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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Milan: tutta la verità a proposito della conferma di Inzaghi e del suo successore. Inter, come cambia il progetto Mancini e… il suo desiderio n°1! Juve, la profezia di Allegri sbatte su Conte

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
10.03.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 46164 volte
© foto di Federico De Luca

Per iniziare ecco a voi un tot di spoilerate a caso stile Striscia, perché oggigiorno se non fai l'infamone e racconti "come va a finire" non sei nessuno.
1) Manenti alla fine dimostrerà di avere i soldi. Trattasi di tre porcellini salvadanaio pieni rasi che il giovane Giampietro ha riempito fin da quando era uno studente di scuola elementare. La maestra: "Hai studiato Giampy?". Lui: "Sì". Maestra: "Dimmi i confini della Valle D'Aosta". Lui: "Non posso rispondere in questo momento signor Sconcerti". Maestra: "Come non puoi rispondere? E chi è Sconcerti?". Lui: "Ora devo andare". Maestra: "E dove di grazia?". Lui: "Devo seguire il bonifico, lo sto braccando. E comunque i confini della Valle d'Aosta li so, è solo questione di tempo". Maestra: "Ma cosa vai farneticando Giampy?". Lui: "Non sono Giampy, sono Giuseppe Garibaldi, e il bonifico c'è: è in Valle d'Aosta. Ciao Mario".
2) Il Gabibbo non è vero, dentro c'è uno che lo muove: Manenti. E infatti la traduzione di "besugo" è "bonifico in arrivo".
3) Brice Martinet vincerà l'Isola dei Famosi a meno che Rocco non finisca sulla playa desnuda. In quel caso per il francese saranno cazzi (in tutti i sensi). Comunque vada alla fine il televoto decreterà la vittoria di Manenti che ha comprato tutto l'arcipelago in Honduras alla modica cifra di un euro. Scanu compreso.
4) Il Trono di Spade verrà acquistato da Manenti insieme ai 7 regni. Direttore Sportivo dell'As "Trono di Spade" sarà il nano biondo.
5) Chuck Norris morirà in attesa del bonifico di Manenti.
6) Presto arriverà un nuovo tronista dalla De Filippi: Manenti. Si farà la maialona di turno con la promessa di un bonifico. A giochi fatti la maialona lascerà lo studio piangendo, lui la seguirà: "Il bonifico è in arrivo, ti amo".
7) Mr. Bee alla fine acquisterà il 30% del Milan nonostante lo scetticismo dei più: pare che il thailandese abbia assicurato "tranquilli, il grano me lo presta il mio amico Manenti".
Veniamo a noi, anzi, ad Inzaghi. La faccenda "un ultimatum al giorno toglie il medico di torno" è parecchio inquietante. Per carità, a Milanello nessuno ha mai detto "Pippo se ne va se non batte il Verona", ma a noi così era parso. In ogni caso il tecnico è stato confermato almeno fino alla partita con la Fiorentina. Alzi la mano chi crede che la conferma sia la prova che al Milan qualcuno punta ancora su di lui: nessuno? Nessuno, neppure Pippo stesso. E allora perché il tecnico è ancora in sella? Dice il tifoso: "Perché ci sono 12 finali! Ce l'ha detto Galliani!". Alzi la mano chi crede alla storia delle "finali": nessuno? Nessuno, forse neanche Pippo stesso, che ha una media punti superiore a quella di Mancini e un solo punto in classifica in meno ma se partecipasse al gioco "chi scegli tra Pippo e Mancio per allenare la tua squadra" perderebbe a mani basse. E allora, di grazia, perché Pippo è stato confermato? Semplice, il Milan ha "scelto di non scegliere" nella speranza che questa stagione complicata termini con un miracolo: quello delle 12 finali da vincere guidati dal tecnico che sostituisce Pazzini con Bocchetti e cambia moduli come si cambiano i calzini. E' possibile? Sì, ma in linea teorica è possibile anche che Signorini limoni con la Venier, solo che non accade.
Badate bene, la conferma di Inzaghi in questo momento poteva anche avere un senso, quello di una proprietà sicura delle sue scelte che decide di "scommettere ulteriormente sulla sua scommessa", un azzardo che (sbagliando) non si è preso l'anno scorso con Seedorf e che in ogni caso non sarà preso neppure quest'anno: vada come vada Inzaghi terminerà la stagione e, infine, verrà rimosso dall'incarico per lasciar spazio a… Già, a chi? A Conte? A Montella? A Klopp? La verità è che è impossibile ipotizzare un nome perché in questo momento nessuno ha preso in considerazione un'alternativa a Pippo: non lo ha fatto Berlusconi - attualmente concentrato su cose diverse dal calcio – e, di rimando, non lo hanno fato neppure i suoi più stretti collaboratori. Non credete a chi vi dice "arriverà Conte": Silvio ci ha provato l'anno scorso, ma quando l'ex Juve ha scelto la Nazionale l'ipotesi è tramontata. Klopp? Con quello stipendio? Non scherziamo. Montella? Ha già un piede e mezzo a Napoli. No, al momento un nome non c'è, per questo si è "scelto di non scegliere": meglio prender tempo e sperare in un miracolo sportivo piuttosto che fare la figura di quelli che cambiano mister ad ogni solstizio. Come dite? Brocchi? Silvio – pur stimando il tecnico della Primavera – non se la sente di rischiare un nuovo flop con un tecnico acerbo. E Tassotti? La verità è che se venisse chiamato al capezzale del Diavolo direbbe "sì", ma lo farebbe solo per questioni di cuore più che per reale convinzione.
