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Occhio alle parole di Agnelli: nascondono un colpo gobbo per stravolgere la Juve! Bee-Silvio e la lettera segreta che ha fatto ricco il Milan (e Galliani ha appena incassato un "sì"). Inter, un dualismo complica il mercato...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
09.06.2015 07.08 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 169086 volte
© foto di Federico De Luca

Ciao.

Cose che ho capito (ma probabilmente mi sbaglio) nell'ultima settimana.

Ho capito che i commessi dei negozi scicchettoni sono come gli agenti di calciatori: tendono spesso a mettertela in quel posto. L'altro giorno mia madre mi fa: "Fai schifo, vuoi comprarti una camicia decente?". E io: "Madre, eseguo solo perché festeggi il 50esimo di matrimonio con papà" (50 anni di matrimonio... e noi che ci scassiamo i santissimi dopo 50 minuti...). Entro nel negozio scicchettone. Io: "Gentil commesso, mi piace questa camicia ma mi viene un po' stretta sulle spalle". Lui: "Beh, guardi, al primo lavaggio si lascia andare". Io: "Mi ha quasi convinto gentil commesso. Però prima provo questa...". Due minuti dopo: "Gentil commesso, ho infine scelto per questa ma mi viene un po' larga di spalle". E lui: "Nessun problema, al primo lavaggio si stringe, lo sanno tutti". Ora, gentil commesso, o tu pensi che io abbia un gemello, oppure che io sia totalmente coglione. In ogni caso, nel dubbio, le ho comprate tutte e due.

Ho capito che - come quando parla Raiola - vale tutto e il suo contrario. Prendete la questione "caldo in casa". Entro in casa. Fa un caldo bovino. Faccio per aprire le finestre. Sempre quella santa donna di mia madre: "No pazzo! Si tengono chiuse le finestre! Altrimenti entra il caldo e sei fottuto!". Quindi faccio per uscire. Mia madre, questa volta al telefono: "Hai aperto le finestre?". Io: "Ma non si era detto che entra il caldo?". Lei: "Ma quando esci devi spalancare, altrimenti quando torni a casa è un forno, pirla!". Ho spalancato. Ha grandinato. Il parquet è andato a donnacce. Ho chiamato mia madre: "Mamma maledetta, la prossima volta fatti i cazzi tuoi". Lei: "Lo sanno tutti che arrivano i temporali, svegliati McFly...". Di fronte alla citazione ("Ritorno al Futuro". Di Robert Zemeckis, interpretato da Michael J. Fox e Christopher Lloyd, 1985) mi sono arreso.

Ho capito che non è il caso di fare tunnel ai Palloni d'Oro. E - dovesse mai capitare - neanche a Pasquale Bruno. Ho capito che Ramazzotti non l'ha presa bene: Amaro Ramazzotti.

Ho capito che ci sono squadre molto interessate a tal Embolo, attaccante del Basilea. Quando parte son cazzi... (grazie Cristiano).

Ho capito che Gervinho firmerà con l'Al-Jazira e che la Roma incasserà un bel gruzzolo. Pare che all'ivoriano sarà costretto a passare dalla bandana al burqa.

Ho capito che la finale di Champions ha nuovamente surriscaldato il rapporto tra tifosi dell'Inter e tifosi della Juve. I primi non vedevano l'ora che i secondi perdessero per: 1) sfoderare immagini di Spongebob che dice "'stocazzo!" riferito al mancato Triplete; 2) rinfacciare alla Cisalfa magliette con su scritto "Il Vero Triplete" (ora ricercatissime dai collezionisti); 3) scrivere "Triplete: andarci vicino conta solo a bocce", 4) godere al grido di "ri tornaaa teee a To riiii nooo!" cantata sulle note di Seven Nation Army dei The White Stripes, già vincitrice del premio "Canzone più rovinata della storia". Dall'altra parte i bianconeri hanno risposto con slogan molto ben architettati ("Juve eliminata: anche quest'anno l'Inter ha raggiunto il suo obiettivo"), magliette con su scritto "Inter, la squadra con più trofei Tim", cazzibibboli vari. Insomma: la consueta grande armonia all'italiana.

Ho capito che vedere una partita con Lapo Elkann dev'essere un'esperienza meravigliosa.

