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Editoriale

Mancini, non si onora così l'Inter. Fiorentina, sei troppo "cotta" e non va bene... Catania-Lo Monaco: le verità! Ferrero, già succube di Zenga? Renzo, "Rosso" di rabbia

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
27.07.2015 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:   articolo letto 119257 volte
© foto di Federico De Luca

Ci sono settimane in cui non hai nulla da scrivere e devi impegnarti e mettere in moto l'immaginazione. Altre settimane, come questa, in cui non ti basta un editoriale per poter esprimere più concetti. La settimana che ci siamo lasciati alle spalle è stata bella movimentata, quella che arriva oggi sarà fondamentale per la chiusura di almeno 5-6 operazioni di prima fascia. La Juventus deve passare ai fatti, il Napoli deve chiudere l'esterno, la Roma annuncerà due colpi e l'Inter prova a concretizzare quanto avviato nel mese di luglio. Ne vedremo delle belle. Per il momento, in campo, ne abbiamo viste di brutte. Credo che Mancini debba qualche risposta a Thohir, Ausilio e soprattutto ai tifosi dell'Inter. Il comportamento del Mancio inizia a lasciarci perplessi. Roby gode della nostra stima e di una stampa favorevole che non lo mette mai all'angolo del ring, però, quando ci vuole una rinfrescata bisogna farlo. La legge è uguale per tutti. Valeva per Mazzarri, varrà anche per Mancini. Non puoi andare dall'altra parte del mondo e sacrificare la tua preparazione per il "Dio brand" e poi lo svaluti in maniera banale. Se Mancini, con questo suo atteggiamento, vuole lanciare dei segnali a Thohir ed Ausilio deve capire prima che la sua credibilità da manager, in parte, se l'è già giocata a gennaio ed ora deve avere pazienza. Il bilancio è la priorità di un'azienda e lui non può pretendere che l'Inter si ammazzi per farlo felice. Dovrà prima spiegare perché ha fortemente voluto Shaqiri e Podolski e in 4 mesi li ha bruciati e dovrà anche farsene una ragione se il suo ingaggio influisce non poco sui conti del club. Per Kondogbia è stato accontentato, per il rinnovo di Icardi anche, oggi arriva Jovetic abbia un po' di pazienza come tutti gli altri allenatori italiani e pensi a lavorare. Non come sta facendo in Cina. Mette in campo una formazione di ripicca, composta da quasi tutte riserve e sta concedendo troppi alibi alla squadra che non aspetta altro che scaricarsi le responsabilità dal groppone. Se Mancini ha cambiato idea sul progetto Inter lo dica; è ancora in tempo, altrimenti butterà un altro campionato e sarebbe fatale per la crescita della società. Finora la scelta di Moratti, per un Mancio-bis, non ha portato i suoi frutti.
-Fiorentina troppo cotta...quasi bruciata-
E' stato il week end della Fiorentina. Ci dispiace sottolinearlo, ma i viola stano prendendo troppe buche sul percorso verso la perfezione. Che Milinkovic-Savic non fosse un fenomeno lo sapevamo prima e lo sappiamo oggi. Ma se hai deciso di puntarci significa che avevi intravisto, in lui, delle qualità. La Fiorentina ha gestito malissimo la trattativa. Ha perso tempo con il calciatore, poi ha chiuso con la società, si è fatta scavalcare dalla Lazio e ha successivamente convinto il ragazzo ad andare a Firenze, per poi appurare che non era contento e motivato per la destinazione. Una società, come quella dei Della Valle, non si può permettere certe figure sul mercato internazionale. Bisognava sondare prima e ufficiosamente la reale volontà di Milinkovic-Savic. Non è un'estate bellissima per la Fiorentina che ne esce ridimensionata dall'addio di Montella e dalla telenovela Salah. I tifosi si staranno facendo qualche domanda ma soprattutto arrivano le prime risposte. La squadra si sarebbe dovuta rinforzare e, invece, a fine luglio è ancora punto e accapo. Il ribaltone tecnico e quello societario hanno condizionato non poco, finora, questo mercato distratto, atipico ed inconcludente.
