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  La spunterà ancora Higuain, è il goleador della squadra più forte
  Il trono tornerà ad un italiano, la rivelazione Belotti
  La sorpresa sarà totale: vincerà il falso nove Mertens
  Il titolo tornerà ad Icardi, già re dei bomber nel 2015

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Editoriale

Milan-Conte, incredibile ma vero! Inter: la lista Mancini, il mistero Tourè e il viaggio in Sudamerica (ma c'è qualcosa che non quadra...). Juve e la strategia dello "sceicco" Marotta: dopo Dybala, quasi fatta per altri 2 "milionari"

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
19.05.2015 07.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 123544 volte
© foto di Federico De Luca

Eccoci qua. Doverosa premessa. A spanne siamo al 322435532esimo editoriale scritto da me medesimo su Tmw. Un mare di parole a caso, notizie qualche volta azzeccate e molto spesso campate per aria, puttanate extra-pallone che mi vengono in mente e butto là per far capire che sì, il mercato è importante, ma anche stigrancazzi.

Tutto questo per arrivare al punto: settimana scorsa avete cliccato sul mio pezzo in oltre 130mila, una specie di record personale, e quindi volevo tirarmela un po' ma col fare da mignottone di chi non vuol far capire che effettivamente se la sta tirando in puro stile Valeria Marini. In fondo basta utilizzare la scusa dei ringraziamenti: "Volevo ringraziarvi per l'affetto con cui mi seguite e scrivete tutte le settimane, ho superato quota 130mila bombardoni, vi voglio bene, dedico questi click a mia mamma che mi ha fatto calvo e ai tre bambini che ho adottato in Papua Nuova Guinea". La tecnica dei bambini adottati funziona sempre, vi fa passare per brave persone anche se non avete la minima idea di dove sia la Papua Nuova Guinea. Ve la consiglio vivamente, tanto non controlla nessuno. Se per caso qualcuno dovesse dirvi "ho controllato stronzone, i tre bambini non risultano", allora fingete indignazione e gridate al cielo: "Dove diavolo sono finiti i soldi che ho mandato in Papua! E quei poveri bambini! Chi penserà a loro? Maledizione!". Cose così. Comunque, boiate a parte, come avrebbe cantato la sempre cara Nilla Pizzi "grazie dei click, tra tutti gli altri li ho riconosciuti".

Ps. Se avete pensato "mannaggia, in effetti non so dove sia la Papua Nuova Guinea" state tranquilli, non lo sa nessuno, neanche Piero Angela. E lui sa quasi tutto.

Ultima fesseria e poi passiamo al calcio. Vi dicevo dei messaggi che mi scrivete. Me ne arrivano molti, a volte persino due o tre. Tra gli altri anche tal Piero, che proprio martedì scorso mi ha fatto pervenire il suo apprezzamento via twitter (@FBiasin). Recitava così: "Coglione, la smetti di mettere parolacce nei tuoi pseudo-articoli? Lo sai che li leggono anche i bambini? Scemo". Su "scemo" mi sono arreso: non lo sentivo dal 1986. Ringrazio Piero per l'ammonizione e lancio un messaggio a suo figlio: "Non imparare le parolacce, darai una delusione a papà tuo. Diventa direttamente tossicodipendente. Ciao".

Prometto infine di non scrivere più parolacce.

Dunque, in questi giorni fa un cazzo di caldo (ehm). Le partite somigliano molto a quelle che mettiamo in piedi io e te la domenica tra amici. Per intenderci, trattasi del genere di sfide che alla fine ti ritrovi in nove e devi obbligare uno dell'ora precedente a giocare con te. "Scusa potresti fermarti? Siamo in nove". "Sì, però mi pagate il campo, un Gatorade al ribes che è rarissimo e mi date un passaggio a casa". "Una fetta di culo no?". Cose così. Ecco, le ultime partite di serie A hanno lo stesso tenore: falli di mano mai visti, papere dei portieri, autogol, arbitri con la cataratta, poca voglia, espulsioni, ritmi da dopolavoro, mezze risse, scazzo generale. Solo uno si impegna molto: Pippo Inzaghi. Pippo Inzaghi si agita in panchina, ci crede ancora, vorrebbe che i suoi in campo avessero un pizzico di "quella roba lì". Ebbene, non ce l'hanno. Pippo Inzaghi tra l'altro crede o finge di credere di avere ancora speranze di restare sulla panchina del Milan. Dice "Ho ancora molto da dare". Risposta dei tifosi che in fondo gli vogliono bene e domenica hanno garbatamente e legittimamente scioperato per protestare contro la dirigenza: "Pippo, ti prego, abbi pietà di noi".

