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L'Inter benedice il duello Milan-Juventus. Caro Prandelli, un po' te la sei cercata. Milan-Juve: il 2004-2005 insegna, adesso basta...
Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999. 03.03.2012 00.00 di Mauro Suma articolo letto 14462 volte
Ci sarà una via di mezzo fra Maradona che nel Napoli di moggi dormiva tutta la settimana e poi giocava la domenica, e il rigoroso estremismo adottato da Luis Enrique nei confronti di Daniele De Rossi e da Cesare Prandelli nei confronti di Mario Balotelli? Tra il nero e il bianco ci sono diverse tonalità di grigio. Adottiamone qualcuna. Giusto stare addosso ai "caratterini", ma mettiamo qualche diffida fra il bene e il male, qualche provvedimento di mezzo prima di arrivare al danno finale. Il tecnico spagnolo, che resta la novità più piacevole in prospettiva per il calcio italiano, ha rafforzato la squadra dietro le quinte, ma il calcio non è dietro le quinte. C'è la luce dei riflettori, c'è il campo, ci sono i media, e sotto gli occhi di tutti la squadra è stata danneggiata dai quattro gol di Bergamo. Lo stesso riguarda la Nazionale. E' normale, e non è un delitto, che a fine febbraio, alle porta della volata finale su tutti i fronti, tutto il carrozzone abbia la testa sul calcio di Club. E' normale, come sarà normale ai primi di Giugno avere in mente solo la Nazionale. Ma se adesso il C.T. reclama attenzione sulla Nazionale, perché si priva di Balotelli? Mario quando si muove sposta montagne di attenzione e di appeal. A Genova non c'era, scelta etica inappuntabile, ma se poi ne viene fuori un mercoledì sciapito non può essere il protagonista della scelta, ovvero Prandelli, a rammaricarsene. Ha fatto una scelta, impopolare e minoritaria, e ne deve reggere le conseguenze. A meno che ai suoi occhi attorno a Balotelli non ci sia troppo Milan e troppo Raiola. Perché il C.t. azzurro, grandissimo professionista e persona squisita, non sembra amare molto il rossonero. Per tanti motivi.
L'Inter deve fare un monumento nell'ordine a: Ibrahimovic, Milan, Juventus, Tagliavento, Romagnoli, Buffon, Allegri, Conte, Marotta, Mexes, Muntari, Pirlo. Ma un monumento di quelli veri, altri, forti e costosi. L'Inter perde in casa 3-0 (!) col Bologna? L'Italia parla delle dichiarazioni di Allegri sul gol di Chiellini contro il Catania. L'Inter perde a Marsiglia? L'Italia parla del ricorso del Milan contro la squalifica di Ibrahimovic. L'Inter perde a Napoli? L'Italia parla di Buffon, del gol di Muntari e delle squalifiche. Immagino già le mani sul volto del presidente Moratti, alla notizia della telefonata di Andrea Agnelli ad Adriano Galliani. Affranto, Massimo Moratti. Vuoi vedere che se quei due smettono di litigare, l'Italia inizia a parlare dell'Inter che non segna dal 1' Febbraio e che non fa che perdere? Quisquilie. Il vero problema nerazzurro è e resta sempre lui: Rafa Benitez. Andava ascoltato, invece di trattarlo come un beone. Era inevitabile che, dopo un totem come Mourinho, lo spogliatoio perdesse forza, stimoli ed energia e accumulasse tossine, età, problemi. Benitez lo aveva constatato e analizzato subito. Ma è stato considerato un estraneo, ma come si permette? Ma cosa dice? In realtà chiunque riascolti oggi la filippica di Abu Dhabi da parte del tecnico spagnolo di un anno e mezzo fa, la ritrova quanto mai attuale. Si stavano verificando con Benitez e si sono verificate dopo Rafa, tutte le cose che il primo tecnico post-Mourinho aveva detto prima e dopo aver battuto il Mazembe. Bastava ascoltarlo...
Milan-Juventus? Una occasione persa, si spera non irrimediabilmente. Dopo il 2004-2005, i due Club avevano la possibilità di vivere un duello Scudetto di alto profilo, leale, di campo. Sperando di tutto cuore che sia così, nell'imminente Semifinale di Coppa Italia, nessuno può liquidare come archiviato e metabolizzato tutto ciò che è accaduto come contorno alla grande sfida di San Siro. Ha ecceduto la Juventus prima della gara, ha trasceso il Milan dopo la partita, scusandosene sul piano puramente personale, ma tenendo ferme le perplessità su quanto dichiarato in casa bianconera dal 5 al 22 febbraio. Milan-Juventus del 25 Febbraio è stata preceduta per 20 giorni (dal 5 Febbraio, pomeriggio di Juve-Siena e dell'espulsione di Ibra contro il Napoli) da dichiarazioni juventine poco serene su tutti i fronti. E infatti l'arbitraggio della partitissima non è stato sereno. Poi è esploso il Milan. Inevitabilmente. Adesso, ognuno si tiene i suoi bozzi e le sue ammaccature. Il bene supremo è la serenità del Campionato tutto. Sulla singola partita, passiamoci sopra. Sull'intero torneo, no. Deve essere sereno, corretto e leale con il contributo di tutti. Nessuno escluso. Perché il 2004-2005 insegna: quando i veleni superano il livello di guardia, non vince nessuno. Ma proprio nessuno.
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