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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

La solita abitudine italiana: tutti sul carro di Conte, dopo solo novanta minuti. Hooligans: altro che tifosi, solo vandali e teppisti. Ma l'Europeo regala anche storie splendide e favole infinite, come quella di Vardy

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista di Firenzeviola.it e voce di TMW Radio.
17.06.2016 14.42 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 37846 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Tutti sul carro, avanti c'è posto. E' la moda italiana, nulla di cui stupirsi. Vituperato ed attaccato per non aver convocato giocatori che avevano sbalordito in Italia, leggi Leonardo Pavoletti, bistrattato per aver scordato leggende come Andrea Pirlo, Antonio Conte ha avuto semplicemente ancora una volta ragione. Magari, poi, da oggi (scongiuri concessi, prego), i risultati gli daranno torto. Ma ha saputo costruire una squadra, vera. Tosta, concreta. Prima dell'Europeo ha confidato agli amici una cosa chiarissima: "non ho qualità, punto sui corridori e su chi ha la mia stessa fame". Non c'è spazio per le piroette. Per chi magari ha più talento (Berardi), più fantasia (Giovinco). E neanche per chi è comunque in Francia ma è stato convocato per le situazioni più d'emergenza che altro (Insigne). Conte ha una sua ossatura, che meglio s'amalgama tra di sè d'ogni altra. A centrocampo un incursore (Giaccherini o Florenzi) ed un interno (Parolo o Sturaro). Un esterno d'attacco (Candreva a destra, El Shaarawy a sinistra), uno di contenimento (Darmian e De Sciglio). In regia De Rossi o Thiago Motta, la BBC davanti a Buffon e davanti un ariete come Pellè e uno più mobile accanto (prima Eder, poi Immobile, con Zaza pronto a sostituire tutti e tre). Amen. Questa è l'Italia, volenti o nolenti, senza stelle ma con un cuore grande così. In pochi l'avevano capito prima del via, Conte si è chiuso dietro al suo forte di Coverciano prima e francese poi, facendo scudo davanti ai suoi.

Comunque, pensatene quel che volete, ma l'Europeo resta una figata. Sì, magari al netto di (passatemi il termine, senza censura) quegli imbecilli, vandali e teppisti che devastano la Francia in nome di niente e di nessuno. Non hanno una causa, un perché. Il terrore ed il panico che stanno seminando è figlio di un'ignoranza che deve essere combattuta, perché nulla ha a che vedere con quel che ci saremmo aspettati da un Europeo in questo momento storico. Dove una deputata viene assassinata in nome di un tempo antico e di confini che hanno poco senso d'esistere. Dove ogni uomo dovrebbe avere il diritto di amare chi vuole ma dove qualcuno che ha svenduto l'anima ad un diavolo che confonde con altre alte fattezze non accetta. Ed uccide, ad Orlando, nella terra delle libertà. Dove viviamo nel terrore dell'altro, dove uno scoppio lontano non porta più alla mente un petardo fuori stagione di un bambino incosciente ma subito le tragiche immagini di Parigi. Ecco, iniziamo noi, che scriviamo. Smettiamo, tutti, di chiamarli 'tifosi'. Sono vandali. Teppisti. E così vanno considerati.

Dicevamo di quella figata dell'Europeo. Dove la terra dei geyser manda in trasferta l'8% della popolazione e ferma pure quella faccia tosta di Cristiano Ronaldo. L'Islanda è una storia bellissima, così come l'Irlanda del Nord. "We're not Brazil, we're Northern Ireland" è canto nato di recente, quando la nazionale che fu di Best sconfisse, nel 2005, l'Inghilterra. "Non siamo il Brasile, non serve. Siamo l'Irlanda del Nord". Che gioisce, dopo la storica vittoria contro l'Ucraina, sebbene l'idolo del web, Grigg, non sia andato in rete. Parliamo del Galles? Che è arrivato ad un passo dal sogno (e da 3 milioni che avrebbe preso dagli sponsor in caso di vittoria proprio contro l'Inghilterra). Chi l'ha fermato? Jamie Vardy. Che Roy Hodgson, commissario tecnico dalle idee bislacche alla stregua di Marc Wilmots e Didier Deschamps, ha inizialmente lasciato fuori. Nossignore. Ha deciso poi di non fermarsi. Di continuare quel party iniziato a settembre. Perché l'Europeo è una figata. Ma sì, anche quando tutti saranno pronti a salire ancora sul carro di Conte o a scendere in caso di ko con la Svezia. Ah, gli scongiuri, son sempre concessi...

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