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Editoriale

Lo spettacolo dell'Europeo e dove sono le batterie? La Juventus prende Pjanic per la gola, ma la Roma ha sbagliato i tempi. Ora c'è la grana Nainggolan. Il Milan ai cinesi, una trattativa sempre più emotiva

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
12.06.2016 00.00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 62205 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

È appena finita la sfida tra Inghilterra e Russia, al Velodrome di Marsiglia. L'ho vista dal vivo, con quella incomprensione che accompagna i grandi momenti di tensione per il calcio. Uno sport che dovrebbe unire e... no, non voglio cadere nella retorica. Quella di ieri sera sembrava più che altro un momento di celodurismo maschile, con gli inglesi che continuavano a cantare, per ore e ore, senza poter togliere le batterie. Litigi futili, perché i poliziotti in tenuta antisommossa non volevano che alcuni supporter passassero da una parte o dall'altra, qualche sassaiola qua e là ma sostanzialmente una dimostrazione di forza non c'è stata. Oggi è capitato il finimondo e si è visto, sia nelle strade di Marsiglia che al fischio finale. Con quel bengala sparato verso la tribuna davanti a me, seguita da un petardo - e in tempi come questi, in Francia, qualche idea può venirti - e da un altro bengala. Gol della Russia, una corda diventa motivo di contesa, le due tifoserie - civili fino a quel momento - allo scontro. Nessuno guarda più il match, tutti pensano a che sta succedendo di là. E qualcosa sta succedendo sul serio, perché poi al termine della gara dei tifosi russi (invitati a non uscire dallo stadio) aggrediscono i loro alter ego inglesi. Per un qualcosa che sembra non finire mai. Dove sono le batterie?

Balzellando dalla cronaca al calcio - buona Inghilterra per sessanta minuti, braccino di Hodgson con i cambi e senza inserire Vardy, Russia a tratti inguardabile - si può parlare, anzi si deve, di mercato. Perché Miralem Pjanic alla Juventus può essere visto in due modi: una super vittoria per i bianconeri che si aggiudicano un calciatore in grado di dare moltissime alternative ad Allegri. E poi una ottima sconfitta per la Roma. I giallorossi non hanno voluto togliere la clausola rescissoria quando è stato il momento, facendosi prendere per la collottola. La cifra è buona per ripianare qualche debito - maledetto Rudiger, verrebbe da dire - ma scoppia un altro bubbone, quello di Radja Nainggolan. Rifare completamente un centrocampo dev'essere opera di stregone, soprattutto se funziona, almeno finora. La Roma sbaglia tempi e modi, vede la forbice allargarsi ed è probabilmente un problema.

Chiudo questo stringato editoriale con il Milan. La situazione è semplice: Berlusconi ha preso un grande grosso spavento e non sta più indugiando, prima c'erano varie possibilità sul tavolo e la trattativa sembrava arenata. Questo prima è quattro giorni fa, poi arriva la telefonata e pare che i rapporti si siano riallacciati, che la contrattazione dev'essere chiusa il prima possibile. E questo slittamento della chiusura è per concludere, probabilmente, gli ultimi dettagli. Berlusconi vuole vendere, Barbara probabilmente diventerà uno dei volti del Milan in giro per il Mondo - con impiego operativo - e tutto si incastrerà così. E ora torno al Porto Vecchio di Marsiglia, mi aspetta una lunghissima notte.

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