendete Wanda Nara, ben piazzata sull'ultima copertina di Sport Week. A lei, spesso trattata come la prima tra le mogli rompicoglioni e pretenziose, va riconosciuto il fatto di essere stata capace di accontentare praticamente tutti: il suo "cliente" Maurito (ingaggio e data di scadenza del contratto prolungati), il club (clausola da 110 milioni e solo per l'estero). Menzione speciale per i tifosi, capaci di mettere da parte il legittimo fastidio per quanto accaduto la scorsa estate in nome del bene ultimo (l'Inter) e ancora una volta primi in serie A per numero di presenze allo stadio (media da 53mila spettatori in questo inizio campionato, davvero non male). L'unico scontento? Maradona che è tornato a definire Maurito "un traditore". Prima o poi gli passerà... E il mercato? Darmian è sempre più caldo, per Kessié si "combatte" con la Juve, mentre Caceres sarà probabilmente "testato".

Il resto di "cose nerazzurre" fa sorridere, ma va raccontato. Gabigol, per dire, preso in giro al grido di "questo qui è un bidone" da molti (anche illustri colleghi) per aver segnato il suo primo gol "solo" in amichevole e su rigore. Trattasi di ennesimo effetto collaterale da "pausa per la nazionale", quella cosa che ti porta a creare polemiche totalmente inutili anche quando davvero non se ne sente il bisogno.

Sul Milan l'incipit è d'obbligo: in bocca al lupo a Montolivo, spesso giustamente criticato (molto anche da noi), ma di sicuro non meritevole di certi beceri attacchi social post-infortunio. Ormai il web è un universo talmente tanto inquinato che tutto sembra "normale": augurare la morte a chiunque non è normale, al limite "animalesco".

Quanto al campo, Montella si trova ora "libero" di poter schierare Locatelli, ma anche senza una "coperta" che permetta al 18enne milanista e neoconvocato con l'Under 21 di crescere con i tempi giusti (a meno di non dover riaprire il capitolo Sosa in regia). Si fanno nomi insospettabili per il mercato di gennaio come quello assai poco credibile di Hernanes, nel frattempo tornato importante anche in casa bianconera. Fassone e Mirabelli, in attesa dei capitali cinesi, in realtà stanno già lavorando su altri nomi "a sorpresa".

A proposito della cordata, continuano a fioccare indiscrezioni sui partecipanti "fluidi" (ultima la Tcl Corp, importante azienda nel campo degli elettrodomestici). Siamo al solito gioco delle parti tra chi garantisce sulla solidità dell'affare e chi, invece, è certo che entro Natale i nodi verranno al pettine e finirà tutto in una bolla di sapone. Il dato di fatto è che ormai non si sta parlando più solo di un "cambio di proprietà", ma di una noiosa guerra mediatica che presto vedrà vincitori e vinti uscire allo scoperto per partecipare al gioco dell'"io l'avevo detto!". Sai che soddisfazione...

Chiusura con la Juve, che ha sfruttato la pausa per la nazionale per far sfogare "il lato B" dei suoi campioni: dalla papera di Buffon con la Spagna alla serataccia di Bonucci in Macedonia, gli juventini hanno commesso errori che raramente replicano nel corso di una stagione. Discorso opposto per Mandzukic, capace con la Croazia di raggiungere Ronaldo a quota 4 reti tra i capocannieri delle qualificazioni mondiali. L'attaccante, da sempre tra i preferiti di mister Allegri, dà una bella risposta a chi di recente l'ha messo tra i "sacrificabili". Dalla Cina arrivano proposte fuori di testa legate al suo nome, ma difficilmente la Signora rinuncerà a un giocatore fin qui troppo sottovalutato (dai media, non da Allegri).

Saluti. Sta infine andando a terminare l'ennesima fetente pausa per la nazionale. Si porterà via faccende inutili e polemiche da quattro soldi (forse). Di sicuro spazzerà via la noia. Maledetta noia...

(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

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