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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Milan, ecco perché Berlusconi non cede ancora ai cinesi. Conti critici. Inter, Moratti lavora per una nuova maggioranza. Fuori Thohir.Sarri lontano dal Napoli: tutti i motivi di un divorzio a sorpresa

29.04.2016 08.06 di Enzo Bucchioni   articolo letto 75497 volte
© foto di Federico De Luca

Vendere? Non vendere? Questo è il problema. Berlusconi dorme già poco di suo, ma in queste notti dicono che non abbia chiuso occhio. L'aveva promesso al babbo e alla mamma: non venderò mai la villa di Arcore e il Milan. Certe promesse sono sacre e questo è il suo cruccio vero.

Ma vale la pena tenere il Milan in queste condizioni? Non sarebbe meglio vendere proprio per amore?

In fondo i misteriosi cinesi rappresentati dall'advisor Galatioto hanno programmi seri e grande disponibilità economica, se davvero Berlusconi vuol bene ai colori rossoneri e non solo al suo egoismo, non dovrebbe avere la minima esitazione.

E invece no, dopo trent'anni di successi e di amore, è dura dirsi addio. E lo comprendiamo.

Che farà allora? Si aspetta solo lui, la sua decisione finale, una sua idea, un suo colpo di teatro, oppure la firma sugli accordi già stipulati tra i cinesi e Fininvest. Fosse stato per la figlia Marina avrebbe già ceduto due anni fa, anche Piersilvio è d'accordo, ora pure Confalonieri è nel partito dei venditori. Berlusconi sta decidendo nella solitudine, solo con la sua coscienza e il suo portafogli.

Come è noto i cinesi sarebbero disposti a versare subito 500 milioni per il 70 per cento del club, più il ripianamento dei debiti che ammontano a circa 250 milioni come ufficialmente annunciato ieri nell'assemblea dei soci.

Nel giro di due-tre anni si procederà all'acquisto definitivo per arrivare a quel milione di euro che Berlusconi ha sempre valutato il Milan. In questo modo, visto che in 30 anni di euro ne ha spesi quasi novecento, ne uscirebbe senza perdite economiche e tanta gloria. Un'operazione da fare subito, qui non ci sono i fantomatici amici di Mister Bee ma roba seria.

I cinesi vogliono chiudere prima del mercato per poter comprare giocatori importanti e mettere in piedi una squadra immediatamente competitiva.

E allora perché Berlusconi nicchia?

Le persone più vicine raccontano che sta cercando di uscire a testa alta o meglio, sta cercando un'uscita più indolore e meno traumatica possibile.

I consulenti e gli avvocati sono al lavoro. In sostanza il Cavaliere vorrebbe tenere la gestione sportiva e l'immagine legata al Milan fino a quando i cinesi non rileveranno l'intero pacchetto azionario, diciamo tre anni. Gli secca in modo particolare uscire ora con questo Milan minore, fuori dall'Europa che conta, con una squadra di Brocchi (in tutti i sensi).

Vorrebbe essere ricordato come l'uomo che ha fatto e lasciato grande il Milan quindi sta cercando di convincere i cinesi a rilanciare, a fare una grande squadra. Soltanto dopo, quando il Milan sarà tornato grande, Berlusconi si farebbe da parte con un buon ricordo dietro di sè.

Il desiderio è comprensibile e legittimo, ma i cinesi sono disposti a mettere denaro per due anni rimanendo dietro le quinte? Non c'è chiusura totale, un discorso è aperto. Più difficile conservare il posto a Galliani, i cinesi vogliono cambiare tutta la struttura sportiva e non hanno tutti i torti. Dietro la cordata cinese ci sarebbe Davide Lippi che in Cina ha già lavorato e sta lavorando, è lui il garante tecnico, non economico. E con lui il padre, Marcello Lippi, che in Cina è un idolo calcistico. Quel Lippi che piu' volte, nel passato, Berlusconi ha cercato di portare sulla panchina rossonera.

La risposta definitiva dovrebbe arrivare fra domenica e lunedì, l'infuocato Cda di ieri dovrebbe essere stata una spinta ulteriore verso la cessione. Berlusconi sa benissimo che ormai i tifosi sono esasperati, non dovesse vendere e non dovesse costruire una grande squadra, le contestazioni sarebbe forti e probabilmente non più sostenibili a livello di immagine, ma anche pratico. Senza liquidità e progetti di spesa, il Milan rischia di incartarsi sempre più, potrebbe perdere progressivamente valore, senza contare sui provvedimenti possibili dell'Uefa per il fair play finanziario.

