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Grandi bomber in Italia: chi la spunterà come capocannoniere?
  Vincerà Dzeko, è il centravanti più in forma della Serie A
  La spunterà ancora Higuain, è il goleador della squadra più forte
  Il trono tornerà ad un italiano, la rivelazione Belotti
  La sorpresa sarà totale: vincerà il falso nove Mertens
  Il titolo tornerà ad Icardi, già re dei bomber nel 2015

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Editoriale

Milan, trambusto Sinisa: segreti di spogliatoio, decisioni prese e il mistero di "quelle frasi". Inter, Ausilio ha in mente un altro rinforzo (ecco dove gioca!). Juve, le idee della Signora a prescindere da Monaco. Napoli, l'sms di Sarri a Adl

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
15.03.2016 07.27 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 76573 volte
© foto di Alessio Alaimo

Sono in ritardo. Vergognoso ritardo. Sono le 23.00. Devo consegnare entro le 23.59. E quindi, scusate, ma sono davvero in clamoroso e imperdonabile ritardo. Per provare a buttar giù qualcosa di decente cercherò di attenermi alle 40 regole della buona ed efficace scrittura che il grande Umberto Eco raccolse ne "La Bustina di Minerva" e che allego in fondo all'editoriale. Se avete 3 minuti da buttare, leggetele: "insegnano" e davvero fanno sorridere. Poi fatene quello che volete: io generalmente non ne rispetto neanche mezza e male faccio, questo è certo.

59 minuti alla consegna dell'editoriale.
Partiamo come sempre da una fregnaccia senza senso. Mi sono interrogato sul fatto della settimana. Qual è il fatto della settimana? L'atto di barbaro terrorismo avvenuto in Turchia? Forse, ma ormai le gerarchie vengono stabilite dalle "foto profilo" su Facebook o dai "trend topic" su Twitter e a questi dobbiamo attenerci. Avete visto foto profilo con bandiere turche in caloroso segno di solidarietà? Io no. Avete visto foto di Fedez o hashtag con scritto #savefedez per aver preso una cartella in pieno muso dal vicino di casa incazzato? Io sì. Il fatto della settimana è quindi "Fedez che prende la cartella in pieno muso dal vicino di casa incazzato". Ora, cosa c'è da dire di importante su Fedez che prende la cartella sul muso? Una beata fava. Fine del fatto della settimana.
Il secondo fatto della settimana è certamente la partenza dell'Isola dei Famosi. Io almeno ho visto gente con foto profilo di "Er Cipolla" e scritte "Mamma mia commesto!" in segno di sostegno ar Cipolla, che tra l'altro ha già mostrato il popparuolo in diretta. Per il sopracitato postulato "ormai il fatto della settimana lo decidono le interazioni degli internauti", anche Enzo Salvi è più importante dell'attentato turco. Siamo un Paese abbastanza alla frutta? Sì. Sto facendo dell'inutile populismo? Anche. Sto guardando anch'io sottecchi l'Isola dei Famosi e allo stesso tempo snobbo lo speciale "Attentato ad Ankara"? È esattamente così. Sono anch'io abbastanza alla frutta? Mi sembra evidente. Ora, cosa c'è da dire di importante su Er Cipolla o Fragomeni che mostrano il popparuolo in diretta in prima serata e tutti che si scandalizzano tipo la Marcuzzi o la Venier che urlano "Nooooooooo!! Si è visto il popparuolo!!! Ommamma!!"? Solo una cosa. Così come se apri le porte della Miele Ambrosoli a un orso bruno difficilmente quello uscirà dallo stabilimento dicendo "ho assaggiato un cucchiaino di Millefiori, delizioso devo dire", allo stesso tempo se scegli di spedire su un isolotto sei cristiani biotti a spaccare cocchi, probabilmente prima o poi una mezza chiappa si vedrà. E quindi, Marcu', evitiamo di scandalizzarci inutilmente e in nome dello share facciamo tutti come a Filicudi, il bagno tutti nudi.

