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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Juve: retroscena, strane dicerie (e un arrivo di lusso!) dopo l'addio di Tevez. Milan: la strategia segreta di Ibra (e Romagnoli...). Jovetic-Salah, ecco chi prende l'Inter. Tutto su Napoli-Astori

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
14.07.2015 06.36 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 214982 volte
© foto di Federico De Luca

E, niente, vi ricordate la storiella dell'addio al celibato? Ebbene alla fine il tizio si è sposato per davvero. Ha detto "sì, lo voglio" e "in salute e in malattia". Non garantisco il "finché morte non ci separi" ma probabilmente è colpa mia che ero distratto.
In effetti ero concentrato sulla cassetta delle offerte. Traboccava denari. Son tornato indietro di 30 anni, quando il mio amico Guido rubava le 500 lire in chiesa per andare a giocare a "Bubble Bubble", "Double Dragon" o "Wonder Boy" al Bar Marisa. Io non conoscevo i suoi loschi traffici, lo giuro (e comunque è andato tutto in prescrizione). Guido offriva agli amici fidati le partite a "Bubble Bubble" oltre a sontuosi giri di Spuma al grido di "Marisa! Segna sul conto!". Un giorno ho osato: "Guido, mortacci tua, ma a te chi li dà i soldi, la Fata Turchina?". E lui: "Ci sono cose che è meglio tu non sappia Fabrizio. Diciamo che vengono dal cielo". E io: "In che senso Guido caro?". E lui: "Rubo dalle cassette delle offerte di Don Carlo, va bene?". E io: "Ma non si fa! Si va all'inferno!". E lui: "Si andrà anche all'inferno ma: 1) Don Carlo dice sempre che con le offerte rifarà il campetto dell'oratorio e intanto nel campetto ci sono le talpe. Lui invece si è fatto la nuova Golf GTI. 2) Mia zia mi ha detto che la perpetua ha appena ordinato sul PostalMarket un vestito di Valentino. Si può comprare un vestito di Valentino con lo stipendio da perpetua? Io non credo. 3) Se vogliamo superare il livello 33 di "Bubble Bubble" le tue 1500 lire non bastano. Te ne rendi conto barbone?". Ho taciuto, ma da quel giorno la Spuma ha avuto un sapore davvero amaro.
Ad ogni modo questa è un'altra storia, noialtri stavamo parlando di matrimoni. In effetti è stata una gran bella funzione, non c'è che dire, c'era persino la sposa. Di questo e altro, però, tratteremo alla fine di questo editoriale, perché prima mi sembra doveroso parlare di chi soffre.
Basta cazzate. Basta. Basta addii al celibato, gite al mare, feste di compleanno, sbronze colossali. Diamine, la gente soffre e noi ce ne sbattiamo. I calciatori, soprattutto, soffrono. E noi? Indifferenti. El Shaarawy? Soffre perdio! Costretto dagli eventi a giocare a Montecarlo, un postaccio. Dice lui: "Non è stato semplice...". Ha ragione! A Montecarlo, per dire, una volta all'anno la strada si trasforma in un circuito! Ma siamo matti? E se Elscia deve andare al Super dall'altra parte della strada a comprare la birretta e in quel momento passa una Sauber? Il tutto per tre milioni di euro all'anno. Una vergogna. E Borriello, povero? Non riesce a trovare l'accordo con il Carpi. Pare che i dirigenti emiliani gli abbiano imposto condizioni vergognose tipo "devi giocare a calcio". Ma si può? E Tevez? Tristissimo, torna in Argentina costretto dagli eventi ma "con la Juve nel cuore!", davvero un caro ragazzo. E Giovinco? Si fa beffe dei giocatori del NY City e poi è costretto a lanciare l'appello: "Conte, guardami ti prego!". Esiliato per soli 6 milioni di cucuzzoni l'anno: soffre.
Ultime due categorie di "persone di calcio" che soffrono e poi parliamo di mercato, giuro:
1) I neo tesserati che di questo e quel club che di fronte ai nuovi tifosi devono saltare al ritmo di "Chi non salta bianconero/nerazzurro/rossonero è!". Casualmente gli interessati arrivano proprio da uno di quei club. Li vedi che saltano controvoglia, molleggiano più che altro. A quel punto facile che arrivi l'ultrà: "Hai saltato o molleggiavi bello di zio? A me sembrava un molleggio...". E loro, terrorizzati: "Ho saltato, giuro! Per provarlo faccio anche un coro: "E-ro un co-glio-ne! Prima di venire qui e-ro un co-glio-ne! Eroooo un cooo-glioooo-neeeee!".
2) I vice allenatori costretti a far funzionare e a tele-guidare i droni per filmare gli allenamenti dei tecnici "alla moda". Per intenderci: stiamo ancora cercando la scatola nera del drone del Napoli. In casa Inter, invece, c'è talmente tanto entusiasmo che quando il drone atterra la gente fa l'applauso.

