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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Juve: Marotta ha un asso per Mascherano. Inter, patto Mancini-Ausilio per il centrocampista. Milan: Ibra arriva prima del condor! Super Napoli: ecco il difensore chiesto da Sarri

04.08.2015 07.30 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 187356 volte
© foto di Federico De Luca

Sto preparando la valigia. Qui si va al mare. Dieci giorni di sollazzo, svacco totale, sveglia spenta, colazioni più lunghe di un minuto e 23 secondi, mattine rilassate che finalmente dici "oh, ora sì che posso leggere il giornale!" ma poi finisce che non lo leggi e al massimo lo usi per far prendere la Diavolina, libri comprati alla Feltrinelli per convincere te stesso che sei uno colto ma poi pensi "prima passo un livello di Candy Crush" e i libri nuovi finiscono a riempire gli scaffali impolverati delle case al mare, sabbia nelle mutande, sabbia nei capelli per chi ce li ha, orecchie tappate, conchiglie che "si sente il mare" e fai la figura da coglione con la conchiglia all'orecchio, spiagge "che conosco solo io" tipo Franchino di Fantozzi e poi sei in mezzo a 24323 simili che conoscevano "solo loro" la stessa spiaggia, partite a racchettoni che se giochi ti spacchi le balle dopo due minuti e se non giochi ti arriva la pallina in testa di uno che sta giocando, sdraio e ombrellone a 25 euro la giornata e tu che per fare il simpatico dici "mica le voglio comprare ahahah!", bagnini con panze eccessive che non ridono alla tua battuta perché gliel'hanno già fatta in 2423 prima di te, gente che starà male in mezzo al mare ma non verrà soccorsa da bagnini impermalositi per la battuta sul caro-ombrelloni, bagni ritardati perché "ho mangiato il panino con la melanzana e mia mamma mi ha insegnato che devo aspettare almeno due ore per fare il bagno" ma se poi si tuffa la bella figa e ti dice "vieni?" ti butti anche se hai appena ingozzato il fritto reale, certezze che "sdraio" sia la parola più complicata al mondo perché qualcuno dice "asdraio" e qualcun altro "sdraie", esperti del sole che "io so come si prende il sole mica mi scotto" e poi uno li guarda e dice "ciao Carlo, cazzo ci fai qui?" "Ma chi è Carlo?" "Tu, non sei Carlo Conti? Mitico", meduse che sguazzano da un anno nell'oceano Atlantico senza incrociare anima viva e vengono a rompere il cazzo a te che hai sette giorni di vacanza a Gabicce, rimedi proposti da quelli che "ne sanno" e ti soccorrono al grido di "ti piscio sul braccio che l'ammoniaca fa passare" ma poi non passa e semplicemente il braccio ti puzza di piscio, belle figone paciarotte che ti fai alla sera dopo quattro gin-tonic e sembrano la Nargi ma poi le rivedi in spiaggia struccate e allora fai finta di avere un fratello gemello morto nella notte e improvvisi scuse tipo "mi dispiace tanto perché prima di morire mi ha detto che avrebbe volentieri limonato ancora con te con in sottofondo "El mismo sol" ma poi purtroppo è morto e io son qui in spiaggia non perché insensibile ma perché lui avrebbe voluto così", mangiate di pesce ai limiti del vergognoso, messaggi mandati alle trombamiche a casa perché al mare non batti chiodo e ti devi apparecchiare il rientro con qualche sgallettata che invece al mare si è fatta cani e porci e comunque vuole farti credere che pensa solo a te, rarissimi Calippi all'amurena nuovo gusto dell'estate metà amarena e metà murena che trovi solo al mare, selfie, selfie atomici con clamorose braccia meccaniche che compri in spiaggia a 9.90 dagli ambulanti spaccamaroni, cocco bello, cocco bello vitamina, cocco bello all'infinito che a fine giornata vorresti andare da questi che si fanno su e giù per la spiaggia 1232 volte per stringergli la mano e dirgli "ma a te nessuno chiede se hai un po' le gambe imballate per la preparazione come ai calciatori?", spasmodiche attese perché una tizia scaramantica di Cinisello Balsamo ti ha detto guardando le stelle "stasera non te la do, ma tranquillo, te la do al primo gol in amichevole dell'Inter".

