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Editoriale

Milan, clamorosa resa dei conti: ecco cosa succede. Il segreto della Juve ritrovata. Inter, Mancini è arrabbiato (e non ha tutti i torti). Meraviglia Napoli, ma ora Sarri ha un nemico in più

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
06.10.2015 18.43 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 218359 volte
© foto di Federico De Luca

L'ottavo giorno vide che si stavano divertendo troppo e quindi inventò la "pausa per la nazionale".
C'è solo una cosa più infame della "pausa per la nazionale", la "pausa per la nazionale" con la partita al sabato sera.
"Pausa per la nazionale", spero che ti venga il cimurro.
"Pausa per la nazionale" cacca e pipì.
E anche questa volta abbiamo esaurito l'angolo dell'odio nei confronti della "pausa per la nazionale".
Veniamo a noi. Non so di che città o paesello sei tu che stai leggendo, ma a qui a Milano comincia a fare un freddo barbino. E infatti son tutti ammalati, ivi compreso il sottoscritto rimasto vittima della "truffa dell'ecopelle".
A pranzo da mia madre. Madre: "Guarda che con quella giacca ti ammali". Io: "Madre, ieri ero in giro in costume, domani indosserò il cappotto. Se non metto la giacca in ecopelle oggi, quando la metto?". Madre: "Don Mazzi dalla D'Urso dice che non ci sono più le mezze stagioni. Stai attento". Dovete sapere che mia madre si fida molto di Don Mazzi. Io: "Madre, non guardare la D'Urso, piuttosto vai a rubare al supermercato". Madre: "Io guardo Don Mazzi e Don Mazzi dice sempre la verità. Ti punirà". Ebbene, ho 700.5 di febbre. Aveva ragione Don Mazzi. Madre: "Hai visto? Dovevi mettere il giubbottino di renna come Don Mazzi". Io: "Madre, ma non ti pare strano che un prete sia sempre in tv a parlare con la D'Urso?". Madre, in clamorosa difficoltà: "Ieri ho rubato un Tronky all'Esselunga".
Niente. Questa settimana vi va di lusso: editoriale "light" con pochissime minchiate, qualche raro e confuso concetto da esprimere, e molti Zerinol da assumere (per via orale, sia chiaro).
Insomma, tutti parlano di Milan. Tutti. Probabilmente anche Don Mazzi, noto interista. La scoppola rimediata a San Siro contro un Napoli sontuoso ha fatto tornare a galla antiche verità, mascherate negli ultimi mesi dal solito tentativo del club di far passare all'esterno un'immagine inesistente. "Ah, con Mihajlovic sì che sarà vero Milan..." o "Sinisa? Altro che Pippo..." o "L'obiettivo è la Champions, ma sognare non costa niente". Gli altri (tifosi, opinionisti, giornalisti, appassionati) tutti a dire: "Il mercato non funziona. Il Milan ha speso tanto ma la rosa è difettata". Ecco, dopo solo sette giornate per la nota questione "è sbagliato sparare sentenze" non ce la sentiamo di dire "il Milan ha già buttato via la stagione", ma neppure abbiamo la forza di temporeggiare in nome del detto - recentemente proposto da Mihajlovic - "I cavalli si vedono alla fine". Sarà anche vero, i cavalli si vedono alla fine, ma se son zoppi lo capisci nella stalla prima della gara. E un cavallo zoppo non può fare miracoli neanche se gira a 1000 all'ora, figuriamoci se non gira per niente.
Il Milan è una squadra costruita male e gestita peggio. L'assunto "al Milan l'allenatore fa l'allenatore e i giocatori li compra la società" poteva funzionare quando una società c'era, quando il Milan era il porto attrezzato dove tutti giocatori volevano approdare. Ora che il porto non esiste più te la puoi cavare solo in due modi: 1) Con una società capace e strutturata. 2) Con un tecnico accentratore e decisionista. Il Milan non dispone né dell'una (la società "strutturata"), né dell'altro (il tecnico decisionista). Dal post Ancelotti in avanti i tecnici sono fatti passare come coloro che "devono baciare per terra se allenano un club glorioso come quello rossonero". Il modo migliore per inibirli, costringerli ad accettare tutto senza poter dire "secondo me dovremmo fare così...". Uno solo ha provato ad alzare la voce, Seedorf, per tutta risposta è stato allontanato come si fa con coloro che nelle dittature osano minare le certezze di chi comanda. Ricordiamo a lorsignori che lo stesso Clarence Seedorf ogni mattina apre gli occhi e si ritrova circa diecimila euro in tasca senza dover far niente di niente. Un'altra ci ha provato, Barbara Berlusconi. Nel novembre 2013 pubblicò una sorta di "manifesto" dal quale ripartire ("programmazione, scouting, dirigenti capaci..."). Tutti discorsi teorici, per carità, ma quantomeno "diversi". Ebbene, per tutta risposta venne messa da parte, invitata a trattare fondamentali faccende di marketing. Due anni dopo il Milan si ritrova in una situazione identica, forse peggiore, con oltre 100 milioni buttati sul mercato e che si aggrappa alle ramanzine di un amministratore delegato che nello spogliatoio dice "tirate fuori gli attributi!". Risultato? Tecnico sfiduciato, giocatori annichiliti.
Che fare ora, esonerare? Non avrebbe alcun senso, anche solo per questioni di immagine (quattro tecnici a libro paga contemporaneamente al Milan non si sono mai visti). E allora bisogna fidarsi di Sinisa ma anche pretendere di più da lui: domenica il tecnico "dal carattere di ferro" è parso smarrito, addirittura poco coinvolto. Sembra paradossale ma al momento l'unica speranza sembra legata all'attaccante "cattivo", arrivato all'ultimo perché non lo voleva nessuno: sì, proprio Balotelli. Oggi ai "pulcini" del Milan servirebbe un po' della sua sfrontatezza. O di amor proprio. O di inconsapevolezza. O forse servirebbe una cravatta gialla a testa. Con quella addosso il posto non te lo toglie nessuno.
Il resto è Napoli. Anzi no, Sarri. Come da copione, dalle Alpi alla Sicilia, è partito il processo di beatificazione del tecnico "che ha avuto l'imprimatur di Sacchi". Per fortuna del Napoli, il tecnico dei partenopei non è uno che si monta facilmente la testa. Chi scrive è sempre stato parecchio ottimista a proposito del potenziale di questa squadra, "la migliore in assoluto da metà campo in su" (editoriali di luglio e agosto), quella che "ha acquistato un vero e proprio fenomeno a centrocampo, Allan" (medesimi editoriali), la stessa che "è partita male ma ha tutto per stupire" (editoriali di settembre). Sto facendo il fenomeno da baraccone? Sì, in effetti, anche perché in contemporanea rimproveravo a De Laurentiis i tentennamenti sul mercato. Glieli contesto ancora a guardar bene: con un difensore in più e il Soriano visto anche ieri a Marassi (superbo), il Napoli non sarebbe solo una squadra completa, sarebbe una squadra straordinaria. Per carità, ci si può ben accontentare anche così...
L'Inter. La partita di Genova chiarisce una volta di più che i nerazzurri sono la vera mina vagante di questo campionato: possono vincere tutte le partite, ma anche perderne molte. Mancini si affida a un possesso palla costante e molto offensivo, così facendo concede praterie agli avversari in contropiede. La filosofia del mister di Jesi è quella giusta: attaccare il più possibile sperando di fare danni prima che gli "altri" possano farne "di rimessa". Praticamente un "anti-Mazzarri" fatto e finito. Sul lungo termine è certamente la strategia giusta, meno ora che la squadra è in costruzione. Il match con la Juve alla ripresa dirà molto di quelle che possono essere le reali intenzioni dei nerazzurri. Ma per quella partita c'è tempo. Ora meglio mettere da parte le critiche che arrivano da destra e da sinistra (spesso anche senza senso) e riflettere: se un mese fa avessero detto a un tifoso dell'Inter "la tua squadra dopo sette giornate sarà al secondo posto con Juve e Milan decisamente più indietro" sarebbe stato felice? Io credo proprio di sì. Invece oggi è tutto un "Kondogbia è un pippone, Mancini sbaglia i cambi, Icardi segna poco, la difesa è da registrare, Handanovic non dà certezze". Mancini dice: "Giornalisti e opinionisti? Scrivete senza conoscere, siete tutti allenatori". Beh, i toni del tecnico non sono quelli giusti, ma i concetti sì.
Chi sembra aver ritrovato la strada è invece la Juve. Il recupero di Khedira dà una grossa mano per ridare forza e ordine a centrocampo e con la Champions messa sui binari giusti si può tranquillamente lavorare sulla rimonta in campionato. Siamo alle solite: dare per morta una squadra è legittimo se si hanno argomenti a supporto, non se questa squadra ha fondamenta solide come la Vecchia Signora. È tornato Khedira e guarda caso da dieci giorni non si parla più di Pirlo e Vidal, i nuovi stanno "assorbendo" il peso della maglia e pian piano stanno diventando giocatori "da Juventus", il resto lo fa un certo Morata, fenomeno vero. Il Real proverà a riportarlo a casa ma non ci riuscirà nonostante il famoso diritto di "recompra". Scommettiamo?