-I giochi di Pulvirenti ed i rischi, ennesimi, del Catania-
Oggi è il giorno di Pulvirenti a Roma. Un magistrato dai magistrati del pallone. Di magistrato, però, Antonino ha solo il soprannome nella retata "I treni del gol". Per uno che faceva business (andato all'aria) con gli aerei, essere inchiodato dai treni non è il massimo. Vi spieghiamo quello che sappiamo: l'altro giorno Pietro Lo Monaco è andato in Comune a parlare con l'Assessore. A Catania è venuto giù il finimondo: Lo Monaco compra il Catania! Che titoloni... In realtà non c'è nulla di vero. L'assessore è un estimatore di Lo Monaco, avendo avuto rapporti negli anni scorsi. Ha chiesto un parere sul valore del Catania in C. La risposta, giusta, del Direttore è stata: zero! Perché zero vale una società di Lega Pro, in più è un bagno di sangue perché incassi 700.000 euro all'anno e ti ritrovi contratti economici assurdi. Il Catania, in Lega Pro, perderebbe 20 milioni di euro. Dopo le disgrazie di Pulvirenti si era fatto avanti un gruppo di imprenditori locali per acquisire il club. Quando Antonino ha sparato di voler fare una trattativa pubblica via web, le parti interessate sono scappate. Pulvirenti è stato astuto perché, in fondo in fondo, non è chiaro quanto sia reale la volontà di lasciare il Calcio Catania, al di là delle dichiarazioni di facciata. Andrebbe a perdere un mucchio di soldi, oggi, vendendo la società in serie C. Non dimentichiamoci che Torre del Grifo è di proprietà del Catania e non delle aziende di Pulvirenti e il primo creditore è, appunto, il Credito Sportivo. Il rischio che salti tutto in cielo è elevatissimo. L'Amministrazione Comunale è preoccupatissima anche perché le voci di corridoio non lasciano ben sperare. Se Pulvirenti non dimostrerà concretamente di aver ceduto il Catania, gli organismi federali sono orientati ad una punizione esemplare: Catania in D! Se, invece, alzerà veramente bandiera bianca allora ci sarà uno sconto: Lega Pro con penalizzazione, abbordabile. Palazzi è indispettito anche dalle voci di una cessione ad una società svizzera. Di chi sarà mai questa società in Svizzera? Attenzione agli autogol che, finora, sono già stati tanti. Riassumendo: Lo Monaco ha dato una consulenza all'Amministrazione Comunale e non è minimamente interessato a diventare il proprietario della squadra, anche perché la sua volontà è di tornare a fare il suo mestiere: il Direttore e non il Presidente. A breve lascerà anche il Messina.
-Ferrero e il potere altrui-
Posso dirlo senza che mi faccia tornare a scrivere dai suoi Avvocati? Massimo Ferrero ha stufato con i suoi atteggiamenti. Gli abbiamo chiesto tante volte da dove avesse preso i soldi per comprare la Sampdoria e non ha mai risposto. Poi abbiamo letto diversi articoli e abbiamo avuto conferme ai nostri strani pensieri. Si presenta in elicottero emulando Berlusconi ma, rispetto a Berlusconi, gli manca qualche conto corrente. Ogni intervista è uno show. Ogni apparizione sembra l'emulazione del peggior Massimo Boldi. Peccato che qui non siamo al cinema ma stiamo vivendo la realtà e la Sampdoria è una cosa seria. La sua Samp & Doria non lo sappiamo. I tifosi non devono prendersela con i giornalisti che attaccano il suo Presidente. In passato fecero lo stesso i tifosi di Parma e Catania. Devono vigilare su un personaggio che non dà le giuste garanzie per il futuro. Su Cassano si è superato. Ha fatto tutto lui. Ha raggiunto l'accordo, ha fatto offerte al ribasso accettate da Cassano, per poi essere fermato da un dipendente. Zenga batte Ferrero 1-0. Il tecnico non vuole un calciatore? Lui non lo prende. Da questa situazione il Presidente e il suo ruolo ne escono completamente ridimensionati. Al primo faccia a faccia è crollato. Fare i saltelli in campo non porta mai ad avere autorevolezza nei confronti del proprio allenatore.
