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  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Milan, decide Berlusconi: inaccettabile il paragone con Farina. Milan, Thiago Silva scrive sempre. Il futuro è anche Xhaka. City, l’ora di Unai Emery

02.05.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 27998 volte

Dal momento che l'ultima Assemblea degli azionisti rossonera si è tenuta alle 16.00, un po' prima dell'attesissimo happy hour quotidiano, non tutti erano lucidissimi nell'ascoltarla e seguirla, ma confermiamo che dopo l'intervento introduttivo della dirigenza, ci sono state critiche garbate, serene nell'esposizione ma durissime nel merito da parte dei piccoli azionisti rossoneri. E con tutta la simpatia che abbiamo da sempre per il rossonerissimo Gatti, quel paragone fra il Milan di Berlusconi e quello di Farina non si poteva proprio sentire. A Terza Pagina, a Milan Channel, in questi anni si sono seduti in studio in tanti fra i protagonisti del cosiddetto Milan di Farina. Si è seduto Ilario Castagner che ci ha raccontato di quando lui e Rivera, in missione in Germania, avevano in mano il giovanissimo Lothar Matthaeus nella primavera del 1983: ma non si potevano fare molte manovre su quella operazione e arrivò al Milan il buon Andrea Manzo...Si è seduto Giancarlo Pasinato: volevo rimanere al Milan con Serena e Canuti, ma il presidente voleva muovere giocatori...Si è seduto Ottorino Piotti: volevo il giusto come contratto, e soprattutto tutto nel cedolino della busta paga... Si è seduto Vinicio Verza: avevo firmato in bianco il contratto, Farina poteva darmi anche mille lire e avrei giocato lo stesso dando tutto per il Milan, ma bisognava far arrivare Macina...E molti altri ancora li omettiamo. Per carità del buon Dio...il Milan oggi come nel biennio 1996-97 e 1997-98 ha una rosa nell'occhio del ciclone ma ci sono pur sempre 9 giocatori a vario titolo nel giro della Nazionale (El Shaarawy, De Sciglio, Montolivo, Abate, Paletta, Antonelli, Poli, Cerci, Destro), uno dei migliori portieri d'Europa (Diego Lopez) e personalità da Mexes a De Jong o talenti come Suso. Oggi sembra tutta fuffa. Ma dal '96 al '98 anche Maldini e Costacurta, Boban e Albertini, erano tutti finiti, superati, bolliti, maciullati dal tritacarne di due annate negative. Eppure, soprattutto i primi due, l'anno dopo erano campioni d'Italia e cinque anni dopo d'Europa. E soprattutto in nessun Terza Pagina e in nessun Milan Channel, sul Milan di Berlusconi (e chi ha lavorato e lavora per lui sa di farlo in nome e per conto del presidente Silvio Berlusconi) ci saranno mai racconti come quelli di Ilario e Giancarlo, di Vinicio e Ottorino. Mai. Tutti sfidati. E se proprio si vuol citare il buon Milan lasciato sul campo da Farina a Silvio Berlusconi, si ringrazino prima le mamme di Franco Baresi e Filippo Galli e poi, soprattutto, Gianni Nardi. Ma non Farina. E' stato Nardi ad accollarsi nell'estate 1984 il peso dell'unica vera campagna acquisti di quegli anni da tombinare: Virdis e Di Bartolomei, Hateley e Wilkins, Terraneo. Firmato. Gianni nardi. Non a caso, vicepresidente di Silvio Berlusconi fino all'ultimo giorno della sua vita.

Il Milan deve ritrovare energia e passo nella campagna acquisti, compattezza e pugno duro nella quotidianità fuori dal campo, il rispetto dei giocatori verso la Società e i Tifosi. Ci si allena con poca fame e si va in campo con poca fame, perché troppi balletti, perché troppe latitanze, perché troppa gente che scrive e parla a vanvera. Il Milan si merita la contestazione civile ma severa, dura ma sofferta dei propri ragazzi della Curva e di tutti i tifosi rossoneri in buona fede e di buona volontà. Nessuno si sottrae e nessuno replica. Una presidenza gigantesca e un progetto che viene dalla Storia, ma la prima ha definitivamente tirato le somme sui sacrifici necessari nel calcio di oggi e il secondo nell'incertezza di una rotta seguita con passione ma alla giornata non è più stato declinato al meglio: questo è il Milan della transizione odierna. Ma i valori guai, sono inchiodati allo stemma sociale. Intatti. Il dna, pure. Qualche discotecaro accusa il Milan di aver perso stile. Perché allora Thiago Silva, subito dopo Milan-Genoa scrive al suo Milan: "Forza Milan! Ho visto la partita...un abbraccio amico"? Perché Carlo Ancelotti vuole sapere tutto del Milan e non deve l'ora di tornare al Milan, sì non vede l'ora avete letto bene; perché Rino Gattuso si tiene aggiornato ogni minuto su tutto quello che accade nello spogliatoio e non perde occasione per incoraggiare i dirigenti nei momenti duri? Perché al termine dei sorteggi europei del suo Benfica a Monte Carlo, Manuel Rui Costa blocca i giornalisti portoghesi alla vista della troupe di Milan Channel e dice con un sorriso grande così: "Fermi tutti, prima parlo con la televisione della mia squadra"? Se il Milan si fosse comportato male, e le visite continue a Milanello di Gullit e Savicevic, di Shevchenko e Jankulovski, i riferimenti al noi di Kakà quando parla del Milan non lo lasciano pensare, non ci sarebbe questo legame vero, questo affetto tutt'altro che gruppettaro. Se il Milan trattasse male le sue bandiere, non ci sarebbero tutti questi slanci spontanei e sinceri che vengono dal cuore degli uomini veri.

Non è di buon gusto parlare di scelte di mercato del Milan da parte nostra, il giorno in cui Silvio Berlusconi ha un incontro importante per parlare di quote azionarie Milan e di futuro. E' in ogni caso chiaro che il Milan di quest'anno ha visto girare in negativo la stagione a causa del centrocampo. L'infortunio di Montolivo, il calo abnorme di Muntari, l'impotenza di Essien, la difficoltà cronica nel costruire la manovra. Quindi, centrocampo e ancora centrocampo. Khedira? Ha un ingaggio di 6 milioni...Pensiamo ad esempio a Granit Xhaka, è un '92, può seguire il filone, in un ruolo diverso, di Suso. Ha gamba e capacità di costruire, è stato seguito con attenzione. Certo, costa. Ma il Milan del futuro deve rilanciare.

Sono due anni che il Manchester City segue Unai Emery. La capacità di allenare in intensità e di trasformare nella partita della vita ogni partitella di allenamento da parte del tecnico del Siviglia, ha ormai fatto il giro del mondo. E' una fama approdata anche a Manchester. Le vicende di questa stagione del City hanno rafforzato l'esigenza di cambiamento dei Citizens stessi. Ed Emery sembra pronto a fare in Premier lo stesso percorso di un certo Rafa Benitez. Abbiamo scritto molto di Milan oggi e al Milan c'è un difensore, francese ma proveniente dal campionato spagnolo, che Emery stima molto. Si tratta di Adil Rami. Quante rotte, quante traiettorie, varie ed eventuali, da seguire da oggi in poi...


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