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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Occhio Inter, c'è chi vuole Mancini, ma lui ha già scelto 2 bianconeri da trasformare in nerazzurri… Juve: Pogba ha un solo destino (e Buffon…). Napoli: da Benitez ai dirigenti, è rivoluzione! Conte, il Milan e le decisioni di Silvio

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
31.03.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 59695 volte
© foto di Federico De Luca

Caro diario, siamo al nono giorno di pausa per la Nazionale. Pensavamo di potercela fare, eravamo certi che avremmo resistito fino al ritorno del campionato, ma i 90 minuti di Bulgaria-Italia ci hanno stremato.
Caro diario, diciamolo, la partita di Sofia è stata uno strazio. Non tanto per quel che si è visto in campo, ma per la summa di fatti e fatterelli che hanno farcito di veleno il pre e post gara. Ne sono successe di tutti i colori: i bollettini medici del dr. House, gli infortuni-non infortuni, le liti a distanza, gli oriundi che qualcuno non li vuole ma poi fanno gol e quindi bene così, Ferrero che ormai gli manca solo di ballare con gli "Amici" della De Filippi e ha fatto il giro di tutte le trasmissioni esistenti.
Caro diario, parliamoci chiaro, il dottor Castellacci è il più provato, l'altro giorno pare che abbia chiamato a casa per avere un po' di conforto e che la famiglia non l'abbia presa bene. Castellacci: "Ciao, sono l'Enrico, come stanno i nipoti?". Parente stretto: "Enrì, qui stiamo tutti bene, nun ce provà". Il secondo a star male è Conte, atteso stasera dal ritorno allo Juventus Stadium. Il grande domandone di giornata è: come verrà accolto l'ex mister bianconero? Con applausi? Con fischi? Con indifferenza? Con sventolio di toupet comprati in offerta da Cesare Ragazzi ad improvvisare la tipica paᵰolada di contestazione? Difficile fare pronostici, anche se alla fine dovrebbero prevalere gli osanna per il tecnico tre volte campione d'Italia.
Di sicuro sappiamo che, a prescindere da tutto, il mister ha un nervoso da "quei giorni lì". Lo abbiamo capito dal trattamento monosillabico che riserva da giorni al povero collega della Rai Alessandro Antinelli. Antinelli, educatissimo: "Ci dica Conte, come ha visto gli azzurri?". Conte: "Auf grrrrr arhg!". Antinelli: "Ehm… Conte, a proposito della polemica con Elkann che ci dice?". Conte: "Grrrrr Bau! Bau! Bau! Uofff!". Antinelli: "Scusi Conte, può smetterla di abbaiare? Del suo futuro ci vuole dire qualcosa?". Conte: "Mi sembra di essere già stato molto chiaro. Arrivederci. Bau". Onore ad Antinelli e alla missione impossibile, molto più complicata di quella di Mazzocchi che fa la coglionella insieme a Ricky Tognazzi tra il primo e secondo tempo e manca solo che ci raccontino i fatti loro. "Uè Ricky, dopo 'sta partitaccia ti porto in un ristorantino a Sofia che si spende poco". Che poi, 'azzo centra Ricky Tognazzi con la nazionale? Come dite? Doveva presentare la fiction su Mennea? Ma di solito a fine primo tempo non parla il presidente federale per dire cose importantissime? Come dite? Tra Tognazzi che ciacola di Mennea e Tavecchio che prova a piazzarti il suo libro ("Amici! Acquistate il mio libro sul calcio e avrete in omaggio il dvd con la raccolta dei migliori interventi di Dossena!") preferite il primo? In effetti... Converrete in ogni caso che son tempi duri: vince la Ferrari, stravince Valentino, la Ducati porta in giro il made in Italy, se la godono Errani e Pennetta nel tennis e… il celebratissimo calcio porta a casa il pari in Bulgaria solo grazie al gran gol di Eder, quello che "è oriundo, l'Italia agli italiani!". Poi senti parlare Tavecchio e ti vien da pensare "ma presidenti oriundi non ne abbiamo?".
Sotto i riflettori ovviamente c'è Conte, scuro in volto e assai misterioso a proposito del suo futuro. C'è chi sostiene che in realtà abbia già deciso e che presto comunicherà il suo approdo al Milan sfruttando tutta una serie di scuse per liberarsi dalla panchina azzurra: le liti a distanza con la Juve, le rogne mai sopite di Cremona, la mancata collaborazione dei club sulla faccenda stage. Tira in effetti un'aria strana, ma chi scrive francamente ritiene davvero improbabile che, nonostante tutto, Conte decida di rinunciare alla fase finale dell'Europeo (tra l'altro ancora da conquistare). Il ct continuerà a mugugnare e a lamentarsi ma resterà in sella fino a Francia 2016, poi tornerà ad allenare un club. Quale? Al momento non lo sa neanche lui, poco ma sicuro. Se invece non è così (e comunque in ogni caso) sarebbe il caso che il nostro comunicasse alla nazione le sue intenzioni, che dicesse una volta per tutte se ha voglia di provare a vincere sulla panchina azzurra (e farebbe un vero miracolo) o se invece – e dopo soli 9 mesi di gestione - non se la sente più. In ogni caso l'attuale "sono arrabbiato ma non vi dico cosa farò" non è accettabile.

