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Editoriale

La "guerra" tra Barbara e Galliani? Ci sono vincitore e sconfitto. Napoli, bravo Dela: adesso si lavora e... si vede! Juve, io sto con Agnelli. Roma, la differenza tra Sabatini talent e Sabatini direttore

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
05.10.2015 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:   articolo letto 81023 volte
© foto di Federico De Luca

"Povero diavolo... ma che pena mi fai"! Chi lo avrebbe detto che una canzone sarebbe diventata per sbaglio l'inno nuovo del Milan. Facciamo una premessa, prima di essere invaso da insulti social rossoneri. Da bambino sono stato anche io un tifoso del Milan. Vidi a San Siro una semifinale di Champions tra Milan e Monaco, vincemmo 3-0: tiè. Feci 800 km, non vivevo ancora a Milano. Avrò avuto 11 anni. Mio padre, per festeggiare la vittoria, la sera stessa mi portò a cena "all'Assassino", l'allora tempio di casa Milan. Trovammo Sacchi e Braida. Ho ancora i loro autografi. Lo ricordo spesso al grande Ariedo quando oggi lo incontro per lavoro. Grande persona era prima, grande persona è oggi. Vi finisco il mio racconto con l'infanzia rossonera, poi parliamo un attimo del grande Braida. Andavo in giro da bambino con il cappello con le treccine di Gullit, ho la maglia "Motta" con il tricolore che mi regalò De Napoli ed è una numero 4 ma, siccome De Napoli al Milan era scarso e la 4 la indossò una sola volta (almeno dico io tieniti la maglia e non regalarla a me), dico che era la 4 di Albertini. Insomma, sono cresciuto a Mondiavolo e i Tre tulipani: le vhs dove Pellegatti raccontava la storia del Milan e sembrava che stesse raccontando la storia di Rossella O'Hara in Via Col Vento; anzi, se non ricordo male la nomina anche ad un certo punto della narrazione. Mi scappava quasi la lacrimuccia. Premesso questo, vi ribadisco che non sono anti-milanista; crescendo non sono stato neanche più milanista. Non sono mai stato juventino, interista, fiorentino, romanista né napoletano... Sembro Luca Carboni che canta! Il Milan ha la società migliore in comunicazione, dalla prima squadra ai pulcini. Andiamo con le riflessioni. Non esiste che dopo un anno e mezzo torni Braida alla guida del mercato rossonero. Per la precisione: non si doveva mandare via Braida dal Milan. E' stata una follia, un'assurdità. La mente del mercato è sempre stata Braida, il braccio destro perfetto di Galliani che aveva bisogno di uno che non gli togliesse mezza riga sul giornale, che gli facesse il lavoro sporco e poi arrivava il Condor e piazzava il colpo facendo grandi trattative economiche. A Galliani riconosciamo soprattutto la grande gestione manageriale dell'allenatore e dello spogliatoio. Bravissimo a fare affari ma l'occhio, vero, di calcio l'ha sempre avuto Braida. Se gli togli Braida, gli togli la vista. Al Milan, il vero problema degli ultimi anni, non è stata la mancanza di fondi. Fesserie. Il Milan ha perso tempo, inutile, per programmare la rinascita perché si è voluto fare del male da solo. La guerra tra Adriano Galliani e Barbara Berlusconi che da bambina, ben presto, è diventata Dottoressa oggi ha un vincitore e uno sconfitto. Lo scivolone sullo stadio che non si farà e il ritorno di Braida in rossonero sono punti che fanno classifica. Galliani, nel novembre del 2013, trattava la buonuscita. Sembrava finita. Era finita. Le prime persone che gli voltavano le spalle, mentre chi lo conosce sapeva che non avrebbe mai perso e avrebbe deciso lui quando uscire di scena dal Milan. Non poteva finire così e così non è finita. I risultati e le scelte di Barbara Berlusconi, poco alla volta, non hanno ripagato e, seppur la guerra fredda pubblicamente si sia interrotta, Galliani ha ottenuto ciò che voleva. Ha aspettato sulla riva del fiume e ora si riprende Braida, ha l'allenatore che ha voluto lui e ha il controllo completo del mercato. Altro che tutor di facciata, come avrebbe voluto la Berlusconi, la quale gli avrebbe preferito un vero direttore sportivo; preferibilmente giovane, preferibilmente capace. Ovviamente Galliani è consapevole che quest'anno non potrà fallire, altrimenti, rischia di rimettere tutto in discussione, già dalla prossima estate. Di certo il poker servito dal Napoli a San Siro non aiuta chi ancora era iscritto al partito degli ottimisti. Dopo un'estate di illusioni i primi freddi autunnali si stanno rivelando maledettamente amari.
