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  All'Inter come prima grande alternativa a Icardi
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Editoriale

Milan alla deriva: ecco le decisioni di Silvio! Inter e le scelte di Mancini: 2 "acquisti" e un sacrificio (e Icardi...). Il segreto di "Pulcinella" Benitez: Napoli merita chiarezza ma ha già scelto il sostituto

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
03.03.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 57628 volte
© foto di Federico De Luca

Domani Lucio Dalla avrebbe compiuto un tot di anni, francamente non ricordo quanti e comunque non è questo il punto. Il punto è che a me Lucione piaceva assai, non so a voi. In una delle sue canzoni più recenti ("Ciao") cantava ripetendo a cantilena: "La colpa è di non so di chi!", verso meraviglioso che è un po' il riassunto perfetto dell'attuale puttanaio del calcio italiano.
Tutti – interessati, non interessati, giornalisti, giornalai, giornalini, Alfonsi Signorini, Mare Venier, casalinghe disperate e via andare – alzano il dito e si indignano come bestie ferite: "Così non si può andare avanti orcatroia!". Poi gli chiedi: "Ma con chi ce l'hai?". E loro: "Con i colpevoli! I responsabili dello schifo!". E tu: "Ma cosa vai farneticando, fai nomi e cognomi!". E loro: "Scegli tu caro, pesca pure nel gran calderone dello schifo: abbiamo del Parma scaduto, del Manenti scadente, del Tavecchio stravecchio, del Milan bollito; possiamo offrire un Inzaghi che scappa dalla conferenza e sembra invecchiato di vent'anni al punto che ormai, altro che veline, neanche la Laurito se lo farebbe; oppure del Mancini stagionato che sarà anche bravo ma a conti fatti ha un punto più di Inzaghi e due più della Laurito. Infine ci sono rimasti solo gli ultimi 170 chili marinati di Benitez che quando non sa con chi prendersela fa la supercazzola arbitrale. Per il resto abbiamo frattaglie di Lotito e Iodice, ma dobbiamo essere onesti: son lì da qualche giorno e cominciano a puzzare". Un po' come al mercato, insomma: scegli la polemica o lo scandalo prediletto e urli più che puoi la tua indignazione ai quattro venti, cosicché a nessuno venga in mente che magari anche tu hai le mani sporche di marmellata mista a fango. In ogni caso la garanzia è che c'è talmente tanta confusione che tutti o quasi possono dormir sonni tranquilli confidando nel fatto che regna l'indignazione ma tanto "la colpa è di non so di chi!" e quindi stigrancazzi.

Scritto il preambolo populista che voleva essere un omaggio al grande Lucio e si è trasformato in un merdaio arraffa-consensi, veniamo al caso della settimana. Il caso della settimana è: di che colore è il vestito su internet? Blu e oro? Bianco e nero? Tiramisu-la-banana-col-bacio? La gente si interroga e non parla d'altro, io e solo io conosco la vera risposta. La vera risposta corrisponde all'ultima parola del precedente paragrafo. Non avete voglia di tornare su a guardare? Ve la riscrivo: strigrancazzi.
Veniamo ora al secondo caso della settimana: perché il francese con l'addominale "de fero" Brice Martinet, da illo tempore con la baguette al vento su playa desnuda non ha ancora offerto la medesima baguette a cotanta Rodriguez? La risposta è uguale alle precedenti.
Veniamo ora al terzo caso della settimana: perché se per Bastianich è tutto "unammerda" non torna in America a mangiare un bel piatto di burro d'arachidi accompagnato con del burro d'arachidi, spalmato su pane a sua volta cosparso di burro d'arachidi e il tutto fritto in olio motore? La risposta non è come le precedenti: lo fa per soldi.
Veniamo ora al quarto caso della settimana: perché il sciur Pooh Facchinetti come tutti i padri saggi non ha frustato con le ortiche il figlio da bambino in modo che crescesse sano e saggio e ora addirittura lo asseconda a Devois? Non lo sappiamo, però sappiamo che a suo tempo Francesco usò la sua baguette sull'Isola dei Famosi: Dj Francesco 1-Brice Martinet 0. E stigrancazzi.