Ora calcio, calcio, calcio.
E quindi ieri è stato il giorno dell'addio ufficiale di Tevez. Personalmente credo che la Juve abbia fatto un grande affare. Lo so, in pochi la pensano come il sottoscritto, ma l'arrivo di Vadala e l'opzione su Betancur, Cristaldo e Cubas - ovvero i giovani del vivaio del Boca - sono un ottimo compromesso, soprattutto se si pensa che l'Apache sarebbe rimasto a Torino controvoglia. Nessuno può sapere se nel poker di ragazzini si annidi il nuovo Messi, ma se anche si trattasse semplicemente di "buoni giocatori", le probabilità che la Juve alla fine ci guadagni sono più che concrete.
Poi, certo, tocca analizzare il presente. Anche in questo caso permettetemi di ritenere esagerato il pessimismo che circonda la "nuova Juve" di Allegri. I non-juventini (ma anche qualche tifoso bianconero) garantiscono che "Senza Pirlo e Tevez la Signora è certamente meno competitiva". Ne siamo certi? A pallone ancora rotolante i dirigenti bianconeri si sono assicurati: il volto nuovo della Serie A (Dybala), un campione del mondo (Khedira), il difensore più promettente del torneo insieme a Romagnoli (Rugani), un attaccante con "discreta" esperienza internazionale (Mandzukic). Poco? Detto che Pogba e Vidal non lasceranno Torino a meno di offerte senza senso, sembra evidente che no, di "squadra indebolita" proprio non si può parlare. Basterà per tornare in finale di Champions? Forse no, ma come scriviamo spesso non è questo il punto. Il punto è ritrovarsi ai nastri di partenza della nuova stagione sapendo di aver fatto tutto quello che andava fatto per restare nel G8 del calcio europeo. Il resto poi è un mix di fortuna, caso, capacità degli avversari di rinforzarsi "più di te". Ecco, ha fatto la Juve tutto quello che andava fatto per non avere rimpianti? Quasi, manca il trequartista che tanto vorrebbe Allegri. Il nome è sempre lo stesso, Oscar, in questo momento messo "in naftalina" per questioni di opportunità (pretese eccessive del Chelsea), ma ancora prima scelta rispetto ai vari Lavezzi (il Pocho atterrerebbe volentieri a Torino ma non è nella lista dei bianconeri) o Cuadrado (non è un trequartista e non lo sarà mai).

Qui Milan. Ieri Berlusconi si è fatto un giro all'Expo. Un bimbo gli fa: "Prenderà Ibra?". E lui: "Se viene...". Queste due parole dicono tutto: il pallino è solo e soltanto nelle mani del giocatore, attualmente silenzioso come conviene a chi ha una tattica ben definita (e infatti tace pure Mino, che poi è Raiola). Ibra vuol tornare al Milan, non ci sono dubbi: l'accordo economico c'è, i presupposti anche. Il problema è che a differenza del passato, Raiola non può giocare a "tiro alla fune" con il presidente proprietario del cartellino del suo assistito. Per intenderci: nel 2007 intervistai Ibra nella sua casa milanese. Aveva appena terminato la sua prima stagione all'Inter e, insomma, mi disse che sì, in nerazzurro si trovava bene, ma che c'era qualcosa che non andava. Insomma, esplose il più classico dei "mal di pancia" alla Ibra. Risultato: l'ingaggio dello svedese venne adeguatamente "rivisto" e il mal di pancia magicamente passò. In questo caso la situazione è molto diversa: se sfidi a braccio di ferro lo sceicco, quello è capace di tenerti a palleggiare nel suo giardino fino alla scadenza naturale del contratto. Ci perderebbe circa 14 milioni di euro più tasse, ovvero l'equivalente di una "pizza e birra" (o poco più) per me e per te. Molto meglio tacere e lasciar fare agli "altri": ai giornalisti che scrivono "Ibra grazie e addio" (France Football), agli addetti ai lavori che parlano di un Psg che andrebbe ridisegnato senza Zlatan. Basterà per convincere lo sceicco a lasciar partire il suo pupillo? Forse sì, ma lo sapremo solo a mercato bene inoltrato.
>> E qui sorge il dubbio: può il Milan aspettare tanto? E cioè: il Diavolo è a posto così com'è e con Ibra metterebbe semplicemente la più classica delle "ciliegine sulla torta" o, viceversa, Ibra è imprescindibile e senza le sue magie questa squadra avrebbe poco senso? Chi scrive ha sempre la stessa impressione: Ibra nonostante i 34 anni avrebbe l'effetto di uno tsunami sulla Serie A. Solo che il Milan al momento ha ben altre priorità: un centrocampista in overdose di fosforo, un difensore da mettere al centro dell'area. I nomi li conoscete: Witsel e Romagnoli per un totale di 60 milioni di euro circa (ingaggi esclusi). Una cifra da paura, insomma, probabilmente fuori mercato. E allora i casi sono tre: 1) Galliani se ne frega delle eventuali critiche e, forte di un portafoglio finalmente ricco, porta a casa i due giocatori. 2) Galliani temporeggia sperando che le cifre calino. 3) Galliani cerca alternative di livello per non essere costretto a improvvisare sul finire del mercato.
Facile che l'ad opti per la soluzione 2): si prende tempo, si spera che i prezzi calino, si attende l'ufficialità del patto con Mr. Bee per avere la certezza della liquidità (le 8 settimane stanno scadendo). Nel frattempo, però, risuona il primo allarme: Romagnoli è stato inserito nella lista dei convocati di Garcia, segno che la Roma non mollerà l'osso se non alle sue condizioni. È il caso di rischiare così tanto? Di temporeggiare? Di farsi prendere per il collo? O forse è meglio cercare alternative? Noi optiamo per quest'ultima, ma il discorso è sempre lo stesso: per studiare "piani B" Galliani avrebbe bisogno di supporto, di qualcuno che lo sappia consigliare, di un braccio destro... di un direttore sportivo esperto, insomma. Ecco, forse era il caso di iniziare il mercato da lì. Forse.

