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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Juve, Pogba, Morata e Dybala i giocatori sotto accusa. Ultimatum per Allegri: pronti Lippi o Capello

30.10.2015 07.40 di Enzo Bucchioni   articolo letto 90710 volte
© foto di Federico De Luca 2014

Più o meno un mese fa ho scritto che dopo un inizio di campionato così disastroso la Juve era da ritenere fuori dalla corsa scudetto scatenando l'ira dei tifosi bianconeri. Sorry. Già allora, per me c'erano già troppi punti di distacco, troppe squadre davanti e una Juve non più squadra.

Come avete visto, la previsione si sta rivelando ancora più drammatica, ora a rischio c'è anche il terzo posto e quindi la partecipazione alla prossima Champions League. Negli ultimi 20 anni soltanto Parma e Lazio in due occasioni sono riuscite a recuperare fino al terzo posto dopo un avvio uguale a quello dei bianconeri.

Le considerazioni negative erano frutto di analisi psicologiche, più che tecniche. Ho visto da subito un gruppo appagato, svogliato, senza i valori morali, la rabbia agonistica, la voglia di vincere che la Juventus sprigionava fino a qualche mese fa. Come se la fame di vittorie fosse finita e fosse arrivato il tempo degli ozi e della presunzione.

Che la situazione fosse grave e non ci fossero segnali di reazione mi è sembrato piuttosto chiaro e alcune vittorie in Champions (soprattutto quella con il City) sono state lette male e hanno illuso l'ambiente che il peggio fosse passato. Errore.

Questa è una squadra senz'anima, senza carattere, i problemi sono più profondi e vanno oltre gli addii di Pirlo, Tevez e Vidal, tecnicamente compensati dagli arrivi di Khedira, Cuadrado, Mandzukic, Dybala, Alex Sandro, Rugani, Hernanes, Zaza e Lemina. I giovani non si sono integrati nel gruppo storico e alcuni dei vecchi si sono montati la testa.

Che sta succedendo? A questo interrogativo non è facile rispondere perché questa situazione ha diversi imputati e diversi colpevoli.

Di sicuro Allegri sta faticando a creare un gruppo nuovo. L'anno scorso ha gestito bene la squadra di Conte, ha fatto grandi cose, ma su una base già costruita. Quest'anno c'era da ripartire, da creare una nuova Juventus con il materiale a disposizione e Allegri non ha saputo trovare una strada tutta sua. Inutile cercare il nuovo Pirlo o il nuovo Tevez, la Juve andava ricostruita sfruttando le caratteristiche dei giocatori arrivati in estate. Non solo. Allegri è un buon tattico, ma non ha il carisma di Conte (tanto per dirne uno) che plasma la testa dei giocatori. Non è un grande motivatore.

Così e' nata una squadra che imita la Juve passata senza averne più gli interpreti e si sono pure perse tutte le qualità morali naufragate nel quarto scudetto e nella finale Champions. In più parte dei vecchi e molti dei nuovi non hanno trovato l'umiltà necessaria, sono con la testa nelle nuvole.

Allegri rischia l'esonero? Saranno decisive le prossime tre gare con il Toro, il Borussia e l'Empoli. Se dovesse essere disastro totale Agnelli pensa a un traghettatore tipo Capello (il più gettonato) o Lippi in attesa di cambiare panchina a giugno per un progetto nuovo di zecca. Certo, qualsiasi allenatore con un organico come quello della Juve oggi sarebbe messo meglio in classifica.

Per il futuro è forte l'idea di riportare Conte in bianconero, ma il tecnico ha già fatto sapere che qualsiasi discorso non potrebbe prescindere dall'addio di Marotta alla Juve. Ricordiamo che tra Conte e Marotta il feeling era svanito da tempo, ancora prima delle dimissioni dell'anno scorso.

Nel frattempo le parole di Buffon ed Evra contro alcuni compagni accusati di non essere da Juve dopo il ko col Sassuolo, hanno scatenato la caccia ai colpevoli. Tutti pensano a Pogba che già nella scorsa primavera era sembrato su un altro pianeta dopo le iper valutazioni da 100 milioni con ingaggio da dieci l'anno per lui. La Juve l'aveva capito tanto che per diverso tempo si era pensato a una cessione.

Pogba vola un metro sopra terra, ha perso l'umiltà e se a 22 si comporta così, rischia di perdersi. Ma al gruppo storico non piacciono neppure i comportamenti di Morata che in campo tende a giocare solo per sé stesso e da l'impressione di guardare gli altri dall'alto in basso. Non è entrato in sintonia neppure Dybala, ma lui, come altri nuovi, in parte è giustificato.