Complicata anche la situazione dell'Inter. In questo caso, come anticipato tre settimane fa, il gruppo Suning è uscito alla scoperto. E' pronto all'acquisizione del 20 per cento, controvalore una settantina di milioni. E' chiaro, però, che per i cinesi sarebbe solo una fase di passaggio. Investire senza comandare non piace a nessuno. E qui entra in ballo Moratti. L'ex presidente continua a far passare il messaggio che non ha più voglia di restare nel calcio, che è pronto a mollare. In realtà sarebbe solo scontento della gestione Thohir, soprattutto è furibondo per i prestiti del tycon con interessi molto alto. Agli amici Moratti ha piu' volte sottolineato che lui ha mantenuto l'Inter con i soldi della sua famiglia mentre Thohir alla fine potrebbe guadagnarci. Come? Si sta studiando l'ipotesi di metterlo in minoranza, c'è tempo fino a novembre, alla scadenza del terzo anno, per ridiscutere i patti. Moratti è combattuto fra cedere il suo 29 per cento ai cinesi per farli avvicinare alla maggioranza, oppure restare a darsi da fare per un'alleanza con Suning che dopo aver comprato il venti potrebbe prendere un altro dieci per cento. Prendere la maggioranza dell'Inter è il vero obiettivo, ma Thohir mollerà? Probabilmente dopo essere rientrato di quanto anticipato fino ad ora, interessi compresi. Il debito complessivo e con le banche è ancora molto alto (sui 400 milioni) e la spalmatura fino al 2019 è solo un po' d'ossigeno. Vicenda ancora tutta da scrivere, intanto con il probabile venti per cento dei cinesi si potrebbe a fare un buon mercato con obiettivo il ritorno in Champions e quindi nel giro dei soldi veri.

Non ha di questi problemi la Juventus che anzi, fra stadio e diritti di Champions, ha deciso di acquistare senza cedere Pogba per puntare l'anno prossimo a vincere la Champions.

Come vi abbiamo detto la settimana scorsa, con Benatia (in arrivo, barattato con Coman), Andrè Gomez e un trequartista (Oscar? Mkitaryan?), la Juve può competere con le grandi d'Europa. Resta il problema Morata, ma qui si sta pensando a convincere il Real a lasciare l'attaccante ancora un anno a Torino in cambio di un'opzione per Pogba nel 2017. E' più di un'idea. Difficile invece arrivare a Cavani che guadagna troppo e non sembra disposto a fare sconti. Piuttosto la Juve sta pensando al rinnovo di Pogba che vorrebbe portare al 2020 con una adeguamento progressivo dell'ingaggio fino a 7,5 milioni netti. Da top player e da top club.

Più complicata la situazione a Napoli. I giocatori che puntavano gli azzurri stanno andando in direzioni diverse (Gomez, Hummels, Klaassen) e De Laurentiis non sembra progettare il futuro.

Ma Sarri resta o no? Questo è il grande interrogativo che noi ci siamo posti già due mesi fa annusando l'aria.

Ora stanno arrivando tutti i media perché è chiaro che il rinnovo automatico a 700 mila euro non sarà accettato dal'allenatore. Adl si illude che le sue carte possano garantirgli di tutto e di più, ma il rinnovo automatico del contratto non vuol dire che Sarri andrà in panchina anche l'anno prossimo. Oggi non ci sono le condizioni e la situazione è nerissima. Intanto il disinteresse del presidente per l'argomento è ritenuto una mancanza di rispetto per il lavoro svolto.

Sarri sta portando il Napoli al secondo posto, ha fatto giocare agli azzurri il miglior calcio della stagione, ha rilanciato Higuain alle quotazioni massime, ha valorizzato la rosa che adesso vale come minimo il 30-40 per cento in più. Pensate solo a Koulibaly che oggi vogliono tutti. Non vale 30 milioni? Sicuro. Detto questo, come ricordato Sarri ha un ingaggio da allenatore dell'Empoli. L'anno scorso tutto andava bene, anche per lui servivano conferme ad alto livello. Ora che le ha avute, pretende un ingaggio da allenatore di alta classifica, non i cinque milioni di Allegri, ma neppure i 700 mila suoi. Diciamo due milioni? Possibile. Probabile. Ma Sarri vuole anche ridiscutere tutta la parte normativa stracciando soprattutto la clausola vessatoria che lo lega al Napoli per cinque anni ed altre cose burocratiche. A quanto ci risulta vorrebbe anche una società più presente, adeguata al livello che ha, ormai stabilmente ai primi posti della classifica. Vorrebbe più uomini di calcio attorno, strutture più adeguate a Castelvolturno, un ritiro estivo all'altezza, ma anche altre cose (oltre ai programmi di rafforzamento) per far crescere il Napoli e avvicinarlo ancora di più alla Juventus.

Sarà un bel braccio di ferro. Sarri resterà? Oggi non scommetterei neppure un euro conoscendo il carattere tostissimo del toscano. Per lui stare fermo per orgoglio non sarebbe un gran problema. Vedremo. Adl deve fare la prima mossa.


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