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Mourinho, fine di un mito. Anche Conte in corsa per il Chelsea. Allegri aspetta Oscar. Ancelotti al Bayern, Guardiola al City. Tra Mazzarri e Spalletti: Montella crac, rischia

Giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
18.12.2015 08.09 di Enzo Bucchioni   articolo letto 61109 volte
© foto di Federico De Luca

L'esonero di Mourinho è il crollo di un mito. D'improvviso anche lo Special One conosce la triste normalità di un allenatore qualunque chiamato a rispondere dei pessimi risultati e della schizofrenica gestione del gruppo. Una squadra come il Chelsea nei bassifondi della Premier è qualcosa di assurdo e di incredibile, se in panchina ci fosse stato un altro, la cacciata sarebbe avvenuta anche prima.

Mourinho è vittima di sé stesso, del personaggio che ha creato negli anni e che d'improvviso è diventato più grande di lui, difficile da gestire e ancora più complicato nel momento di confrontarsi con la squadra e il lavoro. La prova provata dei limiti di un allenatore come il portoghese che spreme i giocatori nella testa e insegna poco calcio e nel solito posto non può durare più di un paio d'anni, alla lunga il gruppo si ribella ai suoi sistemi. Già al Real i problemi con alcuni dei leader dello spogliatoio avevano creato una bella frattura, al Chelsea è esploso tutto.

Mourinho se ne va con circa 40 milioni di buonuscita, ma non credo sia comunque un bel giorno per lui. In panchina andrà il traghettatore Hiddink in attesa della scelta del nuovo tecnico.

Chi sarà? I tabloid inglesi rilanciano il nome di Guardiola, indubbiamente il numero uno degli allenatori in questo momento. Lo spagnolo, però, aveva già un pre-contratto con il City. Ora si tratta di capire se ha la possibilità di liberarsi per cambiare idea, ma conoscendo il personaggio ne dubitiamo, Pep quando fa una scelta la porta fino in fondo: le vediamo comunque a Manchester.

Per la panchina del Chelsea serve un altro allenatore di primissimo livello e il nome di Antonio Conte è di sicuro sotto i riflettori. Come sappiamo e nonostante le speranze di Tavecchio che cerca di vendere il suo prodotto Italia, il Ct lascerà la Nazionale dopo gli Europei e per lui c'è solo l'imbarazzo della scelta.

In Italia lo vogliono il Milan e la Roma, all'estero c'era in piedi un discorso con il Real che cerca di portare in fondo Benitez per poi affidarsi all'ex juventino, ora c'è anche l'ipotesi Chelsea. Di sicuro una decisione la prenderà entro il mese di febbraio per poter adeguatamente preparare la prossima stagione e orientare la società prescelta nella campagna acquisti.

Nel frattempo la cacciata di Mourinho complica i piani della Juventus che stava trattando Oscar non più in sintonia con l'allenatore. I bianconeri stavano trattando su una base di 25 milioni più un'opzione sull'eventuale cessione di Pogba nella prossima estate. Ora è tutto congelato e probabilmente a gennaio la Juve non farà nulla, anche Zaza sarà tolto dal mercato perché con il ritorno alla vecchia formula (3-5-2) imposta dal gruppo ad Allegri, il trequartista non serve più e due coppie di attaccanti Dybala-Mandzukic o Morata-Zaza sono utili e ora anche funzionali. Resta piuttosto da capire quale sarà il futuro proprio di Allegri che, come vi abbiamo già detto, è stimato da Ferguson che l'avrebbe proposto per la panchina dello United al posto di Van Gaal. Un tema che sarà approfondito nelle prossime settimane con diverse probabilità concrete.

