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Editoriale

Juventus: convincere Morata a restare il capolavoro. Milan, Boateng non è il rimedio. Sabatini ed il villaggio di Garcia. Il crack Jovic tra Firenze e Torino (dove può finire anche Vrsaljko)

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker per Radio Sportiva e vicedirettore di Firenzeviola.it.
09.10.2015 13.32 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 122710 volte
© foto di Federico De Luca

Viva l'Italia. Ma pure chissenefrega, pensano tanti. Perché l'azzurro, per un paese di carristi come il nostro, è bello ed orgoglio durante gli Europei ed i Mondiali. Non so voi, ma amici e conoscenti difficilmente alzano la cornetta per "oh, ci facciamo una birra al pub, che ci vediamo l'Azerbaijan? Che poi, come si scrive l'Azerbaijan? E cos'è, di preciso, l'Azerbaijan?". Insomma, le qualificazioni sono eccitanti come un film muto polacco, però tant'è. Viva l'Italia, seppur Antonio Conte si debba arrendere a due realtà: l'inedia di un popolo che sarà pronto a sbandierare tricolori ed a criticare ogni sua scelta in Francia, ed una Nazionale senza centravanti. Non me ne vogliano Graziano Pellè e neppure Simone Zaza, perché hanno valore indiscusso. Ma il loro posto, un tempo, era di Gigi Riva, quel ruolo è stato di grandissimi anche nei tempi recenti come Paolo Rossi, come Christian Vieri, gente che ha vinto e che poteva fare da trascinatore mica solo tenere in mano il palo per il selfie. Invece, ora, l'Italia è senza centravanti deluxe e pure dati alla mano, ovvero 2 gol nelle qualificazioni per Chiellini, Candreva e per Pellè, lo dimostrano. Sicché Conte si prepari all'agghiacciante tourbillon di critiche, su "Toni si, Toni no, Zaza boh, Insigne mah, Insigne certo, Rossi chiaro, Candreva ci mancherebbe, Totti chelovuoitenerefuori?" e via discorrendo. Viva l'Italia, però, ci mancherebbe.

Archiviato per dover di cronaca il capitolo Italia, non foss'altro che domani sera nella 'splendida' Baku la banda Conte sfida gli azeri, sotto con la Serie A. Apertura con la Juventus: che d'estate ha fatto, disfatto, ricucito e ricostruito. Di getto: è una squadra in piena costruzione che negli anni potrà confermarsi tra le grandi d'Europa. I fischi dei primi periodi sono immeritati, perché in fondo la società ha speso, è reduce da una stagione da sogno e, pur con qualche errore di percorso, ha cercato di fare un mercato ragionato. Il capolavoro, però, sarà riuscire a convincere Alvaro Morata a restare alla Juventus. La gestione di Massimiliano Allegri del centravanti spagnolo è portata alla massima resa e realizzazione, ma pure del ragazzo. Si sprecano per lui cuoricini, il soprannome AM9 fa tanto ultimo modello di Mercedes mentre questo spagnoletto con il volto da ragazzo normale è una Ferrari. Impari a giocar più con la squadra e sarà tra i migliori al mondo. Vendere Tevez è stato pianto argentino, si sa, ma lui e Paulo Dybala hanno tutto per fare come e meglio dell'Apache e soci. La gestione, anche in ottica futura, è perfetta. Dargli sempre più responsabilità, farlo sentire appagato ed arrivare a frasi come "le clausole per tornare a Madrid sono una possibilità ma contanto anche i sentimenti". Se riuscirà nel capolavoro di far dire a Morata di no al Real Madrid, nonostante Florentino Perez stia facendo di tutto per farlo tornare all'ovile.

Milanesi, adesso. La situazione del Milan è tanto paradossale da essere quasi incomprensibile. Si fa lo stadio, tutto fatto, anzi no. Via con gli italiani, anzi forse, no torna Kevin-Prince Boateng. "Non firmo per il terzo posto", e poi pure l'Europa League è lontana. Sicché pare tutto già sfaldato, seppure giocatori come Romagnoli e Bertolacci chiamino ad un futuro roseo. Però, ancora una volta, il tecnico è in discussione. Il Milan ne ha cambiati, ultimamente, più che portieri il Carpi (a proposito: auguri a chi ha comprato Brkic e magari anche Benussi al fantacalcio. Prima cosa per il coraggio a prescindere, ma ora gioca pure Belec!). Gli allenatori, si diceva: c'era Seedorf che però alzava la voce e che poco gradiva imposizioni e considerazioni. Poi Inzaghi che accettava pure Honda in porta. Mihajlovic che 'ora si fa come dico io' e invece, appunto, si trova Boateng in amichevole a giocar da titolare. Il punto e a capo proposto tempo fa da Barbara Berlusconi, in ogni settore, non era una cattiva idea. Però, se poi Philippe Mexes resta fuori dai titolari, viene venduto e poi tenuto in rosa dal presidente a furor di cuore che batte, si progetta a fatica. Però auguri, e pure pazienza, perché i giocatori ci sono. E' che manca la serenità.

