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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Milan, c'è un piano per Lippi! Juve, occhio al mercato "invisibile". Napoli da scudetto: ADL stanzia 30 milioni per Maksimovic e "quel" centrocampista. Inter: non solo Eder, ecco la "missione Ausilio". A Roma attenti al brasiliano...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
12.01.2016 08.30 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 90275 volte
© foto di Alessio Alaimo

Arieccoci. Giorno di mercato numero 8. Forse 9. Siccome per noi malati di trattative conta solo il "compra e vendi" con le sue mille e una sfaccettature (mille delle quali son troiate), mi preme tenervi ancorati al mondo reale con la top six (completamente a caso) dei fatti e fatterelli extra-calcio che hanno segnato la mia e tua settimana (ma forse solo la mia).

1) C'è uno molto grasso a Masterchef che stava per essere eliminato. Mi pare si chiami Dario. A me piace molto Masterchef. E mi piace anche il concorrente panciuto. Ho scommesso 5 euro su di lui perché quando cucina mi fa venir fame e secondo me è la cosa più importante. A un certo punto quell'infamone di Bastianich gli fa: "Corri nella dispensa orcazozza!" e quello ha azzardato un "paso doble" tipo Anbeta di Maria de Filippi. Gli stava venendo un mezzo infarto. Molto infami anche quelli del montaggio che hanno inserito un fuorionda con una concorrente in balaustra che sentenzia "oh, quello non ce la fa a correre, porello". Forza Dario, siamo con te!

2) Sean Penn (da questo momento Scion) che si annoia molto e quindi per ingannare il tempo va a intervistare il narcotrafficante El Chapo nella furesta. Così facendo fa incazzare mezzo Messico e tre quarti di Stati Uniti. E pure lo stesso Chapo che è stato beccato proprio seguendo le tracce lasciate da Scion. Per la serie "Penn, fatti i cazzi tua che campi cent'anni".

3) La strampalata commozione generata dalla morte del grande David Bowie. E cioè, siamo giustamente tutti sconvolti, per carità, ma poi c'è chi esagera. Dialoghi realmente ascoltati ieri. "Oh, hai visto? È morto il Barone Bianco, un mito". "guarda che era il Duca Bianco". "Sì, dicevo proprio lui, Giorg Maicol". "Guarda che era David Bowie". "Sì, esatto, sono sconvolta, il mondo della musica perde una colonna. Ora lo scrivo su Facebook e metto la sua faccia come foto profilo, mantenendo però sullo sfondo la bandiera della Francia ché quella tira ancora molto". "Dimmi tre canzoni di Bowie". "Eh, allora, Uichenbiiros... poi quella che fa na-na-na-na! La terza... Ne ha fatte tre? Sicuro? Comunque non mi sono ancora ripresa dai fatti di Parigi".

4) Il film di Checco Zalone, che tutti noi pensavamo "è un film per farsi quattro risate" e invece no, siccome guadagna una vagonata di milioni allora è molto di più. Critiche "tipo" comparse qua e là: "Zalone vuol farci capire che il problema dell'Italia è legato alla mancanza di opportunità generate dalla cattiva gestione della res publica", oppure "la scena di Checco al Polo vuol farci riflettere in maniera sorniona su un problema tipico del Belpaese, e cioè la drammatica fuga di cervelli", fino a "quando Zalone si fa il selfie con il leone ci dice che dobbiamo riappropriarci dei rapporti reali invece di insistere con l'alienante mondo virtuale". Probabilmente Zalone sarebbe più d'accordo con la critica costruttiva di uno che usciva dal cinema proprio mentre entravo io: "Oh zio, non voglio spoilerarti, ma Zalone troppo ridere quando dice "Roccaraso". Figa".

5) I fatti di Colonia e tutti quelli che a predicare son bravissimi, ma a razzolare... Al bar: "Oh, se capita una roba del genere in Italia vedi cosa gli faccio io a quelli, la castrazione chimica al volo proprio! Anzi no, ci strappo via le balle direttamente!". Poi passa una davanti alla cassa e "ammazza che manza oh, se stasera mi capita a tiro le faccio dire tutto l'alfabeto morse. E comunque una che va in giro così se la cerca. L'omo è omo...".

