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Editoriale

L'Italia di Tavecchio, che dimentica la banana a casa. Siamo l'Italia di Gigi & Andrea, non quella di Graziano. Il Milan ha scelto il male minore. Povero Giuntoli, ADL non cambia mai. Lega Pro, appello a Gravina

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb Twitter @MCriscitiello
04.07.2016 13.42 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 47129 volte
© foto di Federico De Luca

Ha vinto Conte. Con le sue idee e i suoi metodi. Lo ammettiamo senza problemi perché ci riconosciamo la solita onestà che ci spinge a fare pronostici e ad emettere sentenze, anche dove non ci vengono richieste. Il giudizio di Conte uomo qui non c'entra nulla, parliamo dell'allenatore e come mister e uomo spogliatoio il suo è stato un trionfo. Una squadra messa insieme a pezzi, dove l'unica cosa buona che la serie A ha concesso a Conte era il blocco juventino della difesa. Poi Conte è riuscito a competere con le big d'Europa con Giaccherini, Parolo, Pellè ed Eder. Chapeau. E' riuscito a dare credibilità a Eder, distrutto da Mancini in sei mesi. Conte ne esce rinforzato, da allenatore bravo qual è. Lui ha vinto. Poi i suoi metodi sono discutibili, almeno come le sue conferenze e parte dei suoi atteggiamenti. Il campo lo premia ed è giusto che sia così. In bocca al lupo per la nuova avventura al Chelsea. Il vero vincitore, però, è Carlo Tavecchio. Non dimentichiamo come lo abbiamo accolto. Razzista, ignorante e quasi quasi ci mancava che gli dicessimo di peggio. La stampa e la voce del popolo ha massacrato Tavecchio e il sistema lo ha scaricato. Malagò vedrebbe bene Tavecchio in Africa a sbucciare le banane, Abete ha idee diverse e i massimi dirigenti lo avevano già scaricato. Se è stato l'Europeo di Conte, va riconosciuto a Tavecchio che la Nazionale è opera sua. Doveva rilanciarla dopo il ridicolo Mondiale in Brasile e i fatti gli hanno dato ampiamente ragione. Tavecchio, in vista di una futura rielezione, è più forte, anche se siamo convinti che un sistema non si giudica da cinque partite di calcio, fatte bene o meno bene. Tavecchio in Francia ha vinto, ma ora avrebbe l'obbligo di cambiare tutto il nostro mondo, fatto di false fideiussioni, pagamenti degli stipendi a nero, giocatori sul lastrico e senza stipendi, mancanza di strutture sportive e stadi e società sul lastrico. L'Italia con la maglia azzurra ha vinto ma c'è un'Italia con la maglia nera. Dove non funziona nulla e dove regna la legge che il più furbo è il più bravo. Il Direttore che mangia sulle spalle del suo Presidente e il Procuratore che d'accordo con il Direttore Sportivo mangia sulle spalle del suo assistito che, forse forse, gli dà anche fiducia perché lo segue da quando era bambino. C'è l'Italia di Gigi & Andrea che non fanno ridere ma piangono. Questa Italia ci piace. Perché se Gigi (Buffon) e Andrea (Barzagli) piangono in tv non è una dimostrazione di debolezza ma di grandissima forza e di umiltà. Gli unici che dell'Italia se ne potrebbero bellamente fregare sono proprio gli juventini; gente abituata a vincere che dovrebbe solo aspettare la fine dell'Europeo per godersi le vacanze. Invece no. Gigi & Andrea sono due fenomeni, gente con gli attributi e soprattutto un cuore. Il DNA del vincente lo hanno in pochi. Adesso capite perché questi ragazzi possono vincere tutto e non sono mai sazi. Sono persone perbene che si emozionano e che non sono mai domi. L'Italia può ripartire solo da questi valori. Non l'Italia nazionale ma l'Italia degli italiani. Ma gli italiani non sono tutti come Gigi & Andrea. Ci sono anche gli italiani medi senza cervello ed umiltà come Graziano. Perché per fare quello che ha fatto Pellè bisogna essere dei veri e propri stupidi. Ci vergogniamo di uno come Graziano. Devi ringraziare il Signore e Conte che sei stato convocato per un Europeo, devi ringrazie il Signore e Conte che giochi titolare e devi ringraziare tutti i Santi in Paradiso che ti stai giocando un quarto di finale contro la Germania. La Germania del più grande portiere del mondo, insieme a Gigi, e lo vai a prendere in giro facendo il segno dello scavetto? Ma lo scavetto probabilmente ce l'hai nel cervello. Qualcuno addirittura tentava di giustificare il nostro attaccante: mah, forse è stato provocato da Neur. Quel povero tedesco non l'ha giustamente neanche guardato in faccia. Ma Graziano dimentica che c'è un Dio che guarda tutti noi e dopo aver fatto il fenomeno gli è uscita una bella schifezza dal dischetto. Se avesse sbagliato, anche in maniera indecente come ha fatto, nessuno gli avrebbe detto nulla, ma se arrivi da fenomeno e ti confermi una schiappa, allora siamo quasi contenti che l'hai buttato sui tabelloni quel pallone.