E' proprio il futuro delle panchine a tenere banco in queste ore. Ieri sera, con la vittoria in coppa Italia contro la Samp e un tabellone che dovrebbe portare il Milan dritto alla finale, forse Mihajlovic ha salvato il posto. Domenica c'è il Frosinone e non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile, il 4-4-2 comincia a funzionare meglio e con il ritorno di Bertolacci c'è una alternativa di qualità a centrocampo. Del resto non è neppure facile trovare un traghettatore disposto a portare il Milan fino a giugno, certi errori Berlusconi li ha già fatti due anni fa con Allegri e Seedorf. Sappiamo che il sogno è portare Conte in panchina e rifondare la squadra con le indicazioni del Ct, ma la trattativa già chiusa due anni fa, oggi sembra più complicata proprio per tante richieste anche dall'estero per l'ex bianconero. L'alternativa può essere Marcello Lippi, un altro allenatore che piace molto a Berlusconi e fu vicino al rossonero in altre occasioni, soprattutto dopo il mondiale del 2006.

I risultati, invece, hanno già condannato Garcia. E allora perché a Roma non si prende una decisione? I motivi sono due, uno economico (l'esonero di Garcia costa molto e i conti sono in rosso), l'altro pratico. Non tutti all'interno della società sono convinti che un allenatore a metà stagione possa risolvere i problemi, ma forse non c'è più grande sintonia neppure fra Sabatini e Pallotta a complicare le cose.

Se esonero dovesse esserci, i nomi rimasti in corsa sono due. Mazzarri è un vecchio pallino di Sabatini, ma ha ancora un contratto monstre con l'Inter (più di tre milioni) fuori della portata della Roma che offre meno. C'è chi spinge per Spalletti per il grande passato romanista in grado forse di riavvicinare alla squadra anche i tifosi. Decisione complicatissima, una vittoria domenica con il Genoa servirebbe a prendere tempo e fiato in attesa di tempi migliori e della ripresa del campionato.

Ma se il Genoa dovesse perdere, rischierebbe anche Gasperini stranamente in difficoltà e in contrasto con Preziosi. Un bel duello. In pole-position per i rossoblù c'è Guidolin.

Anche il destino di Pioli si deciderà domenica sera contro l'Inter. Il passaggio del turno in coppa Italia ha placato l'ira di Lotito, la cena di ieri sera non dovrebbe aver prodotto decisioni anche se la notte del presidente della Lazio è stata descritta come molto agitata. Non crediamo che la condizione per rimanere in panchina sia la vittoria a San Siro con la capolista, forse Lotito vuole semplicemente capire se Pioli è ancora in grado di ridare un'anima e un gioco a questa squadra smarrita. Vedremo.

Del resto un freno ai tanti esoneri in vista è il pensiero che corre a Montella. Reduce dai fasti fiorentini, l'allenatore napoletano rischia di mangiarsi la reputazione e di avvicinare la Samp alla serie B. Ieri sera è finito fuori anche dalla coppa Italia e così fanno quattro sconfitte e un pareggio fortunoso agguantato per caso al 93' contro la Lazio, su cinque partite. Praticamente un disastro. Ma soltanto uno come Ferrero poteva esonerare il modesto Zenga, ma a metà classifica, per mettere in mano la Samp a un allenatore che non dovrebbe prendere squadre in corsa: vuole insegnare calcio e non ha i giocatori adatti oltre che poco tempo a disposizione. Zenga non può neppure essere richiamato perché ha rescisso e ora allena nei paesi arabi. Che succederà? Tempi bui per la Samp ora che Volpi ha detto chiaramente di non voler comprare la società genovese.

Momento difficile anche per Pepito Rossi. Per recuperare dal gravissimo infortunio ha bisogno di giocare, ma la Fiorentina che lotta per i posti di vertice non può concedergli di più. Rossi vuol provare a conquistare un posto per gli Europei e così difficilmente potrà tornare competitivo. I suoi manager e la Fiorentina avrebbero perciò trovato un'intesa per un prestito di sei mesi a una società in grado di dargli spazio e di garantirgli comunque attenzione per i suoi legamenti. L'idea sarebbe proprio la Sampdoria di Montella, un allenatore che lo conosce bene e potrebbe fargli tornare il sorriso. Uno scambio con Muriel sarebbe gradito alla Fiorentina anche se l'obiettivo vero dei viola sarebbe Eder subito o per la prossima stagione. Un discorso nato da poco sul quale si comincia a lavorare. Ma anche il Torino o il Bologna potrebbe essere valide alternative per Pepito.

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