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Editoriale

Milano e i cinesi: ecco dove siamo arrivati. Quanto conta la società: l'esempio della Juve

28.04.2016 00.00 di Luca Marchetti   articolo letto 33495 volte
© foto di Federico De Luca

Forse dovremo imparare il cinese. Nel frattempo però, almeno da quanto ci risulta, i cinesi stanno cercando l'Italia per imparare il calcio. Il Milan sta trattando la cessione della maggioranza (anche se ancora non siamo alle battute finali, ma sarà determinante per capire lo stato dell'arte il CdA del pomerggio) l'Inter invece ha trovato nel Suning Commerce un partner molto forte e credibile e nelle prossime settimane la situazione verrà definita.
Nel frattempo cosa sappiamo? Sappiamo che il Milan è oggetto di due diligence da parte di gruppi interessati all'acquisto. Non c'è alcuna certezza assoluta sui nomi che sono circolati in queste ore. Al momento nessuna fonte diretta ha confermato le indiscrezioni che sono circolate sui quotidiani. Il nome più gettonato pare essere quello di Jack Ma, secondo uomo più ricco della Cina, diventato tale grazie all'e-commerce e al sito Alibaba (vende più prodotti di Amazon e E-bay messi insieme). Jack Ma è stato più volte in Italia, ha conosciuto Renzi, è il proprietario anche del Guanzhgou Evergrande (la squadra di Lippi, Cannavaro, Gilardino e Diamanti). Da Fininvest arriva silenzio, dalla Cina un no comment. Il secondo nome è quello di Li Ka Shing proprietario e amministratore delegato di Hutchison Whampoa che si occupa di commercio via mare, di energia di infrastrutture, e di telecomunicazioni. In Italia possiede la "3" e sta portando a la fusione con la Wind. Ha 87 anni, quindi una solidità (anche storica) diversa rispetto al presunto competitor. L'unico intermediario dell'operazione noto è Salvatore Galatioto, che dopo un'intervista di qualche giorno fa non ha più parlato.
Un ruolo, in questa vicenda, dovrebbe averlo anche Wanda (il gruppo proprietario di Infront) visto che il governo cinese prima di far uscire capitali dalla Cina vuole che la situazione sia tenuta sotto controllo. Questo controllo dovrebbe avercelo Wanda.
Altra variabile è capire il pensiero di Berlusconi: è convinto di cedere? Vuole farlo? E' d'accordo? O sta semplicemente prendendo tempo per cercare di capire e conoscere ancora meglio i suoi interlocutori? In questi ultimi mesi ciclicamente si è parlato di una cessione i nomi sono già molti da Bee Teacheabeoul ad Al Maktoum (di Emirates), dalla Gazprom a Richard Lee (che fu ospitato anche ad Arcore). Insomma la sensazione è che bisognerà ancora apsettare.
All'Inter la situazione invece è più definita. Il gruppo che entrerà nell'Inter con una quota minoritaria è Suning Commerce. Ci vorranno ancora alcune settimane per concludere la trattativa. Tecnicamente non si tratta propriamente di vendita della minoranza, quanto di un aumento di capitale che porterà Moratti e Thohir a diluire entrambi le proprie quote. Thohir per il 14% (manterrà quindi il 56%), Moratti per il 6% arrivando quindi al 23,5%. Suning avrebbe invece il 20%.
Ma perché i cinesi hanno scelto l'Italia e perché i cinesi si stanno interessando così tanto al calcio?
Intanto la prima motivazione è che negli altri paesi le squadre con appeal sono già di proprietà straniera. In Premier sono 11 i club in mano a non-inglesi. In Francia PSG e Monaco sono rispettivamente degli sceicchi e dei russi. In Germania non c'è possibilità per uno straniero di acquisire la maggioranza di un club. In Italia è ancora possibile invece intervenire e soprattutto Inter e Milan sono due brand internazionali. Conosciuti in tutto il mondo. Vincenti. Ecco perché attraggono le attenzioni internazionali. E attraggono i cinesi perché il progetto che ha in testa la Cina è ambizioso.
Hanno molti milioni a disposizione, visto che l'economia è in forte espansione e che addirittura nel 2026 potrebbe superare gli Stati Uniti e diventare la prima del mondo. Ed è proprio sulla data, 2026, che dovremmo riflettere. Perché la Cina vuole organizzare i Mondiali di calcio. E vuole farlo nel miglior modo possibile. E - soprattutto - non vuole fare brutta figura.
E quindi in questi 10 anni vuole studiare, vuole sapere, vuole imparare. Non c'è modo migliore di farlo che lavorando. Pur magari - come nel caso dell'Inter - rimanendo con una quota di minoranza. Si paga per avere know-how, la conoscenza: sapere come si organizza una società, vedere da vicino, in prima persona, una grande squadra. E poi riportare tutte queste nozioni in casa.
Hanno provato a farlo in Cina. Hanno provato a chiamare chi i mondiali li aveva vinti, provano ora a convincere i campioni da andare a giocare da loro. Ma non basta. E allora investono nel calcio europeo.
Prima con l'acquisizione, da parte di Wanda Group, di Infront, poi - se ci riesce - con l'impegno in prima persona in club di prima fascia. Nel mirino non c'è solo Milano. C'è il Mondiale
Questa probabilmente è la differenza che c'è ora fra la Juventus e le altre: la società che pesa eccome.
Dopo la retrocessione in B la Juventus in 10 anni ha vinto cinque scudetti. Sotto la presidenza Agnelli è passata da un fatturato (in rosso di 95 con unica ricapitalizzazione da 120 milioni di euro) di 154 milioni a una previsione per questa stagione sportiva di 374: più che raddoppiato. Ha uno stadio di proprietà, due centri di allenamento e continua a vincere. Vince "autogestendosi", a parte l'iniezione di soldi all'inizio della presidenza non ci sono stati più interventi da parte della società. Con degli step programmati da piano industriale quadriennale. Tanto per dare delle indicazioni, nello stesso periodo, la Roma è cresciuta di 36 milioni, il Napoli di 10, l'Inter e il Milan sono addirittura arretrate.
I soldi non ti fanno vincere: lo dimostrano Atletico Madrid e Leicester. Si vince però con la programmazione. E in questo momento le milanesi hanno soltanto iniziato il loro percorso...

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