Saluti a voi che vi sorbite tutte le settimane queste chiacchiere a profusione. Da ieri se vi va ho aperto un "chiringuito" in compagnia dell'amico e collega Fabio Corti. Si chiama www.ilsensodelgol.it, un sontuoso "regalo" dell'editore di Tmw Andrea Pasquinucci che proveremo a far fallire più in fretta di un chiosco di ghiaccioli in Groenlandia. Perché "chiringuito"? La spiegazione cretina nel mini editoriale qui sotto, se vi va venite a trovarci (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol E pure su Facebook per non farci mancare niente https://www.facebook.com/pages/Il-senso-del-gol/1143017935725794 ).

Ciao.
Editoriale.
Editoriale per raccontare chi siamo.
Editoriale.
Ci vuole sempre l'editoriale.
Per dire cosa facciamo. Per fare bella figura. Per far credere che non abbiamo un "pennello grande" ma un "grande pennello". Per convincervi di qualcosa. Qualunque cosa.
Editoriale.
Eccolo.
A volte un amico parla con un altro amico. E gli dice: "Andiamo. Via. Basta. Mi sono rotto il cazzo. Apriamo un chiringuito. Magari in Centroamerica". E l'altro: "Sì. Apriamolo. Mi sono rotto il cazzo. Eccoti la mia parte. Servono più soldi? Vendo un rene". Ma poi si scopre che erano solo sbronzi.
Ecco. Noi non abbiamo soldi per un chiringuito. Men che meno coraggio per un "sola andata". Quanto al Centroamerica, parliamoci chiaro, "sì, bello, ma non ci vivrei".
In compenso abbiamo spazio e energie per rendervi partecipi del nostro "fallimento annunciato", un chiringuito in centroamerica senza sabbia e senza speranza.
Come Sheringham che guarda Solskjaer al minuto 89 di una finale di Champions certamente persa. "Proviamoci Ole, proviamoci...". Ilsensodelgol.


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