47 minuti alla consegna dell'editoriale (e 12 minuti buttati per scrivere 'sta puttanata).
Parliamo di calcio, parliamo di Milan. In casa rossonera siamo arrivati al punto di non ritorno, addirittura alla zona "Sesto senso". Nel film di Shyamalan del 1999 il bimbo protagonista diceva a un giovane Bruce Willis "Vedo la gente morta", in questo caso siamo al "sento le voci di Sinisa". Robe da matti.
Per capirci, sette giorni fa tutti quanti (compreso il sottoscritto) riportarono le presunte volontà del mister rossonero che "è stufo e se ne vuole andare". Il giorno dopo arrivò la smentita dello stesso Mihajlovic. Domenica è saltata fuori la faccenda del mister che parlando tra sé e sé avrebbe detto "Con questa squadra più di così non posso fare", la smentita in questo caso è giunta in meno di un paio d'ore. I fatti sono due: o Sinisa ha bisogno di un buono psichiatra o attorno a lui tira una brutta aria, la tipica bonaccia che avvolge i tecnici esautorati, indifesi, abbandonati a loro stessi. Propendiamo per la seconda ipotesi. Ora, possiamo "fare flanella" e fingere che nulla stia accadendo o dire quel che è chiaro a tutti: il Milan (inteso come società) non proseguirà la sua collaborazione con il tecnico serbo la prossima stagione. Si deciderà di fare come con Inzaghi e Seedorf: in assenza del bel giuoco (cit. Sacchi) applicato ai risultati, si tirerà una riga e buonanotte ai suonatori. Nel caso specifico non solo siamo lontani dal bel giuoco, ma anche i risultati non arrivano per come li aveva immaginati la proprietà (terzo posto). Come possiamo definire questo ripetersi dei fatti nel corso degli anni senza che nessuno decida di cambiare lo status quo, ovvero di intervenire a livello di organizzazione interna? Così a naso potremmo chiamarla "sindrome del malato di bronchite cronica". Il malato di bronchite cronica spende molti soldi in medicine ma non guarisce mai, dovrebbe farsi vedere da uno specialista ma preferisce temporeggiare, molto meglio prendere altre medicine "migliori rispetto a quelle vecchie". Il malato di bronchite cronica vivrà a lungo, farà anche delle passeggiate, ma non chiedetegli di vincere la maratona perché non ce la farà. Il malato di bronchite cronica è il Milan, che ogni anno cambia medicine, crede o vuol far credere di avere trovato una soluzione e poi immancabilmente torna a tossire.
Mi dite voi come poteva Sinisa Mihajlovic agguantare il terzo poto a fronte di un mercato di riparazione che gli ha consegnato un Boateng in più e niente altro? Mi dite come è possibile gestire una rosa che ha sì 11 validi titolari, ma appena uno di questi si fa male sono cavoli acidi? Mi dite voi come è possibile pretendere vittorie in serie se all'interno del gruppo ci sono più casi che in una puntata del Commissario Montalbano? C'è il caso Balotelli, ovvero quello del ragazzo non più ragazzo che ha deciso di restare fanciullo; il caso di Menez pubblicizzato come "l'acquisto di gennaio" ma che - poveraccio - più di mezz'ora non riesce a reggere; il caso Boateng, che è tornato con buone intenzioni, ma poi vai indietro nel tempo e ti ricordi che un motivo ci sarà stato se l'hai mandato via; il caso Luiz Adriano, il brasiliano che avevi venduto e a cui ora non puoi chiedere la luna. E così via.
Domenica Abbiati e Abate sono stati chiari, hanno provato a difendere il tecnico che parte della rosa a quanto pare non rispetta più secondo l'assunto "non lo rispettano i grandi capi, perché dovremmo farlo noi"? Il portiere in particolare ha usato parole forti, lui che al Milan ha visto di tutto ma probabilmente non si aspettava di terminare la carriera in un Diavolo che deve combattere infinite battaglie interne. Serviranno le sue parole per salvare Mihajlovic? No, affatto. Arriverà un altro mister: Brocchi, Di Francesco, Donadoni, forse anche tutti e tre insieme. Ne parleremo nei prossimi mesi, poi arriverà il momento del mercato e - potete starne certi - torneremo a parlare di Ibra "che magari torna" o di qualche altro campione messo in vetrina per tenere tranquillo l'ambiente. Poi Ibra non verrà e al nuovo allenatore verrà proposta un'alternativa come a Sinisa: ti va bene Balotelli o preferisci niente? Lui ha risposto "Ok, vada per Balo". E così passerà alla storia non per essere stato il tecnico che ha avuto il coraggio di lanciare Donnarumma a 16 anni, ma per essere stato quello che ha voluto Balotelli e non ha saputo andare oltre il quinto/sesto posto con una rosa che vale esattamente il quinto/sesto posto. Se c'è giustizia in tutto ciò, io non la vedo.