E allora siamo qui, con una squadra che corre poco e male e proverà a fare l'impresa a Firenze, e con una società che fingerà ancora di credere in Pippo e invece dovrebbe fare ammenda e imparare la lezione che arriva da Roma, sponda Lazio: l'estate scorsa i biancocelesti nell'ottica del risparmio potevano scegliere di promuovere "l'altro" Inzaghi, Simone, dai più definito come "il fratello più portato per la panchina". E invece no, si sono buttati su Pioli, uno che non ha "il nome" ma compensa il suo scarso appeal con le idee e una rosa costruita saggiamente (applausi a Tare, uno che sa fare mercato anche senza una valanga di quattrini e senza bisogno di pubblicità).
Il Milan ha costruito la sua rosa con saggezza? No, l'ha fatto con il sistema "prendi quel che puoi, dì al popolo che la tua squadra farà grandi cose e uscirà dal campo dopo aver dato tutto". E infatti è così: il Milan dà sempre tutto, solo che in genere a quel punto mancano ancora 60 minuti da giocare.
Ps. Diffidate da quanto avete letto qua sopra: queste righe potrebbero essere fuorvianti perché scritte "da un giornalista interista che non perde occasione per infierire sul Milan in qualunque sede per dividere il fronte rivale" (cit. Mauro Suma). E allora facciamo così, se qualcuno crede che io possa avere la forza di dividere il fronte rivale con le mie quattro cazzate, ignori quanto scritto sopra e legga solo da qui in avanti. Pronti? Via.
Situazione Milan. Al Milan va tutto bene: perché, ci sono problemi? Inzaghi pare Bearzot, Paletta è il nuovo Riccardo Cocciante, Menez passa la palla, Muntari sembra Desailly ma ha la moglie più figa, Destro è felice di stare in panchina fino al 91' perché è indietro con CandyCrush, la fidanzata di Cerci sprizza gioia da tutti i pori perché finalmente è tornata nel calcio che conta e i gol che Niang fa con il Genoa sono un po' anche del Milan. Mi auguro in questo modo di non aver "diviso il fronte rivale". Ma dimmi te…
Capitolo Inter. Parliamoci chiaro: i nerazzurri sono ancora pieni di difetti e mettono in scena una fase difensiva da spavento. In più la media punti di Mancini in campionato è oscena e la classifica piange assai. In ogni caso difficilmente sul globo terracqueo si troverà un tifoso nerazzurro disposto a tornare all'era Mazzarri, quella del "stringi le chiappe e spera che non arrivi Rocco".
Mancini non è neppure all'inizio del suo lavoro, giovedì affronta la partita più importante della stagione con tanti interrogativi sul groppone e pochissime certezze, ma ha un grande pregio: sa quel che fa e soprattutto sa dove vuole andare. Contro il Napoli i nerazzurri erano spacciati, il tecnico ha aggiunto una punta e tolto un difensore: poteva andargli male e invece ha portato a casa un punticino che vale più di un punticino, vale il rispetto dei tifosi che non vedevano l'ora di osservare una squadra che azzarda, rischia, si gioca il tutto per tutto pur contro un avversario più forte. Diciamola tutta: Mancini non è il tecnico più bravo al mondo, ma è il tecnico migliore per quest'Inter e per i suoi tifosi vecchi 107 anni.
Il resto arriva dalla sede: è vero che i conti sono disastrati, ma non al punto di dover temere il "default" come ha scritto qualcuno. La certezza è che la qualificazione all'Europa League è condizione necessaria per costruire una squadra più forte (sembra incredibile anche al sottoscritto ma i contatti tra Ya-Ya Tourè e Mancini sono sempre più… intensi), viceversa bisognerà "vendere per acquistare" nella speranza (concreta) che l'Uefa non blocchi il mercato per la nota faccenda fairplay.
Chiusura in pillole:
- Conte e i "20 punti in più"? Poteva risparmiarsela. La certezza è che al momento la Juve è ancora in Champions e vince le partite con il risultato che profetizza il suo mister (Allegri: "Con il Sassuolo mi basta l'1-0"). Poco?
- Attenti al caso Parma: quello che è successo la settimana scorsa avrà strascichi pesanti. Scommettiamo che a fine campionato fioccheranno i ricorsi per retrocessioni e promozioni varie secondo la sacrosanta logica del "campionato falsato"?
- Per non trasformare l'Italia in un gigantesco "cesso d'autogrill" come ogni anno invitiamo lorsignore a gettare nell'umido le mimose entro e non oltre oggi 10 marzo (Twitter: @FBiasin).


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