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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Milan, prima o poi Ancelotti. Gattuso-Hajduk: contatto. Raiola: giù le mani da Sacchi. Donadoni: il tempo dà torto a Cassano. Juventus: ha pareggiato il Cesena

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
21.02.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 32151 volte

Il Milan si sente come nell'estate 1998. Mancano ancora tre mesi alla stagione calda del mercato, ma il Milan è già pronto ad imparare da se stesso. Anche nel 96-97 e nel 97-98 due stagioni di fila andarono male. Eppure un anno dopo il Milan era campione d'Italia e cinque anni dopo campione d'Europa. Il Milan sa di non avere alternative: deve fare una grande squadra per la prossima stagione. Ed è già al lavoro per farla. A trecentosessanta gradi. Lo insegna anche la Juventus dei due settimi posti. Solo una campagna acquisti aggressiva e di rottura, come quella dell'estate 2011, ha riavviato tutto in casa loro. Il Milan è pronto a farla. Il Milan non ripiega su se stesso, ma da se stesso è pronto a ripartire. Le immagini parigine di Ibra e Thiago fanno male. Il 20' posto nel ranking europeo fa male. Le assenze del Milan fra le prime 10 squadre della colonna di sinistra della classifica di A del Febbraio 2014 e anche del Febbraio 2015 fanno male. Sarà costoso e faticoso risalire la corrente, non sarà un lavoro né piacevole sul piano umano né semplice su quello economico. Ma dalle sconfitte e dalle ferite il Milan sta raccogliendo la determinazione per farlo. Senza illusioni ma, soprattutto, senza alternative. Capitolo allenatore: Filippo Inzaghi merita, per la sua storia e per la sua passione sportiva, tutta la protezione che con convinzione tutto il Milan gli ha dato, gli sta dando e gli darà. Siamo i primi a sognare un grande finale di stagione e un grande futuro, sempre con Inzaghi in piedi davanti alla sua panchina. E la sensazione che condividiamo in questo spazio prescinde dal lavoro di Inzaghi e dal contratto fra Inzaghi e il Milan. Presto detto: Ancelotti lo ha ripetuto spesso e lo sanno tutti, lui è e resta il condottiero del Real Madrid ma al Milan prima o poi ci vuole tornare. Senza farne mai mistero. Proprio come ha fatto, e bene, Roberto Mancini dall'altra parte. L'estero è bello e prestigioso, ma il cuore è il cuore.

In Croazia, per il secondo anno consecutivo, l'Haiduk è terzo e non riesce a fare il salto di qualità rispetto a Dinamo Zagabria e Rijeka. Anche per questo, la dirigenza del prestigioso club dalmata ha contattato Rino Gattuso. Il guerriero rossonero ha declinato, ma anche questa volontà dell'Hajduk di arrivare a lui dimostra quanto sia viva l'impressione lasciata nel mondo del calcio dall'esperienza del campione calabrese a Creta. Le squadre con orgoglio, le squadre che voglio rimontare, chiamano Gattuso.

La rete ha bisogno di carne da tritare, il web ha bisogno di gomma da masticare. Non importa quello che dici, ma il modo in cui viene cotto e mangiato. Non contano le tue virgolette, ma come le manipola il primo che capita. Tu parli in buona fede, dici tutt'altro, ma se diventa virale la prima interpretazione cattiva di quello che hai detto sei fritto. Arrigo Sacchi può essere stato autarchico e un po' vintage nella sua dichiarazione di Montecatini, ma mai razzista. L'amico di Francisco Maturana non è razzista, il Ct azzurro del Foxboro Stadium che stringe le mani agli atleti della Nigeria dopo il drammatico Ottavo di finale di Usa '94 non è razzista, come non lo è l'allenatore del Parma che nel Gennaio 2001 imposta la sua nuova squadra in campo contro l'Inter a San Siro a partire da Lilian Thuram, icona dei valori anti-razzismo. E passi per il presidente Blatter che da numero uno Fifa era nel dovere di intervenire per condannare non tanto le parole di Arrigo ma il modo in cui anche a lui erano state vendute, ma il buon Raiola no. Non passa. Ce l'hai con Arrigo per i suoi litigi con Ibra? Volevi la resa di conti? Passi, ma non a questo giro. Chapeau, invece, a Fabio Capello, gran signore nei confronti di Sacchi nonostante la loro legittima e nota rivalità sportiva. Chiusura su Carlo Ancelotti: abbiamo un ricordo bello e commosso di Giuseppe Ancelotti, il suo papà. Uomo di campagna e di lavoro, di sorrisi dolci, di rossori in volto. Giuseppe ha educato Carlo a sua immagine e somiglianza. Gente vera, gente bella. Carlo voleva solo consolare Arrigo con tenerezza e con un modo di dire. Chi, fra quelli che stanno coperti nel mucchio e rannicchiati nella marmellata dei social, accusa Ancelotti di apologia è un "non". Uno che non sa, che non capisce, che non merita.

Non abbiamo mai pensato che la dignità avesse il suo fondamento nel risultato di una partita di calcio. Ma sul tema, Roberto Donadoni ha dato a Cassano, sia in coppa Italia contro la Juventus che in Campionato contro la Roma, le migliori risposte del mondo. E il risultato di oggi è che l'allenatore del #Parmafinoallafine è lì, con competenza e discrezione, al suo posto. Cassano no, Cassano è per i fatti suoi. A proposito, proprio qui la scorsa estate avevamo creduto al calore e alla veemenza della conferenza stampa del presidente Ghirardi dopo l'esclusione dall'Europa League del suo Parma. Ci sentiamo beffati e traditi. Parma è una piazza splendida, piena di rispetto e di storia. E non meritava tutto questo.

Ebbene sì. Ha pareggiato il Cesena. Non era in palio lo Scudetto sulla palla di Brienza di domenica scorsa, ma a giudicare dalla reazione di Allegri a quel pareggio non si è trattato di un gol poi così ininfluente. Spiace solo che ogni volta che non pareggia o che pareggia il Cesena, il buon Max sia sempre dalla parte soccombente. Nel 2012 sulla panchina del Milan, quando chi scrive si era fidato dell'esultanza collettiva di vari settori di San Siro sul fantomatico pareggio romagnolo in Cesena-Juventus e nel 2015 sul tiro mancino di Brienza. Poco male, la sua Juventus vincerà ugualmente il titolo. Quello che cambia è il coretto: din don, intervengo da Cesena e qualcuno ha fatto gol…

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