Ho capito che i Della Valle hanno esonerato Montella al grido di: "E' venuto a mancare il rapporto di fiducia". Cioè, prima gli dicono "resta ma deciditi! Dai! Deciditi! Oh, non siamo mica qui ad aspettare te! Ohhhhh!", lui risponde "ok, resto" e loro replicano: "No, non c'è più fiducia". Ma stiamo giocando o facciamo sul serio?

Ho capito che De Laurentiis è un genio. Ci siamo fatti una risata perché Sarri somiglia assai a Savastano di Gomorra ma la verità è che in panchina andrà davvero Don Pietro. Con lui il ds Giuntoli, ex Carpi, a sua volta copia spiaccicata di Valerio "Merolone" Merola. Pare che a precisa domanda ADL abbia risposto: "Don Pietro e il Merolone Possono far peggio di Benitez-Bigon? Io non credo".

Ho capito che Sarri è abbastanza intelligente per sapere che un anno di contratto significa solo una cosa: "Mi hanno scelto ma non si fidano abbastanza". Ieri presidente e tecnico hanno definito i dettagli del contratto, ora il mister deve evitare "l'effetto Inzaghi", ovvero quello dell'allenatore cui viene offerta la grande occasione e che per questo non ha diritto di parola sul mercato. Se Sarri vuole partire bene faccia sentire la sua voce da subito, pretenda, tagli chi deve tagliare, costruisca il suo spogliatoio in accordo con l'ottimo Giuntoli... di sicuro Don Pietro Savastano lo farebbe.

Ho capito che Galliani non legge Tmw. O quantomeno non legge me. Oppure legge e se ne sbatte (la più probabile). Fa bene. Il dato di fatto è che da quando mi son permesso di scrivere "Adrià, prendi qualche volo in meno e prova a delegare, l'ad rossonero è decollato dalle 234 alle 256 volte. Prima a Berlino per Ibra, poi a Oporto per Jackson Martinez e Brahimi. Sapete che solitamente sono scettico sulle "minchiate di mercato", in questo caso devo dire che ho avuto buone rassicurazioni: il Milan avrà 150 milioni da spendere "da subito". Non basteranno per costruire una squadra di soli fenomeni, ma per costruire "una squadra" sì. Ora bisogna solo saperli utilizzare con raziocinio (per Martinez c'è il sì del club, resta da convincere il giocatore). La presenza del fondo Doyen offre almeno due certezze: 1) Arriveranno giocatori di qualità medio/alta 2) Gli stessi saranno "in affitto", il ché non è per forza una cattiva notizia: se ti capita il "pippone" sono fatti della Doyen. Il resto sarà competenza di Mihajlovic che ha già firmato il suo biennale (prima o poi ce lo faranno sapere ma fidatevi, è così) e avrà il compito non semplice di mettere insieme tanti nuovi giocatori. Il resto son questioni "extra", quelle che riguardano Berlusconi e Bee, tornati a volersi bene dopo un momento di appannamento. Merito di una presunta lettera, spedita dal thailandese durante il ponte di giugno. In poche righe Bee avrebbe chiesto scusa per i troppi tweet corredati da selfie e si sarebbe impegnato a mantenere il "basso profilo" preteso dallo stesso Berlusconi (con relativa "stroncatura" di Pablo Victor Dana, l'uomo col cappello dalle tese larghe e dalla lingua lunga). Il risultato è questo accordo che è concreto (viceversa non esisterebbero comunicati ufficiali firmati Fininvest) e che al limite resta misterioso solo nelle cifre: perché mai un esperto broker dovrebbe offrire spontaneamente più del doppio rispetto al valore reale del club (al netto dei debiti)? Perché mai dovrebbe accontentarsi della minoranza? Davvero basta "esportare il marchio" in Oriente per rientrare dell'investimento? Forse no, forse sì, son cose che "da questa parte del mondo" facciamo fatica a comprendere. In ogni caso quando il tutto verrà ufficializzato ("basteranno meno delle 8 settimane previste", parola di Silvio) Berlusconi potrà dire di aver realizzato un piccolo capolavoro. Restiamo in attesa ben sapendo che esiste una sola cartina tornasole per capire se ci stanno raccontando favole o verità: il mercato e , soprattutto, le firme sui contratti.

