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Editoriale

Milan, Balotelli via se arriva un top player. Juve, pochi colpi ma buoni. Prandelli, prima di decidere conta fino a 100. Novara, ecco come Aglietti distrugge la società

Nato ad Avellino il 30-09-1983 vive e lavora a Milano dal 2005. Direttore di Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb. Organizzatore e conduttore del Gran Galà del Calcio Aic 2011 e 2012. Twitter: MCriscitiello
09.06.2014 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:   articolo letto 77060 volte
© foto di Federico De Luca

Le parole di Silvio Berlusconi, al suo primo giorno a casa Milan, suonano come un "Balotelli è sul mercato". Gli ha detto che deve imparare a fare il centravanti - forse l'unica cosa che sarebbe in grado di fare - e non che deve imparare a comportarsi da uomo maturo. Berlusconi, del Milan, parla poco ma quando lo fa, le sue sono sentenze spietate. Si è giustamente complimentato con la figlia Barbara e quasi quasi la vorrebbe in campo per le sue qualità. Balotelli è arrivato un anno e mezzo fa non 4 anni fa. Il suo futuro è già segnato. Lo spogliatoio non lo regge, Inzaghi non lo ama e Galliani aspetta solo il Mondiale per capire se può fare un pò di cassa con Mario. In Italia è bruciato. Potrebbe tornare in Inghilterra ma il Milan non può svenderlo. Da tifosi italiani ci auguriamo che ci faccia vivere delle notti indimenticabili e, con le qualità che si ritrova, non è escluso che ci faccia divertire. Balotelli è uno da Mondiale, meno da campionato. La sua gestione sul lungo termine è un problema, mentre può favorire le squadre che giocano un torneo dalla durata di un mese. Il problema del Milan è come sostituire Balotelli. In giro per l'Europa non ci sono attaccanti validi e poco costosi. Se l'alternativa è Paloschi, allora, dovrebbero preoccuparsi seriamente i tifosi rossoneri. Dove non arrivano i soldi arriveranno le idee. Galliani è già a lavoro ed è consapevole che questa volta non può sbagliare.

La Juventus è impegnata a rinforzare la rosa ma il rischio è di mettere le mani su reparti già collaudati. Per rinforzarsi in Italia occorre poco, per rinforzarsi in Europa servono idee e soldi. Le prime non mancano, i soldi neanche ma il budget è sacro. Agnelli sta avendo un'ottima gestione societaria e Marotta e Paratici sono gli artefici, con Conte, di questi successi. Alla Juve servono tre calciatori di qualità (due difensori e un attaccante) e tenere l'attuale intelaiatura. Drogba non ci convince. Una squadra che ha costruito questo impero non può permettersi di prendere un calciatore con un ingaggio folle e sul viale del tramonto. Abbiamo già appurato, con Anelka, che questo tipo di giocatori alla Juve non servono. Paratici viaggia spesso, le sue idee sono linfa per il lavoro di Marotta. Lasciateci fare un plauso al nostro calcio, così tanto bistrattato. Siamo un Paese di vecchi e per vecchi ma il mercato italiano lo stanno prendendo in mano i giovani. Ausilio, Paratici e Sogliano garantiscono un ricambio generazionale. Sono bravi e professionali. Come Albertini che, dopo il Mondiale, lascerà la FIGC.

Italia: Prandelli non gode della nostra fiducia. Così come tutte le persone che vogliono sembrare leali e, invece, sono ben altro. Non entriamo nella polemica che riguarda Giuseppe Rossi ma un ragazzo che è caduto due volte e si è subito rialzato meritava di andare in Brasile se, come dicono i medici, aveva superato brillantemente l'infortunio. Prandelli ha poche idee e confuse. Speriamo ci smentisca ma l'Italia nelle sue mani ci fa paura almeno quanto ci avrebbe spaventato il Paese nelle mani del comico Grillo.
In chiusura mi dedico alla Serie B. In particolare al Novara che, dopo grandi cavalcate, saluta momentaneamente la serie B e torna in Lega Pro con 90 minuti di anticipo. Un peccato per la tifoseria, sana e pura, che ha spinto la squadra fino all'ultimo disastro. Chi scrive è parte in causa, senza dubbio e senza paura. Appurato questo chi scrive ha da sempre lucidità e onestà intellettuale per dire ciò che pensa. Come nel prendersi le responsabilità in ciò che fa ma rimanda al mittente accuse che non gli appartengono. Gli errori della proprietà sono evidenti, dai risultati del campo. In ordine: essersi fidati delle persone sbagliate, aver fatto un triennale ad Aglietti, aver ripreso l'allenatore e aver dato quasi l'intera gestione della squadra a lui. Stiamo parlando dell'allenatore più scarso, incompetente e presuntuoso che la B abbia mai avuto negli ultimi 10 anni. Si è fatto appoggiare da dirigenti amici, è rimasto in città a seminare odio nei confronti di Calori dopo il suo esonero, ha continuato a sentire i calciatori anche quando è stato allontanato dalla panchina, non ha indovinato un modulo in 12 mesi e ha cambiato ogni sabato la formazione. I gol presi su palla inattiva non si contano più, i suoi schemi sui calci d'angolo non li capiva neanche un professore nucleare e la sua arroganza ha portato il Novara in C. Per non parlare dei suoi collaboratori; preparazione fisica da terza media. Corre più Galeazzi che il Novara nel secondo tempo. Stiamo parlando di Aglietti, si l'allenatore che due anni fa salvò l'Empoli ai play out contro il Vicenza al 99'. In campo aveva Tavano e Maccarone, che con due anni in più sulla carta di identità hanno portato l'Empoli in A con un signore allenatore come Sarri. Aglietti ha iniziato ad allenare alla stessa età in cui Rita Pavone ha smesso di cantare e ha collezionato solo esoneri e fallimenti. Per fortuna dei tifosi di tutte le squadre non lo vedrete allenare per due anni. Gli anni di beneficenza che farà il Novara Calcio ad Alfredo Aglietti. Andava esonerato e mai più richiamato. Il Novara ripartirà con un nuovo Ds, nuovo Dg e nuovo allenatore. Si può inciampare ma quando si ha una proprietà seria, una gestione sana e un centro sportivo da big europea risalire in fretta è una conseguenza.

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