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Editoriale

Milan, le mosse segrete di Galliani. Marotta, nuovo re del mercato. Scommesse: trema il Palazzo... non Palazzi

Nato ad Avellino il 30-09-1983. Lavora a Milano, Capo-Redattore e volto di punta della Redazione di Sportitalia. Direttore Responsabile di TuttoMercatoWeb. Scrivi e contatta: mcriscitiello@sportitalia.com. Twitter: Mcriscitiello
23.07.2012 00.00 di Michele Criscitiello  articolo letto 78173 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Prima non girava un soldo, adesso non esce un soldo ma, per fortuna, ne entrano diversi. Anche se... il Milan per il momento non reinveste. De Laurentiis ha un tesoretto da Parigi ancora conservato e l'Inter il suo salvadanaio deve costruirselo con il risparmio degli ingaggi che, al lordo, verrebbe a fare una cifra da top player. Le riflessioni di questo mercato riguardano soprattutto l'aspetto finanziario del Milan. A Via Turati, Adriano Galliani sta studiando un piano B, forse, anche quello C. Sa bene che non può chiudere la sessione estiva, quella degli addii dei senatori e delle cessioni di Ibra e Thiago Silva, con acquisti sconosciuti e zero investimenti. Con l'amico Raiola ha pronto un colpo che poi sarà da dilazionare, nei prossimi esercizi, poco importa. Un difensore e due attaccanti. Uno se Robinho resta, due se Robinho parte. Le mosse sono davvero segrete. Dzeko è una possibilità ma non fa impazzire Allegri. Tevez è l'operazione che Galliani vorrebbe rifare. Rifare perché a gennaio già la fece. Il problema sono le casse di Fininvest, la holding che controlla il Milan. La situazione non è facile e diventa complicato pensare di far uscire anche solo la metà dell'incasso da Parigi. E', probabilmente, il Milan con il tetto ingaggi più basso degli ultimi dieci anni. Sulla buona strada c'è l'Inter che non riesce a piazzare Maicon, Sneijder e Julio Cesar. Milano Finanza piange, non c'è lo spread a 500 che minaccia Galliani e Moratti ma ci sono delle logiche ben precise. In Italia o vendiamo o non facciamo cassa. Real e Barcellona possono anche decidere di tenersi tutti i gioielli, tanto solo dallo stadio hanno ricavi pazzeschi. Guida il Real, con 123,6 milioni di fatturato annuo ed una percentuale del 26% sul fatturato totale. Ogni giorno la visita guidata al Bernabeu si conferma una cassa aperta. A San Siro il vuoto. Il Milan, con San Siro, fattura 35,6 milioni di euro, il 15% del totale. L'Inter 32,9 milioni. E parliamo dei top club italiani. Il Manchester United 120,3 milioni, il 33% del fatturato deriva dallo stadio. L'Amburgo, in Germania, supera Milan ed Inter con 41,8 milioni annui. Basta pensare allo sviluppo che ha portato il nuovo stadio dal 2006 in poi. Perché la Juventus spende più di tutti gli altri messi insieme? Perché Exor investe, perché Marotta ha carta bianca, perché Conte ha riportato la Juventus in Champions League e perché lo stadio è e sarà una miniera d'oro. Beppe Marotta, dopo il primo anno di errori e rodaggio, è subito entrato nel clima Juve e ha acquisito la mentalità vincente della squadra più titolata in Italia, anche se le togliete due scudetti nessuno arriva a quel numero. Marotta ha avuto la capacità di creare presente, Isla-Asamoah-Vidal- Pirlo come esempi, e futuro, Gabbiadini-Leali e Giovinco. Marotta che spende 36 milioni per i due centrocampisti dell'Udinese, rate divise in due, non è un pazzo scriteriato. Meglio spendere qualcosa subito, anche se in più, per i cartellini ma portare a casa calciatori con ingaggi bassi. Per questo conviene fare la spesa ad Udine. Il giocattolo che Marotta sta costruendo a Torino può avere un futuro brillante e garantito. In Italia abbiamo il vuoto di potere; in Europa, se il Chelsea vince la Champions in casa del Bayern e l'Italia arriva in finale con la Spagna, significa che non c'è l'egemonia di nessun club.
La chiusura è dedicata al calcioscommesse. C'è chi pensa che dare le notizie significhi gufare od andare contro qualcuno. A fine maggio, vi anticipammo gli arresti di molti calciatori perché nell'ambiente iniziava a circolare la voce. Oggi, seppur non sia ancora così insistente, respiriamo un'aria pesante per Lecce e Grosseto. Le due squadre di serie B rischiano seriamente di finire in Lega Pro. Tornerebbero tra i cadetti Vicenza e Nocerina. Rischia pesante anche il Bari, anche se alla fine il pericolo maggiore potrebbe essere tradotto in una maxi penalizzazione (tra i 10 ed i 15 punti). Resta appesa ad un filo la posizione del Siena. Probabile una serie A con tanti, tantissimi punti di handicap ma significherebbe una retrocessione annunciata, falsare un campionato e rinviare il problema. Se la pena deve essere afflittiva, allora, è giusto che si prendano provvedimenti drastici. Palazzi sta lavorando bene, con molta calma, ma sa dove vuole arrivare. Lo scorso anno la fretta non gli ha dato i giusti consigli. Meno 6 all'Atalanta, salvo poi scoprire che i colpevoli veri erano altrove. Questa volta si prenda un po' più di tempo ma faccia pulizia vera di coloro, ci riferiamo a dirigenti e presidenti, che hanno davvero commesso un reato. Se questo dovesse essere accertato, allora, la penalizzazione sarebbe l'ennesima sceneggiata all'italiana. Per le società coinvolte ci deve essere la retrocessione d'ufficio e la radiazione. I punti di penalizzazione è giusto che li scontino quei club ingenui che non si sono accorti dell'operato dei propri tesserati. Insomma, vogliamo una distinzione tra sprovveduti e delinquenti.

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