Da Milano a Torino, passando per Roma... fino a Bangonk
Passiamo da Roma. I giallorossi sono già in crisi e le tre sberle del Bate fanno male male. Il discorso è sempre lo stesso: in campionato i punti, forse, tornano. In Europa no. Te li sogni. Garcia è in bambola. Rileggete il nostro pagellone. Grande squadra composta da ottimi calciatori ma cè un vero punto di domanda: Garcia. L'allenatore francese ha spiazzato tutti al primo anno in Italia e ha sfruttato la debolezza della concorrenza; ma al secondo anno, figuriamoci al terzo, è diventano monotono e imprevedibile. Quando ha provato ad alzare la testolina ha preso solo bastonate. A Roma sei finito. Garcia non ha un futuro e forse neanche un presente, di questo passo. Le radici sono più profonde e meritano un'analisi. Sabatini è un grandissimo intenditore di calcio, un bravissimo direttore sportivo ma non incarna il direttore del presente. Finito il mercato Sabatini è un guaio. Un direttore deve saper gestire la quotidianità, deve saper parlare con l'allenatore e con i calciatori. Sabatini non è capace a ricoprire questo ruolo. Perfetto, non sempre, nei 4 mesi di mercato aperto, terrificante negli 8 mesi in cui la palla rotola. Non riesce a gestire le pressioni, figuriamoci a Roma dove le sue sigarette passano da 100 a 135 al giorno, e non è in grado di regalare alla sua squadra 7-8 punti a stagione grazie alla sua gestione della settimana. Queste cose la Roma le paga e da qui c'è la grande differenza con i Marotta e i Galliani. Se Galliani avesse l'occhio di Sabatini e Sabatini la gestione di Galliani avremmo di fronte due mostri. Purtroppo per la Roma, a Walter manca un pezzo importante della sua professionalità.
Scusate se dalla capitale ci allunghiamo fino a Napoli, ma le scelte estive di De Laurentiis meritano di essere festeggiate e glorificate. In tempi non sospetti già avevamo detto la nostra sul positivo inserimento di Giuntoli in luogo dell'impalpabile Bigon dal punto di vista dirigenziale: ora anche i risultati ci danno supporto. Il vuoto di potere dietro alla scrivania è stato colmato, ed in panchina Sarri ha idee meno reclamizzate ma molto più efficaci rispetto a quelle del falso Santone Benitez. Brindiamo a una Napoli che convince, è sbarazzina e ottiene risultati. Il lavoro paga sempre, non potrebbe essere altrimenti. E mi perdonerete se riporto al centro della discussione quell'Allan che già in estate glorificai come miglior acquisto azzurro... Il paragone rispetto a tanti centrocampisti ben più costosi è quantomeno irriverente, ma per fortuna il campo, come il tempo, è maledettamente galantuomo.
Chiudiamo con la Juventus. Qualcuno ha puntato il dito contro Andrea Agnelli, per questa partenza flop in campionato della Juve e non vede più nella Juventus gli occhi della tigre. Che il mercato abbia lasciato dei dubbi e che le partenze eccellenti non si sostituiscono in 10 giorni, siamo stati i primi a dirlo. Da qui, però, a mettere in discussione l'operatore di questi anni di Agnelli sembra follia. E' arrivato da presidente e la Juventus era reduce da una serie di figuracce in giro per l'Italia. Qualcuno, al suo arrivo, avrà pensato "figuriamoci come se lo mangiano, hanno fatto scappare John, ad Andrea lo fanno a pezzi". Invece ha vinto. Tutto, o quasi. Ha lavorato 20 ore al giorno e ha saputo costruire una grande Juventus insieme a Nedved, Marotta e Paratici. Ha saputo gestire egregiamente il clamoroso addio di Conte e due ore dopo era già pronto con il sostituto. Una falsa partenza è consentita a tutti, a maggior ragione se in Europa sei già con 6 punti in due giornate di fase a gironi. Andrea Agnelli ha il grande merito di aver portato la Juventus alla vittoria ed è stato capace in un colpo solo di tirarla fuori dalle sabbie mobili. E quando le sabbie ti risucchiano sai quando ci entri ma difficilmente riesci a capire quando ne esci. Vedete Milan, Inter, Roma e Napoli. Probabilmente la Juventus quest'anno lo scudetto non lo vincerà e senza che Andrea ci senta: meno male, altrimenti sai che monotonia...

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