- Renzo, Rosso di rabbia-
Infine due parole vanno spese per il Patron del Bassano Calcio, Renzo Rosso, che non riesce proprio a godersi la sua estate. Rosso continua a gettare fango, a destra e sinistra, ma ancora non ha capito il vero problema. Prova ad aggrapparsi a tutti gli specchi che riflettono la sua immagine ma si sente solo il rumore delle unghie. Consapevole che una stagione, come quella scorsa, gli capiterà difficilmente, cerca di entrare dalla porta secondaria in una categoria che ha buttato, sul campo, più volte. Ha avuto 3 punti di vantaggio sul Novara e non ha sfruttato questo benefit concesso dal Tribunale Federale. Dimentica che quei 3 punti sarebbero tornati indietro, se il Novara avesse fatto anche il ricorso al Coni e sfrutta la battaglia politica dei piemontesi, con la Corte Federale, per attaccare indirettamente l'Ascoli che sarà ripescato al posto del Teramo. Rosso, sempre più di rabbia, è un imprenditore italiano che il mondo ci invidia. Come fa lui i jeans in pochi li fanno. Però la regola del calcio secondo cui in campo vince il più forte, ancora non l'ha recepita. Parla delle altre squadre agganciate ai poteri forti, nella missiva, e poi si vanta di aver avuto in azienda il Primo Ministro. Durante l'anno, in più di un'intervista anche suo fratello e Mister Asta si dichiararono sorpresi di quel -8, oggi lui rinnega tutto. Dice che il calcio è lo specchio del Paese e non sottolinea che la battaglia del Novara riguarda tutti i club e non solo il Novara. Ha mai sentito parlare di credito di imposte? Ha mai letto che l'Agenzia delle Entrate ha dato parere favorevole al Novara e invece il Tribunale Federale ha ancora regole risalenti all'età della pietra? La battaglia che fa oggi il Novara è la stessa che, proprio il Novara, ha fatto lo scorso anno: B a 22 e non a 21. La vinse e fu beffato proprio da quelle Istituzioni che lui oggi invoca. Se spera ancora nel ripescaggio è grazie proprio a quella battaglia che i piemontesi fecero, e parzialmente vinsero, un'estate fa. Parla di progettualità al primo club ad aver costruito il centro sportivo più grande e bello d'Italia. Parla di settore giovanile ad un club che sforna ogni anno talenti e quest'anno ha vinto tutto nelle categorie giovanili. Renzo Rosso è un grande imprenditore ma il calcio è una materia a molti sconosciuta. La verità, spesso, fa male ma basta guardare i due organici per capire perché il Bassano non è andato in serie B. Se da una parte ci sono Evacuo e Gonzalez e dall'altra Pietribiasi e Nolè, questo verdetto sportivo risulta comprensibile. Viva dei successi propri, più che sperare di godere delle disgrazie altrui. Per costruire l'impero che ha, Renzo Rosso non ha dovuto aspettare che fallisse la Levis, ma semplicemente ha dovuto fare un prodotto uguale o migliore. Si chieda perché nella sua Bassano vanno in 4.500 a vedere l'hockey e in 700 a seguire il calcio. Faccia una squadra da promozione e non da 500.000 euro a stagione e vedrà che anche lui presto si vedrà su Sky Sport e non più su Sportube.tv.

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