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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Mercato Milan tutt'altro che immobile, Milan e Roma: tra Destro e Torres. No, al posto di Balotelli non ci sarà Pandev. Conte fa pace col San Paolo e lo Juventus Stadium?

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
23.08.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 48277 volte

Il primo grande affare dell'estate 2014 in Italia è stato Immobile al Borussia. Ma è la più classica delle contraddizioni in termini. Il mercato è tutt'altro che immobile. Il mercato cambia, il mercato sguscia, il mercato fluttua. Quello che appare adesso, può anche, ma non è detto, non valere più mezz'ora dopo. Chi fa il mercato gestisce, chi lo segue analizza e sintetizza. O quanto meno ci prova. Soprattutto sulle ultime curve del mercato Milan. Per farla breve, la prima punta. Oggi all'orizzonte sembrano esserci Jackson Martinez e Mattia Destro. A favore di Jackson c'è il fatto che questo segna, e segna tanto. I connazionali Zapata e Armero, poi, garantiscono per lui. Contro Jackson ci sono i costi, quasi proibitivi, e i tempi di ambientamento. Questi ultimi incognita allo stato puro. E non ultima la dichiarazione di incedibilità pronunciata dal numero uno del Porto. Qualcuno sostiene che sia normale nell'attesa del playoff di ritorno contro il Lille, ma in casa rossonera la sensazione che il Porto non voglia dare il giocatore è forte. Non è finita, ma si sapeva che era dura. Il Milan sta comunque lavorando a 360 gradi. A livello di prime punte, ci sono ipotesi esotiche alle quali crediamo poco, da Negredo a Soldado, da Hernandez a Bony, fino a Fernando Torres.

Perché non Mattia Destro invece? Carriera non intonsa in quanto a infortuni, ma il grosso degli acciacchi è ormai alle spalle e trattasi di fior di prima punta. E il giocatore, contrariamente a Jackson Martinez, è già in uscita. Contatti ieri sull'asse Milan-Roma e Claudio Vigorelli, l'agente del giocatore. La Roma preferirebbe inviare il giocatore al Chelsea piuttosto che al Milan, ma il Chelsea prende Destro solo se esce Fernando Torres. Lo stesso Torres proposto sia alla Roma che allo stesso Milan. E Destro? Mattia andrebbe volentieri al Chelsea, ma se il Milan arrivasse forte su di lui la preferenza andrebbe ai rossoneri. In ogni caso. Sotto a chi tocca. Il centrocampista. Anche per Rabiot all'interno dello spogliatoio rossonero c'è chi stravede, si tratta di Alex e Menez, di provenienza PSG. Ma tra mamma Rabiot e il PSG dello Sceicco lo spazio è stretto, strettissimo. Sarebbe un acquisto di grande fascino, età e prospettiva ma l'ingegneria dell'operazione è ad alto rischio. A chi dice già che è andata male rispondiamo che è una possibilità, ma che l'ultima non è ancora stata detta. Conta la volontà del giocatore, il suo pronunciamento finale. Perché allora non Dzemaili? E' nazionale svizzero, tira, segna, si inserisce, conosce già il nostro Campionato. De gustibus. Il crinale del mercato fra le cose che piacciono e le cose possibili è un po' questo. Attaccante esterno. Alessio Cerci è la speranza dell'ultimo tuffo. Dietro la duna dell'Atletico Madrid e dietro le espressioni difficilmente scrutabili del presidente Cairo, potrebbe esserci il nome più ripetuto dell'intera estate rossonera. Quando si parla di Cerci, regnano i condizionali. La differenza la faranno le formule dell'operazione e le dilazioni dei pagamenti. Meglio allora non perdere di vista Taarabt che probabilmente non rientra nei canoni ideali di gruppo scolpiti da Mister Inzaghi ma incontra e non poco il palato dei tifosi rossoneri. Due opzioni per ruolo per dieci giorni da Milan. Quelli per cui tifano tutti i Milanisti.

Gli stessi tifosi milanisti, scottati dall'estate di Ibra e Thiago e dall'ottavo posto dell'ultima stagione, che fino a due mesi fa invocavano la cessione di Mario Balotelli, un minuto dopo l'annuncio della trattativa con il Liverpool criticavano la cessione di Mario Balotelli. Inattaccabile sul piano delle cifre (fra i 20 e 22 milioni, con un segno più rispetto alla quota di ammortamento del giocatore a bilancio che è di 16 milioni), aria pura a livello di monte-ingaggi e inevitabile sul piano ambientale e di gruppo per il collettivo che vuol creare Filippo Inzaghi, tutt'altro che triste in questi giorni, l'operazione è stata nonostante tutto accompagnata dalla solita stizza social dei tifosi rossoneri. Perchè è subentrata l'ansia del sostituto. Massacrati da mesi di frecciate mediatiche sui parametri zero e sui prestiti (perché le altre squadre italiane che fanno?), i tifosi rossoneri non volevano iniziare la volata di mercato con una cessione. Il timore è il sostituto. C'è un nome che, con tutto il rispetto per il giocatore, fa infuriare i tifosi del Milan in questi giorni: Goran Pandev. E' la linea del Piave dell'umore rossonero. No Pandev, ecco adesso Pandev, con Pandev allo stadio ci andate solo voi. Una vera e propria psicosi macedone. Un vero e proprio incubo Goraniano. Su Pandev siamo d'accordo. Ma è curioso che attorno ad un Milan società e staff che pensa a tutt'altro che a Pandev, ci siano i tifosi dello stesso Milan che non parlano d'altro.

Antonio Conte. Mamma mia. Il segnale che i tifosi juventini abbiano applaudito Massimiliano Allegri a Villar Perosa, deve preoccuparlo? In effetti, il confine è sottile. Possono essere applausi legati al fatto che Allegri si sia inserito in punta di piedi e con rispetto della comunicazione bianconera, nella nuova realtà. Ma anche che sia passato lo choc per la partenza di Antonio Conte e che sia stato sostituito dall'idea che Antonio Conte abbia in qualche modo "tradito". Non è vero, perché la rescissione è stata consensuale e perché Antonio non è andato ad allenare una squadra di Club rivale della Juventus. Ma gli umori dei tifosi in natura non sono sondabili e tanto meno aritmetici. Il tifo è pancia, carne, sangue. E il passaggio dalla prima conferenza stampa, quella del Parco dei Principi con i vertici Figc, non juventina militante di Antonio Conte agli applausi a Villar Perosa al suo sostituto non sono al di sopra di ogni sospetto. L'establishment bianconero temeva il primo contatto diretto fra i bianconeri e Allegri. Invece è andata bene, forse troppo bene. Che l'Antonio Conte che non difende a spada tratta i 32 scudetti non sia piaciuto? Che negli occhi dei tifosi juventini ci siano le visite e gli abbracci negli ambienti di Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina? Che lo Juventus Stadium gli prepari una accoglienza da amante tradito? Sarebbe un vero peccato. Primo perché la Juventus in campo e dietro la scrivania è cruciale per il lavoro del nuovo Ct azzurro. Secondo perché Antonio Conte ha sofferto il divorzio dalla Juventus e non merita ritorsioni. Terzo perché i tifosi di un grande Club devono portare sulla pelle la responsabilità di sostenere una squadra da sempre cruciale per le sorti della Nazionale italiana di calcio.


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