Ecco, l'Inter. La storia delle quattro sconfitte e zero gol la sanno anche i sassi. È chiaro, c'è un problema. Anzi, ce ne sono tanti: la difesa continua a non ingranare, i nuovi fanno fatica, Icardi pare giù di tono, dal mercato ci si aspetta altro e altro e altro ancora. Per i disfattisti siamo al disastro annunciato prima ancora che la stagione sia iniziata.
Mettiamola così: è vero, la nuova Inter di Mancini non funziona e il tecnico è eccessivamente "spensierato", ma è anche vero che pensare di vedere una squadra totalmente rinnovata che passa dal disastro 2014/2015 al "battiamo tutti e subito" era decisamente improbabile.
Mancano venti giorni all'esordio in campionato, sufficienti per dare un po' di smalto alla squadra, probabilmente pochi per darle una vera identità.
C'è chi storce il naso e dice "ma era il caso di cambiare così tanto?". Forse no, forse si poteva proseguire sul sentiero vecchio nella speranza che alcuni "belli addormentati" si sarebbero risvegliati d'improvviso. Si "poteva", ma Mancini ha preferito l'altra strada: ha levato gli alibi alla società e soprattutto a se stesso, si è messo in prima fila nel gruppone di quelli che a fine anno saranno osannati o fucilati sulla pubblica piazza, ha messo la sua carriera nelle mani dell'opinione pubblica: i "sostenitori a prescindere" ma anche i "detrattori ad ogni costo". Il tutto può significare solo due cose: 1) Mancini si è improvvisamente rimbambito. 2) Mancini crede davvero che questa sia una squadra capace di arrivare nei primi tre posti, in particolare se il mercato sarà completato secondo le sue indicazioni.
Diciamolo ad alta voce: non sarà semplice. Bisogna piazzare i vari D'Ambrosio (estero più che Italia, vicino proprio al famoso Schalke), Nagatomo (idem), Shaqiri (temporeggia in attesa di una chiamata "adeguata", il Borussia potrebbe accontentarlo). E poi: Guarin alla Juve per Llorente è decisamente infattibile, così come è infattibile lo scambio Guarin-Cerci; Perisic arriverà solo e soltanto se il Wolfsburg accetterà il pagamento dilazionato (a oggi difficile), probabile che alla fine arrivi "solo" il terzino (Clichy più di Criscito, ma con il City è dura).
Capitolo centrocampista: chi dava Melo per "affare già fatto" si è dovuto ricredere. Il giocatore piace molto a Mancini e molto meno alla società, arriverà solo e soltanto se oltre a Taider dovesse partire un altro compagno di reparto, ma Medel "non si tocca" a meno di offerte clamorose, mentre per Hernanes le stesse offerte non sono arrivate. Boateng? Poco credibile. Destro come vice Icardi? Idem. E Gnoukouri? Era destinato a non rientrare nel gruppo dei 25, ma per fortuna le "famose" disastrose amichevoli a qualcosa sono servite: il ragazzo si è guadagnato la promozione sul campo e "pochi si sono accorti di quanto sia forte" (dichiarazione della solita fonte interna). Come dire: a volte cerchi-cerchi e il rinforzo ce l'hai in casa...

Capitolo Juve. Il pessimismo di cui blateravo settimana scorsa si è trasformato in "vedo tutto nero". L'infortunio di Khedira ha dato spago ai sostenitori del partito "questa Juve non andrà da nessuna parte". Inutile star qui a ripetere la solita storia (la squadra si è rinnovata, i nuovi arrivi sono forti, Allegri dovrà essere bravo a impostare da subito la rivoluzione tattica bla bla bla), perché chi scrive resta convinto che i bianconeri siano ancora la squadra da battere.
Ovvio che, però, a questo punto alla Signora servano due pedine: il famoso trequartista oltre a un centrocampista in grado di rimediare al crac del tedesco. Per la maglia numero dieci tocca aspettare: tra Oscar, Isco, Draxler e i loro fratelli, il sottoscritto ha fatto il giro d'Europa e non c'ha mai preso neanche per sbaglio (sono in buona compagnia devo dire). Oddio, Oscar sarebbe ancora il prediletto di Allegri "ma non si può fare", parola di Marotta. Tutte le fiches a questo punto sono puntate su Gotze, ignorato in casa Bayern, ma certo non sarà una trattativa rapida e semplice. A centrocampo, invece, è spuntato il faccione di Mascherano, vecchio e segretissimo pallino bianconero già ai tempi di Conte. Può fare il centrale vicino a Marchisio, può dare una mano pure a Bonucci e soci. Sarebbe perfetto, ma andare a trattare con il Barcellona significa tornare a mettere sul piatto Pogba per la prossima stagione. Il ché, tra l'altro, non è neanche così impossibile...

Quindi il Milan, ovvero le parole di Galliani, enigmatico fino a un certo punto: "Il mercato si chiude il 31". A guardar bene trattasi dei famosi "giorni del condor". La sensazione è che non serva attendere così tanto: in settimana lo svedese farà la sua chiacchierata con "sua ricchezza" l'arabo, se da quel colloquio non uscirà con un nuovo, generosissimo contratto, allora i rossoneri potranno tiepidamente esultare. La pista turca non convince, quella americana è già programmata ma solo fra un paio d'anni, sembra tutto apparecchiato insomma.
Stesso discorso per Romagnoli: il diavolo - fresco di accordo con il thai Bee - attende fiducioso che la Roma accetti la "solita" offerta da 25 milioni, viceversa "stiamo bene così" (sempre Galliani). Chi scrive resta convinto che alla fine i rossoneri punteranno anche (soprattutto) su un altro centrocampista, probabilmente non Witsel per il quale le richieste sono attualmente senza senso.
In attesa di vedere come andrà a finire piace l'atteggiamento di Mihajlovic ("Puntiamo a uno dei primi tre posti, se arriva Ibra siamo da scudetto"): quest'anno a Milano i mister non si nascondono affatto.

