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Editoriale

Milan, Roma e Napoli cambiano gli allenatori. Spalletti, Montella, Conte e Mazzarri già contattati. Di Francesco l'alternativa. Klopp la sorpresa. Miha nervoso. Parma, campionato falsato

Enzo Bucchioni, giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
06.02.2015 00.00 di Enzo Bucchioni  articolo letto 54424 volte
© foto di Federico De Luca

Appena chiuso un mercato senza grandi emozioni (Cuadrado il colpo vero, ma in uscita) sta per cominciare un grande giro di allenatori che cambierà le panchine di mezza serie A. Sicuri di rimanere al loro posto al momento sono soltanto tre, almeno nelle squadre che ruotano attorno agli obiettivi che contano, dallo scudetto all'Europa League e parliamo di Allegri alla Juve, Pioli alla Lazio e Mancini all'Inter anche se quest'ultimo è uomo capace di tutto se a giugno non nascerà una squadra con la quale poter tornare a vincere. Per ora, comunque, risultati non brillanti a parte, segnali in questo senso non ce ne sono.

La panchina più volte messa in discussione, cambiata e ricambiata negli ultimi due anni è quella del Milan ed è logico che le attenzioni si concentrino sul futuro di Inzaghi. Berlusconi e Galliani stanno giustamente incoraggiando Superpippo, difendere le scelte è il minimo che deve fare una grande società.

E' innegabile, però, che il Milan stia soltanto aspettando la fine della stagione per fare l'ennesimo cambio. Se Inzaghi non arriverà in Europa League la sostituzione sarà inevitabile, perfino logica. Ma Berlusconi e Galliani hanno capito che il Milan non può più permettersi degli esperimenti e allenatori inesperti. E qui torniamo alla primavera dell'anno scorso.

Ieri Mino Raiola che ufficializzato la notizia che noi avevamo anticipato poco meno di un anno fa e che non aveva mai trovato ammissioni ufficiali, ma solo imbarazzati silenzi. Con Seedorf in crisi e già bocciato, Berlusconi e Galliani avevano deciso di puntare su un vincente e Conte era stato il prescelto. Dopo un'offerta-monstre (cinque milioni per cinque anni) e una lunga trattativa, Conte non se l'è sentita di tradire la Juventus.

Oggi, un anno dopo, è tutto diverso. Conte la Juve l'ha lasciata e in Nazionale stanno succedendo troppe cose che non lo fanno stare tranquillo. E non sono solo gli stage.

Conte ha come la sensazione di non poter lavorare come vorrebbe, non si sente appagato da questa strana esperienza per uno come lui abituato a entrare nella testa dei giocatori tutti i giorni per farli rendere al meglio. Ha già deciso di andar via dopo gli Europei dell'anno prossimo, ma potrebbe anche pensare di mollare tutto dopo la partita di qualificazione del prossimo giugno. Tra l'altro, come vi abbiamo già detto, anche Tavecchio è in difficoltà nel gestire Conte che è un perfezionista, un pignolo, uno molto esigente che inevitabilmente si scontra con un ambiente come quello della Federcalcio dove il compromesso è al potere. Se Conte dovesse paventare le dimissioni (e ci pensa), in Figc non alzerebbero troppi muri difensivi. Le alternative non mancano, a cominciare da Zaccheroni che era già nella lista dell'anno scorso.

Tornando a Conte, le offerte gli arrivano dal Psg (con grande insistenza), ma anche il Barcellona ha fatto dei sondaggi. In questa ottica il Milan si è rimesso in corsa e in attesa, anche se il profilo che sta emergendo più di tutti è oggi quello di Vincenzo Montella che già due anni fa Berlusconi avrebbe voluto soffiare alla Fiorentina. Montella ha il look giusto e ama pure il calcio d'attacco, una caratteristica della casa rossonera.

Ricordiamo che l'allenatore napoletano ha un contratto di altri due anni con la Fiorentina, ma è anche vero che per gli allenatori conta più la volontà della carta scritta. Oggi come oggi non ci sono segnali forti di un possibile divorzio tra Montella e i viola, ma come sempre succede nel calcio, molto dipenderà dai risultati e dal gioco della Fiorentina che continua ad alternare momenti da grande squadra ad altri meno intensi.