Discorso differente per Benitez. Don Rafè ci ha fatto sapere a suo tempo che comunicherà al Napoli le proprie decisioni all'approssimarsi del 55° compleanno, ovvero il prossimo 16 aprile. Questione di giorni, insomma. I soliti beninformati ci dicono che sia in atto un tentativo estremo da parte del club di convincere l'allenatore a tornare sui suoi passi per firmare un rinnovo biennale con relativo ritoccone d'ingaggio (5 milioncini); nel cucuzzaro sarebbe compreso anche un plus, ovvero l'impegno del club a trovare una sistemazione "italiana" a moglie e figli del tecnico, attualmente residenti a Liverpool.
Detto che al momento pare che Benitez non abbia intenzione di cambiare idea, la domanda resta una: ha senso forzare la mano con un tecnico che non sembra avere più motivazioni? Noi diciamo "no", ma molto dipenderà anche dalle decisioni che De Laurentiis prenderà a proposito della conferma o meno dei propri dirigenti, a loro volta piuttosto in bilico.

Altro allenatore, altra storia. Nonostante le sirene inglesi (leggi City), Mancini non si muoverà da Milano: l'uomo di Jesi ha già iniziato a programmare la prossima stagione con il fido Ausilio per quella che con buona probabilità sarà un'annata "senza Europa". In quest'ottica l'allenatore sta ragionando su conferme e, soprattutto, tagli da effettuare alla rosa. Tra i probabili arrivi (oltre al sogno Yaya Tourè) due pedine dell'Udinese: Allan (chi scrive ne ha più volte parlato: doveva arrivare a gennaio ma i Pozzo hanno bocciato la formula "datecelo e poi vi pagheremo") ma anche Widmer. L'esterno piace assai a Mancini, pronto a fare una vera e propria rivoluzione sulle fasce (solo Santon è certo di restare). Per il resto registriamo le lucidissime dichiarazioni d'intenti di Brozovic ("Con cinque nuovi innesti siamo da scudetto". Verrebbe da rispondergli "graziealcaiser Brozo, facciamo sette a questo punto…") e diamo certezze anche sulla permanenza di Icardi, che a un amico avrebbe confidato "resto all'Inter con motivazioni molto serie: dopo la meravigliosa esperienza di domenica sul calcinculo io e Wanda non possiamo allontanarci troppo da Gardaland".

Due parole sul Milan, con Pippo che ogni giorno si sente dire "al tuo posto arriva questo, no quello, anzi quell'altro". Non fidatevi di chi ha certezze e dice "Sarri" o "Mihajlovic" o "Conte": come scritto sette giorni fa ribadiamo che al momento Berlusconi non ha preso decisioni se non quella relativa al fatto che l'anno prossimo la panchina sarà affidata a un tecnico d'esperienza. Il nome è ancora nella testa del patron, al momento concentrato nella faccenda "cessione della minoranza del club".

