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Editoriale

Juve, tra Goetze e Draxler (si fa...) un terzo (fortissimo) gode! Inter, domani riunione cruciale Ausilio-Thohir: sappiamo cosa dirà il ds (la verità in una chat...). Milan tra Ibra e Bee: 10 giorni all'annuncio. Napoli: c'è un vero top player.

21.07.2015 17.06 di Fabrizio Biasin  Twitter:   articolo letto 269239 volte
© foto di Federico De Luca

E niente. Ieri un caro amico mi gira un articolo. Parla di Grecia e di tutto quello che sapete: rogne, Grexit, Merkel, poca feta, zero olive, tanto debito. Inizio a leggere. Dopo poche righe mi blocco: "Matteo, in questo articolo non si fa cenno a Malesani, non intendo proseguire" (da anni non riesco a slegare il concetto di Grecia da quello di Malesani: mi piace pensare che il mister in attesa di una chiamata viva nell'isola greca di "Mediterraneo" insieme a Vassilissa e agli attori Diego Abatantuono e Giuseppe Cederna). E lui: "No, niente Malesani, ma continua a leggere...". Proseguo, un filo infastidito. A metà pagina capisco. Così recita l'articolo: "...sull'isola di Mykonos la crisi è lontana, qui il re è tale Sasà un italiano che...".
Sasà. Guardo Matteo e d'improvviso mi sento il papà di Matusalemme: vecchio, vecchissimo. Mi viene in mente quando - una vita fa - in vacanza con gli amici e in cerca di giovani donne ci imbattemmo nel soggetto in questione. Non so se avete presente. Trattasi di un "animatore" divenuto famoso per tre motivi: 1) All'ora dell'aperitivo si aggira per il suo locale dicendo cose intelligenti tipo "Non c'è provincia, non c'è regione, siete tutti sotto il ca..o del re leone" o "Di 28 ce n'è uno tutti gli altri son nessuno". 2) Il letterato gira nudo come mamma l'ha fatto e copre le pudenda con un costumino minimal dotato di proboscide. Là dentro - secondo la leggenda - si nascondono i famosi 28. Ci fidiamo sulla parola. 3) Orde di ragazzini e ragazzine provenienti da tutta Italia ballano e si dimenano attorno al proboscidone fino al calar della notte e più quello fa roteare l'arnese, più loro vanno in estasi e dicono cose profonde tipo "Minchia zio, voglio diventare come Sasà" (uomini), o "Faccelo vede', faccelo tocca'" (donne). Praticamente un distaccamento della Sorbona. Molto spesso l'elegante aperitivo termina con tuffi dentro a una tinozza di acqua melmosa e grigiastra (qualcuno la chiama piscina), con gente collassata sulle sdraio e con Sasà che invita tutti a tornare il giorno dopo "altrimenti non trombateeee!". In alcuni giorni molto fortunati, in effetti, può capitare di imbattersi in coppie di arrapatissimi che fanno "zumba" a due passi dalla spiaggia. Un posto per famiglie, insomma.
E voi direte: quindi? Niente, dieci anni dopo mi è toccato pagare 20 euro al buon Matteo. A suo tempo, emarginati ai bordi della spiaggia "perché noi là in mezzo non ci buttiamo", ma non così forti da dire "andiamocene, noi siamo migliori", intavolammo un discorso sui massimi sistemi. Io: "Matteo, questa cosa non può durare. Gli italiani sono meglio di tutto questo". Lui: "No, caro, sarà sempre peggio. Tra dieci anni orde di nuovi ragazzini balleranno ancora attorno al batacchio di Sasà. In particolare tutte queste giovani bonazze discinte che non ci si filano manco per sbaglio". Io, lacerato dall'invidia: "Scommetto 20 euro che tra dieci anni nessuno parlerà più di questo Sasà". Lui: "Perderai, all'italiano medio interessano solo due cose: l'altra è il calcio". Io, visibilmente scocciato: "Matteo, ci sono 1.000 ragazze ubriache fradice. Perché a noi non ci fila nessuno?". Lui: "Per due motivi: 1) La tecnica dell'"hai da accendere?" non funziona da quando hanno inventato gli accendini, eppure tu continui lo stesso. 2) Io te l'avevo detto di non mettere il costume dei Power Rangers, ma tu hai insistito perché "bisogna sapersi distinguere". Contento tu...". Sullo sfondo, il grido mortale di Sasà: "Salutiamo anche gli sfigati laggiù col costumino dei Power Rangers. Dove avete lasciato la mamma?". Non tornammo.

