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Editoriale

L'Inter non va più di moda, ma un nome sblocca il mercato! Milan, oggi è attesa una verità (e tra centrocampo e Ranocchia...). L'incredibile Juve e la lezione da non dimenticare. Il Napoli acquista... con la formula Adl

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
19.01.2016 13.41 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 131630 volte
© foto di Alessio Alaimo

E niente, a Milano è iniziato questo evento dal nome inquietante. La chiamano "settimana della moda".
C'entra anche con il mercato del calcio, non temete, infine vi spiegheremo perché.
Trattasi della versione "uomo", da non confondere con la versione "donna" perché - detto in maniera effettivamente piuttosto barbara - ci ballano dagli 8 ai 30 centimetri (per quelli davvero fortunati).
Ebbene, il sottoscritto la detesta. Ma sono io che non capisco, per carità.
Per dire, il traffico. Durante la settimana della moda il codice stradale non esiste. I driver (curiosi soggetti che vengono pagati per portare a spasso modelle e a volte per fare un "giro di valzer" con le stesse) parcheggiano dove cazzo gli pare: in doppia fila, a volte in tripla, in casi clamorosi persino in quarta che in realtà corrisponde a una terza sull'altro lato della strada, ma in leggendario contromano. Mettono le 4 frecce, hanno gli occhiali da sole anche se nevica e si fumano una sigaretta bei sereni con un braccio sul volante. E tu gli dici "scusi, minchione, lo sa che ha parcheggiato in mezzo alla strada?". E lui: "Ma ho le 4 frecce". E tu: "Equivalgono allo scudo di Hokuto? Conferiscono l'immunità stradale? Non credo". E lui: "Ma c'è la sfilata di Pulce&Poiana bello, andale...". E tu: "E sticazzi? Chiamo la Municipale". E lui, con sicumera: "Fai pure, tanto la volante è parcheggiata in prima fila, uscirà dal ginepraio se va bene per l'apericena". Insomma, trionfa la prepotenza. Ma sono io che non capisco, per carità.
Per dire, le feste de "la settimana della moda". Se non vai alle feste ma, soprattutto, se non sei invitato alle feste, hai la stessa considerazione di un muschio o di un lichene. Tutti ti dicono: "Vieni alla festa? No? Ti credo, è esclusivissima! A me mi ha invitato la Pippi, mi ha messo nella lista!". Poi vai alla festa perché sei eroso dalla gelosia e appena arrivi ti rendi conto che sono tutti nella lista, anche mia nonna. E tutti restano molte ore in fila a rompersi i maroni. Tutti tranne mia nonna (si mette in lista per far credere di esserci ma poi non si presenta) e la Pippi perché "solo uno sfigato va alla festa dove ci sono le liste, ce ne sono di molto più esclusive. Io per dire resto a casa, è la più esclusiva di tutte". Ma sono io che non capisco, per carità.
Per dire, l'abbigliamento. La prima cosa che ho scoperto è che le sfilate di questi giorni servono a presentare la collezione autunno/inverno 2016/2017. È un fatto piuttosto noto, ma io non lo sapevo. Questa cosa mi porta a elaborare fondamentali ragionamenti di carattere filosofico con conclusioni drammatiche: per quanto tu ci possa tenere a star dietro "alla moda", sarai sempre un bel pezzo in ritardo. Per dire, indossi un calzino da 90 euro "alla moda", vai alla sfilata "alla moda", ti mostrano quale calzino indosserai tra 10 mesi per essere "alla moda". In pratica il calzino che indossi non sarà mai "alla moda". Ergo, vaffanculo e mi tengo i miei comprati al mercato che non passano mai "di moda". L'altra cosa che ho capito (ma qui posso sbagliarmi perché davvero non capisco nulla) è che fa molto moda se gli uomini tendenzialmente si vestono tipo le donne e le donne tipo gli uomini. Una cosa che invece non ho capito è: "Ma dove finiscono gli abiti delle sfilate"? Cioè, quando vedi le sfilate in tv c'è gente vestita ai limiti del grottesco, ma poi in giro non trovi nessuno vestito così. Mai. Al limite li trovi fuori dalle sfilate. Li riconosci per gli abiti - ovvio - e per il loro particolare linguaggio che termina quasi sempre in -ino: "Ma sei divino! Che bellino! Va 'che carino!". Fondamentale, tra l'altro, è terminare la frase con il termine "adoro". Incuriosito, ho fermato uno molto appariscente con dei tacchi e una gonna. Per non tradire la mia ignoranza l'ho circuito con strategica frase fatta: "Son venuto in motorino, me l'ha prestato il vicino. Adoro! Mi spiega dove finiscono gli abiti delle sfilate che poi alla fine vanno tutti in giro con i jeans dell'Oviesse? Adoro!". E lui: "Barbaro... Adoro!". Ma sono io che non capisco, per carità.
