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SONDAGGIO
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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Juventus: Donadoni piace anche a Torino. Paulo Sousa: il vero sogno è Pellè. Difensori: Montella batte la Roma. Milan: Aquilani, ma l'avete sentito?

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
16.01.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 48617 volte

Se la stagione in corso dovesse essere gratificante come la prima, ve ne sono per la verità tutte le premesse a 360 gradi, e se Massimiliano Allegri dovesse pertanto fare il pieno di consacrazione in bianconero e andare verso l'Europa delle panchine con il petto in fuori, tutto potrebbe accadere all'insegna dei migliori rapporti e della reciproca soddisfazione con il suo attuale Club. Allegri che va a rassenerarsi in un calcio meno schizofenico del nostro e rimette in circolo stimoli e adrenalina. Non senza aver sottolineato ad una dirigenza con la quale ha ben lavorato, il nome di una persona serena ed equilibrata come lui: Roberto Donadoni. Nei suoi mesi difficili al Milan, Donadoni non mancava mai di sottolineare la bravura di Allegri e di descrivere il mare agitato nel quale si trovava ad operare. Non erano dichiarazioni di scambio, ma stima sincera. Conoscendoli entrambi, non possono non piacersi. Ed un eventuale passaggio di consegne lascerebbe la Juventus in consegna alle stesse mani e allo stesso buon senso, senza scompensi e senza sbandate.

Si parla molto in casa viola di difensori, centrocampisti e punte. Anche qui regna il mercato in uscita, Pepito Rossi in primis. In entrata fino ad oggi il solo Tino Costa che sarà pronto e tesserabile dopo la partita di domenica sera a San Siro con il Milan. Sul mercato però c'è sempre una bassa frequenza, un livello di rapporti e segrete speranze che non raggiunge quasi mai la superficie. Eccolo allora il nome, Graziano Pellè. Non ancora una trattativa, non ancora un obiettivo del Club viola. Ma che sia il vero sogno di Paulo Sousa sì, ci sentiamo di sbilanciarci. Un giocatore che crea spazi, che lavora, che la butta dentro. In questo il tecnico viola mostra di essere affine alla visione di calcio del suo ex compagno di squadra nella Juventus, Antonio Conte. Un rompighiaccio ancor più appuntito e avvolgente di Kalinic. E proprio il credito accumulato con l'ex Dnipro, Nikola è arrivato su espressa richiesta dell'allenatore portoghese, potrebbe sul filo di lana dare colpo al sogno Pellè.

E' l'altro volto dell'estate. Fai un mercato mediatico, intercetti due-tre luoghi comuni a tuo favore, tutti ti incensano e così facendo non si accorgono del problema. E' quanto accaduto alla Roma da giugno ad agosto 2015. Il suo si è rivelato un mercato pendulo, sbilanciato. Di grande qualità e tirato a lucido in attacco, giustamente conservativo a centrocampo, fatto male in difesa. Romagnoli al Milan per finanziare il mercato offensivo e lasciare le briciole alla retroguardia: non bene Digne, non bene Rudiger, non pervenuto Gyomber, idem Emerson Palmieri. E' dietro che bisogna rimediare e crediamo Spalletti lo sappia. Ma i primi pastoni di mercato non sembrano incoraggianti per i giallorossi. Alla Roma viene attribuito l'interesse per Tonelli, mentre l'ex romanista Montella che, a sua volta deve fronteggiare problemi difensivi con la sua Sampdoria, naviga attorno ad obiettivi di maggiore livello: Ranocchia ad esempio, Heurtaux ad esempio, lo stesso Diakitè. Tocca a Spalletti rimettere a posto la bilancia, rispetto alla Roma della scorsa estate e rispetto alla Sampdoria di questo Gennaio.

Gli squilibri elettrolitici dell'atmosfera attorno al Milan, dall'ex cognato all'ex minorenne, non sorprendono più. Tra uno sbadiglio post-panettone e l'altro, per non perdere l'abitudine, questo, quello e quell'altro ancora avevano inondato i siti della sosta natalizia con la frase più ricicciata di fine anno: "El Shaarawy? E allora? Cosa aveva fatto il Milan con Aquilani...eh?! eh?! eh?!". Tanto tuonò che piovve: finalmente addì Sabato 9 Gennaio Aquilani, lui proprio lui, lo spiega: "Sì è vero, il Milan mi ha fermato a 23 presenze, ma Galliani è stato onesto e mi ha avvisato per tempo spiegandomi la situazione economica del Club". Ecco cosa aveva fatto il Milan con Aquilani. Ma la montagna di sbadigli ha coperto le rivelazioni di Aquilani e la frase è sempre rimasta quasi autisticamente (con tutto il rispetto per chi subisce davvero gli effetti della sindrome) quella di El Shaarawy ed Aquilani. Ma chi legge tutto e non un tanto al tocco quello che fa comodo, lo faccia uno chapeau grande così ad Alberto che, a causa di quella scelta, perse anche l'Europeo del 2012. Ma il Milan, Mihajlovic e i giocatori devono essere bravi, freddi e pazienti, perché ormai è tutto così. Sempre, comunque. Fatevi un giro, venite con noi sulla giostra. Arriva Luiz Adriano? Non va bene, mercato scandaloso. Parte Luiz Adriano? Non va bene dovevamo tenerlo. Rimane El Shaarawy, ma no è uno scarto. Riparte El Shaarawy? Ma no, teniamolo. Dicono che prendiamo Fellaini? Ma no, è lento. Si parla di giovani meno noti, Grassi ed El Ghazi...ma no, meglio gente più solida e strutturata come Fellaini o Witsel. Bacca? Ma per 30 milioni devi prendere uno che fa la differenza. Bacca 40 milioni al Chelsea? Società allo sbando, dobbiamo tenerlo. L'aria che respira il Milan è tutta qui, impestata, viziata, ostaggio di un fiume di parole: ogni minuto c'è uno che fa la predica al Milan, ogni nanosecondo viene avvelenato un piccolo grande pozzo. La squadra spera che finisca, ma non finisce. E ad ogni delusione un sospiro, ad ogni sentenza un bel conticino fino a dieci. Certamente non sono mancati errori, incidenti e contraddizioni in questi anni da parte del Milan. Certamente i tifosi ci soffrono, sono delusi e amareggiati, per lo più in buona fede. Ma il mostro è proprio brutto. Lo yeti di parole e di odio che incombe sul Milan ad ogni ora del giorno è peggio di molte partite rossonere. E gli avversari ne approfittano. Sul campo e fuori. Alimentano lo psicodramma, lo coccolano, lo tengono sempre sul chi va là. Guai, non deve mai andare a nanna. Così copre le nostre piccole magagne di passaggio. La parola d'ordine è spaliamo sul Milan. Il dopo Roma-Milan è un trattato in questo senso. Gioca peggio Garcia per 70 minuti, ma in prima pagina ci va Mihajlovic, fino a che i fatti e le decisioni non prendono il sopravvento e ristabiliscono le cose. Ma nel frattempo, come per Aquilani ed El Shaarawy, qualche profilo infoiato, convinto che Spalletti in realtà abbia preso il posto di Sinisa lo troviamo sicuro da qualche parte. Anzi, molti più di qualcuno.

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