Per fortuna c'è il calcio, che poi è l'altra cosa che interessa agli italiani.
Partiamo dall'Inter. Ieri Ausilio è sbarcato in Cina per raggiungere la squadra. Oggi i nerazzurri sfidano il Bayern, ma la partita più importante è in programma domani. Il direttore sportivo incontra il presidente Thohir per il famoso "vertice di mercato": si prevedono scintille. Sapete che ogni tanto vengo fuori con la storia dell'insider nerazzurro che mi aggiorna sulle questioni interiste. Ecco, oggi è un giorno di quelli. Per intenderci, l'"insider nerazzurro" è a sua volta sbarcato in Cina e, via WhatsApp, mi ha esplicitato quel che Ausilio chiederà a Thohir: "Disponibilità a spendere. Dall'incontro si capirà se Thohir è disposto a mettere qualcosa o se si va avanti con l'autofinanziamento". Per "autofinanziamento", ovviamente, si intende che si spende solo quel che si riesce a incassare dalle cessioni.
È chiaro che dopo la riunione di domani capiremo se i nomi dei tre/quattro giocatori ancora da inserire in rosa avranno i volti "da top" di Jovetic e Perisic o quelli meno allettanti dei cosiddetti "piani B" (Masuaku). Per il resto possiamo garantire che lo scambio Guarin-Cerci non è mai stato preso in considerazione (almeno in casa Inter), che l'opzione Drogba "vice Icardi" non interessa e che le possibilità di rivedere Balotelli in maglia nerazzurra sono tendenti allo zero per almeno un milione di motivi: 1) Guadagna troppo (sei milioni a stagione). 2) Rischierebbe di "pestare i piedi" al capocannoniere della serie A, tal Icardi (uno che, tra l'altro, non si è mai sognato di buttare a terra la maglia dell'Inter). 3) Si è già bruciato duecento chili di "ultime occasioni", non si capisce perché dovrebbe averne un'altra proprio all'Inter. 4) Nel corso degli anni invece di migliorare è peggiorato: ancora non conosce i movimenti della prima punta, fatica a rientrare in un qualsiasi progetto tattico.

Qui Milan. A dieci giorni dal "closing" con mr. Bee (ovvero la formalizzazione dell'accordo che dovrebbe portare 480 milioni nelle tasche di Berlusconi) sappiamo che: 1) I soldi da spendere ci sono a prescindere da quel che accadrà con il thailandese. 2) Berlusconi non è felicissimo di come sta procedendo il mercato rossonero.
Con l'affare Romagnoli ancora tutto da decifrare (Galliani giustamente non intende andare oltre l'offerta di 25 milioni, la Roma al momento non molla il ragazzo) ci si chiede quali siano le alternative da trattare per completare una rosa ancora piena di difetti. Al di là di qualche nome più o meno improvvisato, la risposta è che al momento non ci sono "piani di riserva". Il Milan dopo aver tentato di arrivare a Kondogbia e aver sondato per Witsel, ha accantonato l'idea del centrocampista chiarendo che "interessa solo il difensore". Perdonateci, ma questo significa avere le idee poco chiare. Al Milan serve un centrocampista come il pane, al Milan serve un centrale difensivo a prescindere da Romagnoli, al Milan serve più chiarezza a livello gestionale, al momento mascherata dalla frase topica "tanto poi arriva Ibra".
Ecco, Ibra. Lo svedese sarà rossonero. Il lavoro sottotraccia di Raiola con lo sceicco sta portando i suoi frutti, Zlatan ad agosto firmerà il suo triennale da 7 milioni più bonus. Sembra che il solito sceicco abbia chiesto all'attaccante di "vincere la Supercoppa" prima di essere liberato. La "scusa" ha il sapore della barzelletta: la realtà è che il presidente dei parigini sta cercando in tutti i modi di prendere tempo per definire l'accordo con un giocatore di prima fascia da dare in pasto ai tifosi per far "dimenticare" lo svedese. Può bastare Di Maria? Decisamente sì.
Domanda finale: con Ibra e - forse - Romagnoli il Milan avrà completato il suo mercato? Chi scrive insiste per il "no". Per questo tornerà d'attualità la questione centrocampo: Galliani sarà chiamato a trovare il giocatore in grado di far girare la squadra e, probabilmente, realizzerà il colpo durante i famosi "giorni del condor" (intramontabili). Vien da pensare alle dichiarazioni di qualche giorno fa di Sean Sogliano, attuale ds del Carpi: "Sono stato vicinissimo ai rossoneri, ho parlato con Galliani. Quando ho capito che non avrei potuto fare il mio lavoro perché se c'è Galliani il lavoro lo fa Galliani, allora ho preferito cambiare strada". Viva la sincerità.