Quello che abbiamo visto a Reggio è il riassunto perfetto di una stagione disgraziata e spiega molto bene perché, così, il Milan non può andare avanti. Le partite si possono perdere, le annate difficili capitano, ciò che non è tollerabile è la totale anarchia: giocatori che si auto-escludono dalla rosa salvo poi essere riconvocati, attaccanti che hanno la mobilità di un comodino ma se li sostituisci si incazzano come bisce, ragazzini che si fanno buttare fuori per inutili falli a centrocampo, pseudo-fenomeni che - dopo due mesi di assenza - alla prima azione mandano apertamente affanzum l'arbitro. No, questo non è Milan, è delirio. E spiace dirlo, ma la responsabilità è del tecnico che, pur con tutte le migliori intenzioni del mondo, ha dato prova di non saper come arginare la situazione anche solo dal punto di vista comportamentale. Pippo diventerà un allenatore, ma al momento no, nella testa è ancora un calciatore costretto al panchina.

Ieri Berlusconi è stato piuttosto chiaro: "Abbiamo visioni diverse". Il divorzio (anche solo per mere questioni legate all'ingaggio) sarà meno traumatico rispetto a quello con Seedorf, ma certamente arriverà. Con Inzaghi probabile nuovo tecnico del Sassuolo, resta da capire chi sarà il suo sostituto in rossonero. Ebbene, dopo settimane passate a interrogarci su "chi ha scelto Silvio" abbiamo una certezza già anticipata nell'editoriale di ieri dall'ottimo Crisci: il presidente vuole Antonio Conte. Ora, questo non significa che Conte sarà certamente il mister del Milan e, anzi, chi scrive è scettico sul fatto che l'attuale Ct possa avere il coraggio di mollare l'Italia e gli italiani con gli azzurri ancora non qualificati alla fase finale dell'Europeo 2016. In ogni caso (e anche se ovviamente nessuno degli interessati confermerà) un tentativo "ufficioso" è già stato fatto e altri più o meno "ufficiali" verranno azzardati nelle prossime settimane. Conte cosa ne pensa? I ben informati assicurano che "non vede l'ora"... Come si suol dire "chi vivrà vedrà".

Qui Inter. Se in casa rossonera siamo alla giustificata depressione, in quella nerazzurra si vive il "momento Calboni", ovvero il periodo delle sparate, dei giocatori che - in puro stile Confetto Falqui - "basta la parola". Accenna il nome di un calciatore e quasi certamente quello sarà associato a una qualche pseudo-trattativa con l'Inter. Yaya Tourè? È dell'Inter. Motta? Pure. Allan, Widmer, Falque (parente del confetto?), Fekir, Pippo, Pluto e Topolino? Son vicini all'Inter. Mancini parla con Thohir? Allora significa che "il presidente ha detto sì a tutte le richieste". Parli con un tuo amico della tua fidanzata e di quanto le vuoi bene? Lui ti risponde: "Occhio, piace anche all'Inter". Suvvia, qui si rischia di prendere per il naso la gente (e non ho scritto "culo" perché sono un signore).