Infine l'Inter. Mentre scrivo alla luce fioca della mia lampada Flos tarocca (meno di cento euro su Groupon, un affarone), i nerazzurri si allenano bei sereni a Riscone di Brunico. L'entusiasmo attorno alla squadra è palpabile, se vogliamo anche un filo "pericoloso": troppe volte quel che doveva essere poi non è stato. Al momento però è giusto prendere il buono di questi primi giorni di ritiro: oltre 4000 tifosi sugli spalti per la prima amichevole, abbonamenti quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (dato non ufficiale ma proveniente dalla società). È la classica prova che il detto "chi più spende meno spende" molto spesso c'azzecca. Il problema è che l'Inter non può spendere, ma vive dei colpi di genio di Ausilio, capace di convincere i club con la formula del "pagherò". Il difficile viene ora: per Perisic il Wolfsburg pretende quattrini "subito", con Jovetic invece il più è fatto, ma si temporeggia in attesa di capire "quel che sarà di Salah". La sensazione è che alla fine la spunterà il montenegrino, anche perché l'atteggiamento dell'egiziano non è piaciuto a Milano come a Firenze.
Poi toccherà vendere. Al momento il caso più "caldo" è quello relativo a Shaqiri. Molti si domandano "perché proprio lui?". C'è chi è pronto a garantire che oltre a una scelta tecnica, Mancini abbia deciso di rinunciare allo svizzero per questioni comportamentali. Come si dice... chi vivrà vedrà.
Ultimissima sul Napoli: il problema per Astori è tutto... di scarpe. Astori non indossa quelle ufficiali del club e De Laurentiis ci tiene alla divisa (e ai soldi del suddetto sponsor). Come andrà a finire? Un accordo si troverà. Proprio come farà la Roma con Dzeko: il problema è il tempo. I giallorossi sono in partenza per l'Australia: difficilmente il bomber prenderà l'aereo con Garcia.

E ora perdonate, ma il tempo stringe. Speravo di potervi raccontare il più classico "scene da un matrimonio" ma ho i minuti contati. Vi invito solo a riflettere su 10 aspetti dei matrimoni che - sono convinto - hanno colpito tutti voi che avete assistito di recente a una qualsiasi funzione.
1)Prima del matrimonio c'è sempre il momento imbarazzante in cui un amico coraggioso e in evidente difficoltà chiede all'altro "tu quanto fai di bonifico?". L'altro gli risponde "Boh, facciamo 150 euro?". Per effetto domino se il primo amico dice "facciamo 150 euro" tutti faranno 150 euro o 250 in caso di "amico accompagnato da manza".
2)Quando gli sposi si dicono "...ed amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita" c'è sempre un amico dello sposo che guarda un altro amico come per dire "Sì, stocazzo". Le amiche della sposa invece piangono molto ("Sì, stocazzo" lo pensano soltanto).
3)Tutti esagerano al buffet degli antipasti e al secondo "primo" non mangiano più una fava.
4)L'angolo dei confetti è una zona sacra ma solo fino al taglio della torta. Dopo il taglio della torta tutti si riempiono le tasche come bestie dicendo cose tipo "voglio solo provarne uno allo zabaione".
5)Le torte nuziali A) Se sono belle fanno schifo. 2) Se sono brutte avranno sapore gradevole ma il parentado ti sputtanerà per l'eternità al grido di "quei due avevano proprio una torta demmerda".
6)Le bomboniere andrebbero abolite per legge.
7)I segnatavoli con nomi di: città, pittori, cantanti, chi più ne ha più ne metta andrebbero vietati dall'ONU.
8)L'open bar andrebbe istituzionalizzato sempre, anche in mensa alle scuole medie.
9)I camerieri sono gentili fino a un certo punto. All'apertura dell'open bar diventano stronzi e ti dicono cose tipo "levati dai coglioni che alle 10 domani abbiamo due battesimi e un funerale. Forse il tuo".
10)Il prete, se invitato al banchetto, spesso è il più sbronzo di tutti e beve il limoncello perché pensa che non dia nell'occhio. Se, quando ti arrendi e vai a casa, ti imbatti nel parcheggio in una Golf GTI è la prova che il prete è ancora all'open bar. (twitter: @FBiasin)


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