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Editoriale

La Juve impazza: triplo colpo di scena ma incombe un pericoloso "piano Mino". Gran cenone Milan: due decisioni esaltano Inzaghi, una lo spaventa. Ecco la scelta dell'Inter in difesa. E attenzione a Pato...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
08.07.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 117899 volte
© foto di Federico De Luca

Ho distrutto la mia autovettura sulla A7 direzione Genova. Ero all'altezza dell'autogrill Bettole, nei pressi di Novi Ligure. A notte fonda. Procedevo bel sereno a 120 km/h. Anni e anni di sanguinosi risparmi andati a ramengo per colpa di un ungulato che ha scelto di attraversare la carreggiata alle ore 2 di venerdì 4 luglio. Sfortunato lui, sfortunato io. Giunto in prossimità della pompa di benzina (lievemente sotto choc e accompagnato dall'amico e collega Fabio Corti), cerco conforto nell'impiegato di notte. Noi: "Scusi, siam vivi per miracolo". Lui. "Se sperate nel rimborso state freschi, vi conviene cercare un buon avvocato e pregare. Comunque ringraziate il cielo che siete qui e non all'altro mondo". Delicatissimo.

Dice il lettore: "Ma a noi, Biasin caro, 'azzo ce ne frega?". Ve ne frega eccome. Il fatto è che stavo procedendo bel sereno verso Castiglioncello, là dove era in programma l'annuale incontro procuratori-direttori sportivi-calciatori-giornalisti organizzato da Tmw. Speravo, a esser schietto, di raccattare qualche indiscrezione di prima, ma anche di seconda o terza mano, da sparare in anteprima. E invece niente. Son finito in un albergone dell'ultim'ora con il Corti. Alla reception: "Son rimaste solo camere matrimoniali...". Noi: "Eh vabbè, va bene così, del resto abbiamo fatto un incidente...". Risatina sotto ai baffi del receptionist certo di avere di fronte due micidiali porcaccioni in cerca di intimità. Mortacci sua.

Al mattino successivo abbiam preso il nostro bel Regionale per Milano. Nel bagaglio ciabattine e bagni schiuma abilmente sottratti all'albergo e al fetentone del receptionist. Prendi e porta a casa.

Tutto questo per dire che: 1) Se siete meccanici o carrozzieri siete certamente i miei nuovi migliori amici. 2) Codesta articolessa potrebbe essere viziata dallo choc dell'incidente.

Andiamo con ordine. Juve. Parliamoci chiaro, questa settimana sarà decisiva per capire dove stanno andando i bianconeri. Ieri l'agente di Morata (tal Lopez, credo slegato dal trio Marchesini-Solenghi ma non ne sono certo) e il buon Bozzo (uno che se vai in Spagna devi conoscere, altrimenti non sei nessuno) si son presentati nella sede del Real. L'offerta dei bianconeri per il pupo si è fatta interessante: 18 cucuzze "variabili" per impossessarsi del cartellino. Perché variabili? Perché tutto dipende dalla famosa clausola "ce lo possiamo riprendere". Funziona così: se il Real vuole avere il diritto di riacquistare il giocatore in futuro a cifre interessanti, deve abbassare le pretese in sede di contrattazione. Viceversa si tiene il malloppo, ma quando (e se) vorrà riavere Alvaro dovrà sganciare tante palanche. In un caso o nell'altro sappiamo che ogni decisione è stata rimandata alle prossime ore a causa della scomparsa della bandiera blanca Di Stefano.

Interrogativo del giorno: ha senso investire cotanto grano per un giocatore che se si rivela pippa ti resta sul groppone e se invece è vero fenomeno torna all'ovile? Evidentemente a Conte la cosa interessa relativamente: vuole Morata e lo avrà.

Stesso discorso per Iturbe. Anche il benzinaio di Bettole sa che bianconeri e giocatore hanno un solido accordo. L'affare è praticamente fatto, soprattutto perché per Sanchez non c'è più niente da fare (mentre crescono le possibilità per Evra, col Manchester che sembra aver ammorbidito la sua posizione). Per il funambolo del Verona resta in ballo l'opzione Milan, ma tutto dipende dal "cenone".