Andiamo per gradi: il disastro sportivo visto in campo sabato dice che quella nerazzurra è una squadra da rifare, non completamente ma poco ci manca. Questione di limiti caratteriali più che di qualità tecniche. La stessa pochezza espressa contro la Juve è la prova che Mancini ha diritto e dovere di chiedere, ma deve finalmente iniziare a promettere: se certi giocatori non funzionano la responsabilità è anche sua. Non basta far intendere che alcuni giocatori "non sono all'altezza" e "non recepiscono", troppo comodo. E allora sì: molti componenti della rosa attuale andranno via, la società proverà a realizzare i desideri del tecnico, ma qui ognuno deve fare la sua parte, allenatore compreso. In ogni caso tutte le decisioni verranno prese solo a campionato ultimato, ovvero quando l'Inter saprà se sarà stata capace di conquistare un posto in Europa League (è incredibile, non se lo meriterebbe, ma grazie alla mediocrità generale ce la può ancora fare). Intanto qualche certezza c'è: Icardi resterà, Kovacic partirà solo di fronte a un'offerta (non pervenuta) vicina ai 20 milioni, Handanovic "grazie" alla papera di sabato paradossalmente è più vicino al rinnovo e potrebbe abbassare le pretese (e comunque chi l'ha massacrato per la gaffe sul tiro di Morata non sa quello che dice). In entrata si attendono novità sul fronte Tourè, nel frattempo la domanda è la solita: ha senso proporre un quadriennale da cento chili di soldi a un ultra trentenne il cui cartellino costa svariate decine di milioni? Sì, se Thohir ha trovato il petrolio in giardino e può permettersi di comprare Yaya ma pure i suoi fratelli. No, se Thohir deve rompere il porcellino salvadanaio di quando era bambino per convincere l'ivoriano. Al resto invece sta pensando Ausilio, di rientro dal Sudamerica dove ha messo in piedi la "missione giovani". A quanto risulta al sottoscritto il ds non ha quagliato: i ragazzi visionati restano "nell'orbita" ma al momento sono costosissimi e non ancora pronti per sbarcare in Europa. I nomi? Mammana del River (difensore classe '96), Kranevitter sempre del River (mediano del '93) e Driussi neanche a dirlo del River (attacante/ala del '96).

A proposito di milioni da spendere, ecco che entra in ballo la Juventus, pronta a cucire il quinto scudetto di fila quando il quarto non è ancora finito negli almanacchi. Dybala ha praticamente già firmato per qualcosa come 40 milioni tra contanti (tanti), bonus e contropartite tecniche. Nainggolan è in arrivo a centrocampo con o senza l'addio di Vidal e resta apertissima la pista Cavani. Per il resto ho fatto la mia piccola analisi sui componenti della rosa bianconera pronta a disputare la finale di Champions (con relativo prezzo d'acquisto): Buffon 52 milioni (i cari vecchi cento miliardi del vecchio conio), Storari 4,5, Rubinho 0; Bonucci 15,5, Chiellini 6, Ogbonna 13, Caceres 9,5, Marrone 0,5, Barzagli 0,3, Evra 3,3, De Ceglie 0, Lichtsteiner 10; Pirlo 0, Pogba 0, Vidal 12,5, Marchisio 0, Romulo 1, Sturaro 5,5, Padoin 5, Asamoah 18, Pereyra 15.5 (da pagare a giugno); Pepe 10, Coman 0, Tevez 9, Morata 20, Llorente 0, Matri 0. Due considerazioni guardando i numeri: 1) A parte qualche eredità - i milioni di Buffon sono stati ampiamente ammortizzati - e pochi paradossi - Ogbonna pagato più di Vidal, Pepe più di Tevez - si vede come i dirigenti juventini abbiano saputo fare grandi affari a poco prezzo, con parametri zero di talento e tanti giocatori sottovalutati pagati due lire. Per capirci, il totale della rosa non supera i 200 milioni di euro (196), ovvero quanto Cristiano Ronaldo e Bale - due nomi a caso - messi assieme. 2) Stupisce il cambio di strategia in casa bianconera. Non sono certo i 300 milioni di fatturato ad aver fatto perdere la testa a Marotta e nemmeno l'aria d'Europa, semplicemente la Juve vuole restare a lungo nel club "dei grandi". Non ci sarà nessuna grande cessione, al limite verrà messo in atto un normale cambio generazionale per non rischiare di commettere gli errori dell'Inter del Triplete. Tevez, Pirlo, Morata (già rimpianto a Madrid): sono tanti i nomi in bilico, ma la Signora farà di tutto per tenerli a Torino e vincere ancora. Se non ci riuscirà, ha già in mano le carte giuste per sostituirli.

E ora scusate ma devo scappare, sono stato invitato all'ultimo a casa di un certo Claudio. Mi ha detto "porta il panettone e i raudi che ho deciso di anticipare il cenone di Natale". Boh... #lotitofacomecazzoglipare (Twitter: @FBiasin).


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