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Editoriale

Napoli, l'accesso alla prossima Champions garantisce risorse ma non la certezza che Benitez ed i big restino. Per convincerli bisognerà avere la forza ed il coraggio di completare la rosa con altri campioni

Laurea in Giurisprudenza, scrittore, giornalista professionista, radiocronista dal 1985 e telecronista Mediaset Premium per le partite del Napoli. Corrispondente di Tuttosport, coordinatore per Piùenne, produce e conduce "Si gonfia la rete"
08.02.2015 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 24933 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Diceva il saggio che il calcio è uno sport che si gioca con i piedi, ma solo dopo aver azionato la testa. Questione di consapevolezza dei propri mezzi e di entusiasmo che cresce di fronte alle difficoltà del tuo avversario. La Roma ed il Napoli, la corazzata capitolina che perde colpi e non va più "a tutta" come quando aveva 11 punti di vantaggio sul Napoli terzo in graduatoria. Erano altri tempi e non si erano giocate tante partite, soprattutto quelle di Champions che tolgono cellule cerebrali più delle energie fisiche. Erano i giorni in cui Garcia diceva che "certamente vinceremo lo scudetto" per il desiderio di trasmettere al suo gruppo una credibilità che stava evaporando oltre la delusione del mancato accesso agli ottavi della massima competizione continentale. Niente da fare, la Roma ha perso via via terreno con i 4 pareggi consecutivi in campionati ed un 2015 iniziato senza sorrisi e due vittorie molto discusse, ad Udine in campionato e contro l'Empoli in Coppa Italia. Il calo progressivo ha avuto il suo momento più buio nell'eliminazione dalla competizione tricolore in seguito al blitz della Fiorentina all'Olimpico. Se vedi arrancare chi ti precede, peschi nel tuo dna energie sconosciute per accorciare il distacco. Ci sta provando il Napoli che sembra un rullo compressore nella convinzione crescente di essere la squadra più in forma del momento e pure quella lanciata verso un secondo posto che era stato assegnato con troppo anticipo ai giallorossi. Solo un napoletano sa quanto sia eccitante la rimonta, quella vissuta tante volte negli anni addietro per raddrizzare partite cominciate male e che adesso potrebbe tradursi nella risalita verso l'unico obiettivo che conta in questa stagione: la partecipazione alla prossima Champions League. E' tutto lì, in quel piazzamento. Preferibilmente con un secondo posto che avrebbe del clamoroso visto l'addio disastroso, oppure con la terza piazza che avrebbe un valore diverso stavolta che non ci sarà il Mondiale che nella scorsa estate ci riportò indietro calciatori scarichi. L'obiettivo Champions sarà l'univo vero stimolo per provare trattenere Rafa Benitez e con lui gli altri big del gruppo, oggi pienamente consapevoli che sono loro quelli che determineranno il destino del Napoli. "Provare a trattenere" perché il secondo o il terzo posto da soli non basteranno per garantirsi la continuità di un gruppo di lavoro oggettivamente competitivo al pari delle due formazioni che guidano la classifica di serie A. Servirà un progetto di sostanza, che vada dallo stadio alle strutture tecniche a disposizione di Benitez, ammesso che don Rafè davvero punti al miglioramento del Napoli in toto e non abbia già deciso di avvicinarsi alla sua famiglia, oltre alla capacità di attrarre altri campioni ed evitare la fuga di quelli che oggi indossano la maglia azzurra. L'esperienza pregressa dovrebbe insegnare a De Laurentiis che stavolta non sarà più sufficiente un bonifico mensile da nababbo all'allenatore, se poi allo stesso non lo metti nelle condizioni di salire quell'ultimo, benedetto gradino che manca per staccare la bandierina sulla vetta. Era già successo a Mazzarri, quando disse addio nel momento di massima esaltazione sportiva del Napoli più recente, grazie ad un secondo posto che rappresenta il miglior piazzamento del dopo Maradona. Con Benitez si rischia il bis, un addio motivato soprattutto dalla consapevolezza di non poter fare molto di più con ciò che ha. Dove per "molto di più" si intende unicamente lo scudetto. Se tra due mesi il coach spagnolo dovesse annunciare che la sua esperienza partenopea è stata bella ma è finita, non sarà sufficiente prendere anche il miglior tecnico in circolazione per garantirsi la certezza di percorrere quell'ultimo tratto di strada: con lui si aprirebbe l'ennesimo ciclo e resterebbe incompiuta l'ennesima opera. Napoli ha vinto e poi sofferto, ha saputo aspettare la rinascita ed alzare la testa fino al momento storico che stiamo vivendo. Quello giusto per programmare a breve il terzo scudetto.

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