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SONDAGGIO
Dove giocherà Schick la prossima stagione?
  Resterà alla Sampdoria per il primo vero anno da titolare
  E' pronto per il grande salto: andrà alla Juventus
  All'Inter come prima grande alternativa a Icardi
  Andrà al Milan per il dopo Bacca
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Editoriale

Juve: polemiche a raffica, un arrivo e un solo vero pericolo. Milan: la svolta, le ultime sul closing e i segreti di Mr Li. Inter: si sogna un colpo da sceicchi (ma occhio alle bufale)! Napoli sospeso tra Sarri e Higuain

28.03.2017 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 31733 volte
© foto di Alessio Alaimo

In quel tempo c'era la pausa per la Nazionale. E la pausa per la Nazionale portava polemiche sterili e invenzioni di mercato. E tu chiamavi i direttori sportivi e chiedevi "si parla molto di mercato, dimmi tutto!". E loro: "C'è la pausa per la nazionale, siamo in vacanza, vatti a fare un giro anche tu, ti conviene".
E allora l'ho fatto. Ho preso un volo low cost.
Sui voli low cost il volo costa poco per definizione. A volte nulla. "Vieni, te lo regaliamo, siamo buoni". E dovresti farti delle domande, ma non te le fai.
Il problema è il sottotitolo, il non detto: "Benvenuto su questo volo low cost, sappi che proveremo a fotterti dei soldi e se non ci riusciremo ti romperemo il cazzo fino alla morte".
Postulati per voli low cost
1) Non importa quanto grande o ordinata sia la tua valigia, proveranno comunque a farla passare come “bagaglio fuori misura” o “bagaglio di troppo” (“Lei ha due bagagli a mano, deve pagare”. “Ma quello che tengo nella mano destra è mio figlio Mario, 4 anni”. “Quattro anni? Peserà almeno 20 kg, qui scatta il supplemento”).
2) Non importa quanto sonno tu abbia, “loro” riusciranno a tenerti sveglio (“prova i nuovi gratta e vinci in volo! Non vinci un cazzo ma provali! Prova il toast in volo! Costa 15 euro ma ti regaliamo anche un gratta e vinci! Compra i nostri profumi, etti di salame, armi, reni, stecche di sigarette in volo! Compra qualcosa maledetto!”).
3) Non importa quale tratta tu stia percorrendo, l’assistente di volo penserà comunque di essere il nuovo Fiorello (“Ciao amici! Un applauso al comandante che ha appena superato l’esame dall’oculista ahahahahahha!”. Nessuno ride. “Non ridete? E allora faccio partire il nastro del gratta e vinci”. E lo fa partire davvero).
4) Non importa quale posto ti abbiano assegnato, in quella zona si congelerà (“Mi scusi, qui fa molto freddo, si può fare qualcosa?”. “Sì, le posso portare un plaid, lo vuole?”. “Grazie, che gentile!”. “Fanno sette euro”. “Ma, come… Allora no…”. “Ci metto sopra anche un gratta e vinci in volo. È chiaramente un affare”. “No grazie, non insista”. “Benissimo, le serve un rene?”).
5) Non importa che atterraggio di merda abbia concluso il comandante, ci sarà sempre un minchione pronto a far partire l'agghiacciante "applauso al comandante". Forse perché è gratis.

E comunque, nonostante tutto, grazie voli low cost: senza di voi il mondo sarebbe più grande.