Rispondiamo infine alla domanda iniziale: perché la settimana della moda c'entra col mercato del calcio? Ebbene, come nella moda spariscono i vestiti perché (ripeto) nessuno si veste come i tizi in passerella, al mercato spariscono i calciatori. Fateci caso: dal primo gennaio avremo già proposto un paio di centinaia di nomi di possibili giocatori per questa o quella squadra e praticamente nessuno è ancora arrivato. Restiamo fiduciosi.
Facciamo che parliamo di calcio? Mi sembra giusto.
Per dire, l'Inter. Tutti dicono "Mancini è fottuto" o "la squadra si è rivelata per quello che è" o "solo un sontuoso mercato può salvare la Benamata". Un allarme generale dirompente. Che dire, la partita con l'Atalanta ha effettivamente lasciato in eredità pessimi segnali: la squadra è parsa spenta, impaurita, controllata dall'avversario, poco "sul pezzo". Esattamente l'opposto delle impressioni che aveva lasciato il match (perso) col Sassuolo, dove invece i nerazzurri avevano prodotto tanto pur rischiando molto in fase difensiva. I "bulimici" del mercato pretendono per "stare a galla" un centrocampista dai piedi buoni, ma anche un attaccante prolifico, ma pure un terzino che possa offrire maggiori garanzie degli attuali, e perfino un centrale se dovesse partire Ranocchia. Un'esagerazione. La verità è che questa è l'Inter di Mancini, "brutta" finché volete, poco tecnica, eppure "misteriosamente" terza. Dice lo scettico: "Tutto culo". Sarà, ma cambiarla ora come vorrebbero molti sarebbe un errore. Dentro un fantasista, dentro un'altra punta, basta Kondogbia, basta Jovetic, basta Medel, basta persino Murillo. Ma come, Murillo: un mese fa era quello "da blindare perché il Real viene e lo porta via" ora è "un pippone miracolato dalla presenza di Miranda, che infine sta mostrando tutti i suoi limiti". Un po' di equilibrio, suvvia. Lo stesso che serviva a quelli che dopo Inter-Fiorentina dissero "Handanovic è limitato, ci ha fatto perdere una marea di punti" e ora "siamo a galla solo grazie a Samir". Il gruppo è questo: nuovo, un po' bislacco, ancora senza certezze, ma decisamente in grado di combattere con Fiorentina, Roma e Milan (nel caso Mihajlovic compierebbe un vero e proprio miracolo sportivo) per il terzo posto.
Cosa offrirà il mercato? Guarin è il nodo: se accetta la destinazione cinese un centrocampista arriverà, altrimenti "picche". Discorso diverso per Ranocchia che vorrebbe il Milan ma non sarà accontentato se i rossoneri non vireranno dalla proposta attuale ("diritto" e non "obbligo" di riscatto). In assenza dei milioni (potenziali) che porterebbero queste due operazioni, difficilmente si arriverà a quel Soriano che Mancini vorrebbe nell'immediato. Per Eder e Lavezzi, invece, il discorso è rimandato a giugno a meno che Jovetic non alzi la mano e dica "vorrei andar via". Cosa che, per altro, non ha fatto.
Si diceva di Milan, ovvero della squadra allenata dal mister perennemente in bilico che, forse, ha finalmente trovato un equilibrio. E allora per una volta è giusto fare i complimenti a Mihajlovic e a tutti i suoi ragazzi, bombardati negli ultimi due mesi dalle pernacchie mediatiche (lo scrivente, tra l'altro, è uno dei massimi esemplari di "spernacchiamento"). Contro la Fiorentina si è vista una squadra unita e a tratti anche bella, una squadra che a questo punto andrebbe aiutata con un paio di rinforzi concreti sul mercato per provare a rientrare nella corsa per il terzo posto (se le altre continuano a balbettare non è così impossibile...). Trattasi del solito centrocampista, ovvio. In settimana l'entourage di Witsel e quello di Fellaini saranno a Milano per discutere con la dirigenza rossonera, i margini per chiudere sono minimi, ma il solo fatto che le parti si siederanno a un tavolo comune lascia aperto uno spiraglio. Con Cerci libero di andare al Genoa, più facile puntare al talentino El Ghazi. Di sicuro Galliani sta lavorando per far fare il salto del Naviglio a Ranocchia: la trattativa è concreta, il giocatore farebbe carte false per passare da Appiano a Milanello, ma la formula allontana i due club. Il Milan spinge per il prestito con diritto di riscatto, l'Inter pretende "l'obbligo" per avere una "garanzia di incasso". La sensazione è che il braccio di ferro sia destinato a durare fino alle ultime ore di mercato.
Per il resto occhio alla faccenda Mr Bee: secondo "radio Arcore" (chiamiamola così) in serata il thailandese dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) sedersi al tavolo con Silvio Berlusconi a Villa San Martino. Menu della serata: antipasto di "certezze" (Berlusconi pretenderà chiarezza sulla solidità del/dei nuovi investitori) e tris di primi (si proverà a capire se c'è ancora margine per arrivare ai famosi 480 milioni per il 48%). In caso contrario verrà servito un clamoroso "bollito alla thailandese" con tanto di "saluti e baci" al broker più chiacchierato della stagione 2015-2016.

