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Editoriale

Juve, un trionfo nel deserto. Benitez e il risveglio della Primavera. Zeman, The End! Basta con gli avvocati che giocano a fare i giudici

Nato ad Avellino il 30-09-1983, si è trasferito a Milano per lavorare ad Eurosport e Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb dal 2007 e di Sportitalia. Conduttore del Gran Galà del Calcio AIC 2011 e 2012, fondatore della società Micri Communicat
20.04.2015 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 39664 volte
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS

Volete sapere perché in questo Paese non funziona niente? Perché ci mancano gli attributi. Lungi da me parlare di politica, economia e giustizia. Facciamo già fatica a capire qualcosa di calcio e di questo sistema che sta andando a rotoli che non splafoniamo in campi che non ci appartengono. Vorrei iniziare dal basso perché mi entusiasma sempre di più quello che c'è di losco in questo calcio italiano, che mi annoia quasi parlare di calcio giocato. Ma è giusto rispettare le tradizioni ed è ancora più giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. La Juventus ha vinto lo scudetto da mesi e nell'ultimo periodo sta ammazzando definitivamente il campionato. Un doppio smacco per le milanesi che non riescono neanche a fare la differenza in questa mediocrità generale. Se Allegri sta leggendo questo editoriale gli gireranno come le pale eoliche di Oreste Vigorito, Presidente del Benevento, il quale ha cambiato un altro allenatore e ha pensato di affidare la panchina al genero. Fa bene Allegri ad arrabbiarsi, perché quando arrivò a Torino gli misero il bollino di Conte in fronte. I maligni volevano vedere se sarebbe stato in grado di conseguire gli stessi successi di Antonio. E lui ha fatto meglio del Principino, il quale credeva di essere l'unico detentore della bacchetta magica e lasciò Torino perché credeva che i suoi ragazzi fossero scoppiati e che Marotta fosse diventato rincitrullito tutto ad un tratto. Vincere non è mai semplice, men che meno scontato; Allegri si sta superando con un campionato aperto solo fino a metà dicembre, una finale di Coppa Italia ed il sogno di una semifinale Champions decisamente alla portata. Poi si parlerà di mercato. Tevez? Pogba? Il problema, da sempre, non è perdere un fenomeno, bensì sostituirlo con un altro fenomeno. Marotta e Paratici hanno ampiamente dimostrato di essere, in questi anni, il Top in Italia ed è giusto che in loro venga riposta una fiducia incondizionata. Si sta risvegliando il Napoli. Da quando Benitez ha fatto palesemente capire di lasciare l'Italia, a fine anno, il Napoli è ripartito. In coincidenza con la sfuriata di De Laurentiis e con il ritiro punitivo. La stagione degli azzurri, fin qui, è totalmente fallimentare. Mai in corsa per lo scudetto, fuori dalla zona Champions, fuori dalla Champions a Bilbao e fuori alla semifinale di Coppa Italia in casa con la Lazio. C'è, però, ancora tempo per recuperare: un'eventuale conquista dell'Europa League e l'accesso alla prossima Champions salverebbero nettamente una stagione che, fino a due settimane fa, sembrava aver preso una pessima piega. Comunque andrà, bisognerà ridisegnare il Napoli per il prossimo anno e bisognerà ripartire da gente come Gabbiadini che garantisce affidabilità per il presente e per il futuro della squadra.
A Cagliari siamo ai titoli di coda. In estate sbarrammo gli occhi quando la nuova proprietà scelse Zeman come allenatore. Come sempre un insulto dietro l'altro sui forum locali. Zeman è un grande teorico, ma un pessimo allenatore. Ignora la fase difensiva, si preoccupa solo della preparazione atletica e se in attacco non ha calciatori come Immobile, Insigne, Baiano e via dicendo fatica a fare la differenza. Il Cagliari ha sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare e Zeman è il principale colpevole. Il suo calcio non esiste più e anche quando c'è stato il suo boom è durato talmente poco che neanche lui si è reso conto del successo. E' un personaggio mediatico di eccellenza, ma lo show in conferenza e la frase ad effetto che regala ad un giornale passano in centesimo piano quando i risultati non arrivano mai.