Ho capito che lo stesso discorso vale per l'Inter di Thohir. Vi prego, concentratevi un minuto insieme a me. Pensate al numero di giocatori accostati ai nerazzurri nelle ultime due settimane: avete trenta secondi. (...). Fatto? Io sono arrivato a venti, ma solo perché al ventitreesimo secondo mi son rotto le balle. In Corso Vittorio Emanuele esiste una pericolosa sovraesposizione mediatica (rallentata negli ultimi giorni per le note questioni legate al Milan e alla finale di Champions) che deve essere "tamponata". Mancini pretende 8 giocatori, forse anche 32424. Dall'altra parte tutti (presidente, dirigenti) confermano "accontenteremo il mister". La faccenda è chiara: o Ausilio in realtà è Superman (e trasforma l'erba di Appiano in denaro) o non riuscirà a realizzare tutti i desideri del suo tecnico. Il rischio è che alla fine il ds venga additato come quello che "non è stato in grado", mentre a Mancini verrà dato l'alibi del tecnico "che voleva fare, ma non è stato accontentato". Una situazione molto pericolosa. L'Inter in questo momento non ha i 150 milioni di cui - probabilmente - disporranno i cugini, per questo deve evitare iperbole e dire la verità: "Arriveranno una paio di giocatori sopra la media e una serie di comprimari graditi al tecnico". Ecco, per dire: siamo sicuri che Felipe Melo e Thiago Motta siano colpi congeniali? Forse sì (e sottolineo forse) da un punto di vista tattico, non certo dal punto di vista della logica di gestione: l'Inter ha bisogno di giocatori che presumibilmente aumentino il loro valore di mercato, non il contrario. Prendete Kovacic: annata disastrosa, valore di mercato in crescita. Accadrebbe lo stesso con due ultra-trentenni? Non scherziamo su...

Ho capito che Agnelli si è sentito in dovere di mettere fine alla stagione 2014-2015 con una accorata conferenza stampa. Quella del "siamo stati bravi". Legittimo da parte sua, a meno che l'obiettivo fosse "non diteci che abbiamo fallito a Berlino perché non è vero". Se lo scopo era quello poteva farne a meno: la stagione dei bianconeri era da dieci prima della finale e resta da dieci dopo la finale. Agnelli in realtà ci teneva a far capire che la Juve ha le idee chiare su quello che si farà da oggi in avanti. Il prossimo mercato sarà complicato perché coinvolgerà buona parte della rosa "storica": di Pirlo sapete, l'addio di Tevez può essere un'opportunità da non scartare (dopo due anni a mille all'ora meglio "cambiare" guadagnando qualche milione piuttosto che "affezionarsi" rischiando l'esaurimento), Morata è a rischio ma resterà, Vidal dipende dalle offerte, Pogba non si muoverà a meno di follie (al momento decisamente non prevedibili). Dice il tifoso juventino: "E ora come facciamo?". Facilissimo: ci si fida di Marotta, Paratici e della loro voglia di cambiare la rosa in pieno accordo con Allegri: Dybala e Khedira sono certezze, Rugani molto più di una scommessa, Berardi (mi prendo le mie responsabilità) in prospettiva meglio di Morata, in più ci sono 100 cucuzze da spendere per un attaccante "affermato" e per prendere il fantasista che tanto sogna il mister: attenti a Oscar...

Ho capito che gli amici di Bassano del Grappa mi scuseranno ma... Forza Como! E daje Ganz!

Ho capito infine che alle 23.37 è il caso di spedire questo pezzo che - vi avviso - non ho riletto. Se trovate refusi portate pazienza ma sono stracotto e ho il parquet a puttane per colpa di mammà. Ho chiesto di rileggere al mio fido braccio destro ma mi ha risposto "Eh no! Sei mollo cazo!". Gli ho risposto "Ma che mollo! Cosa vuol dire mollo? Io lavoro 13 ore al giorno cazo!". Quindi ora non posso chiedere aiuto. "Che vita di merda" (cit. "Alfonso" di Levante, estate 2013, gran canzone) (Twitter: @FBiasin).


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