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Napoli, ora che frittata-Champions è stata fatta si dia corso a quanto promesso in estate: lo Scudetto. Caro Benitez, la tattica senza strategia è solo una splendida teoria: si faccia spiegare da Conte come e quando cambiò la Juve...

31.08.2014 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 43422 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Spesso si dice che il modo migliore per cancellare certe cocenti sconfitte sia quello di scendere subito in campo, sfidare un altro avversario e batterlo per quanta rabbia hai in corpo. L'occasione per attutire il tonfo di Bilbao, il Napoli ce l'ha, stasera allo stadio Luigi Ferraris per il derby abbracci e lacrime (saranno ricordati i due tifosi morti, Claudio e Ciro) con il Genoa gemellato da 34 anni. Vincere all'esordio in serie A avrebbe il valore di una secchiata d'acqua gelida per un risveglio immediato su quelle ambizioni spesso ripetute dal presidente De Laurentiis: lottare fino alla fine per lo scudetto. Lo aveva detto, il patron, più volte nel corso del ritiro a Dimaro e ha ribadito il concetto alla squadra anche giovedì mattina, in aereo, di rientro dalla nottataccia di Champions. Partire in campionato con il piede giusto diventa fondamentale adesso che la curiosità lascia spazio alle intenzioni, anche per capire se il buon Benitez utilizzerà finalmente Inler e Zuniga, due titolarissimi della passata stagione che stranamente non sono stati impiegati neanche un minuto durante la doppia sfida contro l'Athletic. E poi, io personalmente fremo nell'attesa di capire quanto l'esterno colombiano e il play maker svizzero siano tanto più indietro atleticamente rispetto a Ghoulam e Gargano, cioè, due calciatori spesso utilizzati in queste partite e che al pari loro erano reduci dal mondiale in Brasile. Ormai tutti gi effettivi possono essere considerati pronti, anche quel De Guzman, la cui utilità potrebbe essere sperimentata già stasera, magari a sfida in corso ed al posto di Dzemaili, del quale continuo a pensare che l'olandese ne sia naturale sostituto. Solo Dzemaili e Pandev si trovano tra "color che son sospesi, perché desiderosi di trovare altre opzioni, ora che sono stati collocati ai margini del progetto Napoli. Vedremo se nelle ultime ore di mercato sarà possibile chiudere per qualche altro elemento che abbia esperienza, ma lo zoccolo duro della squadra è quello di cui disporrà stasera Benitez a Marassi, cioè lo stesso gruppo sul quale aveva puntato, ancor prima della sua inopportuna considerazione sul valore da dare al doppio match con il Bilbao. "Non sarà una tragedia se dovessimo perdere, perché il nostro progetto andrà avanti ugualmente. Ci sono tanti obiettivi da raggiungere, lo scudetto, la Supercoppa, l'Europa League e la Coppa Italia", è stata un'ingenuità inspiegabile per un allenatore esperto come Benitez, concedere un'alibi tanto grande ai calciatori: andare o no in Champions, sarebbe stata la stessa cosa. Ma ormai la frittata è fatta e ci aspettiamo che si proceda spediti verso il piano B descritto dal coach spagnolo, probabilmente deluso ma non di certo all'oscuro di quelle che sarebbero state le linee guida di questo mercato, tracciate ed esposte direttamente da Aurelio De Laurentiis. Lo fece il 17 luglio scorso, nel corso della presentazione del secondo sponsor sulle maglie del Napoli. "Io devo difendere il calcio Napoli, perché il club resta mentre gli allenatori passano. Devo fare forte il Napoli in assoluto e non solo per una stagione. Quindi, devo contestare sempre l'acquisto di calciatori che costino tanto, perchè se poi non dovessero rendere per quanto speso, a chi li do? Su questo punto sarò sempre inflessibile e non mi convincerà del contrario mai nessun allenatore", parola per parola fu questo il concetto, duro e reale, che il presidente espose pubblicamente e di cui lo stesso Benitez ne era sicuramente a conoscenza. Di fronte ad una tale limpidezza di progetto, ad un allenatore non resta che prendere o lasciare. Benitez ha preso e adesso dovrà fare di necessità-virtù, utilizzando al meglio l'organico di cui dispone. E' una constatazione amara, soprattutto per i tifosi ai quali era stato girato un messaggio al termine della stagione scorsa: a quel Napoli servivano soltanto un paio di innesti, di qualità e di esperienza. Non sono arrivati ed al loro posto, finora, sono stati presi elementi la cui validità andrà verificata sul campo. Il caro don Rafè dovrà organizzarsi per il meglio, cominciare a farsi furbo, perché in Italia è diverso che altrove. Benitez punta tutto sulla liturgia esasperata del modulo, mentre in Italia così non funziona. Magari se lo faccia spiegare da Antonio Conte come si vincono tre scudetti consecutivi e perché prima di Napoli-Juventus, stagione 2011-2012, l'attuale ct della Nazionale decise di affrontare al San Paolo la bestia nera Napoli, cambiando il modulo dal 4-4-2 in un 3-5-2 più adatto ai calciatori a sua disposizione. La Juve pareggiò 3-3, dopo anni di pesanti batoste a Fuorigrotta e da quel momento nessuna più l'ha fermata. Prenda esempio Benitez da quell'episodio-svolta, perché in serie A bisogna aguzzar l'ingegno: la tattica, senza la strategia, resta solo una splendida, inutile teoria.

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