E' chiaro che se Montella chiedesse di andar via, Andrea Della Valle lo accontenterebbe, se un tecnico non ha le motivazioni giuste meglio il divorzio. Neppure Montella per ora ha dato segnali, al di là delle solite frecciatine alla società, quindi il Milan non dovrebbe trovare un'autostrada aperta e l'allenatore viola potrebbe rimanere un sogno. A Berlusconi piace molto anche Jurgen Klopp del Borussia, un allenatore che ha fatto grandi cose, ma ora è al capolinea di un progetto in esaurimento.

Il nuovo allenatore del Milan dovrebbe uscire da uno di questi, qualcuno ha suggerito anche Donadoni, ma la scarsa comunicativa sembra un ostacolo per l'ambiente Milan.

Anche il Napoli si sta guardando attorno da tempo. Rafa Benitez non ha ancora rinnovato e difficilmente lo farà. Lui rimanda la decisione tra un paio di mesi, anche tre, ma nel calcio i programmi si fanno ora e Benitez lo sa benissimo. Questo fa pensare che abbia già deciso di tornare in Inghilterra sia per motivi professionali, ma anche personali. A nulla (per ora) sono serviti i tentativi per convincerlo, lui vorrebbe lasciare il Napoli in ascesa, magari in Champions: andar via tra gli applausi è il suo desiderio.

Per il sostituto pure il Napoli sta pensando a Montella, uno di casa. Anche se le sue azioni sono in ribasso, il profilo è giusto, qualche perplessità c'è proprio per la napoletanità. Ricordate il profeta in patria? Non è una banalità, con un napoletano l'ambiente potrebbe reagire in modo tale da creare difficoltà e anche se Montella è una persona schiva, i rischi restano. De Laurentiis preferisce Spalletti che a giugno si libera dallo Zenit. Ha esperienza internazionale e un nome anche all'estero, cosa che piace molto al presidente cinematografaro. I contatti sono già stati avviati.

La crisi della Roma ha aperto anche il capitolo Garcia. L'ambiente era diventato più freddo nei suoi confronti anche prima di questo periodo negativo, il feeling si è interrotto per molte questioni non solo calcistiche e anche dalle radio romane (molto influenti) gli attacchi sono arrivati a ripetizione. Lui, tra l'altro, non ha mai nascosto di essere stato contattato dall'estero (di sicuro il Psg) e le difficoltà incontrate a Roma lo avrebbero indotto a pensare di mollare a fine stagione.

Sabatini da grande intenditore di calcio e di uomini, aveva già da tempo "annusato" questa situazione e nell'eventualità di divorzio vero e non mediatico, si è già mosso. Il nome di Mazzarri lo stuzzica, lo aveva già contattato due anni fa, ma l'allenatore toscano era già in parola con Moratti. Di Francesco è un altro allenatore che piace molto, è un ex giallorosso, ma forse una piazza così difficile per lui è ancora prematura. Di sicuro Sabatini sta valutando anche alcuni allenatori che all'estero stanno facendo bene per vedere di ripetere il colpo Garcia, ma non è facile.

A proposito di Di Francesco, su questo giovane in carriera è da tempo anche la Fiorentina. La società viola, come è giusto, si guarda attorno nell'eventualità che Montella chiedesse di andar via e Di Francesco ha tutte le caratteristiche giuste, dal carattere all'idea di calcio offensivo. Non torna, invece, l'identikit che porta a Mazzarri in viola e non per il valore indiscusso dell'allenatore, ma per il suo ingaggio alto e il suo calcio molto diverso da quello che la Fiorentina ha praticato negli ultimi tre anni.

Ma il mercato allenatori non finisce qui, c'è molto fermento anche a Genova in un piazza dove fino a un mese fa regnava l'ottimismo. I nuovi progetti di Ferrero (molto cinema calcistico…) non convincono un uomo tutto d'un pezzo come Miha. Lui ha molto mercato (pure il Napoli lo tiene d'occhio) anche all'estero. Nel caso, Ferrero ha un sogno: portare in panchina Vialli. Vedremo.

Vediamo anche uno scandalo che sta toccando Parma e tutto il calcio. Il campionato è palesemente falsato. Da messi vanno in campo giocatori demotivati, non pagati e pronti a scappare. L'allarme era già arrivato quando Ghirardi non ha pagato in tempo i 300mila euro per l'Europa League, la situazione è nota dall'estate scorsa e tutti, dalla Federcalcio alla Lega, sono stati a guardare. Cosa raccontiamo alle altre diciannove squadre di questo Parma inaffidabile? Come avete notato tutti stanno zitti (Tommasi a parte) sperando che la situazione si risolva da sola. Sara' dura. E' un classico di questo nostro calcio perduto.

TWITTER @EnzoBucchioni

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