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Editoriale

Juventus e Fiorentina, un rovente derby d'Europa. Ha ragione Conte: le riserve non sono all'altezza. Ecco perché Zanetti lascia l'Inter, Vidic ha già firmato

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
21.02.2014 00.00 di Enzo Bucchioni  articolo letto 35765 volte
© foto di Federico De Luca

Se la sconfitta del Milan in casa con l'Atletico fa piangere il calcio italiano, c'è da consolarsi con l'Europa League che ci regala uno straordinario derby tutto italiano. Con i risultati dell'andata, Juventus e Fiorentina hanno ipotecato il passaggio del turno e un sorteggio perfido o geniale (fate voi) negli ottavi metterà di fronte proprio le due squadre e le due società italiane che forse si odiano di più (sportivamente parlando). Sarà un marzo caldissimo, di quelli che se qualcuno l'avesse detto avresti fatto fatica a crederci. Juventus e Fiorentina si incontreranno tre volte nel giro di due settimane, per la coppa e per il campionato. Una sfida nella sfida, un confronto ravvicinato del terzo tipo che rimetterà in campo vecchi e nuovi veleni, c'è da scommetterci.
Fra l'altro quest'anno la sfida arriva dopo il rocambolesco 4-2 dell'andata a Firenze in campionato, quando la Fiorentina nel giro di un quarto d'ora segnò quattro gol alla Juventus compiendo un'impresa che resterà nella storia. I bianconeri uscirono distrutti nel morale, ridicolizzati. C'è da scommettere che da quel giorno non hanno pensato ad altro se non a questa rivincita.
In più ci sarà la coppa che la Fiorentina vuole per provare a vincere qualcosa e la Juve cercherà di vincere perché la finale si giocherà proprio allo Juventus Stadium. Roba da film, prenotate i biglietti ci sarà da divertirsi con due squadre che giocano sempre un calcio a viso aperto.
Ma questa sfida è arricchita anche da una tensione esterna molto più forte di quella che si vive in campo.
Da anni le due proprietà (Yaki Elkann e Diego Della Valle) si fronteggiano in una clamorosa sfida economica e politica con risvolti dialettici clamorosi, che ha già visto diverse puntate senza esclusione di colpi. Facile prevedere che le tre partite a fila potranno accendere ancora di più la rivalità e di conseguenza le attese.
I risultati in Europa League hanno dimostrato ancora una volta che funzionano meglio le squadre che cercano di imporre il gioco, che hanno una personalità. Stiamo parlando della Fiorentina, ma anche del Napoli che ha portato a casa un pari da non disprezzare. Un disastro la Lazio punita da un gioco di rimessa che in Europa non funziona.
La Juventus ha fatto la sua partita, ma ancora una volta fuori dai confini la Signora perde un po' della sua sicurezza. La maledizione europea continua e anche ieri sera contro il Trapzospor i bianconeri hanno corso il rischio di non andare oltre l'uno a zero e di subire il pareggio. Il 2-0 nel recupero ha sistemato la pratica.
Ma perché la Juve fatica così in Europa? E' un problema di mentalità, ma anche di qualità tecnica complessiva del gruppo. Se in Italia i bianconeri sono più forti, anche in Europa League quando Conte decide di fare un minimo di turn-ore vengono a galla i limiti di alcun i giocatori che non sono da Juventus. Parliamo di Peluso, ma anche di Isla. E la difesa con Ogbonna e Caceres non è la stessa di quando giocano Chiellini e Barzagli.
Le grandi squadre europee, invece, hanno la panchina più o meno equivalente ai giocatori che scendono in campo.
Questo discorso di crescita progressiva lo metterà ancora sul tavolo Antonio Conte quando deciderà di affrontare il discorso-contratto. Nel passato, ad esempio, quando è mancato Pirlo la Juve ha sofferto. Ieri per portare a casa il risultato, l'allenatore bianconero ha dovuto rimettere in campo Vidal e Llorente. Confermiamo che l'appuntamento con Conte per il contratto è fissato dopo il 20 di marzo, dopo Juventus-Fiorentina a puntate.
Intanto è tornato in Italia Thohir che per la prima volta ha polemizzato con Moratti che lo aveva richiamato per le troppe assenze. Con il sorriso, ma stizzito, ha replicato: "Mi sento tutti i giorni con i miei collaboratori". Naturalmente non basta, ma contento lui... Comunque dobbiamo registrare un progressivo allontanamento dai miti e dalle idee morattiane. Branca, un totem, è stato licenziato in tronco. E la stessa sorte sta per toccare a Xavier Zanetti.
Del resto l'Inter per cambiare strada aveva bisogno di liberarsi di tutti i miti del passato. Mazzarri ha chiesto e ottenuto carta bianca dal presidente indonesiano, se deve imporre le sue idee, se deve essere libero di sbagliare, deve fare di testa sua. Non è un caso se dopo questo chiarimento i risultati sono arrivati. Uno straordinario giocatore di 41 anni non può più far parte di un progetto futuro. Ma con lui gradualmente anche Milito e Cambiasso si ritroveranno più lontani dell'Inter. La loro storia, la loro personalità, il famoso clan degli argentini, rischia di continuare a condizionare l'Inter e questo non può essere. Con Moratti non sarebbe mai successo per ragioni di cuore, per riconoscenza, ma le squadre non si ricostruiscono con la storia e Mazzarri è in pieno accordo con Thohir.
Di questo disagio (messo tra le riserve) però Xavier Zanetti ha parlato con Mourinho che conoscendo il valore dell'uomo e pensando di poter avere dall'argentino anche un aiuto per far crescere il gruppo del Chelsea in personalità gli ha proposto di andare a lavorare con lui in Inghilterra. E' molto probabile quindi che Zanetti accetti e a fine stagione dopo una vita lasci l'Inter.
Del resto la nuova proprietà non si può far condizionare da nessuno, i rapporti e i ruoli devono essere chiari: prendere o lasciare.
Intanto, in quanto a prendere, dopo Hernanes l'Inter cerca altri giocatori di grande personalità e Thohir ha quasi ammesso l'ingaggio di Vidic, centrale difensivo del Manchester. L'affare, in realtà, è fatto: Vidic è nerazzurro.

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