Ultimissima sui movimenti di casa Juve: il Barcellona si è fatto sotto per Pogba (nulla di ufficiale), il Real pure (nulla di ufficiale), il Psg anche (nulla di ufficiale), mia sorella pure (ufficiale). Al di là delle voci che arrivano e continueranno ad arrivare, chi scrive è convinto che alla fine il francesino resterà in bianconero per due ottimi motivi: 1) La Juve non ha fretta né necessita di fare cassa nell'immediato. 2) Il ragazzo a Torino si trova benissimo e – assicurazioni di chi lo conosce bene - partirebbe solo per destinazione Madrid.
E poi Buffon: c'è chi assicura che per Gigi questa potrebbe essere l'ultima stagione in bianconero prima di tentare un'esperienza (assai remunerativa) all'estero. Anche in questo caso chi scrive pensa che mai Gigi lascerà il Piemonte, quantomeno prima dei prossimi Europei. Poi è probabile che il capitano azzurro decida di monetizzare da qualche parte negli Usa o in Canada, magari in "zona Giovinco". Come dargli torto…

Lettori cari vi saluto. Questo editoriale barboso e senza pretese è vittima della sciagurata pausa per la Nazionale. La settimana appena trascorsa mi ha talmente annoiato che su Libero mi sono ritrovato a scrivere persino di ragazzine che si tagliano le braccia perché un pirlacchione canterino ha deciso di lasciare gli One Direction, gruppo musicale che fa arrapare le ragazzine di cui sopra. Di seguito le mie fondamentali (si fa per dire…) considerazioni (Twitter: @FBiasin)

La verità nascosta dietro a questa storia allucinante non la sappiamo né io né te. Se proprio la cerchi devi andare a sbirciare con fare malandrino nella Smemoranda di tua figlia, brufolosa adolescente e figlia di Maria (De Filippi). È una storia fatta di fetenti canterini che si mettono insieme per volere di un genio del male a formare la band per giovanotte più famosa che c'è, gli One Direction. Trattasi in effetti di cinque manzi in erba con barbe appena accennate che più le guardi e più ti accorgi che non son barbe vere, ma peli d'infante che ambiscono alla barbitudine.
Gli sbarbati in questione son maestri della rima «cuore/amore» cantata in inglese, in più son bellocci e fanno le smorfiette del genere che la ragazzina perde la brocca. E infatti la ragazzina perde la brocca. Solo che c'è modo e modo di stramazzare i santissimi ai tuoi genitori: un conto è se in mancanza del biglietto per assistere al concerto minacci il popolo di ucciderti trangugiando Kinder Bueno mixati a lasagne, altra cosa è se in risposta alla fuoriuscita dal gruppo di tal Zayn (avessi detto Bono degli U2) decidi di tagliarti braccia e gambe componendo frasi poetiche e sanguinolente tipo «I love Zayn». Fatto sta che da quando l'entourage della band ha comunicato che Bono degli U2, scusate, Zayn, ha mollato il gruppo per questioni personali (bei tempi quando a «uscire dal gruppo» era John Frusciante), le giovani brufolose sono completamente uscite di senno. Nell'era dei social è bastato inventare l'hashtag più minchione mai visto (#cut4Zayn) per veder proliferare foto delle tizie tagliuzzate come se le braccia fossero zucchine da fare alla julienne.

Pensa il genitore preoccupato: «Qui c'è poco da scherzare perché queste son fuse», solo che poi parli con lo strizzacervelli esperto dell'universo «ciccia & brufoli» e quello ti dice che più che per problemi di carattere psichico le birbanti «si spingono all'autolesionismo per mettere in atto una specie di operazione di marketing atta a far parlare dell'accaduto». Insomma, son fesse per davvero. Di più, scrivono boiate del genere «Non ci credo che Malik abbia lasciato la band, voglio morire» o «Tagliamoci i polsi così Malik torna». Neanche fosse un volontario dell'Avis.
Che poi indaghi e ti accorgi che il 22enne in fuga in realtà non avrebbe rinunciato al grano facile per andare a risolvere il problema della fame nel mondo, semmai sono gli altri che gli hanno dato una pedata nel malik dopo averlo minacciato: «O la smetti di spinellarti e di ridurti come una carcassa o te ne vai». E lui, affumicato come un salmone al cenone di Natale ha salutato la truppa ché tanto di quattrini ne ha già messi insieme abbastanza. E, insomma, la storia è tutta qui: ci son le ragazzine rimbambite dagli ormoni, le pop star che ci marciano, i tagli pulp, il tizio ribelle che alla cantatina preferisce il fuma-fuma. Cose già sentite. Confidiamo prima o poi nello sbarco dei marziani a portarseli tutti via. @FBiasin

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