27 minuti alla consegna dell'editoriale.
Cose di Inter. In settimana mi sono fatto un bel giro ad Appiano. Ho rotto le balle a molti, soprattutto ad Ausilio. Delle due ore e mezza di incontro avete già letto, c'è chi mi ha scritto "Biasin leccaculo", chi "ma davvero credi che non ci sia alcun problema?", altri banalmente si fidano, ma sono la minoranza. Il problema è tutto lì: in Italia domina la cultura del sospetto e quindi se Ausilio dice "si va avanti con Mancini a prescindere dal terzo posto" chi ascolta pensa "sì, e le marmotte confezionano la cioccolata"; se Thohir dice "abbiamo le idee chiare e piani già pronti a seconda di come finirà il campionato" il tifoso medio è certo che "quello le spara grosse perché ha già preparato le valigie e presto si leverà dai maroni". Mettiamola così, se stanno raccontando fandonie lo stanno facendo molto bene: chi scrive si è imbattuto in una società organizzata, consapevole di dover affrontare una montagna di problemi ma attrezzata per la scalata. Ausilio ha già avviato il mercato per la squadra 2016-2017, d'accordo con il suo presidente e con l'allenatore sta lavorando per portare ad Appiano "massimo 4 o 5 innesti", sa anche che in caso di mancata Champions League dovrà adoperarsi per vendere al meglio qualche giocatore, probabilmente un paio di "pezzi grossi" e tutta una serie di giovani che mai vengono considerati e comunque portano diversi quattrini. Icardi resterà a meno che improvvisamente non decida che Milano gli va stretta, cosa che esclude in continuazione ma alla quale nessuno crede per la solita "cultura del sospetto". Il club a gennaio ha già rispedito al mittente "due offerte per giocatori sui quali vogliamo costruire il futuro", parola di Ausilio. Il resto è nelle mani dello stesso direttore sportivo che ha già individuato "un giocatore dell'attuale serie A, offensivo e duttile. Ci piace, lo seguiamo". Difficile stabilire chi sia, anche se l'identikit ci indirizza verso Roma, sponda Lazio.
Il resto dipende dal match di sabato, decisivo per capire che tipo di finale di stagione attende i nerazzurri. Dopo due mesi passati a massacrare l'allenatore (sottoscritto in primis) è giusto riconoscere al tecnico almeno qualche merito. Sabato l'Inter schiererà una squadra più che competitiva in attacco nonostante le assenze di Icardi e Palacio. Questo grazie a una rosa ampissima da trequarti in su; il centrocampo a sua volta sta finalmente trovando certezze. Kondogbia ha ancora dei limiti, ma "di lui siamo contenti al di là delle chiacchiere - conferma Ausilio - Il suo problema è l'approccio alla gara, fatica nei primi dieci minuti e negli ultimi dieci, questo perché negli altri settanta dà l'anima. Noi lo vediamo, molti fanno finta di non vederlo". Il resto lo deciderà il campo. Come sempre.