QUI MILAN

Ben ritrovati. Siamo alla millesima puntata della novella closing. Nell’altalena degli umori (“oggi fa tutto schifo”, “oggi è tutto bello”) siamo giunti a un svolta (magari fino alla prossima, per carità, ma di svolta si tratta).
In attesa del 14 aprile (data fissata per chiudere la questione) vi riporto quello che ho scoperto e sono riuscito a capire, per quel che può valere.
Yonghong Li non è un minchione. Magari non ha i soldi di Berlusconi o quelli di Trump, ma neppure cena a scatolette. E voi direte: “E sticazzi?”. Risposta legittima.
La premesse aveva un senso per rispondere a quelli che “oddio, in che mani rischia di finire il Diavolo!”. Nelle mani di un affarista, magari anche spregiudicato (non disdegna affatto la Borsa), ma non certo in quelle di un “truffatore a prescindere”.
Brevissimo ritratto del broker cinese, se mai ve ne fregasse qualcosa (fonte Tobia De Stefano - Libero): Li è il principale azionista del Guizhou Fuquan Group, molto forte nel business minerario. Ha una partecipazione del 20% nella più grande azienda di produzione di bottiglie di plastica del Paese (i principali clienti sono la Pepsi e la Coca Cola) e ha grossi interessi nell’immobiliare: tra le altre cose, è tra i proprietari di uno dei maggiori centri commerciali di Guangzhou (la città più ricca della Cina meridionale). Patrimonio stimabile: circa 700 milioni di dollari.
E voi direte: “Che ci fai con 700 milioni se solo il Milan ne costa di più”? Obiezione accolta.
Yonghong Li, semplicemente, tenta di fare un affare, la qual cosa non significa per forza “è un disperato” né “il Milan è nella merda” per tutta una serie di motivi che vi riporto così come mi sono stati spiegati.
A) Effettivamente il piano A (soldi provenienti da una tonnellata di investitori cinesi) è andato a puttane. La causa – provata e raccontata da persone molto più autorevoli di me – dipende dal "protezionismo" del governo cinese che a fine 2016 ha bloccato l’esportazione di capitali e bla bla bla. Cose che ormai sapete a memoria.
B) Nonostante questo e quel problema, il 3 di marzo “i cinesi” erano arrivati a raccogliere buona parte del grano, eccezion fatta per il “fettone” da 180 milioni, promesso da uno dei finanziatori poi clamorosamente “evaporati”.
C) Con il rischio concreto che tutto saltasse (corpose caparre comprese), Marco Fassone è “sceso in campo” direttamente per stringere contatti con i fondi Elliott e Blue Skye. L’ad in pectore deve avere avuto argomenti convincenti se è vero come è vero che spendendo il nome dello stesso Li è riuscito a farsi erogare un prestito da 300 milioni (180 per chiudere il closing, il resto in vista della gestione della stagione sportiva 2017-18).

Il punto C) deve far gridare di gioia i tifosi del Diavolo? No, ci mancherebbe, ma neanche buttarli nello sconforto per tutta un’altra serie di motivi.

D) Il prestito erogato dal fondo hedge Elliott e dalla società di investimento specializzata nelle ristrutturazioni aziendali Blue Skye comporta effettivamente interessi che oscillano tra il 7 e l’11,5%, ma questo non significa “oddio è la fine”, semmai che nella peggiore delle ipotesi il Milan diventerà proprietà del fondo stesso, un po’ come accadde alla Roma con Unicredit.
E) I 120 milioni che tendenzialmente dovrebbero servire per gestire la prossima stagione non sono molti, ma neppure così pochi. Con una liquidità – spariamo a caso – di circa 60 milioni si possono ipotizzare acquisti di discreto livello. Se, per dire, compro Musacchio a 25 e dilaziono il pagamento in tre anni, verso meno di 10 milioni per il bilancio in corso e me ne restano più di 50. Morale: difficile ipotizzare acquisti alla Messi e Ronaldo, più logico aspettarsi una gestione oculata e – lo sperano i diretti interessati – il più possibile "virtuosa" (primo appuntamento il rinnovo di Donnarumma, mentre De Sciglio è con un piede e mezzo alla Juve. Tra i papabili in entrata, invece, c’è Kolasinac dello Schalke).
F) La leggenda metropolitana del “sono soldi di Silvio che rientrano” forse inizierà a perdere qualche sostenitore. Tutto si può dire ma non che questa operazione (difficile, se vogliamo persino strampalata) non esista. A meno che non si ritengano gli americani di Elliott (per citare solo una delle serissime parti coinvolte) complici di una mega-truffona internazionale. Su, per cortesia…

Chi scrive capisce perfettamente che questo non è quello che un tifoso del Milan vorrebbe sentirsi dire (“compreremo tutti! Vinceremo subito ogni cosa!”), ma un quadro molto più “realistico” e con un obiettivo molto ben evidente.
Mr Li, con tutti i doverosi distinguo, è un altro Thohir. Così come l’indonesiano dell’Inter ha navigato in acque tempestose e traghettato i nerazzurri nel porto Suning, l’uomo di Hong Kong proverà: 1) a coinvolgere nuovi soci cinesi (se, come pensano i più, il governo di Pechino nel prossimo futuro allenterà le restrizioni). 2) Tenterà la quotazione in Borsa. 3) Cercherà nuovi partner confidando nello sviluppo del calcio in oriente.

