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Editoriale

Juventus, il tesoretto c'è: investilo! Pirlo, Biglia e il 'falso' problema dell'Inter. De Laurentiis, adesso o mai più

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
03.01.2016 00.00 di Raimondo De Magistris  Twitter:   articolo letto 62111 volte
© foto di TuttoMercatoWeb.com

Massimiliano Allegri si sta confermando un grande allenatore. Nel primo scorcio di stagione, a causa dei tanti cambi effettuati in estate, ci ha capito poco. Ogni partita una squadra diversa e un modulo diverso, sempre con risultati scadenti. Poi, meglio tardi che mai, è tornato sui suoi passi. Ha capito che serviva ridare un'identità alla squadra ben precisa e un anno dopo aver abbandonato il 3-5-2 è tornato ad utilizzare il modulo di Contiana memoria. La mossa vincente per svoltare, da lì le sette vittorie consecutive e il ritorno prepotente della Juventus nella corsa per il titolo.
La Juve adesso è la solita Juve. E' arrivata alla pausa natalizia a tre punti dalla vetta, ma adesso la palla passa alla società. Agnelli e Marotta in estate non hanno accontentato il tecnico toscano, che ha chiesto invano l'inserimento in rosa di un trequartista di spessore internazionale e s'è ritrovato a fine agosto con Hernanes e Lemina.
Un errore che non potrà essere reiterato a gennaio. Abbandonato il 4-3-1-2, e quindi l'utilizzo del trequartista, Allegri ha chiesto alla società l'inserimento in rosa di un forte centrocampista. Richiesta legittima, perché Pogba e Marchisio sono due certezze mentre Khedira un giorno c'è e quello dopo chissà. Un talento di cristallo. E tra i tre titolari bianconeri e le riserve c'è un abisso, con tutto il rispetto per i vari Pereyra, Asamoah ed Hernanes.
Alla Juventus un centrocampista titolare serve come il pane e i soldi per non virare su soluzioni alternative (che quasi sempre si tramutano in riserve) ci sono. Tuttosport in un virtuale bilancio della Juventus riguardante l'anno solare 2015 ha evidenziato che i campioni d'Italia negli ultimi 12 mesi hanno prodotto ricavi per circa 400 milioni di euro. Un'enormità se messa in relazione con tutti gli altri club italiani, una cifra di tutto rispetto se messa in relazione alle big europee. In pratica, ci sono quattro club inarrivabili: Barcellona, Manchester United, Real Madrid e Bayern Monaco. Poi c'è anche la Juve, che punta a scalzare - e ci sta riuscendo - società come PSG, Manchester City o Chelsea.
Che vuol dire tutto ciò? Significa che la Juve a gennaio ha tutte le possibilità di muoversi sul mercato e non lesinare. Ha una budget non inferiore ai 60 milioni di euro, che non vuol dire spendere 60 mln solo per un cartellino visti i costi legati all'ingaggio, ma 30 certamente si. Arrivare a İlkay Gündoğan, insomma, non sarebbe un problema. E Allegri va accontentato: Marotta e Paratici devono evitare nuovi tira e molla per eludere la possibilità di ritrovarsi il 2 febbraio col nulla in mano.

Come la Juventus, anche l'Inter a gennaio dovrà effettuare pochi colpi e ben assestati. Ma ai nerazzurri un regista non serve. Chi lo scrive dovrebbe un attimo riguardare le formazioni con cui in passato Roberto Mancini ha trionfato. La prima Inter del Mancio ha vinto grazie a giocatori come Chivu, Vieira, Cambiasso o Zanetti piazzati davanti alla difesa, il suo City si basò su giocatori come Vieira, Yaya Touré, Barry e De Jong. E non certo su David Pizarro. Nel Galatasaray, il leader era Felipe Melo, lo stesso giocatore chiesto dal tecnico di Jesi per rifondare un'Inter rinata grazie alle sue indicazioni.
Il leitmotiv non è cambiato la scorsa estate: è stato acquistato Felipe Melo, appunto. Poi Kondogbia - l'acquisto più costoso - e confermato Medel. L'Inter adesso non regala spettacolo, ma è prima in classifica. E' tornata a dettare legge seguendo le idee del suo allenatore. Perché cambiare?
La domanda è retorica e la risposta è negativa. L'Inter non muterà la sua identità: dalla Lazio può arrivare Candreva, giocatore congeniale al 4-2-3-1, ma non Biglia. Sono ripartiti i contatti col sogno Yaya Touré, ma Pirlo è stato già depennato dalla lista.

Per il Napoli s'è chiuso un 2015 dai due volti. Una prima metà deludente è stata soppiantata dal familiare faccione di Maurizio Sarri e dal vortice travolgente di Gonzalo Higuain. Il Napoli, da quando Maradona ha abbandonato le falde del Vesuvio, non s'era mai trovato così invischiato nella corsa Scudetto.
La squadra per competere fino in fondo c'è, così come ci sono dei limiti palesati tra novembre e dicembre. La coperta è corta e quando Sarri ha dovuto fare i conti con più di due giocatori infortunati è andato in difficoltà.
Vanno bene gli undici titolari, ma per il centrocampo la prima riserva è David Lopez. Koulibaly-Albiol è una coppia che sta dando importanti garanzie, ma per sostituirli in panchina c'è il solo Chiriches.
Campanelli d'allarme suonati forte a casa De Laurentiis, presidente che a gennaio non potrà sbagliare una mossa e dovrà portare a Castel Volturno due giocatori: un centrale di difesa e un centrocampista. Entrambi all'altezza dei titolari. Solo così la rosa potrà considerarsi realmente rinforzata, solo così si potrà lottare fino alla fine senza rimorsi. Il Napoli a gennaio dovrà effettuare quell'ulteriore salto di qualità troppo spesso rimandato nel recente passato.
Prima gli investimenti, poi gli utili. Per una volta il padre-padrone partenopeo dovrà invertire la sua strategia, una sacrificio necessario per cullare un sogno che da quando è presidente del Napoli non è mai stato così concreto.

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