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Editoriale

Mihajlovic: l’ultima spiaggia di Balotelli. Juventus: molto più Cavani di Dybala. Zeman: canto del cigno in serie A. Quote Milan: fa tutto il presidente. Klopp non allenerà in Italia

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
25.04.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 58043 volte

Genova smobilita. Dopo un Campionato ad alto livello per entrambe le squadre, tecnico e giocatori su entrambe le sponde sono raggiunti e distratti dalle voci di mercato. E' normale. Samp e Genoa oggi sono rampe di lancio, non punti di arrivo. Con tutto il rispetto per due grandi tifoserie e una grande città. Soriano, Okaka, Iago, Perotti, voci e interessamenti. Per non parlare di Mihajlovic, il partente sicuro per eccellenza. Avevamo ipotizzato che il Napoli rischiava di arrivare lungo, di essere in ritardo su di lui. Se come sembra così non sarà, potrebbe essere la chiusura del cerchio per Mario Balotelli. In tanti nel calcio se lo ripetono: ma che fine ha fatto Mario? Poco campo, sprazzi social, un talento così...il solito. Sinisa è un allenatore duro e stimolante, alla Caoello. Pensa e urla, strattona e ottiene. Ruvido all'inverosimile, finchè non fa scattare la molla. Se Mihajlovic andrà davvero al Napoli, Raiola e Balotelli non dovrebbero aspettare un minuto di più a indirizzare il navigatore verso il San Paolo. L'ultima speranza di scuotersi, per Balo, è targata Sinisa. L'allenatore giusto e la città gusta, Naspoli. Una città che Mario sente, al punto che, per non essere riuscito a dare il meglio in quello stadio, una sera di Febbraio di un anno fa arrivò addirittura alle lacrime...

Potrebbero ribattezzarlo Matador Stadium. Lo danno per fatto, Cavani alla Juventus. Molto più di Dybala. Dalle parti di Torino, sanno bene che il presidente Zamparini sopravvaluta e ipervaluta e non vogliono a tutti i costi ripetere l'esperienza Amauri. Sembra dunque proprio Edinson Cavani il profilo giusto per la Juventus di questi anni. Un po' scottata dall'esperienza Llorente, la Società bianconera non vuole puntare su un attaccante d'area, ma su punte di costruzione, di movimento e di gol. E in questo senso il profilo di Cavani è il più vicino che ci sia a quello di Tevez. Attaccanti che ribaltano la situazione di gioco, che tornano a difendere e che sanno dov'è la porta come l'ex Napoli e come lo stesso Morata che è già in casa, questi sono i punti di riferimento. Ecco perché Dybala, che costa troppo e che bazzica da prima punta più degli altri, rischia seriamente di non indossare il bianconero la prossima stagione.

Il presidente innovativo e l'eroe di Calciopoli erano scesi a Cagliari per fare un prodotto nuovo, originale, glamour, mediatico. Tutto il contrario della lezione, tutta polpa e tutta sostanza, di Massimo Cellino. Risultato: sotto gli occhi di tutti. Ecco cosa succede a realizzare qualcosa nel calcio, avendo come unica ossessione quella di marcare la differenza: si perde il contatto con la realtà, con le necessità reali di un ambiente, di una squadra. Il criticato e vituperato Cellino il Cagliari in Serie A, soffrendo e barcollando, ce lo ha sempre tenuto. Il nuovo Cagliari è andato sui giornali come cartina di tornasole del personaggio Zeman, sai che soddisfazione. Gli ultimi sospiri sardi del grande boemo sono destinati ad essere gli ultimi nel massimo Campionato. Anche l'highlander della battuta raffinata saluta. Che cosa centrasse con il Cagliari di questa stagione e con la lotta per la salvezza, non lo ha capito nessuno. Intanto, registriamo, rispettiamo e salutiamo.

Il Milan è lucido, sereno e allineato. Le parole di Marina Berlusconi hanno dettato l'agenda e monitorano il momento. La sensazione è di fluidità e sviluppo. Il presidente Berlusconi cura tutto in prima persona. Bee Tauchebol e la sua intraprendenza raccolgono rispetto. Non ancora entusiasmo. C'è aria di Cina sia nella cordata, termine che al pari dei fondi deve tenere tutti all'erta sempre, sia fra altri interlocutori curati direttamente e solo da Silvio Berlusconi. Non è il momento dei tifosi, annidati sia fra chi punta a sovvertire alleanze mediatiche e quindi politico - sportive sia fra chi coltiva meschine rivendicazioni personali da pura e semplice cartina di tornasole per le proprie amicizie vere o presunte. È il momento del bene del Milan. Del suo Futuro con la maiuscola. Ed è sacrosanto che a stabilirlo, a verificarlo e a soppesarlo fino in fondo, sia chi, il presidente Berlusconi, si appresta a garantire la sopravvivenza del Milan coprendo passivo di gestione e partita fiscale dell'esercizio di bilancio 2014. Sopravvivenza. Non è una parola magica, ma nemmeno qualcosa di scontato. Nel calcio italiano non è e non sarà da tutti e per tutti.

Jurgen Klopp non allenerà in Italia. Non lo convincono le condizioni, le strutture, la pressione che nel caso di un noviziato come il suo potrebbe raggiungere in un amen livelli insopportabili. Spiace se dovesse esserci in tutto questo, qualche pregiudizio di stampo tedesco. Speriamo di no. Chi dovesse finire peggio la stagione fra Real Madrid e Barcellona o il solito PSG, è qui che con ogni probabilità andrà a parare il demiurgo del Dortmund. E' simpatico e solare, buona fortuna.

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