È tutto questo elettrizzante? No, non lo è, ma comunque è “qualcosa”. E “qualcosa” – pur con tutti i rischi del caso – è molto più di “andiamo avanti così che tanto a galla si resta” perché è vero, “a galla si resta”, ma prima o poi viene la fastidiosissima pelle cotta.

QUI JUVE

Abbiamo passato una settimana carica di veleno. Strano. Si è parlato di Barzagli che a luglio era un eroe e ora l’ultimo dei furbetti; di Agnelli che ha incontrato, anzi no, anzi sì “ma non da solo” questo e quel capo curva; di Allegri che se ne va, anzi resta, anzi va ma solo se perde col Barcellona; di Dybala che rinnova, anzi no, anzi sì, ma solo per essere venduto meglio ecc ecc…
Poche idee e molto confuse.
Al momento abbiamo solo qualche convinzione (o quasi, non si sa mai) che buttiamo là in ordine sparso:
1) Sul mercato i bianconeri sono vicinissimi a De Sciglio. Lo so, si dice da una vita, ma questa volta pare cosa fatta.
2) Agnelli è stato “leggero”, ma il problema non è suo, semmai di tutti. L’unico tra i patron che non si è comportato come il presidente della Juve (o comunque uno dei pochi) si chiama Claudio Lotito, per tutta risposta gli hanno dovuto assegnare la scorta. Questo non giustifica il “peccato di ingenuità” del presidente bianconero, ma neppure la gogna pubblica.
3) Su Allegri salgono le possibilità che possa restare al suo posto anche la prossima stagione. Ovvio, dipenderà da come andranno le cose sul campo da qui a fine stagione, ma il dato di fatto è che difficilmente tecnico e società, separandosi, avranno certezze di andare a star meglio.
4) E Dybala? Sono ancora tanti i punti interrogativi su quel che accadrà. Resta probabile l’adeguamento del contratto, ma è inutile nascondere l’insistenza spagnola e in particolare quella di Florentino Perez (si parla di un incontro avvenuto in un ristorante di Alba prima di Napoli-Real). Il rischio è quello che in società possano decidere di cambiare strategia: sì al rinnovo per poi trattare comunque la cessione a cifre ancora più allettanti. Le alternative? Bernardeschi, nonostante il “problema” Fiorentina, resta un obiettivo concreto.

QUI INTER

Nelle ultime due settimane al nome “Inter” sono stati associati i seguenti calciatori: Mertens, Verratti, Sanchez, Ricardo Rodriguez, Muriel, Strootman, Manolas, De Vrij, James Rodriguez, Di Maria, Berardi, Bernardeschi, Schick, Samir, Lamela, fino a Conte, Simeone e a tutti i loro parenti.
In uscita: forse Perisic, forse Brozovic, forse Kondogbia, tutta la difesa, tutti i terzini, praticamente chiunque tranne Icardi e Gagliardini, ma solo perché è appena arrivato.
Se tutto questo accadesse l’Inter non avrebbe non i soldi, bensì il tempo materiale per depositare i contratti.
Cose concrete? Ci sono stati sondaggi e chiacchiere per Sanchez, De Vrij, Manolas, Muriel e Schick. Ma si tratta di “chiacchiere e sondaggi”. Perisic e Brozovic andranno via? Se mai accadrà – il primo assai difficilmente – sarà per prendere sostituti di livello superiore. E Verratti? Ecco, questo è un sogno difficilmente realizzabile non tanto per le volontà di Zhang, ma per quelle dello sceicco del Psg e dell’Uefa (il fair play finanziario a giugno sarà meno pressante, ma non scomparirà per magia a meno che non si ridiscuta il “contratto”).
Trattasi di brutte notizie? No, semmai di “non notizie”. L’Inter si sta muovendo per migliorare l’attuale rosa, per farlo meglio ragionare ed evitare di andar dietro al bulimico “prendiamoli tutti”.

