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Da TUTTOmercatoWEB.com le ultime notizie di calcio mercato su Juve, Milan, Inter, Napoli, Roma
      
SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

L'Inter batte il cinque! Ma manca ancora un nome lussuoso alla lista di Thohir. Galliani e i 25 giorni per il miracolo Milan: il prescelto ha un volto (ma Inzaghi è già teso). La Juve e gli strani allarmismi su Vidal..

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
05.08.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 69950 volte
© foto di Federico De Luca

Ho avuto modo di parlare col mio amico Opti Pobà, il giovine tirato in ballo da Tavecchio con l'arcinota storia della banana senza bollino blu. Dice il precisetti: "Guarda che Optì non esiste, era così per dire...". Eccome se esiste!

E niente, il ragazzo c'è rimasto male per tutto questo delirio mediatico. Tra l'altro è molto preoccupato, ma non per la faccenda legata al frutto dell'amor, teme semmai che Pioli gli tolga la maglia da titolare per evitare vendette trasversali alla Lazio.

Ora, detto che la cosa più bella della faccenda è la rivisitazione proposta dal Dj Angelo a "Ciao Belli" dell'evergreen firmato Gipsy Kings "Volare" (al posto di "sciobì, sciobà" cantate "Optì, Pobà" e il gioco è fatto), detto anche che tra Tavecchio e Albertini a questo punto potrebbe clamorosamente tornar buona la candidatura dell'Uomo del Monte (pare abbia detto "sì"), siamo qui a dirvi perché secondo noi non è più un problema di candidati pasticcioni, gaffes, boiate varie, ma semplicemente di logica e impostazione.

Per intenderci, siccome il sottoscritto ancora non aveva bene chiara la faccenda "come si svolgono le elezioni in federazione" è andato a spulciare il regolamento. Questa la "limpida" spiegazione:

"Il presidente viene scelto dall'assemblea federale, composta da 309 delegati, i quali esprimono però 516 voti calcolati secondo una ponderazione speciale stabilita dall'apposito regolamento elettorale emanato dal Consiglio federale. I delegati rappresentano le 7 leghe che formano la Figc. Cioè: Lega di Serie A, Lega di Serie B, Lega Dilettanti, Lega Pro, Associazione arbitri, Calciatori e Allenatori. Il numero dei delegati e dei voti che spettano a ciascuna lega non sono uguali. In particolare i voti spettanti ai delegati della Lega nazionale dilettanti devono rappresentare il 34%, i voti spettanti ai Delegati delle Leghe professionistiche (Serie A, Serie B, Lega Pro) devono rappresentare complessivamente il 34% (con ripartizione tra le diverse Leghe professionistiche fissata in base a criteri rappresentativi stabiliti dal Consiglio federale), i voti spettanti ai Delegati atleti devono rappresentare il 20%, i voti spettanti ai Delegati tecnici devono rappresentare il 10%, i voti spettanti ai Delegati degli ufficiali di gara devono rappresentare il 2%".

Chi scrive, durante le lezioni di matematica al liceo leggeva il Guerin Sportivo e sniffava la colla Pritt, ma resta comunque dell'idea che questo sistema sia espressione di un calcio tafazziano fin dal suo complicatissimo e dissuasivo sistema elettorale (se il candidato "Tizio" ha di base l'appoggio dei dilettanti e cioè del 34%, io candidato "Caio" chemminchia mi presento a fare?). Tra meno di una settimana conosceremo il nome del nostro nuovo presidente, poi quello del Ct (Mancini caldissimo), ma la certezza è che una volta ancora abbiamo fatto la solita figura dei mandolinari.

Così i nostri regnanti subito dopo il ko degli azzurri contro l'Uruguay: "Ora dobbiamo ripartire da zero (...) Dobbiamo cogliere l'occasione per rifondare il calcio (...) dobbiamo essere tutti d'accordo (...) Questa volta non possiamo sbagliare, serve unità d'intenti". E via andare... Ebbene, un mese dopo abbiamo mostrato tutto il repertorio: il candidato che parla delle banane e coinvolge Kennedy; il suo avversario che si era dimesso ma poi ci ha ripensato e comunque non sembra neppure troppo convinto neanche ora che avrebbe la strada spianata anche perché tra poco deve partire con il Grest; i presidenti che si schierano e poi si sfilano e poi si ripiazzano e fanno assemblee e assemblee e assemblee come se avessero un sacco di cose fondamentali da raccontarsi. E sarà anche così ma il fatto è che dopo un mese di "lavori" sappiamo tutto sulle banane ma niente su come si intende far risorgere il calcio nostrano.

