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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Nove cose che non capisco del Milan e una che so (attenti a Silvio...). Le tre mosse obbligate di Mancini (e quella di Ausilio!). Solo in un caso Pogba andrà via dalla Juve, ecco quale. E su Eto'o...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
20.01.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 58954 volte
© foto di Federico De Luca

Questo editoriale sarà, breve, rapido, coinciso, concreto, appena condito da un filo di troiate/divagazioni extra-calcistiche: parola di Roberto Carlino. La prima: cosa vende in realtà Roberto Carlino? Dopo tanti anni di pubblicità a tappeto non l'ho ancora capito, perché se vai in un negozio e dici "mi vende due etti di solide realtà?" la commessa – parliamoci chiaro - ti dà una pedata nel culo: parola di Fabrizio Carlino. La seconda riguarda la separazione tra Cristiano Ronaldo e la gran bona della Irina. Settimana scorsa sparando boiate a caso scrissi: "La mamma di CriCri e Irina non vanno d'accordo perché la vecchia le prepara i sofficini". Ebbene, il giorno dopo i due si sono separati "per problemi con la suocera". Divino Otelma, scansate.

Ora cose un filo più serie.

Parlare della crisi Milan non è affatto semplice: quello che penso lo avete letto sette giorni fa (grazie assai per le 50mila letture su Milannews). Francamente accanirsi suonerebbe antipatico e fuori luogo. Ad ogni modo è arrivata un'altra sconfitta e bla bla bla. Tutte fregnacce che sapete già. E allora preferisco concentrarmi sulle nove cose che non capisco del Milan e magari non capite neanche voi. In rigoroso ordine sparso.

1) Il Milan ha venduto il pullman. Così ci dicono. Quello bello con le griffe rossonere, valore 150mila euro. In passato, quando le cose andavano così così e quattrini ne giravano meno, Berlusconi sceglieva di presentarsi a Milanello in elicottero secondo la legge non scritta ma assai condivisibile che dice "se hai le pezze al culo spendi quel che ti rimane per un bell'abito e un paio di mocassini firmati, ti servirà per fare grande impressione e riuscire a riemergere". Il Milan attuale non è affatto con le pezze al culo, sta semplicemente reimpostando il lavoro, eppure dopo aver messo in piedi la sede più "cool" della serie A si vende il pullman, o comunque permette che esca sui giornali questa notiziola che svilisce ancora di più le speranze dei tifosi, già ridotte al lumicino. Per intenderci: anche Inter e Juve pare abbiano fatto la stesa scelta, ma la cosa non è rimbalzata sugli organi di stampa, segno che anche a livello di comunicazione è il caso di stare più attenti.

Ma il domandone a questo punto è un altro: ora Niang come fa a muoversi, povera stella? Prende il passante? Il risciò? Chiama Traorè? Nessuna delle precedenti?

2) Il giorno prima di Milan-Atalanta 0-1 una voce scuote il mondo Milan: il club rinnoverà il contratto a Daniele Bonera. Praticamente come tirarsi una martellata sui sacri gioielli. Parliamoci chiaro: Bonera non è tutto questo scempio, ma è un dato di fatto che in questo momento non è tra i prediletti della piazza, c'è chi gli rimprovera la lite dell'anno scorso con Amelia per la faccenda "scendiamo dal pullman per salutare i tifosi" "no, non scendiamo" "scendiamo orcaeva" C'è chi banalmente pensa "basta cariatidi", c'è chi riflette sull'incoerenza di una società che da anni dice "con gli ultratrentenni si parla solo a fine stagione" e poi paventa il rinnovo di Bonera già a gennaio, difensore attualmente a libro paga per 1,2 milioni di euro. Dice il saggio: tra il pullman e Bonera forse al momento è meglio pensare al pullman.

3) Banalità: ieri dopo la figura di melma con l'Atalanta parte dei giocatori ha chiesto scusa alla tifoseria. Sarò precisino io, ma così non si fa. Mi spiego: o tutti i componenti della rosa si cospargono il capo e mettono in scena la pantomima del "scusate, abbiamo fatto ridere, stasera per punizione non magneremo lo spago all'astice e, anzi, libereremo i crostacei nella Martesana come segno di grane solidarietà", oppure tutti insieme vanno negli spogliatoi e fanno finta di niente. Fare "un po' e un po'" non fa altro che mettere in difficoltà chi non si è presentato e ora è trattato come quello che "neanche si è degnato".

4) La sensazione è che in società al di là delle chiacchiere di circostanza trionfi ancora il "tutti contro tutti", ovvero che la priorità sia quella di scaricare le responsabilità al "vicino di banco" così da poterla sfangare agli occhi della piazza e soprattutto del grande capo. L'unico che si è assunto le sue responsabilità è stato l'allenatore, colpevole di inesperienza ma praticamente abbandonato al suo destino. Nessuno ha detto una parola in sua difesa per non fare la figura di "quello che sale sulla nave in avaria". Inzaghi ha certamente delle responsabilità, chi lo sta lasciando cuocere a fuoco lento, pure.