Finito l'Europeo pensiamo al mercato perché si avvicinano i ritiri e di conseguenza la nuova stagione. A Milanello sbarca il male minore: Vincenzo Montella. Uno bravo che, però, nell'ultima stagione ha fatto molto male nella Sampdoria. Ha i mezzi per riscattarsi ed è l'uomo giusto per questo Milan. Ovviamente avrà bisogno della società e dei calciatori ma soprattutto avrà bisogno di pace attorno a lui. Brocchi riparte da Brescia ed è un'ottima soluzione per tutti. Al Milan non avrebbe potuto continuare con Galliani contro e ripartire da una buona serie B è mossa intelligente. Non avrebbe mai dovuto accettare, invece, il ruolo di allenatore della prima squadra. Giampaolo è stata un'idea pessima di Galliani che, per fortuna, non si è tramutata in operazione concreta. Guiderà la Sampdoria, società peggiore non poteva esserci per Giampaolo. L'ex allenatore dell'Empoli ha bisogno di società e dirigenti stabili, come li ha trovati in Toscana, per fare bene. In una situazione di disastro generale qual è quella della Sampdoria, uno come Giampaolo farà fatica a trovare i suoi punti di riferimento e al primo vento rischia di venire giù la casa.
I tifosi del Napoli sono preoccupati e la situazione di Higuain non lascia tranquillo nessuno. Le frasi del fratello-agente sono dei missili e De Laurentiis dovrebbe scendere in campo per fare chiarezza. La situazione non si è messa bene e davvero De Laurentiis rischia di prendere schiaffi ovunque si giri; tra mancato rinnovo o conferma forzata. Il vero problema del Napoli è che deve chiudere con maggiore semplicità le trattative impostate da Cristiano Giuntoli. Il Direttore non può andare a 220 sull'autostrada lasciandosi tutti dietro e avere un Presidente che va a 70 all'ora sulla corsia di fianco e gli rallenta la corsa. Così non si arriverà mai in fondo prima degli altri. Con Zielinski, il Napoli è abbastanza avanti e si dovrebbe definire sui 13-14 milioni di euro più, forse, Zuniga. Lo decideranno in settimana Pozzo e De Laurentiis ma questa trattativa è ben avviata. Herrera altro ottimo calciatore ma se davvero al Napoli costerà 25 milioni di euro più bonus non sarà poi così tanto un affare economico; speriamo lo sia tecnico. Giuntoli è un Direttore del fare e ha bisogno di un Presidente che faccia l'operaio e non il cinema ad ogni contratto da firmare.
In chiusura una riflessione sulla Lega Pro. Gabriele Gravina è una persona intelligente ed un Presidente capace, ma ora è con le spalle al muro e dovrà prendere delle decisioni. Capiamo che in sede di campagna elettorale sponsorizzò tantissimo la Lega Pro a 60 squadre, ma se non ci sono o sono senza soldi non è una vergogna tornare indietro. Pensi al futuro della Lega e non all'interesse delle singole società. Consenta l'iscrizione solo a chi potrà garantire di arrivare alla fine dell'anno tranquillo e sereno. Meglio una Lega Pro a due gironi a 40 che tre gironi con 60 squadre, senza soldi e senza ambizioni. Non ci sono i presupposti. La Lega Pro quest'anno potrà essere più appetibile della serie B grazie a squadroni come Venezia, Parma, Livorno, Padova, Catania e Foggia, ma se ci sono tante altre che neanche una fideiussione per l'iscrizione si possono permettere tanto vale fare dei tagli mirati. Crediamo molto in Gravina perché deve essere il Presidente del fare e non del dire. Per ora ci fidiamo dei buoni propositi ma tra poco saremmo costretti a chiedere cosa è stato fatto finora, dopo l'elezione a capo della Lega Pro.

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