Insomma, una situazione complicata, difficile da risolvere. Lo spirito della juventinità, fatto di umiltà, fame, voglia di sacrifico, è sparito. I bianconeri sono formiche, in questo gruppo ci sono troppe cicale.

Di fronte a problemi di questo tipo è sempre difficile intervenire. Se i giocatori non capiscono e non maturano di colpo, il processo sarà lento.

Dal punto di vista tecnico la Juve è disposta anche a rientrare sul mercato a gennaio, sfumata l'ipotesi di un ritorno di Tevez per troppe complicazioni di tesseramento difficilmente risolvibili e anche per il rendimento del giocatore che non è quello europeo, si punta a un trequartista e il nome più gettonato è quello di Saponara dell'Empoli. Un italiano che conosce il nostro campionato e potrebbe inserirsi alla svelta. Ma piace anche il terzino Vrsalyko del Sassuolo, oltre a Berardi.

Tornando ad Allegri, da lui ci si aspettava molto di più e gli ultimi errori di formazione (perché fuori anche Khedira col Sassuolo dopo la febbre di Marchisio?) hanno fatto infuriare il managemant.

Ma anche Marotta è nel mirino per non aver preso un trequartista in estate e per essere riuscito a portare Hernanes, Cuadrado e Alex Sandro solo negli ultimi giorni di mercato.

La verità è che la Juve pensava di cedere Pogba a 100 milioni, gli acquirenti non sono arrivati entro i tempi richiesti per reinvestire e allora si è dato il via libera a Vidal al Bayern. L'errore è qui, si era capito che il francese era andato sopra le nuvole, ora la sua quotazione rischia di scendere nonostante la presa di posizione di Raiola fresca di ieri.

Con lo scudetto andato, il rischio vero è ora non arrivare neppure in zona Champions e il bagno di sangue sarebbe economico oltre che tecnico.

Dopo il ritiro punitivo di questi giorni si capiranno molte cose e il Derby di domani sembra la partita giusta per una reazione vera e per capire definitivamente chi è da Juve o chi è invece solo un buon giocatore.

Da chi sta male a chi sta bene, ma potrebbe stare meglio. Parliamo dell'Inter che è incollata al secondo posto, ma deve risolvere il problema Icardi. Il gol con il Bologna non conta, troppo grave l'errore del difensore rossoblù Ferrari. La verità è che l'argentino è fuori dagli schemi nerazzurri, non viene servito, il suo potenziale tecnico e atletico resta solo un'ipotesi. Non c'è da aspettarsi niente di più da Jovetic, un altro finalizzatore individualista. Per diventare davvero una squadra da scudetto (e le potenzialità ci sono) Mancini deve sfruttare di più le capacità di Perisic di andare sul fondo a crossare e quelle di Ljaijc di saltare l'uomo e mettere in moto i compagni. Un 4-2-3-1 con Perisic, Jovetic e Ljaijc dietro Icardi potrebbe diventare una macchina da guerra e da spettacolo.

Lo spettacolo il Napoli lo offre già. I Sarri-diffidenti dovrebbero fare autocritica, il tecnico toscano è riuscito a portare serenità e un gioco più equilibrato in un gruppo di grande sostanza e personalità. Fa sensazione la straordinaria condizione psico-fisica di Higuain. Cosa è successo? Come ha fatto Sarri? Molto semplicemente ha affrontato faccia a faccia il campione chiedendogli duramente cosa volesse fare da grande, se il campione o un giocatore infelice, in guerra con tutti e destinato a perdersi. La durezza verbale, ma anche la chiarezza di Sarri hanno aperto una breccia. Le successive spiegazioni tattiche e umane dell'allenatore hanno convinto Higuain che questo poteva essere il gioco per il suo rilancio e l'allenatore l'uomo giusto. Sarri ha spiegato a Higuain che con lui sono andati spesso in doppia cifra di gol anche attaccanti modesti, l'argentino si è fidato e l'obiettivo ora è segnare trenta gol in stagione. Una scommessa fra i due che sta funzionando.

Una scommessa era anche Kalinic e la Fiorentina l'ha già vinta. Pagato poco più di cinque milioni, questo attaccante croato ha già segnato sei gol in campionato e dimostra grandi qualità tecniche oltre che realizzative. Quando si stacca dalla marcatura ricorda Klose, quando parte da fuori area ha le movenze di Van Basten, si batte fisicamente come Boninsegna, ma forse è soltanto un ottimo attaccante che a 27 anni è arrivato al suo stato di grazia. E la Fiorentina gode per i suoi gol e per il suo valere che in pochi mesi è triplicato, volendo star bassi. Si spiega anche così il secondo posto dei viola, si spiega anche così come si può fare un buon calcio senza avere budget ultra milionari. Bastano le idee e lo scouting.


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