5) L'intervista di Montolivo e il suo "Inzaghi è inesperto". Le cose sono due: 1) La società sapeva e ha "sfruttato" il suo capitano per lanciare messaggi al tecnico. 2) La società non sapeva e ha lasciato carta bianca a un capitano che - diciamolo - al momento sul campo ha l'autorevolezza dell'unghia del mignolo sinistro di Maldini. Diciamo la verità: il centrocampista che i detrattori chiamano "Dormolivo" che dice "De Sciglio ed El Shaarawy devono svegliarsi" non si può sentire.

In un caso o nell'altro l'errore principale è del tecnico: quel permaloso di Seedorf secondo voi avrebbe fatto giocare chi l'avesse definito "inesperto?". No, semmai avrebbe improvvisato 213453233 palleggi di tacco prima di porgere il pallone con il seguente invito: "Adesso falli tu, Ricky".

6) Ora Inzaghi. Il tecnico si è assunto tutte le responsabilità, nessuno l'ha formalmente difeso. Ergo: si è praticamente scavato la fossa da solo per troppa onestà. Il tecnico è praticamente commissariato, così come accadde un anno fa a Seedorf. L'olandese iniziò una personale guerra con la società e venne fatto fuori (ma lo stipendio continua a prenderlo), Inzaghi probabilmente chinerà il capo da perfetto tecnico aziendalista e quantomeno terminerà la stagione. Ieri Galliani è intervenuto a Milanello, sappiamo che il presidente è furibondo ("sconfortato" dice lui), venerdì da quelle stesse parti è comparso Sacchi giusto per mettere un po' di pepe: un mix devastante per Pippo e per chiunque fosse al posto suo. Il tecnico in carica per salvare la sua professionalità (dovesse andar via dal Milan ha comunque una carriera davanti) ha una sola strada da intraprendere: quella dell'incazzatura bestiale. Deve imporre le sue idee, non permettere a nessun giocatore di fiatare, deve distribuire punizioni se lo ritiene opportuno e imporre le sue richieste alla dirigenza prima che il condor decida di decollare. E' in grado di farlo? Forse no, ma nessuno pensava fosse in grado di segnare una doppietta ad Atene. In ogni caso Inzaghi che imposta una squadra senza "un Inzaghi", ovvero un uomo d'area, non si può vedere.

7) Parliamo di mercato. Pare che il Milan voglia Pasqual. Dice Pradè: "Se si intende che il Milan ce l'ha chiesto gratis sì, il Milan lo vuole, ma siamo onesti, a queste condizioni non possiamo parlare di trattativa". In queste ore si discute del "fuggiasco" Okaka: anche in questo caso l'interesse è concreto ma solo con la formula del "uè, noi siamo la società che ha vinto le sette Champions, quindi tutto ci è dovuto". Il rischio è quello di fare la fine di mio nonno, che tutte le volte mi dice "pirletti, a me le donne mi cadono ai piedi, impara dal nonno!" e non si rende conto che mentre lo dice si sta pisciando addosso. Servono acquisti che non siano semplici "nomi", serve programmare, ma soprattutto serve una camionata di soldi da spendere con maestria secondo il detto assai condivisibile del "chi più spende meno spende". Viceversa sarà purgatorio e solite cantilene: "Le sette Champions… Il club più titolato nell'universo…".

8) La gente si è rotta i santissimi. Domenica a San Siro c'erano 4 gatti, alla prossima in casa probabilmente i gatti saranno 3. La stessa cosa è capitata all'Inter prima dell'esonero di Mazzarri. Tutto questo per dire che è corretto parlare di bilanci ed economia sportiva, ma poi la verità è che le squadre esistono perché esistono coloro che le sostengono. Il Milan come tutti gli altri club è sì un'azienda, ma un'azienda che deve rendere conto a un pubblico. Se una fabbrica di rubinetti va a puttane soffre il proprietario dell'azienda insieme ai dipendenti, nel caso di un club invece ci vanno di mezzo milioni di sostenitori che in qualche modo devono essere tenuti in considerazione.

9) In tempi di vacche magre la punizione di Menez con le due barriere rossonere messe davanti alla barriera dell'Atalanta a voler inscenare "la punizione del secolo" tipo Fratelli Derrick in "Holly e Benjii" suona come una provocazione. Soprattutto se poi Menez tira un banalissimo calcio a lato.

In conclusione mi piace ricordare la mia prima esperienza in uno stadio. Stagione 1987/88, ultima giornata, Como-Milan 1-1. Il Diavolo di Sacchi conquista lo scudetto, la squadra della mia città si salva. Queste le formazioni.

COMO: Paradisi, Annoni, Maccoppi, Centi, Albiero, Moz, Mattei, Viviani, S. Giunta, Notaristefano, Corneliusson. All.: Burgnich.

MILAN: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, An. Colombo, F. Galli, Baresi II, Donadoni, Ancelotti, Virdis, Gullit, Evani. All.: Sacchi.