Poi, certo, c'è da capire chi resterà fuori dai famosi tre posti: la Juve ne ha prenotato uno "per inerzia", Milan e Inter si sono auto-candidate, la Fiorentina ha battuto il Barcellona e sarà anche calcio d'agosto ma sempre del Barcellona si tratta, la Roma con Dzeko e Salah non starà certo a guardare, il Napoli (ma questa è la mia personalissima opinione) con un difensore in più è la meglio attrezzata per dar fastidio ai bianconeri. Arriverà questo difensore? Sì. Nomi? Maksimovic è in vantaggio sul sempreverde Romagnoli, per Sala a centrocampo diminuiscono gli ostacoli. Poco? Non credo.
E poi c'è il Cittadella del 15-0 contro i pupi del Potenza. Pensavo di scrivere "infamoni voi del Cittadella, dovevate fermarvi". Poi ho pensato: "Al posto di un giocatore del Potenza mi sarebbe piaciuto vedere un avversario che si ferma perché mi reputa una baby pippa?". Probabilmente no. Resta da capire perché nel 2015 siamo ridotti ad assistere a siffatti spettacoli; considerazione inutile se si pensa che ancora oggi in questo bislacco torneo si preferisce giocare in casa della meglio qualificata. Ma chi è lo stratega della Tim Cup, Paperoga!?

Sul finale devo assolutamente aggiornarvi sul "dove" e "come" sto scrivendo tutto ciò.
Dove: sulla A1 direzione Bologna.
Come: con l'iPhone. Compilo codesto papiro con un filo di nausea dettata dal viaggio e dal bis di Rustichella (ne vado ghiotto), ma mi compiaccio del mio nuovo schermo, acquistato nella Chinatown milanese dopo la recente rottura di quello vecchio.
Io non so se a voi è capitato di rompere lo schermo dell'IPhone e di avere un cugino saccentello che vi dice "vai in via Paolo Sarpi, te lo fanno in mezz'ora a una cinquantina di euro". A me è capitato. Vi racconto la faccenda per come è andata sul serio: giuro che non bevo mescalina da molti mesi.

Primo negozio in Via Sarpi. "Scusi dovrei..." "Cambiale schelmo telefono! Lo so! Tutti vengono da Jin per cambiare schelmo. Fanno 75 eulo iva esclusa!". "Mecojoni, mi avevano detto 50" "Detto male, solo pezzo schelmo fanno 45 eulo, più mio lavolo e tempo. Fanno 75!". Quasi s'incazza. Esco.
Secondo negozio in Via Sarpi. "Scusi dovrei..." "Cambiale schelmo! Scommetto tu andato da Jin qui di fianco! Lui pezzo di melda! Lui 75 io 70!". Esco.
Terzo negozio in via Sarpi. "Scusi..." "Scommetto tu andato da Yong qui di fianco a me! Lui non cambia schelmo, lui ti fotte e mette solo vetlo finto-nuovo, io faccio lavolo bene a 70!". Esco.
Quarto negozio girato l'angolo: "Scusi dovrei...". Un italiano. "Lo so, lo schermo, io però faccio 90 euro, se chiedo meno vado in perdita. E comunque me lo devi lasciare una settimana minimo" "Ma loro..." "Loro usano pezzi accazzo. Io no". Esco.
Quinto negozio. Entro. Il cinese mi guarda. È tale e quale a quello del primo negozio: stesso volto, stessa maglietta giallo zafferano, stessi sandali. Pronuncia la sua sentenza: "Io fale te 65 eulo, no eulo meno". "Ma, scusi, lei è quello dell'altro negozio". "Tu non pleoccupale chi sono io, faccio bel lavolo in mezz'ola". Accetto. Lascio il telefono. Mi precipito in strada. Corro davanti al primo negozio. C'è lo stesso ragazzo che mi ha appena ritirato il telefono nel quinto negozio dietro l'angolo: stesso volto, stessa maglietta giallo zafferano, stessi sandali. Mi guarda, lo guardo. Tra noi solo la vetrina. Dice qualcosa, lentamente, fissandomi negli occhi. Due sillabe. Non posso mettere la mano sul fuoco ma credo abbia sussurrato "stlon-zo". Ho bisogno di vacanze. Ciao. (Twitter: @FBiasin).


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