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Non è Donnarumma ma Rizzoli il nervo scoperto della Juve. Ancelotti nella vita non si sa mai, meglio imparare il cinese. Galliani-Torino, certo che no. Napoli-Genoa-Milan: il centravanti uno e trino.

19.11.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 28611 volte

Dai e dai abbiamo intuito il senso della battuta dell'ad bianconero Beppe Marotta all'inizio della settimana. Tardi, ma abbiamo, forse, colto. Il sorriso e le frasi successive di Marotta all'indirizzo di Donnarumma, non erano battute di mercato. Ma due nervi scoperti. Da sempre a Torino considerano l'Inter un rivale a livello di pancia e di tifo, ma il vero rivale politico-sportivo è da sempre il Milan. E' il Milan, e forse viceversa, dopo tanti duelli europei e nazionali, l'entità da marcare stretta, di cui auscultare i sospiri e dal quale temere giri di valzer. Insomma, alla Juventus non hanno ancora mandato giù il gol annullato a Pjanic e la vittoria del Milan dello scorso 22 Ottobre. Viene vissuto quasi come un affronto sportivo. Al quale sono seguiti anche gli omaggi mediatici, ovvero bravi il Milan e l'Inter, le uniche due squadre che non si sono scansate contro la Juventus. Per un Club storicamente competitivo e calcisticamente cattivo e determinato come quello bianconero, era troppo. Come reagire? Come farla tra virgolette, molto fra virgolette, "pagare"? Ma con una innocente battuta sul fuoriclasse del Milan fra i pali che farà parlare tutto il mondo per tutta la settimana...Dai e dai...

Vincenzo Montella ha la raffinatezza e la sensibilità per fare l'allenatore del Milan ancora per tanti anni, è potenzialmente un tecnico da ciclo, anche con la nuova proprietà in arrivo, perfettamente in grado di fare epoca al Milan. Quello che stiamo per raccontare non è assolutamente in contraddizione con quello che di buono sta facendo Montella al Milan e che continuerà a fare ancora per molto tempo. Ma la sensazione che raccontiamo non vale per domani mattina e nemmeno per il 2017 o il 2018. Il fatto è che, fino a che avrà ancora a disposizione un solo giorno per allenare, nella propria vita e nella propria carriera, Carlo Ancelotti un pensiero al suo ritorno a casa lo farà sempre. La battuta "Dovrò mica mettermi a imparare il cinese, nella vita non si sa mai..." che ha fatto in settimana, è proprio di quello stampo. Vero che nell'estate 2015 Carletto ha avuto tutta piena la possibilità di tornare, ma non era ancora il momento. Per i tanti motivi che rendevano il Milan di un anno fa diverso da quello che lui aveva lasciato nel 2009. Affettuosamente sempre vicino a Galliani al punto da parlarne spesso con Rummenigge, Carletto scende in campo oggi con il suo Bayern sul campo del Borussia Dortmund nel derby di Germania e continuerà ad allenare ad altissimo livello in Europa piuttosto che in Italia. Ma se ci sarà un giorno, un momento, un pertugio, un battito del cuore per il suo Milan ci sarà sempre.

Siamo sorpresi e non vogliamo fare quelli che smentiscono ufficialmente, anche al sabato. Non c'è da smentire, c'è solo da ragionare e fare due più due. Ma davvero c'è chi pensa che Adriano Galliani, sempre per il rispetto della propria carriera di capo azienda, possa andare in un altro Club calcistico italiano se, come ormai sembra evidente, non continuerà a fare l'amministratore delegato del Milan? E' stato citato il Torino negli ultimi giorni, ma non è una questione che riguarda il Torino, società gloriosa che merita rispetto e considerazione da parte di tutti. Ma al di là del Torino, no. Ma no. E' la classica bolla di non sappiamo nemmeno che da accantonare all'istante. Se il mondo calciomediatico di oggi non fosse così suggestionabile e così ridondante, si sarebbe capito subito che non poteva essere. E non sarà. L'Adriano Galliani di queste ore tiene per sè i propri pensieri in generale (Donnarumma ad esempio a 16 anni poteva andare via dal Milan a zero, ma è rimasto per rispetto delle persone del Milan e ha firmato un contratto triennale che già all'epoca era una grande impresa, ma nessuno sa e nessuno se ne accorge) e rimane in silenzio in Lega per le sue scaramanzie pre Derby. Non c'è altro.

Quelli che sanno tutto e che bisogna fidarsi di loro, non mancano mai sui social. Nel corso di questa settimana abbiamo beccato il bene informato che faceva filotto: "Fidatevi di me, a Gennaio Luiz Adriano al Genoa, Bacca al Napoli e Pavoletti al Milan". Letto così, sembra un sillogismo perfetto, una trilogia ad incastro. Ma che il Genoa possa reggere l'ingaggio di Luiz Adriano, che Bacca, così immerso nel Milan al punto da voler giocare a tutti i costi il derby di Milano di domani, possa davvero andare via fra poche settimane o che possa farlo lo stesso Pavoletti che ha ripetuto fino alla noia di recente che se dovesse lasciare il Genoa non sarà a metò stagione, non lo crediamo e non lo possiamo pensare. Bisogna leggere tutto e provare a immaginare tutto, nel calcio. Ma il tris dei centravanti no. Nemmeno nella prossima finestra di Gennaio.

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