Veniamo a noi. Al quinto, sesto e settimo caso della settimana che poi son quelli che ci interessano da più vicino anche se non hanno lo stesso appeal dei precedenti.

Nel guazzabuglio di soffiate ("Il Milan è stato venduto agli arabi! No, agli indonesiani! No, agli americani! No, ai cinesi! No, a libanesi! No, a Valerio Scanu!") la sola certezza è che a casa Milan regna una gran confusione. Breve riassunto: Tassotti è stufo di Inzaghi e del suo staff; Inzaghi è stufo di Tassotti, la squadra è stufa di Inzaghi ma forse anche di Tassotti, Galliani è stufo di Inzaghi e della squadra, Berlusconi è stufo di tutti e in particolare del fatto che loro saranno anche stufi ma non quando si tratta di ritirare il cedolino a fine mese. Seedorf, infine, non è stufo di nessuno e si accende i sigari con i cento euro. E poi ci sono i tifosi, francamente neanche più stufi, al limite basiti da una situazione che vincerebbe a mani basse il "Festival del grottesco 2015" se non ci fosse il caso Manenti a sbaragliare la concorrenza.
Dalle segrete stanze i beninformati ci fanno sapere che patron Berlusconi avrebbe dato il classico ultimatum a Inzaghi. Il quarto negli ultimo due mesi. Suona più o meno così: o si batte il Verona o tanti saluti Pippo, pur a malincuore. Per qualcuno invece Silvio avrebbe già deciso: niente Verona, meglio fermarsi qui e affidare il cucuzzaro a Tassotti, uno che probabilmente ne avrà pieni i santissimi di sentirsi tirato in ballo solo quando le cose vanno male.
Non sappiamo se prevarrà la prima o la seconda linea, ma con moderata certezza possiamo dirvi che: 1) Anche in caso di successo sul Verona non cambierebbe nulla. Inzaghi - ridotto a fare entrare Cerci perché altrimenti "ci sarebbe rimasto male" - non ritroverà la fiducia perduta in un 2015 in cui il Milan sarebbe virtualmente retrocesso. Ergo: prolungare l'agonia suona tanto di accanimento terapeutico. 2) Berlusconi al momento non ha in testa un sostituto per la prossima stagione: Conte, Montella, Spalletti… Tutte balle. Il presidente in questo momento non si interroga sul "perché Pippo ha fallito" ma sul "perché la squadra con il terzo monte ingaggi della serie A ha fallito". 3) Ci sono due correnti di pensiero. A) Quelli che sono certi che in mano a un allenatore più saggio questa squadra potrebbe tranquillamente lottare per il terzo posto della classifica. B) Quelli che invece sottolineano i difetti senza soluzione di una rosa che somiglia tanto a un cestone di quelli che si trovano all'autogrill con dentro i cd in offerta: ci trovi di tutto, magari anche buona musica dei tempi che furono, ma non sperare di pescare roba in grado di finire nella hit parade. Del resto per 9.90 cosa pretendi, l'ultimo degli Imagine Dragons?
Al momento la rosa del Milan è costituita da 32 elementi: 3 portieri (più i due Primavera), 7 terzini, 7 difensori centrali, 8 centrocampisti, 5 esterni/mezze punte, 2 punte. Un'infinità di giocatori, pochissime combinazioni vincenti. Un tempo Galliani ragionava secondo canoni più che condivisibili: si sceglie un modulo, si individuano 11 titolari, si completa la rosa con un'alternativa per ogni titolare. Semplice e logico. Oggi il modulo è pura utopia, i titolari sono le riserve di settimana prossima, il capitano dell'altroieri è il fuorirosa di oggi ma forse settimana prossima tornerà a essere capitano. Sarà che forse sono tutti concentrati a salvare le rispettive chiappe e nessuno ha tempo per badare al bene comune?
Conclusioni: a prescindere da quel che accadrà (a giugno Berlusconi cederà una parte del club, ma non la maggioranza) la richiesta della piazza è sempre la stessa: chiarezza. Si possono fare grandi cose anche con budget limitati, ma bisogna essere onesti prima con se stessi che con i tifosi. Se hai diecimila lire non compri un cucchiaino di caviale (Torres e il suo stipendio) ma pane e acqua possibilmente di qualità (vedi Bonaventura).

