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Milan, il day after: chi resta e chi va. E chi arriva? In campo e dietro la scrivania...il calcio italiano è davvero questo? Fuori dall'elite europea? Ecco la speranza...

Nato a Terni il 6 maggio 1976, lavora a Sky come vice caporedattore e si occupa del coordinamento del telegiornale. Tra i volti più conosciuti del calciomercato per l'emittente di Rupert Murdoch.
13.03.2014 00.00 di Luca Marchetti   articolo letto 32796 volte
© foto di Federico De Luca

Il Milan ora è alle prese con una crisi, quasi d'identità. Perché quel Milan che ha imperversato per anni in Europa e nel mondo deve essere rifondato. E i periodi di transizioni, si sa, sono molto dolorosi. Ecco che allora si comincia a parlare di futuro, a 360 gradi. Chi resta e chi va? Poche certezze. Innanzi tutto le partenze saranno molte, soprattutto se non dovesse esserci la qualificazione in Europa League (e la sfida con il Parma è già decisiva). Non si vedranno più Amelia, Gabriel, Mexes, Constant, De Jong, Essien e Robinho. E poi i giovani: Saponara, Petagna, Cristante, Niang e Brisa. Tutti a fare esperienza, per poi tornare se il processo di crescita sarà come sperano a Milanello.
Poi bisognerà capire, dal resto della stagione, se riscattare Rami (decisamente non in serata a Madrid) a 7 milioni. Meno dubbi per Taarabt (stessa cifra). Ci saranno anche i due Riccardo (Montolivo e Kakà), ci saranno Poli, Pazzini e El Shaarawy insieme a Zapata, Emanuelson e Muntari. E magari Abbiati, a fare il secondo ad Agazzi. Perché qualche nuovo arrivo già c'è: e gli occhi ora sono anche puntati si Alex, difensore del PSG, che il Milan ha praticamente in pugno. Mentre osserva con attenzione anche Adebayor, per l'attacco. Per il resto dipenderà molto non solo dalle uscite, ma anche dal nuovo ds.
Balotelli meriterebbe un approfondimento a parte. Limitiamoci a dire che ora non è più intoccabile: nel senso che se dovesse arrivare una giusta offerta il Milan potrebbe prenderla seriamente in considerazione. Esattamente come per De Sciglio: ma deve essere pazzesca. E poi capire chi lavorerà con Galliani. Le quotazioni di Sogliano, come vi avevamo già raccontato, si sono congelate. A Madrid si sono sprecati i complimenti per Andrea Berta, attuale ds dell'Atletico. Ma anche in questo caso la strada è tutt'altro che in discesa. Dire lavori in corso, forse, è poco.
L'eliminazione del Milan ci porta a fare dei ragionamenti sul calcio italiano. E' davvero questo il suo valore? Nessuna squadra fra le prime otto d'Europa? E soprattutto come se ne esce? E' chiaro che la politica dei parametri zero non funziona al 100%. Serve pazienza e programmazione, scelte decise e rivoluzioni profonde. Non si può vincere subito, d'accordo, ma è necessario tornare ad essere competitivi. Si può fare? Difficile. Ma non impossibile. La via più facile è avere i soldi: investitori stranieri. 11 squadre su 16 negli ottavi di Champions erano di proprietà russa o araba. Attenzione però nelle prime otto potrebbero essere soltanto tre gli investitori "stranieri" (Chelsea, Manchester e PSG) di cui uno (eventualmente) americano. Quindi conta la tradizione, conta il nome, conta lo stadio, il merchandising. Contano però anche i soldi investiti: perché Real e Barca non hanno nulla da invidiare al Psg come possibilità di spesa. Magari non tutti gli anni, ma quando serve sì. E allora rimane (per le italiane) da guardare in casa del Borussia Dortmund o proprio dell'Atletico. Conte ha detto: idee, metodo e disciplina. E forse proprio la Juventus, in questo momento, è la squadra italiana più avanti nel processo di risalita in Europa. Seguita dal Napoli. Guarda caso due fra le favorite per la vittoria finale dell'Europa League: che ora è diventata l'obiettivo da guadagnarsi a tutti i costi. Da qualche parte bisogna riniziare. Lo dice il Milan (la vuole giocare il prossimo anno), lo dicono le tre italiane rimaste che ambiscono ad alzare il trofeo. Perché anche la Fiorentina (costruita per divertire) vuole dire la sua. Sostenibilità e competitività: un connubio difficilissimo. Ma è l'unica strada da tentare.
Intanto il mercato si muove, come Ausilio, ds dell'Inter, in missione spagnola. Quattro chiacchiere su Morata, ieri a vedere Barca-City (Montoya e Dzeko, anche qui contatti in corso, tanto per capire che margini di manovra ci sono), oggi a vedere il derby di Siviglia. Ma i suoi pensieri non sono solo spagnoli: c'è anche Iturbe da tenere sotto controllo. Lui ha dichiarato che vuole giocare solo in Italia, che è lusingato dall'interesse dell'Inter (ma lo cercano anche la Juventus e Roma, oltre al Liverpool). E poi c'è una foto con lui abbracciato a Icardi. Chissà che, dopo la partita di sabato sera, non approfondiscano la chiacchierata.

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