6) Il grande ritorno della "Deejay Parade" su radio Deejay con i mitici Albertino e Fargetta. Per i tamarri come il sottoscritto cresciuti negli anni '90, trattasi di clamoroso tuffo nel passato quando si andava in discoteca il sabato sera e sulle note di "Iz a reini dei", o "bongdighidighidighibong", o "Aiz zvai polizai", o "ridm is a denser", o "la setima allucinasion" il barista raggirava noi giovani alle prime sbronze con frasi tipo "fatti un B52, quello che si infiamma. Fidati". E tu: "Che storia! Si infiamma davvero? Quanto viene?". E lui: "Te ne faccio due a novemilaecinquecentolire". E tu: "E uno?". E lui: "Cinquemila". E tu: "Allora fammene due che stasera spacco". Ne bevevi due. Non limonavi mai. Il giorno dopo avevi l'acetone perforante. E tua mamma: "Ho fatto il brasato con polenta e amianto che è domenica, bello leggerino". E lì ti giocavi la classica carta della congestione: "Mamma, ieri ho preso freddo". E la mamma, che tutto sapeva: "Se ti incendio la polenta la mangi?".
Fine dei fatti extra mercato. Ora il mercato, ovvero cosa ci lascia in eredità la fine del girone di andata.

NAPOLI. Alzi la mano chi si ricorda l'hashtag #sarrivattene. Avete presente? Più o meno era inizio settembre, il Napoli non ingranava e tutti a prendersela con De Laurentiis ancor più che con il tecnico perché "quello arriva dalla provincia, sarà mica colpa sua. È colpa di chi l'ha portato". Diciamolo, Sarri era considerato poco più di un miracolato. Quattro mesi dopo siamo giustamente alla venerazione, che in genere diventa tale quando per un tecnico si generano variegati luoghi comuni. Luoghi comuni su Sarri: 1) Ha voluto Valdifiori, poi ha capito che non poteva giocare col trequartista e allora bravo a fare il passo indietro anche rinnegando il suo credo calcistico. 2) Higuain non aveva il sorriso. Con Sarri ha il sorriso. Higuain ride sempre. 3) Sarri ha la cultura del lavoro perché ha fatto la gavetta. Gli altri tutti abituati alla "pappa pronta".
Tutte cose vere, tra l'altro.
Ora, nessuno di noi può avere certezze sul fatto che il Napoli riuscirà a vincere lo scudetto, ma fin da ora possiamo dire che la squadra è stata costruita con saggezza, ma soprattutto con il grano di De Laurentiis. Ergo: bravo Giuntoli, bravissimo il patron spesso sbertucciato (molto anche dal sottoscritto) e ora disposto a spendere ben più di quanto abbia incassato dal Cinepanettone. Per Maksimovic l'offerta (difficilmente modificabile) è di 18 milioni: Cairo dirà sì. A centrocampo la lista dei nomi è lunga: Kramer e Herrera li ha citati lo stesso patron partenopeo, Soriano resta caldo nonostante gli intoppi della scorsa estate. In uscita nessun nome di prestigio: se vuoi vincere hai bisogno anche di quelli che entrano a dieci minuti dalla fine e ricamano capolavori (mamma mia Gabbiadini...).

JUVE. La Signora delle nove vittorie di fila lavora su un mercato parallelo, quello dei colpi per il futuro. E quindi Sensi, e quindi Mandragora. Per il resto, lo diciamo da tempo: Caceres non si muove, Rugani neanche, Zaza neppure. Perché non lo vuole la società, perché non lo vogliono gli interessati. Che senso avrebbe toccare gli ingranaggi di una macchina che ha preso a funzionare così bene? Nessuno. E infatti non verranno toccati. Marotta resterà con le antenne dritte per capire se ci sarà la possibilità di dare una mano ad Allegri a centrocampo, ma il comandamento era ed è sempre quello: rinforzi sì, ma solo se "rinforzano" davvero. Quindi Gundogan, se mai il Borussia lancerà qualche segnale (il giocatore lo ha già fatto...).

