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Milan, Cinesi in arrivo: settimana decisiva. Joao Mario e Gabigol: Mancini ancora più teso. Juventus, più forte questa di quella di Berlino. Pablo Dana-Pisa: Rino stai attento

03.09.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 59108 volte

Doveva arrivare il 9 Settembre. Arriverà probabilmente il 5 Settembre. Parliamo del bonifico da 85 milioni che costituisce il secondo adempimento della Sino-Europe dopo quello, rispettato, dei 15 milioni alla firma del preliminare lo scorso 5 Agosto. Se si fosse chiusa la trattativa Fininvest-prima cordata cinese (Galatioto-Gancikoff) nei tempi stabiliti inizialmente, il 15 Giugno, il Milan avrebbe acquistato sul mercato i vari Pjaca, Musacchio, Cuadrado e Zielinski che erano stati preventivati. Dal momento che ci sono stati 50 giorni di ritardo, la seconda cordata cinese (Marco Fassone) ottempera al completamento del primo esborso per l'acquisizione del Club rossonero, a mercato chiuso. Il Milan con meno di 25 milioni a disposizione ha acquisito 6 giocatori, tutti intensi e tutti concentrati al posto dei vari Menez, Balotelli e Boateng, e lo ha fatto dovendo attendere autorizzazioni scritte per ogni passaggio di mercato e dovendosi limitare nei momenti-clou a prestiti con diritto di riscatto. Appena il Club o il giocatore interpellati parlavano di titoli definitivi o di prestiti con obbligo, il Milan doveva alzarsi e salutare.

Roberto Mancini non la digerisce. Lo accusano un po' da tutte le parti di aver fatto male la preparazione della squadra e lui non smette di ringhiare agli amici. La tesi difensiva, ma per certi versi offensiva nel senso di una tesi all'attacco, è che, proprio per rifinire la preparazione, Mancini al rientro dalla tournèe tagliagambe negli USA aveva chiesto di tornare in montagna, a Riscone di Brunico. Per tutta risposta è stata organizzata una amichevole, a Oslo, con il Tottenham che avrebbe fruttato al Club 500.000 euro. 500.000 euro, dopo i quali sono stati sborsati 70 milioni per Gabigol e Joao Mario. E Mancio deglutisce, anche perchè la sua tesi è che piuttosto che spendere così tanti soldi per Joao Mario, si sarebbe tenuto Brozovic per puntellare magari il centro difensivo e gli esterni difensivi.

La Juventus di oggi, anche senza Witsel che l'avrebbe resa perfetta, è più forte di quella di Berlino. Non negli interpreti, ma nelle consapevolezze. Chiaro che Pirlo, Pogba, Vidal e Tevez al meglio sono irraggiungibili. Ma la Juventus di quegli anni di Champions non aveva le certezze e l'entusiasmo di quella di oggi. Era una Juve che andava in Europa a vedere cosa succedeva, nel bene e nel male. Quella di oggi, la Juventus del Ricapitolando, è una squadra che va in campo in Champions League a testa alta e a petto in fuori. Per cui Khedira, Pjanic, Higuain e il centrocampista che verrà a Gennaio, i sostituti dei quattro califfi di Berlino, sono più forti per il contesto che li circonda, per il gap che si è assottigliato con le altre grandi d'Europa anno dopo anno. E' una Juventus quella di oggi che non deve più sottoporsi a test d'ammissione nell'Europa che conta, ma li fa a sua volta.

Victor Pablo Dana è un signore sorridente e brillante, attento, connesso. Nella primavera del 2015 ha fatto troppo casino con i giornalisti anti-Fininvest e anti-Mediaset e ha messo sul chi va là il presidente Berlusconi, nell'estate del 2015 si è giocato il resto del credito dando dei topastri ai tifosi dell'Inter, facendo imbizzarrire il mitologico Mr. Bee e ponendo le premesse per il fallimento della trattativa per l'acquisto del Milan che non è saltata comunque certo per colpa sua. Oggi salva il Pisa e tutta la città ne è felice. Ottimo il ruolo giocato dal sindaco Filippeschi e dal presidente Abodi. Rino Gattuso è tornato al suo posto e questo fa felice tutto il calcio italiano. Rino si è fidato di Pablo Dana e si è legato a lui. Ci fidiamo di Rino che si fida. Ma ancora un po' di attenzione al buon Dana la predichiamo a Rino. Avanti, ma con giudizio.

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