Siccome tutta questa faccenda ha lo stesso appeal di una partita di Scarabeo alla Baggina (ma se non tiri la tua badilata di fango addosso a Tavecchio al giorno d'oggi non sei nessuno), temo che sarete rimasti in 5 a leggere, 6 con Opti Pobà, fedele lettore. Un vero peccato perché ora tocca trattare la questione Osvaldo a Milano, e cioè la storia del bomber italo-argentino già vincitore dell'ambitissimo premio "Bobo Vieri" per calciatrombatori incalliti. Nell'albo d'oro recente: Borriello, Balotelli, Icardi nella categoria "trapano sì, ma fedelissimo", Inzaghi in quella "alla carriera". Pare in realtà che il buon Daniel voglia infine giocarsi l'ultima chance eliminando tutte le possibili fonti di distrazione milanese: niente Corso Como, niente via Montenapoleone, niente Paolino il re del pollo allo spiedo, sì Pinetina, sì Mazzarri, sì allenamenti, sì palestra, sì, sìììì, sìììì, ahhha, aahhhaaa (ehm...). Con lui a Milano è arrivato il cileno, Medel, quello che si dice "un bravo ragazzo". Nel suo curriculum: un arresto lampo per presunta aggressione fuori da un supermercato dopo una lite (accuse poi rientrate), una rissa nel parcheggio tra calciatori della Roja e gli agenti con millantata scarica di taser alla schiena dello stesso Medel, un arresto per guida in stato di ebbrezza (2007), violenza domestica (2008), un suicidio dal balcone del suo appartamento durante una festa (2009, l'inchiesta ha escluso ogni responsabilità del calciatore), rissa in un night (2011), minacce a un tassista e fuga dal ritiro della nazionale (2012). Dialogo immaginario nello spogliatoio dell'Inter. Mazzarri: "Gary, così no! Stai giocando male!". Medel: "Come mister?". Mazzarri: "No, dicevo, la gamba ti fa male? Tutta colpa di Nagatomo comunque...". Nagatomo: "No capito mistel". Mazzarri: "Meglio così...".

Battutacce a parte tocca fare i complimenti al sciur Ausilio, grande interprete del mercato "tu dai oggi, io pago domani".

Con la formula del prestito con diritto di riscatto, l'operatore di mercato dei nerazzurri sembra essere riuscito a svoltare una squadra congelata dall'estate del 2010. Il tutto grazie a 5 acquisti di livello (e soli 7 milioni spesi per il momento), un unico parametro zero ma "garantito" (Vidic), cessioni a raffica tra i senatori con conseguente abbassamento del monte ingaggi (dai 95 milioni dell'anno scorso ai 75 attuali) e dell'età media (dai quasi 29 della scorsa stagione ai 27 di oggi). Un piccolo capolavoro (di luglio, per carità, ma comunque incoraggiante) che "condanna" Mazzarri ad accettare la sfida terzo posto "senza se e senza ma", in particolare se - come sembra - da qui a fine agosto un'altra pedina sarà inserita nello scacchiere (Biabiany in pole). Resta un solo interrogativo: il mister ha cambiato atteggiamento anche quanto a comunicazione (ottima mossa...), è più "interista", ma in campo non ha ancora testato la difesa a 4 nonostante la precisa richiesta presidenziale. Il tempo stringe, ma certo al momento c'è di che essere fiduciosi.