Quindi la Juve. Ieri è stato il giorno di Allegri e Marotta: chiari, sereni, decisi. La Juve "cambia pelle" ma non scansa affatto il ruolo di favorita. E poi: Pogba è incedibile "a meno che non ce lo chieda lui" e "la rosa sarà completata". Chiaro il riferimento al trequartista. L'opzione Goetze sembra svanita e, forse, è meglio così: il ragazzo è certamente fortissimo, ma sarebbe costato troppo anche per una squadra "sana"come la Juventus (sei milioni di ingaggio sono un azzardo non da Vecchia Signora). Molto meglio puntare sull'altro funambolo Draxler: ingaggio alla portata, meno complicazioni per chiudere l'accordo, costo del cartellino accessibile, possibilità di "assecondare" il modulo di Allegri elevatissime. Resta l'incognita infortuni: il ragazzo è fragile. Per questo - udite udite - Paratici in missione tedesca ha in serbo il colpaccio: Kevin De Bruyne, 24 anni, belga del Wolfsburg, costo del cartellino vicino ai 45 milioni, rendimento garantito. Il dirigente bianconero ci prova, possibile che riesca a tornare a Torino con una clamorosa "ambata".

Chiusura sul Napoli, che - zitto zitto e nonostante qualche capriccio del suo presidente - sta portando avanti un mercato più che intelligente: Higuain resterà al suo posto, Mertens pure, Zapata e Britos sono andati, il fenomeno Allan (giudizio personale) è arrivato. Serve un difensore, forse anche un esterno: possbile che Romagnoli sorpassi Astori, probabile che sulla rotta Napoli-Udine possa arrivare anche l'ottimo Widmer. Se così sarà Sarri avrà tra le mani uno squadrone.
E, a proposito di Sarri, il tecnico napoletano in meno di un mese ha già dato risposte a quanti dubitavano della sua "tenuta" in una grande piazza: a livello di comunicazione è già da scudetto, nella costruzione del gruppo pare stia facendo passi da gigante, infine è bravissimo a trattare con il suo presidente (cosa non da tutti). Vuoi vedere che per una volta invece di top player potremo parlare di top mister?

Per concludere, strafatto dal solito caldo bestiale, va ora in onda il servizio in puro stile "Studio Aperto" sulle dieci cose da evitare in spiaggia per non fare la figura dei babbei (tipo me con Sasà):
1) Niente slip. Mai. Neanche se vi chiamate Rosolino. Lo slip è scacciafiga.
2) Più scacciafiga dello slip c'è solo il marsupio. Dice lo sprovveduto: "Eh ma io dove metto i soldi?". Non lo so, piuttosto fatteli rubare ma niente marsupio.
3) Non prendere il sole a pancia in giù. Se proprio devi attento a quando ti rialzi. L'effetto "rigonfiamento" è clamorosamente sul podio nella categoria scacciafiga.
4) Lo so, in spiaggia vien fame. In ogni caso evitate la colazione al sacco, il panino nella stagnola, il succo di frutta, men che meno la teglia di lasagna o la parmigiana della nonna. Insomma, non fate come me.
5) Le ciabatte "alla tedesca". Non aggiungo altro.
6) Se ti dicono "giochi a beach volley"? Dì di no a meno che tu non sia parente stretto di Andrea Giani. La manza finge disinteresse, ma da lontano osserva se fai la figura di merda sul bagher. E, parliamoci chiaro, tutti noi facciamo la figura di merda sul bagher.
7) Prima di addormentarti chiedi a un amico di darti una botta in caso dovessi iniziare a russare tipo ungulato. Sì, purtroppo anche russare rientra nella classifica scacciafiga.
8) Se passa una bella figliuola con i classici "flyer" da discoteca e ti dice "ciao! Cosa fai stasera? Vieni alla discoteca "Belli di notte?"" sappi che l'ha detto a 1.242 persone prima di te. Per cui non ti atteggiare, non le chiedere il numero, tanto lei è esperta e ha già notato il panozzo con la stagnola nascosto sotto al telo mare.
9) Se ti dicono "giochi a racchettoni?" sincerati che il tuo compagno di giochi sia più bravo di te, altrimenti ti rompi il cazzo a raccogliere la pallina in mare ogni due secondi.
10) Niente costume dei Power Rangers. Mai. (Twitter: @FBiasin).

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