Quindi la Juve. Siccome siamo alle solite balle per la quinta settimana di fila ("la Juve non compra a meno che non si tratti di rinforzo consistente ... il Borussia non molla Gundogan, unico vero obiettivo... la Juve lavora già per il futuro e quindi Sensi e Mandragora ... Allegri è bello è bravo e bla bla bla"), quel minchione dello scrivente evita di sparare nuovi nomi (Mazinga Zeta per il post-Marchisio) e se la tira molto. Come una fionda. Giusto due o tre estratti dagli editoriali dello scorso agosto e settembre perché non si dica che non credevo in questa squadra, divinamente costruita da Marotta e Paratici.
4 agosto: "Il pessimismo di cui blateravo settimana scorsa si è trasformato in "vedo tutto nero". L'infortunio di Khedira ha dato spago ai sostenitori del partito "questa Juve non andrà da nessuna parte". Inutile star qui a ripetere la solita storia (la squadra si è rinnovata, i nuovi arrivi sono forti, Allegri dovrà essere bravo a impostare da subito la rivoluzione tattica bla bla bla), perché chi scrive resta convinto che i bianconeri siano ancora la squadra da battere".
25 agosto: "Come sempre, basta una sconfitta per cambiare le prospettive: Allegri era un genio e ora capisce meno di Tevez in fatto di estetisti. Già, l'Apache e Pirlo sono i grandi rimpianti in casa bianconera, molti sputano sul 3-5-2 che pure tanti successi ha portato in passato. La realtà dice che Max sa il fatto suo e di giovani si intende più del Mago Zurlì (quando arriverà il momento, Dybala sarà intoccabile)".
29 settembre: "La sconfitta di Napoli è per molti "la sconfitta di Allegri", sei partite sono sufficienti per definirlo "incapace". Se è vero che la Juve è una squadra che vede il secondo posto come un fallimento, i tifosi juventini dopo 4 anni passati a godere come ricci sono chiamati alla prova di maturità tanto quanto il loro allenatore. Probabilmente non sarà l'anno del quinto scudetto di fila, ma può ancora essere quello della qualificazione alla Champions e di un cammino più che onorevole (specialità di Allegri) nella Champions stessa. La medesima prova di maturità la devono sostenere anche i giocatori: quelli nuovi (ovvio), soprattutto i cosiddetti senatori".
Ecco, rischio clamorosamente di scivolare su "probabilmente non sarà l'anno del quinto scudetto di fila" ma all'epoca c'era chi scriveva "Attenta Juve, non sei abituata a lottare per la salvezza". Pensa te...
Chiusura sul Napoli, che ha strappato i soliti sonori applausi contro il Sassuolo. Permettetemi di sprecare un secondo anche in questo caso per rispondere a quelli che "Sì, ma se a Higuain viene un raffreddore il Napoli è fottuto". Con Insigne (Conte ha visto bene?), Callejon e Mertens direi che Sarri può stare bello sereno. Stesso discorso per il centrocampo: forse Allan e Jorginho non sono al massimo della forma, ma Hamsik è tornato a essere il ragazzo devastante di qualche stagione fa. De Laurentiis ci sta prendendo gusto ma senza perdere la testa: Barba e Grassi sono ottimi colpi potenziali, solo Maksimovic potrebbe far fare l'ulteriore salto di qualità al Napoli. Bisogna capire quanto Cairo sia disposto a scendere nelle sue richieste, ma soprattutto quanto AdL sia pronto a spendere per dare subito l'assalto allo scudetto.