In chiusura, voglio occuparmi ancora dei mali del nostro calcio, sebbene abbia capito che nessuno dà peso alle mie parole, in quanto è - tutto sommato - meglio mettere la testa sotto la sabbia, finché c'è almeno un granello a coprire il cervello di certi personaggi. A Cagliari gli ultras entrano in ritiro e danno due ceffoni ai calciatori perché la sera vanno a ballare in discoteca con la squadra che sta retrocedendo in serie B. Proprio in serie B parliamo non più con i fatti ma viviamo di slogan "Rispetto", "La serie B, il campionato degli italiani" e giustamente ce la prendiamo con quei delinquenti che di notte hanno segato i pali dello stadio. I veri delinquenti sono, molto spesso, in giacca e cravatta. Io ho più paura di un abito gessato che di un uomo incappucciato. Il male del calcio italiano non sono gli Ultras (certo ci sono i delinquenti ma non vanno mischiati con gli ultras), il vero male sono le lobby, gli inciuci e i compromessi che si trasformano in sistemi mafiosi. Oggi parliamo del Varese e degli atti vandalici ma ci voleva un genio (lo abbiamo scritto per un'estate intera) per capire che Varese e Brescia - con valanghe di milioni di euro di debiti - non andavano iscritte al campionato di serie B? Chi sono quei fenomeni che siedono attorno ad un tavolo di Lega e non si accorgono che il Parma, anno dopo anno, si indebitava fino ad arrivare a 218 milioni di euro e, nonostante questo, i signori della Covisoc non hanno suonato le trombe e Lega e Federazione hanno ignorato il problema? Ci vuole tanto, a metà luglio, a controllare i bilanci delle società professionistiche e, automaticamente, non iscrivere chi è indebitata e alle spalle non ha un Presidente forte da risanare il debito prima dell'inizio del campionato seguente? Non facciamo i moralisti complimentandoci con il Parma per i risultati che sta ottenendo. Donadoni e Lucarelli stanno facendo il gioco dei potenti: restare in vita fino a fine stagione e poi un calcio nel sedere. Palazzi vuole davvero passare alla storia come l'uomo che ripulisce il calcio? Bene, Palazzi, siamo con te fino alla morte. Ma fallo seriamente. Hai gli uomini per farlo, esci allo scoperto e incastra tutti. Tu sai cose che noi sappiamo, tu sai cose che non dici e noi diciamo. Muoviti! Vai a fare i blitz e manda a casa tutti i dirigenti che ogni mese pagano la metà degli stipendi a nero. E al 16 del mese pagano la metà dei contributi perché l'altra metà non esiste. Inizia a mandare, seriamente, in giro i tuoi uomini a beccare le partite aggiustate e i Presidenti già salvi che scommettono su mercati asiatici anche sulla loro squadra e radiali a vita. Noi non abbiamo questo potere, il nostro finisce con due battute su questo Mac. Perché nessuno si ribella ad un Tribunale Federale Nazionale che di calcio non sa nulla. Alla gente le cose bisogna spiegarle, perché altrimenti non capisce. Il TFN è composto da avvocati e non da giudici, avvocati che di mestiere fanno altro e non sono esperti, per loro stessa ammissione, né di tributario né di giustizia sportiva. Può un Presidente, seppur bravo nel suo campo, essere specializzato in diritto di Comunicazione e decidere a modo suo classifiche dalla serie A alla serie C? No! No! E ancora No! In secondo grado, quasi sempre, queste sentenze vengono stravolte perché dall'avvocato che gioca a fare il giudice si passa al Professore Universitario di Diritto Amministrativo e Tributario. Alleluja. E da qui si capisce perché la sentenza del punto di penalizzazione del Bologna sia stata stracciata. Gli avvocati del TFN, che nella vita fanno tutt'altro mestiere, non hanno considerato neanche la base dell'essenza. Io società cosa deposito a fare una fideiussione di 800.000 euro o 600.000 euro a garanzia se poi la garanzia non serve a nulla e vengono indebitamente sottratti punti ad una città, una squadra e una tifoseria che sta completando regolarmente il suo percorso, in base alla famosa teoria del più forte? E, se volete, parliamo anche delle tempistiche. Atto assurdo aspettare una sentenza per 8 mesi e averla a 4 giornate dalla fine di un campionato. Nel settembre 2004 investo con la mia auto un cane, non muore ma gli spezzo una gamba. Nel novembre 2006 mi arrestano e il giudice mi dà l'ergastolo, peccato che l'accusa avesse richiesto il ritiro della patente per tre mesi come pena massima. Per questo al TFN vanno messi giudici tributari e non avvocati fuori contesto. Il problema oggi non è il Monza, il Parma, il Novara o la Reggina. Il problema è di tutti, perché cani sciolti fuori dal recinto di competenza sono pericolosi per la comunità.

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