17 minuti alla consegna dell'editoriale
È sempre più difficile, invece, trovare difetti a questa Juve, vincente anche quando giocoforza ha la testa altrove. Le ironie sulla febbre di Berardi lasciano il tempo che trovano, i neroverdi nella ripresa ci hanno anche provato ma sono stati fermati dal solito Buffon in odore di record (meritatissimo, ci perdonerà Seba Rossi). Ora la Signora si gioca un pezzo di futuro contro il Bayern Monaco. La partita dell'andata ha dimostrato che i bianconeri non partono sconfitti al cospetto dei loro benefattori (vedi Vidal e Coman), ma contro i bavaresi (così come contro il Barcellona) la questione è un'altra: puoi impostare la partita come vuoi, puoi programmare e studiare contromosse di ogni genere, ma sai anche che se quelli sono in serata e decidono di farti ballare, puoi solo sperare di resistere in attesa di trovar falle nella loro macchina perfetta. Le chance sono poche? Sì, ma ci sono, e davvero non è poco.
A prescindere dal risultato poco cambierà nel futuro della Juve, disegnato ancora attorno ad Allegri e a un gruppo di senatori in splendida forma. Un ko negli ottavi rischia solo di attizzare l'opportunismo di certi procuratori, bravissimi a sfruttare i momenti di debolezza per batter cassa o pretendere palcoscenici ancor più prestigiosi. Ogni riferimento a Mino Raiola e Pogba è puramente casuale. E comunque la filosofia di Marotta non cambierà: solo a fronte di offerte milionarie, incredibilmente milionarie, la Signora valuterà cessioni per questo o quel ragazzo.

10 minuti alla consegna.
All'altezza è stato anche il Napoli, vittorioso e pragmatico in una partita assai complicata con il Palermo. È bastato il rigore di Higuain a tenere aperto il campionato, sono bastate le parole di Sarri ("se la Juve continua così non abbiamo possibilità") per far capire a tutti che il tecnico dei partenopei sa il fatto suo: scarica le responsabilità in vista del gran finale, lavora ai fianchi il suo patron per programmare il Napoli che verrà. Dopo una stagione passata a convincere De Laurentiis delle sue qualità ora Sarri alza il tiro: l'anno prossimo sarà Champions League e non bisogna farsi trovare impreparati.

4 minuti alla deadline.
Continua la propria corsa anche la Roma, giunta all'ottava vittoria anche grazie al "revenant" Dzeko. È l'ennesima vittoria di Spalletti, quello che «il serbo mi deve pregare per una maglia». Messaggio arrivato, incassato e compreso a dovere. Con qualche ritocco (con o senza Sabatini) e la fame di rivincita del tecnico toscano, i giallorossi possono tranquillamente guardare alla prossima stagione con legittime ambizioni da scudetto.

Eccoci qui, a un minuto dalla consegna. Giusto in tempo per incollarvi qui sotto le 40 regole di Umberto Eco per una buona scrittura. Io le ho violate quasi tutte, soprattutto la 13. Migliorerò. Forse.

A settimana prossima.
E anche questo editoriale... ce lo siamo levati dalle palle (doverosa, doverosissima semicitazione per il grande Riccardo Garrone).
(@FBiasin @ilsensodelgol).

"Ho trovato in internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.
Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
6. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
7. Usa meno virgolette possibili: non è "fine".
8. Non generalizzare mai.
9. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
10. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: "Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu."
11. I paragoni sono come le frasi fatte.
12. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s'intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
13. Solo gli stronzi usano parole volgari.
14. Sii sempre più o meno specifico.
15. L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
20. Se non trovi l'espressione italiana adatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
21. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono "cantare": sono come un cigno che deraglia.
22. C'è davvero bisogno di domande retoriche?
23. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe - o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento - affinché il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell'informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
24. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
25. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
26. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
27. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
28. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
29. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo,l'autore del 5 maggio.
30. All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
31. Cura puntiliosamente l'ortograffia.
32. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
33. Non andare troppo sovente a capo.
34. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l'effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva - ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica - eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere."


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