Più pessimismo sull'altra sponda del Naviglio, ovvero in casa Milan. Sotto con l'elenco "pescato" online e qui riproposto:

Portieri: Mandanda, Marchetti, Ochoa, Perin, Reina. Difensori: Astori, Criscito, Kolarov, Gabriel Silva, Lulic, Martins Indi, Mustafi, Paletta, Vrsaljiko. Centrocampisti: Biabiany, Casemiro, Cigarini, Dzemaili, Eremenko, Fer, Kucka, Lucas, Nani, Obiang, Rabiot, Romulo, Schone, Shaqiri, Valbuena. Attaccanti: Ayew, Ben Arfa, Cerci, Campbell, Douglas Costa, Falcao, Grenier, Griezmann, iturbe, Lamela, Lavezzi, Ljajic, Jackson Martinez, Pandev, Rosseti, Taarabt.

Dice: "Embè?". E niente, questi sono i 45 nomi accostati in qualche modo al Milan dall'inizio del mercato a oggi. Il tutto per dire che: 1) Noi giornalisti tante volte siamo dei gran cazzari (io quantomeno). 2) Al Milan non c'è più filtro.

Sia chiaro: in questo caso le colpe non sono affatto di Galliani, chiarissimo e onesto nell'ammettere che "non si compra nessuno se non parte qualcuno". Il problema semmai è legato al ricordo dei mercati passati che porta i tifosi rossoneri e gli stessi giornalisti a pensare "vabbè, Adriano dice così ma in realtà ha 4 o 5 cartucce da sparare". Speranza vana. La situazione è veramente come la racconta Galliani, solo che a questo punto converrebbe fare un passo indietro quanto a dichiarazioni d'intenti. Così Inzaghi prima della trasferta americana: "Puntiamo al terzo posto con o senza mercato. Se non arriva nessuno ce la faremo con gli attributi". Probabilmente oggi sarebbe meno ottimista o comunque starebbe più "coperto" per non rischiare che qualcuno intoni la canzoncina "Pippo Pippo non lo sa...". Il tecnico sembra in effetti essere un po' solo, non perché non abbia l'appoggio di tutto l'ambiente, anzi, ma perché se tu non dai al tuo allenatore quello che chiede significa che in qualche modo non ti fidi di lui. Il che è grave se si pensa che stiamo parlando dell'allenatore con meno esperienza in serie A.

Totale. Galliani in meno di un mese deve riuscire a fare un miracolo come ai vecchi tempi. Deve liberare Robinho, vendere Balotelli anche a costo di "svenderlo" (la sintonia con i rossoneri se mai c'è stata, è definitivamente svanita), comprare un attaccante di razza (Campbell non sarà Ibra ma ha attributi cubici), l'esterno che Inzaghi desidera (Cerci) e un centrocampista davanti alla difesa (Dzemaili). Facile? No, per nulla, ma alternative per arrivare nei primi tre posti non ce ne sono. Il tutto per dare un po' di ossigeno a una tifoseria, quella rossonera, entusiasta il giorno dell'inaugurazione della nuova sede e ora comprensibilmente preoccupata.

Speravo di avere un po' di spazio per scrivere di Juve, Napoli, Roma e tutte le altre, ma mi rendo conto di aver già ampiamente "sbrodolato". Mi limito a scrivere che:

1)Per Vidal non è ancora arrivata lo straccio di un'offerta e - ad oggi - quello fatto sui tifosi della Juventus dai media è semplice "terrorismo psicologico". Poi magari il cileno finirà davvero in Inghilterra ma solo se il Manchester deciderà di svegliarsi.

2)Fellaini è sempre più vicino al Napoli. Le cifre non sono così esagerate come si dice, anche perché altrimenti De Laurentiis avrebbe già mollato il colpo.

3)Marquez al Verona è un gran colpo. Avrà anche 35 anni, ma stiamo parlando di uno che può fare la differenza "con la sola imposizione della faccia". Con lui l'ex Aston Villa Luna, altro difensore. Sogliano dimostra sempre più di essere un validissimo operatore di mercato, Barbara Berlusconi - per dire - se n'era accorta.

Mi scuso infine una volta ancora per l'eccessiva lunghezza di questa articolessa. Del resto questo è il Paese dell'informazione andata a farsi benedire, basta dare un'occhiata ai temi più trattati nei social settimana scorsa. La tradurrei così: "Tira più un pel de Pausini che l'invasione dei carrarmati nella Striscia di Gaza". E stop. (twitter: @FBiasin).


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