Non voglio parlare di quel Milan (c'erano gli olandesi, c'erano Ancelotti, Virdis, bla bla), semmai di quel Como. Ebbene, quel Como oggi batterebbe il Milan di Inzaghi "tanto a poco". E il Como non aveva una lira, ve lo assicuro. Eppure riusciva a costruire squadroni. Son passati 30 anni e il calcio è cambiato, ma è davvero così complicato trovare giocatori all'altezza che non si chiamino per forza Torres, Goldrake o Uomo Tigre?

Poi c'è l'Inter: stessi punti del Milan, stessa penosa prestazione nell'ultimo turno di campionato. Anche in questo caso le chiacchiere sono sempre le stesse: senza il terzo posto o la vittoria dell'Europa League sarà ridimensionamento. Il "miracolo sportivo" è nelle mani di Mancini che ha idee chiare ma al momento non è ancora riuscito a risolvere l'antico problema della formazione di Mazzarri, quello della continuità.

Il tecnico dell'Inter parla apertamente di squadra che l'anno prossimo dovrà lottare per vincere lo scudetto, quasi a voler mettere da parte l'obiettivo stagionale per tenere la rosa "al coperto". La verità è che anche in questo caso le chiacchiere stanno a zero e devono lasciare spazio ai risultati. Shaqiri sarà anche al 50% ma deve giocare, Ranocchia sarà anche il capitano ma se non mangia "pane e Samuel" può anche finire in panchina, Kovacic sarà anche "in cerca di ruolo" ma in una squadra con poche idee deve avere sempre una maglia da titolare. Sembra che Mancini schiererà il giovine nel ruolo di regista, ottima idea che evidentemente nasconde un'altra verità: la società sta facendo fatica a trovare le risorse per arrivare al centrale di centrocampo richiesto dal Mancio.

Qualche problemuccio anche sul fronte Icardi. Ieri è nata Franceschina, Maurito con tocco di classe sopraffino ci ha mostrato il clamoroso selfie in sala parto con la chioma di Wandona in bella mostra, roba che il selfie di Totti al confronto pare una banalissima foto al duomo di Frascati. In settimana dovrebbe arrivare il rinnovo del contratto con l'argentino, ma la faccenda è piuttosto complicata: l'Inter gradirebbe gestire i diritti d'immagine, l'entourage del giocatore si fa forte di una promessa della vecchia gestione che più o meno disse così: "I diritti d'immagine? Tieniteli pure…". Margini per trovare un accordo ci sono, ma attenzione a non tirare troppo la corda (l'Atletico Madrid preme assai). Da ultimo, la solita petulante domanda del sottoscritto che ancora non ha avuto risposta: Mancio, maremma ladra, che fine ha fatto Jonathan?

In casa Juve splende il sereno. Merito di Allegri, merito di una rosa parecchio convinta del suo valore. Sul mercato non c'è fretta, Pogba ha detto la cosa più banale ma anche più geniale mai sentita dire da un calciatore della sua età e del suo valore ("valgo zero"), Giovinco vivrà gli ultimi sei mesi da semi-separato in casa e poi andrà in Canada a guadagnare uno sproposito. Tre considerazioni: 1) Solo il Real potrà portare via Pogba da Torino. Pare che il ragazzo a tal proposito si sia già espresso: o Madrid o resto tranquillamente alla Juve. Il problema è che in Spagna stanno preparando l'offertona multimilionaria. Marotta e soci sono tranquilli: ora si pensa all'ottavo di Champions, in caso di offerta concreta si ragionerà su quali giocatori investire il centone per organizzare un "post-Zidane bis". 2) Applausi sinceri all'amico D'Amico, ovvero l'agente di calciatori più moderno che c'è e "padre" dell'operazione Giovinco (oltre a quelle Bocchetti e Criscito con la Madre Russia). Si dice che Sebastian abbia accettato quando gli hanno garantito che oltre ai soldi avrà in concessione la "casetta piccolina in Canada" della famosa canzone. 3) Venerdì a Vinovo è in programma l'evento "Conte torna a casa": prevedibili sorrisi simili a paresi e strette di mano agghiaccianti. Guai a chi se lo perde.

Considerazioni finali assortite.

- Dopo la cantatina di domenica, le possibilità di vedere il presidente Ferrero a Sanremo in duetto con Lorenzo Fragola crescono vertiginosamente. Sul fronte mercato attenti ad Eto'o: tutti dicono che la firma è a un passo, ma le fetentissime sirene americane si fanno sempre più insistenti…

- Grande gesto di generosità di Borriello: tornerà a Genova anche se a quanto pare a livello di bonazze gli è rimasto ben poco da pasturare (del resto è al terzo giro...).

- Come al solito non sono stato affatto breve, coinciso, risoluto, concreto e ho infarcito il tutto con le solite troiate. Prometto che settimana prossima migliorerò: parola di Roberto Carlino. (Twitter: @FBiasin)


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