Rogne di altro genere in casa Inter. La sconfitta con la Fiorentina ha riacceso l'allarme, soprattutto per come è arrivata: la manciata di minuti in 11 contro 9 e il solletico fatto ai viola resta come tatuaggio negli occhi di chi sperava che il peggio fosse passato. E invece no: l'Inter – Mancini non l'ha nascosto neppure dopo il successo sul Celtic – è un malato che ha appena passato la fase acuta e si avvia alla convalescenza. Chi critica il tecnico per il turnover di domenica non ragiona con il suo cervello: per Mancini tutti sono utili nell'ottica di un gruppo che inizierà a produrre risultati con continuità, ma solo nel lungo periodo. E' chiaro che – dichiarazioni di facciata a parte – i nerazzurri da ora in avanti affronteranno il campionato nella speranza di agguantare un posto in Europa League e punteranno tutto sulla Coppa, quella da disputare senza Podolski, Brozovic e contro i simpaticissimi tedeschi, frugoletti che esultano per il sorteggio con i nerazzurri ma si scordano di tutte le volte che hanno sbeffeggiato noialtri italiani e puntualmente l'hanno presa nello sbargnaus (vedi Mondiali 2006 o finale di Champions 2010).
Capitolo Icardi: il rinnovo del contratto (come anticipato settimana scorsa) è cosa fatta anche se ancora non ufficiale, poi si vedrà. A prescindere dai rumors il giocatore non ha nessuna voglia di lasciare Milano, né il club ha interesse a monetizzare. Solo un'offerta indecente (40 milioni) potrebbe convincere Thohir a far partire l'attaccante, ma nel caso il patron dovrebbe reinvestire gran parte del malloppo per trovare un'alternativa valida. Avrebbe senso? No. Stesso discorso per Kovacic: il ragazzo è costato tanto e non se ne andrà se non di fronte a una precisa volontà dello stesso (cosa per nulla probabile) o in caso di offerta monstre (altro fatto imbrobabile). Il sacrificato di giugno, invece, sarà Handanovic, ma questo ormai non è un mistero. Qualche dubbio anche sul futuro di Campagnaro: nel "pizzino" consegnato ieri dal Mancio al giocatore pare che ci fosse scritto "scemo chi legge".

Non sono scemi per niente i tifosi del Napoli che, anzi, hanno capito tutto. La sceneggiata di Benitez post Torino non serve a mascherare i limiti di continuità di questa squadra che ha capito prima di tutti che il ciclo dello spagnolo si avvia a conclusione. Gli azzurri sono capaci di grandi serate, ma gli errori di Rafa impediscono il salto di qualità. L'ex Liverpool, salvo clamorosi ripensamenti, ha già deciso di lasciare a fine stagione e rimanda l'annuncio per mere questioni "strategiche". Di sicuro c'è invece il nome in pole position per prendere il suo posto, trattasi di Montella, uno che con molto meno materiale sta inseguendo il terzo posto con la Fiorentina dei miracoli.

Totalmente inutile invece parlavi di Juve e Roma: al momento della consegna di questo pezzo le prime della classe si stanno simpaticamente scannando.

Chiusura su Manenti, l'idolo di tutti noi, l'uomo che ha la faccia tipica di quelli che ti fermano per strada e ti chiedono dieci euro per far benzina "perché mi si è fermata la macchina, ma se mi dai il numero di cellulare domani ti faccio la ricarica, stai tranquillo". Ecco, quello che pensiamo su tutta la faccenda Parma lo sapete già: anche noi rientriamo nel gran calderone di quelli che si indignano ma a conti fatti non fanno altro. Anzi no: propongo che domenica prossima si dia il via alle partite con venti minuti di ritardo! Perché non venticinque? Facciamo trenta! La risposta degli amici di Parma, giustamente, è sempre la stessa: e stigrancazzi? (Twitter: @FBiasin)


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