Quale cenone? Ovviamente quello che ha visto attavolarsi ieri sera il presidente Berlusconi e Galliani. Al momento della consegna dell'editoriale i due sono probabilmente ancora al prosciutto e melone, al massimo al sorbetto alla papaia, di sicuro non all'amaro. Dico io: possibile che queste cene interminabili vengano organizzate sempre di lunedì e cioè quando tocca a me scrivere?

In ogni caso la situazione sembra piuttosto chiara: Iturbe è il prediletto di Inzaghi, Cerci l'alternativa che non disturberebbe il mister, anzi. Per l'azzurro non dovrebbero esserci grossi problemi: c'è l'accordo con il giocatore e pure quello con il club. Poi ci sono i rompiscatole dell'Atletico Madrid, quelli che han venduto mezzo mondo e ora provano a tamponare intervenendo su tutte le trattative di casa nostra. Ma fatevi i fatti vostri no?

Per i rossoneri non finisce qui: è sempre più vicino lo scambione Matri-Vrsaljko con il Genoa, bisognoso di punte dopo l'accordo Gila-Guangzhou. Ovvero: l'attaccante fidanzato con la super bonazza sbarca in Liguria, l'esterno destro finisce al Diavolo.

E qui casca l'asino. Da un paio di giorni in Francia la sparano grossa: Psg su Abate. Ora, con tutto il rispetto per il buon Ignazio, a Parigi hanno davvero bisogno dei suoi servigi? E allora vien da pensar male. Vuoi vedere che Mino (procuratore dello stesso Abate) sta pensando alla trattativa monstre? E cioè: Pogba a Parigi ma solo se vi prendete anche l'esterno. Oppure: Abate subito e Pogba l'anno prossimo (più probabile). Tra gli indizi il fatto che il padre dello stesso difensore, il celebre Beniamino, dopo lunga trattativa non è stato inserito nello staff della prima squadra rossonera in qualità di preparatore dei portieri. Son scenari visionari, ce ne rendiamo conto, ma certo non inediti. Di sicuro a Pippo toccherà "digerire" Balotelli: al momento le possibilità che venga ceduto sono ridotte al lumicino (la foto con la sigaretta non aiuta...).

Quindi l'Inter. Come sempre su M'Vila si sa che era di là e poi è tornato qua e ora non si sa. Anzi, si sa che arriverà ma non ha ancora comprato la M'Villa. Quella che invece si dice abbia acquistato Pato, già Papero, già grande promessa del calcio italiano costretta a fuggire dal Brasile perché c'è chi tra i tifosi del San Paolo non gli vuole decisamente bene. Non credete a chi vi dice "L'Inter vuole Pato", semmai credete a chi vi dice "Pato vuole l'Inter, o la Roma, o il Napoli, o la Juve, o il Pizzighettone". Insomma, vuol tornare in Italia a tutti i costi. Certo, gradirebbe riposizionarsi a Milano, ma in casa nerazzurra al momento non ci sono segnali di alcun genere.

Di sicuro arriverà Dodò dalla Roma. Dodò, ovvero il tipico gioiello che tutti noi a 18 anni o giù di lì siamo stati costretti a regalare alla nostra fidanzatina. Lei: "Mi piace il Dodò...". Lui: "Sì ma costa tre chili di soldi ed è grande come un'unghia incarnita". Lei: "Sì ma se non me lo regali tu me lo faccio regalare da Ruggero. Lui c'ha i soldi". E tu ti svenavi perché Ruggero ti stava sulle balle in maniera incredibile.

Vabbè, insomma, arriva Dodò: due anni di prestito e diritto di riscatto a favore dell'Inter per 7 milioni. Sarà una buona alternativa a Nagatomo. Nella rosa dei giallorossi lascerà spazio ad Ashley Cole, 33 anni, svincolato. Se è ancora il vecchio furetto di un tempo lo capiremo presto.

Ultime due cose al volo che poi devo andare in bici dal buon Criscitiello. E a Milano piove, orca bestia. La Juve ha preso il 16enne difensore danese Adnan Curovic, per Astori c'è il solito derby milanese (in ballo da due anni): con il buon Tommaso Giulini, appassionato nerazzurro in sella al Cagliari, è facile prevedere che Thohir possa avere la precedenza. Se Zeman non s'incazza, ovvio...

Vado. Se mi hanno rubato la bici "scavallo" la macchina a Pedullà (Twitter: @FBiasin).


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