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Editoriale

Juve, vittoria scudetto. Napoli, comunque vada sarà un successo. Firenze sveglia: senza i Della Valle torni nell'anonimato. Cagliari, la perfezione di Rastelli

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
15.02.2016 09.10 di Michele Criscitiello  Twitter:   articolo letto 47825 volte
© foto di Federico De Luca

Per 88 minuti abbiamo capito di che pasta siamo fatti in Italia. Giustamente conta solo il risultato, tatticamente siamo dei fenomeni ma lo spettacolo è meglio andarlo a vedere al cinema o al circo. Juventus-Napoli è stato il trionfo di Carlo Conti. Lo abbiamo preso in giro quando lunedì propose di vedere il Festival e di registrare la partita e, invece, quasi quasi preferivo le gaffe di Gabriel Garko e lo spacco di Madalina Ghenea. Caressa e Bergomi sono due fenomeni. Pur di far passare il big match come bello e avvincente spiegavano che era il trionfo della tattica e la strategia di non perdere di entrambe faceva sì che quella partita di Torino non passasse da supersfida a noia mortale. Il brutto primo tempo è stato salvato solo dalla prodezza di Bonucci. Nella ripresa, per fortuna, mi funzionava la macchinetta del caffè altrimenti il divano si sarebbe impadronito di me. Ha vinto la Juve ma non meritava. Ha vinto la Juve perché è una vecchia signora bisbetica che, prima di farsi portare via la borsetta, prende a bastonate. Il Napoli ci ha provato e, sinceramente, per lo spettacolo che avrebbe offerto, avremmo preferito lo scudetto a Napoli. Se avesse vinto il tricolore, Sarri avrebbero festeggiato per un anno. Fuochi, coreografie e sfilate infinite. Sai che spettacolo. La Juventus è abituata a vincere e con l'ennesimo tricolore in tasca festeggerà 20 minuti e poi penserà a fare una squadra ancora più forte. Sto dando per scontato che lo scudetto finisca di nuovo a Torino. Un po' perché se prima il futuro della Juventus dipendeva da altri adesso dipende solo dai bianconeri. La squadra di Allegri, una volta firmato il sorpasso, difficilmente perderà la borsetta per strada dopo averla difesa a denti stretti. Pensate che ad inizio campionato Allegri sembrava fuori dai giochi. Oggi, dopo 15 partite vinte consecutive, è primo e deve guardarsi solo dal Napoli. Gli azzurri, comunque andrà, devono essere orgogliosi. Perché la Champions è un trionfo e perché a Torino non hanno vinto, per 90 minuti, i più forti ma i più maturi. A Napoli fanno gli scongiuri, ma sanno bene che questi sono treni che nella vita passano poche volte. E' giusto che i tifosi e la squadra continuino a crederci, ma le possibilità si sono abbassate drasticamente. Non è il punto che fa la differenza e non è neanche la parità negli scontri diretti. Il calendario favorevole alla Juve, la caparbietà dei bianconeri e il possibile contraccolpo del Napoli sono elementi che potrebbero fare la differenza. Sarri e Giuntoli hanno seminato benissimo, non alzeranno facilmente bandiera bianca, ma oggi abbiamo apprezzato che qualcuno ha dato del filo da torcere alla Regina d'Italia. Il Napoli, tuttavia, per diventare grande del tutto deve ripartire anche dal settore giovanile. Giuntoli ha un compito importante: dare un'anima ai giovani del Napoli. De Laurentiis, in tutti questi anni, ha fatto grandi cose per Napoli, ma una Primavera così brutta e poco competitiva e un settore giovanile inutile come la rete wi-fi dei Frecciarossa italiani è una bestemmia. Ci sono migliaia di giovani napoletani che giocano per strada e che possono crescere come potenziali campioni. Vanno tutti via, a cercare gloria al Nord. Questa risorsa che oggi il Napoli continua a sprecare, un domani molto vicino la rimpiangerà. Il frutto non cade mai lontano dall'albero. A Firenze c'è una squadra che sta lottando per il preliminare di Champions League e c'è una tifoseria che dà dei "ciabattini" ai Della Valle. Roba dell'altro mondo. Il calcio è, spesso, irriconoscenza ma la città di Firenze, famosa in tutto il mondo per l'arte e per la cultura, non può cadere così in basso e non capire che con i Della Valle ci sono un presente e un futuro, mentre con il primo sconosciuto si rischia di tornare nell'anonimato. Certamente i tifosi vogliono sempre di più e fanno bene. Possono pretendere qualche acquisto top ma gli arrivi estivi sono stati tutti mirati e studiati. Se la dirigenza ha commesso qualche errore (ed è stato commesso) non si può imputare ai Della Valle scarso attaccamento. Se poi il tifoso crede che l'imprenditore per farlo divertire debba fallire, allora, siamo su un altro pianeta: quello dell'ignoranza. I tempi dei Sensi, Cragnotti, Gaucci, Tanzi e Cecchi Gori per fortuna è finito. A Napoli erano abituati, ultimamente, a Naldi. De Laurentiis ha cambiato il vento. I Della Valle sono oro per Firenze e per il calcio italiano. 10-100-1000 Diego ed Andrea nel nostro sistema. Se vogliono a Firenze possono guardare all'esempio di Genova, dove un'altra grande tifoseria è alle prese con l'imprenditore Massimo Ferrero. Va bene l'ambizione di guardare sempre avanti ma, ogni tanto, occorre anche un sano realismo per guardarsi alle spalle.
Complimenti anche ad un'altra grande piazza pronta a ritornare in serie A: Cagliari. Giulini non ha sbagliato nulla quest'anno, dopo aver avuto il torto di prendere Zeman e di retrocedere sparato al primo anno. Adesso ha fatto esperienza e sta ottenendo grandi risultati con la prima squadra e con la Primavera. Molti danno per scontata la promozione del Cagliari in A. Assurdità. Vincere è sempre difficile e mai banale. Figuratevi in B. Il Cagliari ha indovinato tutto le mosse e quella più vincente è stata aver affidato la squadra a Massimo Rastelli. Mi prendo anche un 1% di meriti perché, come ammesso da Capozucca in diretta su Sportitalia, l'idea Rastelli a Cagliari è nata da una nostra telefonata e dal contatto creato un giorno di giugno. Se fate la somma dei punti conquistati da Rastelli negli ultimi 3 campionati di serie B, capirete il valore di questo allenatore e del suo staff. Qualcuno dice "le sue squadre non danno spettacolo": dopo Juve-Napoli, ricordiamo agli amanti del circo che qualche tendone in giro per la città sempre lo trovate. Il Cagliari doveva tornare in A e ci sta tornando. I risultati sono eccezionali e il ritmo è stupefacente. Gestire tanti big non è semplice. Se ad un allenatore normale dai 14-15 giocatori di valore, va in tilt e non capisce più nulla. Rastelli li gestisce da maestro e ottiene grandi risultati. La sua filosofia di calcio lo porterà lontano: quando non si può vincere non si deve perdere. Parole sante per un tecnico arrivato dalla gavetta e ora pronto a passare per la cassa.

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