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Editoriale

L'Italia riapre le porte ai giovani?

06.10.2016 00.00 di Luca Marchetti   articolo letto 19544 volte
© foto di Federico De Luca

L'ultimo turno di campionato ci ha regalato delle belle sorprese. Locatelli, il più mediatico dei baby gol, ha dato un impulso a una serie di considerazioni sui giocatori giovani, sul lavoro del settore giovanile, se è cambiato il modo di comportarsi da parte dei club italiani.
Il lavoro di analisi è lungo e complesso ma ci sono dei dati su cui vale la pena riflettere, visto che anche su questo si fondano le strategie di mercato delle squadre italiane e visto che le norme ora impongono la presenza di 4 giocatori prodotti dal vivaio (almeno 3 anni di militanza) e 4 giocatori prodotti in un vivaio nazionale.
Ecco partendo da qui potremmo cercare di capire se questo tipo di normativa ha aiutato l'Italia ad abbassare l'età media. Ad una prima analisi fatta sull'età media delle rose di serie A (secondo transfermarkt) lo scorso anno su 764 giocatori utilizzati l'età media era di 24,3 anni. Quest'anno i giocatori impiegati sono 554 (siamo solo ad inizio stagione) e l'età media è 26,5.
L'altra considerazione è sempre sul trend rispetto alla passata stagione: Roma, Sassuolo e Inter hanno aumentato la loro età media (e di parecchio), ma soprattutto chi in questo momento sta andando bene (Juventus e Chievo) ha le rose più vecchie della A. Come quasi a voler dire che in questo momento l'Italia è un paese per vecchi.
La controtendenza c'è e non è solo nei gol segnati dai ragazzi di belle speranze. Nelle formazioni finora schierate dagli allenatori di serie A vengono scelti i baby. Il Sassuolo a Milano si è presentato con la formazione più giovani della serie A (finora). La seconda tocca alla Lazio, il Milan è in 4 posizioni nelle prime 10. Insomma: Montella, Inzaghi e Di Francesco scelgono di puntare sui giovani, non hanno paura di rischiare.
E qui veniamo all'ultimo tema: i nostri giovani sono di qualità?
Sempre transfermarkt ci offre lo spunti: quanti giovani (dal 95 in poi) ci sono (italiani o che giocano in Italia) fra quelli più "costosi" del mondo. Bene... nelle prime 20 posizioni sono soltanto quattro: Gabigol, Romagnoli, Donnarumma e Pjaca. Possiamo discutere quanto volete sui criteri di scelta sul valore di questi ragazzi ma se andate a leggere la lista più o meno potreste trovarvi d'accordo. Da Sterling a Niguez, da Martial a Sanches, da Gimenez a Embolo... peraltro quasi tutti protagonisti nei loro club. E questa è l'altra grande differenza: fra nostri primi 20 italiani (sempre per valore e sempre secondo transfermarkt) i titolari inserie A sono più o meno 9, 5 sono certamente rincalzi. Uno gioca all'estero e 4 sono in B.
Forse anche su questi bisognerebbe riflettere, ma il ragionamento è troppo complesso. Ma vi promettiamo di parlarne... ne va del futuro dell'Italia, non di un solo club.

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