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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

La partita del millennio, Messi e Neymar contro il Jorge Mendes FC. L'Inter non prende mai gol. Santa Lucia con un sacco di regali. Juventus non ancora da Scudetto (sarebbe servito Conte). Napoli alla prova di maturità

13.12.2015 00.00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 36566 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Gestifute. Il nome è anche simpatico. Si abbina perfettamente per una squadra di calcio che fa la spola fra la massima serie del calcio portoghese e la B. Oppure per un club brasiliano. Esotico, semplice da ricordare. Eppure è la squadra più forte del mondo, o quasi. L'idea di confrontare il potere di Jorge Mendes, il procuratore migliore del mondo, e il Barcellona è uscita durante una chiacchierata informale con Stefano Borghi, giornalista per FoxSports, che ha commentato il Clasico stravinto dai blaugrana. Da una parte c'è una squadra che, pur avendo mille difetti, gioca e si diverte con il calcio. Dall'altra i problemi di Benzema, le voci dietro Cristiano Ronaldo, il teatrino de Gea in estate: l'impressione è che il Real Madrid abbia molte difficoltà interne, dovute anche al calo di potere, netto e deciso, di Florentino Perez. Probabilmente a breve ci saranno elezioni e una spaccatura ampia: perché, appunto, nel Real Madrid il fattore Gestifute è quasi in maggioranza. Cristiano Ronaldo e James Rodriguez, per dirne due, prima c'erano anche Fabio Coentrao e Angel Di Maria. O Pepe, ancora dei Galacticos, infine José Mourinho. L'undici migliore di Jorge Mendes potrebbe battersi con il Barça: in porta Ederson, portiere del Benfica. Difesa con Pepe, Mangala e Thiago Silva. Bernardo Silva a destra, Coentrao a sinistra, William Carvalho in mezzo. Joao Moutinho e James Rodriguez in cabina di regia, davanti Cristiano Ronaldo e Falcao. Oppure Diego Costa. E in panchina Garay, André Gomes, Carlos Vela, Danilo, Danny. Miguel Veloso, Ruben Neves. Insomma, Jorge Mendes punta a diventare un punto di riferimento (reale) per il club più conosciuto del mondo. Il Real Madrid non vuole permetterglielo.

Oggi è Santa Lucia e per chi, come me, viene da Bergamo (ma più in generale dal nord), non può che essere un giorno speciale. Perché più che Babbo Natale era la cieca più conosciuta (sin da quando si è bambini) a portare i regali, e il giorno dopo a scuola c'era pure la possibilità di giocare con quello che ti aveva portato. Una tradizione ben rispettata da questa giornata di campionato, perché dopo l'Inter - impossibile è stucchevole fermarsi a ciò che non andrebbe in casa Mancini, Handanovic non prende mai gol e il campionato italiano viene vinto dalla miglior difesa) ci sono due scontri al vertice molto interessanti. Juventus-Fiorentina, gara molto sentita a Firenze, è da sempre un derby atipico, sin dai presunti torti (arbitrali) di trenta anni fa: da lì si è sviluppata una sorta di voglia di rivincita che i viola non riescono mai a perdere, tanto più che il 4-2 di Giuseppe Rossi è ancora ricordato come una partita da liberazione. Potrebbe esserlo anche stavolta, sebbene non ci sia Batistuta in campo (l'ultimo che a Santa Lucia aveva demolito i bianconeri) ma l'ottimo Kalinic, vero e proprio attore protagonista di questo inizio anno. Troppo facile il conto del possibile Scudetto, meno semplice dire che la Juventus è ancora fuori dalla lotta. Perché, al di là di tutto, serve vincere tutte le sfide per rientrare davvero del tutto: servirebbe più Conte che Allegri, in questo momento, ma la forza dei piemontesi è stata quella di accantonare Morata, con una mossa impopolare, per giocare con Mandzukic e Dybala. Dall'altra parte Roma e Napoli sono più in là con i discorsi: ma se i giallorossi vedono tutto nero, i partenopei possono dirsi soddisfatti, al di là della sconfitta con il Bologna. Due squadre agli antipodi che però sono a un passo l'una dall'altra. Anche per gioie e dolori d'Europa. Il Napoli, vincendo, potrebbe dimostrare di essere all'altezza della situazione (e della lotta Scudetto): di fatto, però, nessuno dei match odierni determinano alcunché, con ventidue partite ancora da giocare. Ma chi si allontana dovrà poi fare un filotto: il Napoli è in grado, per le avversarie non è così matematico.

Infine un plauso a Roberto Donadoni, incredibile protagonista con il suo Bologna. Ha perso solamente una gara, contro il Torino, nelle ultime sei. Vincendone altre quattro e pareggiando proprio con la Roma. Dopo l'anno con il Parma non può essere che una bellissima notizia.

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