Un po' come a Roma. Trionfa col Carpi, è Scudetto! Perde col Bate Borisov, è crisi! Anche gli abitanti del villaggio di Garcia pare abbiano deciso di cambiare religione perché 'o questa chiesa ce la mettete, o diventiamo di Scientology'. Pallotta, dagli Stati Uniti, guarda da lontano una squadra che a volte è un po' come l'uomo di prima mattina, altre come lo stesso dopo qualche birra di troppo. Su e giù, senza mezza misura. Di chi le colpe? Bella vita, additare mentre magari una di quelle birre te la stai bevendo davvero. Però puntare il dito verso Walter Sabatini pare ingiusto. Ha venduto a peso d'oro, ha comprato giocatori vincenti ed ha commesso un solo errore: non prendere un altro titolare in difesa. Perché? Da capire quali siano state le valutazioni definitive su Leandro Castan, al quale va il più grande degli auguri e dei ben tornato, si spera presto a pieno regime. Però, da saggio direttore qual è, doveva pensare anche all'ipotesi di un Castan non ancora al top e prendere un uomo di maggior esperienza di Rudiger per non dover costringere Garcia sempre al tampone De Rossi centrale. A proposito di colpevoli: in una Serie A che sinora ha lo stesso criterio di un gruppo di trentenni ad un addio al celibato a Praga, la Roma doveva essere prima. Doveva essere lei, di fatto, l'anti-Juventus per eccellenza, invece è una squadra che Garcia mette in campo sempre uguale a sè stessa, diventata non prevedibile ma quanto meno 'in provincia di'. Perché gli uomini che gli ha messo a disposizione Sabatini sono vincenti, sta al francese ora fa sì che altre religioni non prendano spazio nel suo villaggio.

Appunti sparsi di mercato. Luka Jovic è uno dei migliori talenti d'attacco di tutta Europa. Studiato e braccato dalle grandi, mica solo d'Italia, pare proprio che sia diretto verso la Serie A. Torino e Fiorentina: il bivio è questo, granata e viola si stanno sfidando per aggiudicarsi, al fotofinish, uno dei migliori crack d'Europa e valutato dalla Stella Rossa circa 5 milioni di euro. A proposito dei viola, argomento geograficamente molto vicino: visto che d'estate eran piovute molte critiche, bisogna cospargersi il capo di cenere ed ammettere che la scelta di Paulo Sousa è stato probabilmente il miglior colpo di mercato di tutta Italia. La Fiorentina è la miglior società nostrana a scegliere allenatori, senza troppi giri di parole. Cesare Prandelli, Vincenzo Montella, ora il portoghese. Tanto di cappello, ma d'inverno dovranno essere rimediati gli errori d'estate, senza che il bagliore del primato attuale, ed ottobrino, offuschi progetti. Un difensore in primis: caldissimo è il nome di Lisandro Lopez, per cui sono in corso contatti con il Benfica. Il giocatore è disponibile al trasferimento, in estate era già stato cercato pure dall'Atalanta. Poi un centrocampista, col nome di Walace del Gremio che ritorna (chiosa su Jovic: la Fiorentina vuole prenderlo per l'estate che verrà, il Toro pressa come detto).

A Napoli sta per rinnovare Jorginho mentre a gennaio si riaprirà la pista per Juan Camilo Zuniga alla Sampdoria. Ad Empoli ha rinnovato il giovanissimo Assane Dioussé, la Sampdoria sta per chiudere per Ionut Nedelcearu della Dinamo Bucarest per la difesa. Simone Missiroli rinnoverà presto con il Sassuolo fino al 2019, ed occhio anche agli affari con la Juventus. Sime Vrsaljko, a gennaio, potrebbe passare proprio dai neroverdi alla società bianconeri. E buon Azerbaijan a tutti.

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