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Editoriale

Milan, il tuo mercato lo decide Ibra. Rossoneri: da Robinho-Saponara a Bertolacci. Buffon: il biscotto non ammazza nessuno. Mancini: commissioni, non telefonate

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
27.06.2015 08.39 di Mauro Suma  articolo letto 94032 volte

Jackson Martinez era un airone esplosivo. Non è venuto. Il suo sì, e il sì del presidente del Porto, come sa bene sulla sua pelle chi lavora sulle notizie minuto per minuto e non sul trespolo ad aeternum, è diventato un no, ma la vita continua. Se c'è un Club che ha saputo prendere Van Basten dopo il rifiuto di Vialli, Pato dopo il rifiuto di Suazo, e non Podolski dopo il rifiuto di Cerci, quello è il Milan. Detto questo, Carlos Bacca. Arriverà? Chi lo sa. Certo, è un giocatore diverso da Jacskon. Più avvolgente e bello il cigno del Porto, più uomo-gol e finalizzatore cattivo il rompighiaccio del Siviglia. Non sarebbe certo un passo indietro. Sarebbe certamente qualcosa di diverso. In soldoni: se fosse venuto Jackson Martinez non sarebbe mancato chi avrebbe parlato di giocatore troppo vecchio per tutti quei soldi, ma per chi si nega il rutto libero e prova ad analizzare sarebbe stato un arrivo in grado di rendere, bestemmia, "inutile", addirittura lo stesso e quanto mai eventuale ritorno di Ibra. Perché Jackson esce, svaria, recupera, tira, segna, fa tutto. Proprio come Z. Carlos Bacca è invece un goleador affamato e spietato ma che ha bisogno totale e assoluto degli spazi creati da un gigante che catalizza attenzioni e difensori avversari. Quindi, Ibra. Non sempre il lato mediatico del mercato è sullo stesso piano del lato funzionale. L'emozione dei tifosi non sempre va nella stessa direzione delle effettive necessità della squadra. Ma questa volta sì. Annusata l'aria e dato uno sguardo all'orizzonte, oggi l'unico uomo in grado di cambiare davvero e sul serio l'umore dei tifosi del Milan è proprio lui, Ibra. Il Milan sa quello che deve fare e lo farà. La strada del mercato rossonero è indicata ed è imporante. Ma se viene Ibra esce l'arcobaleno per i tifosi, altrimenti, fatalmente, no. E sarebbe proprio l'uomo della Provvidenza nel caso in cui al posto di Jackson arrivasse un finalizzatore. Impresa titanica però, perché Ibra ha detto no al Milan. E' andato a Doha prendendo tre-quattro aerei per dire no al Milan. Sta studiando strategie per dire no al Milan. Non vede l'ora di dire no al Milan.

La sentenza è arrivata subito: venti milioni sono tanti per Bertolacci. Esattamente come quaranta milioni sono tanti per Kondogbia. Ma la prima frase inonda microfoni su microfoni, la seconda no. La seconda frase è silenziata, non esiste, saltella, insieme ai sorrisini compiaciuti di chi, da sempre negli studi televisivi, si compiace di "chi non salta è un rossonero" e parla di beffa e scarso rispetto quando "chi non salta è un nerazzurro". Saranno anche tanti i venti milioni per un nazionale come Bertolacci, ma sono anche i soldi che di fatto il Milan si ritrova dopo le operazioni di Robinho e Saponara. La rescissione del contratto di Robinho, sei milioni netti risparmiati, e la somma del riscatto esercitato dall'Empoli per Saponara più il 30 per cento derivante da una successiva cessione di Riccardo, generano una cifra molto vicina all'investimento per Bertolacci. Quindi c'è tutto il tempo. Che il magone del 20 Giugno non passi con l'arrivo di Bertolacci, è ovvio ed evidente. Ma che adesso il Milan abbia due punte importanti come obiettivo, è altrettanto chiaro. E Witsel? E il centrocampo nel suo complesso? E il difensore? Domande corrette, tarli martellanti, ma il mercato chiude il 31 Agosto. Il Milan si deve rilanciare e alla grande. Non bastano un ragazzo a centrocampo e una punta là davanti. E' necessaria una riconfigurazione della squadra. Senza scorciatoie e senza sconti. Il presidente Berlusconi lo sa e tira dritto a prescindere. Lo scambio della documentazione, e una imminente video-conferenza, con Mr.Bee Taechaubol e il suo consorzio, proseguono spediti. Non dovevano esserci soldi adesso, perché il comunicato del 5 Giugno non è il preliminare dell'acquisto di un appartamento. Niente caparre. Contestualmente alle firme e al trasferimento delle quote, dovrà essere corrisposto il relativo bonifico. L'impalcatura è chiara.

Le intercettazioni su alcune partite di Serie B sono più da cronaca nera che da pagina sportiva. Ma in molti ci sono saltati addosso. Soprattutto sui social bianconeri. Ah ecco Pulvirenti, quello che protestava per il gol annullato al Catania dopo l'intervento della panchina bianconera, l'amico di questo, l'amico di quello. E' giusto che i tifosi appassionati di una squadra si scatenino non solo sulle vicende di campo ma anche sul resto. Carino però notare, come dopo il biscotto dell'Europeo Under 21 con la Svezia e il Portogallo che beffano l'Italia, nessuno ma proprio nessuno sia tornato sulle frasi di Gigi Buffon: meglio due feriti che un morto...Siamo, vero, lontani anni luce. Pulvirenti è dentrissimo una serie di intercettazioni allucinanti, mentre non c'è nessuna correlazione fra le dichiarazioni di Buffon e l'1-1 svedese. Ma sul piano etico-morale, sappiamo tutti abbastanza bene che in cuor suo Buffon non condanna quanto accaduto nell'Europeo Under 21, ma lo accetta e lo giustifica dall'alto della sua esperienza di campo. Parliamone, però. Ricordiamo tutto, non solo quello che conviene.

Una settimana fa scrivevamo qui che non sono le telefonate di Roberto Mancini a decidere se si fa o non si fa, se viene o non viene, se succede o non succede. Il modo in cui è "passato" il fragoroso caso mediatico di Geoffrey Kondogbia, sembrerebbe dimostrare il contrario, con i social che scoppiano di santini e telefoni. Del resto, con un luogo comune che non rende onore ne all'una ne all'altro, il crocevia telefonico sta all'Inter come lo snodo delle libagioni al Milan. Ma insistiamo. Montecarlo, nonostante le dichiarazioni di Kondogbia che abbiamo letto, non è stata decisa dalla telefonata. Sappiamo da sempre che le operazioni di mercato, soprattutto convulse come quella che ha opposto l'Inter che ha vinto al Milan che ha perso, vanno in porto solo se e solo quando "sono tutti contenti". Le parti in causa sono tante, in casi del genere. E a far tutti contenti non sono, bontà loro, le telefonate. Ma le intese, gli accordi, le commissioni. Tutto deve essere chiaro, detto e percepito. Se prevale l'alone di non detto o di sospetto, basta anche un dettaglio per far saltare tutto. E il Milan, sulla sua pelle, non dall'altro capo del filo, lo sa bene.

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