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Editoriale

Montolivo: le verità nascoste. San Siro: il Comune parla con l'Inter. Roma: in conflitto con la Storia. Lazio: una dirigenza più snella

15.10.2016 00.00 di Mauro Suma  articolo letto 16701 volte

La carezza di Riccardo Montolivo, molto ben condivisa con un gentiluomo come il suo procuratore e amico Giovanni Branchini, agli odiatori di professione in servizio permanente effettivo sui social ha suscitato tre tipi di reazioni: la persona perbene ha applaudito, la persona severa ma non accanita si è accorta di aver esagerato e ha abbozzato, il volgarone ha proseguito nei suoi dileggi e nei suoi improperi. Ma non è questa la situazione da fotografare e monitorare. La difesa di Gianluigi Buffon (chapeau) nei confronti di Montolivo contro lo scandalo dei fischi pregiudiziali sul capitano rossonero (cercato da Max Allegri per tutta l'estate) ha generato solidarietà nei confronti dell'infortunato ma ha tenuto la questione a pelo dell'acqua, in superficie. Bisogna invece andare in profondità. A Montolivo in realtà non si imputano prestazioni o rendimento. Lui è destinato infatti ad essere un giocatore amato dagli allenatori (perchè in campo sistema sempre tante cose nell'interesse della squadra, perchè va spesso fuori posizione per andare a risolvere le piccole cose che qua e là non vanno, perchè se gioca bene non se ne accorge nessuno e se gioca male insorgono tutti vista anche la difficoltà e la delicatezza del ruolo), ma criticato da giornalisti e tifosi. Ci sta e non è questo il punto. La sordida rabbia social nei confronti di Riccardo è determinata da due aspetti: viene accusato di essere stato l'ispiratore dell'esonero di Clarence Seedorf. Non è così, la decisione è stata presa in tempi non sospetti da Silvio Berlusconi. Viene infine sospettato di un prolungamento contrattuale estivo governato da chissà quali meccanismi. Non è così, il rinnovo a Montolivo lo ha voluto fortemente in prima persona sempre Silvio Berlusconi.

Da sempre, storicamente, il comune di Milano ha un occhio di riguardo nei confronti dell'Inter rispetto al Milan: lo stadio "Meazza", il piazzale dello Stadio "Angelo Moratti", il Famedio al fondatore rossonero Herbert Kilpin (il 22 Ottobre il Centenario della Morte) ma a patto che ci sia anche il pittore che ha disegnato per primo (non quindi il fondatore effettivo a sua volta) lo stemma interista ovvero Giorgio Muggiani. Per cui quello che sta facendo il neo sindaco Giuseppe Sala, interista dichiarato ed è una passione calcistica legittima naturalmente, si colloca sulla stessa linea, Lui dice: io con Suning parlo e su San Siro hanno grandi progetti. Il Milan dovrebbe sbrigarsi, estremizziamo, perchè sennò potremmo anche farne senza. Se così fosse, sarebbe come minimo un po' sbrigativo. Il Milan è alle porte di un closing cruciale e dal momento che San Siro è stato costruito 90 anni fa dal presidente rossonero Piero Pirelli, un pizzico di pazienza in più non guasterebbe. Vero che il Milan ha lavorato per molti mesi al progetto di un nuovo stadio, ma alla fine Silvio Berlusconi ha scelto e voluto con grande slancio e affetto San Siro. Vero e meritorio che il sindaco Sala abbia parlato con l'alta dirigenza nerazzurra a margine del recente Inter-Juventus. Se per caso decidesse però, se per caso gli capitasse di andare almeno una volta a vedere anche una partita del Milan, forse potrebbe iniziare a confrontarsi anche con l'altra parte della Città. Cogliendone la vocazione e conoscendone i tempi del cambiamento. Senza steccati di carattere politico che nel calcio non hanno ragion d'essere. Il sindaco Raggi a Roma è molto attenta a non perdere l'equilibrio fra l'una e l'altra squadra.

La Storia continua a stuzzicare la Roma. A Luglio, in occasione di un Consiglio federale, la Lazio è stata sul punto di raggiungerla come numero di Scudetti: oggi 3-2 per la Roma, ma con il rischio del 3-3 per l'assegnazione postuma del titolo 1914-15. Cosa che prima o poi potrebbe accadere. Ma non basta: documenti prefettizi dell'epoca sembrano certificare che al momento della propria nascita, nel 1927, la Roma fosse in Serie B. Poi riammessa alla massima serie, per l'allargamento della Prima Divisione nazionale. Una chicca che nulla toglie alla passionalità del popolo giallorosso e al nome della Città Eterna che la Roma ha fatto proprio, ma che sotto sotto fa godere i rivali laziali.

Stanno succedendo molte cose nella Roma. Un gran movimento, grandi assestamenti. Tutti ai vertici. Il presidente Pallotta ha dovuto smentire duramente Bloomberg sulle ipotesi di cessione del Club, ha lasciato Walter Sabatini, è arrivato Umberto Gandini, lo stesso dicasi per Frederic Massara e per Franco Baldini che, si precisa, non sarà il direttore sportivo, ma farà il consulente. Mentre rimane al suo posto Mauro Baldissoni. Grandi professionalità e grandi competenze in casa giallorossa. In questo senso stride però il confronto con l'altra squadra della città. Sarà anche più ruspante e meno ambiziosa, ma alla Lazio fanno tutto in due, Claudio Lotito e Ighli Tare. Anche se di recente si è aggiunto, a livello di comunicazione. Arturo Diaconale. Saranno anche più accentratori, ma rispetto a quanto accade in casa Roma c'è una maggiore snellezza complessiva.

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