INTER. I nerazzurri hanno perso, apriti cielo. Puntuali come l'herpes il giorno del primo appuntamento, spuntano i menagramo: "Squadra costruita male, mister incapace di gestire i 90 minuti, Jovetic-Mancini ai ferri corti, Melo deve andar via, Icardi bravo ma non bravissimo, non c'è gioco, Handanovic para altrimenti vedi che brutta fine, troppi piccioni sul prato di San Siro segno che le cose non vanno". Mai che si guardi al "totale", ovvero a un gruppo che quattro mesi fa "oh che precampionato di merda, Mancini è bollito e la squadra fa ridere" e ora si ritrova secondo a pari punti con la Juventus quattro volte campione d'Italia. Dice: "Sì, ma bisogna guardare al presente e il presente dice che la squadra non funziona, è senza gioco, conclude pochissimo e alla lunga finirà dove le spetta". E ancora: "Servono un centrocampista dai piedi fatati, un esterno "alto" buono, due terzini". Insomma, il solito funerale in assenza del cadavere. Ora, è chiaro che l'Inter è una squadra imperfetta, muscolare, mai uguale a se stessa e con soluzioni offensive ancora non oliate. Ma è anche un gruppo che subisce poco e ha chiaro il suo obiettivo, che poi è il "solito" posto Champions. Domanda: può l'Inter giocarsela con Fiorentina e Roma? Il girone di andata ha detto "sì".
Balle di mercato: difficile in questo momento immaginare movimenti in entrata per le solite questioni "fair play finanziario" ecc. ecc, ma come ha detto Thohir se si riuscirà a dare un'accelerata alle uscite (Ranocchia, Santon, Dodò...) potrebbero materializzarsi le risorse per concludere un paio di colpi. Ausilio lavora soprattutto per Widmer (ma lì serve parecchio grano), Fernando (nome caldo per il centrocampo, ma prendetelo con le pinze) e in avanti, anche se per Eder dipende molto dall'ipotetico affarone "Ranocchia, Dodò e un po' di grano di là, sampdoriano di qua". Solo una clamorosa cessione potrebbe dare una spinta all'affare, ma vorremmo evitare di finire a raccontare scenari campati per aria tipo "Jovetic ha buttato di nascosto dello zafferano nella tinta di Mancini e per questo verrà ceduto al Pizzighettone".

ROMA. Sono ore calde per Garcia bla bla bla. Tutti sapete che il tecnico sportivamente parlando è più di là che di qua. I nomi sono talmente tanti (Spalletti più di Sampaoli più di Bielsa più di De Rossi ec ecc) che è inutile sparare a caso. Decideranno in America, deciderà anche Sabatini se è vero quel che dice ("Scelgo io"). Certo è che non più tardi di un mese fa lo stesso Sabatini disse "se va a casa Garcia andiamo a casa tutti". Come andrà a finire? L'unica cosa in più che possiamo aggiungere è che Leonardo, nel recente passato legato a Sky, ha scelto di non avere impegni con la tv di Murdoch. Vuoi vedere che il brasiliano...

MILAN. Ormai l'abbiamo capito, il Diavolo riesce a giocare solo 45'. Difficile dire di chi sia la colpa, ma in un modo o nell'altro a Roma i rossoneri hanno corso di brutto e salvato la panchina di Mihajlovic. Il tecnico spera di fare il suo dovere in Coppa Italia per concludere in serenità (si fa per dire) la stagione. Ieri, intanto, si è vissuto il Lippi-day: l'Adnkronos ha annunciato l'incontro tra Berlusconi e l'ex ct, smentito con grande solerzia da tutti gli interessati. In realtà i contatti con il tecnico campione del mondo 2006 vanno avanti da un po'. Per intenderci, i soliti bene informati ci dicono che il Diavolo vorrebbe offrire a Marcellone un ruolo da consigliere speciale del patron. Che tradotto significa: abbastanza vicino alla squadra da vigilare sull'allenatore di turno e dare una sterzata allo spogliatoio, ma anche sufficientemente dentro alla società per consigliare Adriano Galliani senza oscurare troppo la figura dell'ad. E ovviamente anche un volto noto da spendere su quel mercato asiatico dove mr. Bee avrebbe dovuto portare il Milan a moltiplicare riso e milioni.
Capitolo mercato (un po' scarno a guardar bene): in attesa di capire se il prossimo tecnico della Roma punterà su El Shaarawy, il Diavolo si prepara a corteggiare Perotti (nella capitale o prendono uno, o prendono l'altro). Per Cerci bisogna capire come gira la luna ai dirigenti dell'Atletico e ai responsabili del fondo co-proprietario del cartellino; per il centrocampista "dai piedi buoni e dal cervello fino" che tutto il mondo rossonero attende da tre anni, invece, tutto tace. Un tempo sarebbe stata una buona notizia ("la dirigenza sta lavorando sottotraccia" si diceva) oggi mica tanto...
Ordunque, è tempo di chiudere, ché anche questa settimana siamo andati lunghi come la Quaresima e molto fuori tema. Ora, siccome oltre a quello di Buffon, neanche il mio nome è stato inserito nella lista dei 50 per il pallone d'Oro, oggi poggio la penna in segno di protesta e la cedo a voi. Volete scrivere quel che vi passa per la capoccia? Siete convinti che ci siano cose che il mondo deve sapere? Pensate "se scrive Biasin posso scrivere anch'io o anche il mio gatto mentre si lascia andare nella lettiera"? Avete ragione! Sul blog ilsensodelgol la rubrica "noi ci dissociamo" attende solo voi. Scriveteci (ilsensodelgol@gmail.com). E se non sapete scrivere nessun problema: neanche noi (e comunque accettiamo anche disegni). (twitter: @FBiasin @ilsensodelgol).


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