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Editoriale

Mille nomi, niente soldi. Il mercato riflette la crisi del Paese. Per fortuna c'è la Juventus. Ah, le scuse a Prandelli...

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
09.07.2014 00.00 di Fabrizio Ponciroli   articolo letto 59008 volte
© foto di Federico De Luca

Dodò e M'Vila. I nomi da prima pagina sono questi. Niente di personale contro i suddetti calciatori e la stessa Inter ma l'impatto non è quello sperato... Il mercato italiano dovrebbe offrire di più, il problema è che non è in grado di "smarcarsi". Iturbe, Morata, Jovetic, Cerci, di nomi ne circolano una marea, come è normale che sia in questo periodo, quello dell'ombrellone e delle voci. Ma, storicamente, tra tanti nomi fatti, qualcuno, prima o poi, diventa realtà. Invece, di reale, abbiamo tanti addii. Da Kakà a Gilardino, i nomi veri, quelli che hanno fatto qualcosa nel nostro calcio, ci salutano, lasciandoci un calcio, il nostro, ancor più povero... Ma perché? Semplice, il mercato italiano riflette la crisi di un Paese incapace di ripartire. Tutto bloccato, tutto tristemente fermo, immobile (e non ci stiamo riferendo al nuovo bomber del Borussia, un altro addio doloroso). E quindi, che fare? Beh, aspettare, non c'è altro da fare. In effetti, una speranza ce la sta offrendo la Juventus. I bianconeri qualcosa stanno cercando di farla e anche in maniera tangibile. Iturbe, Morata, Evra, questi i sogni della Vecchia Signora. A conti fatti, un investimento, per tutti e tre, attorno ai 40 milioni di euro (solo per i cartellini). Non proprio noccioline anche se, a confronto di quanto spendono i top club spagnoli ed inglesi, sono davvero poca cosa... Eppure, anche qui, c'è un grande pericolo all'orizzonte. Dovesse centrare tutti e tre gli obiettivi, la Juventus potrebbe decidere di rientrare prontamente dei soldi spesi, lasciando partire una delle sue stelle (leggi Vidal e Pogba). Insomma, prima acquisto e poi vendo, ovvero l'esatto contrario della strategia più impiegata del momento, ovvero la "legge" secondo la quale bisogna prima vendere e poi pensare ad acquistare (Inter e Milan ne sanno qualcosa). Strategie diverse ma risultato identico: nessuno investe e se qualcuno decide di osare, lo fa solo se ha poi le risorse per recuperare i soldi messi sul piatto della bilancia. Ecco spiegato il motivo per cui Dodò e M'Vila vengono salutati dai media come due super colpi di mercato. Questo offre il nostro calcio e questo dobbiamo farci andar bene. Prima di salutare, doverose le scuse a Prandelli. Dopo il fallimentare Mondiale, lo abbiamo bastonato (io compreso). Gli abbiamo addossato tutte le colpe, senza nessuna attenuante. Bene, lui che ha fatto? Si è dimesso (in tanti credevano non avrebbe mai rinunciato a 1,7 milioni di euro garantiti) e si è rimesso subito in gioco, in Turchia, al Galatasaray, non proprio una passeggiata di salute (lì si aspettano la quarta stella e vogliono una Champions importante). Coraggio e forza d'animo (esordire augurando "buona giornata" in turco non è da tutti). Forse non era lui il problema dell'Italia...

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