QUI NAPOLI

Si avvicina il doppio confronto con la Juve, anticipato dall’assegnazione della Panchina d’Oro al buon Sarri. Diciamolo: premio meritatissimo. Il tecnico del Napoli deve e può ancora migliorare in certe cose (la gestione di una stagione “europea” e quella di una rosa “allargata") ma è indiscutibile che nell’ultimo anno e mezzo abbia “apparecchiato” il calcio più bello, moderno, veloce. Onore a lui e a una squadra non perfetta, ma capace di annoiare praticamente mai.
Il resto è… Higuain, il suo ritorno in città. Al San Paolo lo “accoglieranno” in 50mila, probabilmente anche di più. Arriveranno i fischi, le pernacchie, gli sfottò. Molti, invece, semplicemente ignoreranno colui che c’era e ora non c’è più. Il modo forse più “rumoroso” per far sentire l’amarezza, probabilmente anche quello più intelligente.

Vi lascio con una considerazione personale, certamente inutile ma legata a quello che sta accadendo a livello social. Che poi, anche “chissenefrega”, ma la sensazione è che ormai il mondo virtuale sia diventato il nuovo Colosseo. Alla prossima (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

Signori, sono tutti stronzi. Non so se ve ne siete accorti, ma nell’era social ormai è così.

Barzagli si fa l’impepata al ristopizza e poi va al Peter Pan? È stronzo. Gli juventini che lo difendono? Stronzi pure loro. Gli anti-juventini che lo attaccano? Mega stronzi.
Io quasi-quasi ci faccio un tweet.

Sono stronzi quelli della federazione che dicono “motivi personali”, il presidente federale è stronzo per definizione e il ct puoi star certo che è uno stronzone perché avalla e tace.
Io una cinguettata a sfregio contro Ventura la faccio, checcazzo. Ventura Gian Piero? Certo, ma pure Simona. Stronza.

Sono stronzi quelli dell’Antimafia, quelli della mafia, i pm che combattono e quelli che chiudono un occhio. Sono stronzi quelli che vendono i biglietti agli ultrà, i curvaioli, gli ipocriti che non si accorgono che “lo fanno tutti”, i moralizzatori che si indignano perché “dove stiamo finendo” ma poi a casa picchiano la moglie se la pasta è scotta.
Sono stronzi i giornali che ne parlano perché “sono di parte”, quelli che non ne parlano perché “sono di parte”, i peggiori poi sono quelli che ne parlano ma solo nelle pagine interne, quelli sono proprio i più stronzi. E allora io ci faccio un tweet: “Nessuno ne parla!”. E tu: “Io veramente ne ho parlato”. E gli altri: “Stronzo! Fatti i cazzi tuoi!”.
Sono stronzi gli allenatori che hanno fatto vincere la Panchina d’Oro a Sarri e non ad Allegri, quindi è stronzo Sarri, ma anche Allegri che si è fatto battere da Sarri. E Di Francesco che è arrivato terzo? È il più stronzo. Quasi-quasi lo scrivo su Facebook: “Di Francesco fallito, Giampaolo suo marito!”.

Sono stronzi quelli che la domenica scendono in strada per accogliere il Papa a Milano, ma quelli che restano a casa per fare gli snob lo sono anche di più. Sono stronzi tutti, soprattutto quelli che si fanno il selfie col Pontefice e lo mettono su Instagram. Sì, quelli sono i peggiori: ora pubblico un foto-editoriale su Instagram per dirlo a tutti.

Sono stronzi quelli che fanno la battuta sull’ora legale, quelli che non la fanno, è stronzo Raz Degan, “cazzo dici, è più stronza la De Grenet”, è stronzo Iannone che cade perché sta con Belen, è stronza Belen, è stronzo Nesli perché non si è mai visto un rapper a Masterchef, è stronzo chi appare, chi non appare, chi crede al closing del Milan, chi non crede al closing del Milan, è stronzo Donnarumma che bacia la maglia, è stronzo Donnarumma che firma il gagliardetto, è stronzo chi mette, chi omette, chi esagera con l’omelette. È stronzo chi guarda Montalbano, chi guarda Amici di Maria De Filippi, chi guarda Ballando con le Stelle, ma i più stronzi sono quelli che non guardano perché si sentono migliori degli altri e invece sono stronzi.

E allora butto là un tweet indemoniato, posto una cattiveria, ti sputtano, mi vendico, sputo veleno, ti odio, vai a fare in culo, magari pure con l’hashtag: #vaiafareinculo. Che se per caso l’hashtag “prende” ti faccio fare la figura dello stronzo e se invece non “prende” chissenefrega, stronzo te e chi non te lo dice.

I social sono la nuova “dinamite di Alfred Nobel”: era nata con le migliori intenzioni, è diventata arma di distruzione (di maroni) di massa.


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