In chiusura vi chiedo di buttare due minuti per leggere questo racconto pubblicato sul blog cazzaro ilsensodelgol nella rubrica "noi ci dissociamo". Mi ha fatto tanto ridere. Ma tanto tanto. Ma tanto tanto tanto. Non so a voi, e comunque... Mandateci i vostri! (Ilsensodelgol@gmail.com).

Mi chiamo Daniele. Ho 30 anni. Di professione faccio l'avvocato. I momenti più alti della mia giornata sono due: quando in cancelleria penale di Monza la praticante davanti a me si piega e le guardo il tanga e quando al mattino alle 10 trovo ancora brioches alla crema e non solo vuote o integrali al miele.

Fino a tre mesi fa Biasin non sapevo neanche chi fosse.
Non sono un calciofilo, mi viene difficile spiegare un fuorigioco senza toccare il culo ad una ragazza, non ho mai capito la funzione del falso nueve.
Tre mesi fa ho conosciuto Federica Sophie (il cognome lo ometto per questioni di privacy: l'indirizzo è Monza via dei Ronchi, il numero di cellulare lo trovate ai bagni dell'autogrill di Lainate, c'erano già prima di me, lo giuro). Sophie non è il nome d'arte, come credevo fino alla quinta uscita, ma quello della nonna.
Federica Sophie è interista sfegatata, parla di fuori giochi e sovrapposizioni come fossero tacchi e leggins, l'ho vista più incazzata con il portiere del Sassuolo che perdeva tempo a rinviare che con me quando mi sono scordato di farle il regalo di compleanno, ha interrotto un paio di limoni duri per spiegarmi la posizione in campo di Guarin (di cui, per altro, posside gli stessi polpacci) e ricordo benissimo la tre notti nel motel Charlie camera singola con bagno in camera di Nova Milanese per aver messo un week end a Vienna nei giorni di Juve- Inter.
Alla madre di Federica Sophie non sono mai andato a genio: "Vatti a fidare di uno che pensa che Sergio Ramos sia l'autore di Cent'anni di solitudine. In realtà sapevo benissimo che Sergio Ramos era il portiere del Milan....
A mia madre Federica Sophie non è mai andata a genio: "Vatti a fidare di una che fa la cheescake con il Philadelphia..."
La domenica pomeriggio con Federica Sophie per me era un incubo. Esistevano solo due possibilità: "Shopping" (ovviamente se l'Inter non giocava) oppure "Zapping sulle tv private" . Tertium non datur: ovviamente l'altra -ing form a me cara cioè "petting" era esclusa.
Lo zapping sulle tv private iniziava e si concludeva sempre sulla pelata di Biasin: stesi sul divano, le mie mani che toccacciano ovunque, il mio ormone su una sella da rodeo e lei: "No aspetta, questo è uno intelligente. Fammi sentire quello che dice". E io io che dopo cinque minuti ronfavo come un vecchio che porta i nipotini a vedere L'era glaciale....
E a furia di menarmela con 'sto qua che è intelligente ho iniziato a sublimare il sesso con i suoi editoriali, i suoi status di Facebook e le sue comparsate in tv. Non perchè mi fregasse di Guarin e del falso nueve ma perchè mi "usciva" sempre un sorriso, di quelli a metà tra il sardonico, l'attonito, l'incazzato e il divertito....."quello dice cose intelligenti".
Prima nel mio pantheon immaginario alla voce "glabro" c'era il pube di Sara Tommasi che si spogliava per Scilpoti, oggi c'è Biasin...
Una cosa a cui Federica Sophie non è mai andata giù è che Biasin non le avesse mai messo neanche un like ai suoi dotti interventi calcistici. Io, sommessamente, le facevo notare: se alle tue spieghe alleghi un selfie in tanga magari Biasin ti citofona direttamente a casa.
Due settimane fa Biasin mette un like e persino un "ahahaha" (6 a e h, le ho contate e ricontate) ad un mio commento su un suo post. Prendo il telefono, faccio il numero di Federica Sophie, le allego lo screen shot e chiudo la conversazione con "vaffanculo" catartico.
Grazie a Dio oggi non c'è più Federica Sophie ma Rosa, che lavora in posta, legge Dickens e da buona valtellinese la cheescake la prepara con il bitto (a mia madre non l'ho ancora detto). E la prima cosa che ho controllato su Facebook è che non è amica di Biasin. Però segue Franco Ordine su Instragram.

Nel dubbio ho già buttato via tutte le chiavi, anche quella della serratura di casa....


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